lunedì 27 gennaio 2014

Per capire la situazione in Ucraina /Para entender la situación de Ucrania



 Per capire la situazione in Ucraina

Gueorgui Kriuchkov,
Pravda * 

 
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare 


L'Ucraina sta attraversando una delle fasi più complicate e delicate dalla proclamazione della sua indipendenza. Le proteste continue stanno scuotendo il paese. Ci sono stati giorni nei quali in piazza Maidan si sono concentrate centinaia di migliaia di persone. Ultimatum, ogni tipo di intemperanza, minacce, occupazione di istituzioni governative, paralisi dei trasporti, disorganizzazione del lavoro degli organi statali, dei sistemi che provvedono ai servizi fondamentali, atti di barbaro vandalismo, il cui principale si è verificato a Kiev con la demolizione del monumento a Lenin... Negli scontri tra manifestanti e membri delle forze di sicurezza e di polizia è stato versato del sangue. Decine di persone tra manifestanti e poliziotti in tenuta antisommossa, sono finite in ospedale con ferite gravi. Sono cadute le prime teste: per abuso di potere sono stati rimossi dall'incarico, tra gli altri, il sindaco di Kiev, Popov e il vicesegretario del Consiglio di sicurezza nazionale e difesa dell'Ucraina, Sivkovich.

In apparenza, sembrerebbe di trovarsi di fronte a una protesta spontanea del popolo ucraino che unanimemente aspira a integrarsi con l'Europa e che risulta indignato per la decisione del governo di fermare il processo di ratifica dell'accordo di associazione e della sua inclusione nella zona di libero scambio con l'Unione europea. Che senza le complicazioni sorte al momento di scegliere il vettore verso cui orientare la politica estera di integrazione, avrebbero trovato un'altra scusa. Il peggioramento della situazione era inevitabile. Lo sfondo e le cause sono molto più profonde.

La società ucraina 20 anni dopo la proclamazione dell'indipendenza rimane profondamente spaccata. E' una divisione che si manifesta in diverse direzioni importanti:

- in relazione al colpo di stato del 1991 e la creazione del nuovo ordine socio-economico o, che è lo stesso, la restaurazione del capitalismo;

- rispetto agli eventi e personaggi del passato, in particolare quelli relativi al coinvolgimento dell'Ucraina come parte integrante dell'impero russo e dell'Unione Sovietica, con la Seconda guerra mondiale e la sua componente centrale: la Grande guerra patriottica;

- rispetto all'orientamento della politica estera dell'Ucraina;

- rispetto ai valori della civiltà slava orientale e della civiltà occidentale;

- per motivazioni linguistiche.

E, naturalmente, la frattura è il risultato della formazione nella nostra società dopo il colpo di stato antisocialista del 1991, di una struttura sociale fortemente polarizzata e per redditi e livelli di vita, con una stratificazione sempre più profonda. E' vero che c'è ancora un carattere
di classe chiaramente definito nella coscienza popolare di questa contraddizione. Allo stesso tempo, assistiamo a una lotta tra la borghesia e la nuova classe di proprietari terrieri latifondisti nata sotto il sole di quel colpo e che si è impadronita del potere politico ed economico nel paese, che lotta per quelle imprese e settori ancora di proprietà dello Stato, per la ripartizione della proprietà che è stata già privatizzata e per l'accesso a questa "mangiatoia" statale: alle leve del potere che operano affinché tale potere si trasformi in proprietà. In quanto alla relazione sociale di classe, i gruppi rivaleggianti sono frutto dello stesso albero e le differenze andrebbero cercate nel livello di avarizia, aggressività e demagogia populista.

L'attuale aggravamento della situazione politica viene determinato dal fatto che nelle elezioni parlamentari del 2012 in Ucraina, nessuna delle parti in conflitto ha ottenuto il suo obiettivo. I regionali, che aspiravano a conquistare la maggioranza costituzionale nel parlamento (300 seggi), non possono contare neanche sulla maggioranza semplice. Nemmeno la cosiddetta "opposizione", ha raggiunto la maggioranza. Ma nelle regioni occidentali del paese (innanzitutto a Lvov, Ternopil, Ivano-Frankovskaya), le forze nazionaliste hanno in pratica instaurato i loro governi, rifiutandosi di rispondere alle disposizioni provenienti dal centro, con l'aspirazione di imporre la loro visione nazional-sciovinista e russofoba a tutto il paese. Il governo sta chiaramente perdendo anche la capitale.

La Rada d'Ucraina (il parlamento) si vede inabilitata ad assumere le funzioni accordate dalla Costituzione. Le sue sessioni plenarie vengono ad ogni momento interrotte dall'"opposizione", boicottate, trasformando il parlamento in un organismo incapace di legiferare. La situazione si aggrava maggiormente per il fatto che nel parlamento è entrata una forza apertamente neonazista, il partito "Svoboda", che fino a non molto tempo fa si autodefiniva social-nazionalista. A questo si è unito "Batkivschina" e il partito "UDAR" di Klichko, creando alla Rada un'opposizione unita nazionalista di destra, il cui nucleo ideologico è rappresentato da Svoboda. Una figura conosciuta dentro "Batkivschina", come Tomenko, in uno slancio di sincerità qualificò il gruppo come "OMON (celerini) dell'opposizione". Ora tutti abbiamo potuto vedere di che razza di "OMON" si trattava.

In Ucraina si è creata una minaccia reale di fascistizzazione della vita sociale. Dopo le elezioni parlamentari, l'opposizione ha dimostrato di non volersi fermare fino a quando riuscirà a impadronirsi di tutto il potere. Con la logica del "tanto peggio tanto meglio", gli oppositori hanno scelto la direzione che porta alla provocazione, alla destabilizzazione della situazione e al malcontento nella società.

Come si può parlare di spontaneità negli atti di protesta, quando tutto era già perfettamente organizzato nel dettaglio? Dalla periferia, soprattutto dalle regioni occidentali, si sono portate nella capitale migliaia di persone. Subito sono iniziati ad emergere i "comandanti in campo", con galloni ed esperienza dal Maidán del 2004. Avevano pronte una gran quantità di tende militari da campo, predisposta la logistica del cibo, del riscaldamento, dei posti dove passare la notte. Tutti i dettagli erano stati ponderati, perfino la creazione di un servizio legale e l'avviamento di una milizia interna. Nei luoghi dove sorgevano situazioni conflittuali, "al momento giusto" apparivano puntualmente i giornalisti e le telecamere… Si intravede chiaramente una mano esperta in questo copione della provocazione.

Ma sarebbe impossibile comprendere in profondità l'essenza reale di questa lotta di oggi, senza fare i conti con il fattore esterno. Gli avvenimenti in Ucraina si stanno sviluppando in condizioni di acutizzazione delle contraddizioni permanenti tra occidente e Russia, confronto che non è sparito con la caduta dall'URSS, né con la restaurazione del capitalismo nello spazio post-sovietico. Gli sforzi occidentali sono indirizzati a strappare l'Ucraina dalla Russia a qualunque prezzo, a ostacolare il suo avvicinamento. Non è mancata la quinta colonna, una parte della quale fu coltivata già nel sottosuolo del PCUS. Gli USA e i loro alleati sono molto determinati a ostacolare a ogni costo il rinascimento, sotto qualsiasi forma, dell'unione delle antiche repubbliche che componevano l'URSS, e l'adesione dell'Ucraina in quell'unione. Stanno chiaramente spingendo l'Ucraina verso la NATO. Già nel novembre del 1996 in una risoluzione di entrambe le camere del Congresso nordamericano, la risoluzione nº 120, in sostegno all'indipendenza dell'Ucraina, erano molto chiare le direttrici lungo le quali avrebbero dovuto attestarsi il presidente, il governo e il parlamento dell'Ucraina indipendente.

Il leader del Partito delle Regioni, Janukovich, eletto Presidente nel 2009, ha ricevuto l'appoggio della maggioranza degli elettori principalmente per le sue promesse di recuperare i rapporti di buon vicinato con la Russia, di ristabilire lo status di lingua ufficiale per il russo, di fronteggiare l'aggressivo nazional-sciovinismo e di impedire che Ucraina fosse trascinata verso la NATO. Questi impegni sono stati fissati negli accordi col blocco di sinistra, il cui soggetto principale era il Partito Comunista. In pratica, è successo che si è posto il regime "yuschenkista senza Yuschenko", quando l'integrazione europea si è trasformata nell'asse principale della politica estera e interna dell'Ucraina, passando per la firma dell'accordo di associazione e la zona di libero commercio con l'Unione Europea. Le parole del governo "biancazzurro" diventarono: "L'Europa è la nostra casa, la Russia il nostro vicino. L'Unione Economica Euroasiatica non è la nostra scelta". Si ripeteva insistentemente che non si può parlare dell'entrata dell'Ucraina nell'Unione Doganale. Si intensificava la cooperazione con la NATO.

Il Partito Comunista ha sin dall'inizio sostenuto che in una questione di tale rilevanza come la scelta dell'orientamento dell'integrazione esterna, si dovesse tenere conto dell'opinione del popolo mediante la celebrazione di un referendum nazionale. Il governo si è mostrato apertamente contrario a queste proposte, ignorando le considerazioni dei vari specialisti ed esperti indipendenti. Il governo ha violato sfacciatamente la Costituzione e la legge sulla convocazione di un referendum. Nonostante tutti gli ostacoli frapposti, i comunisti sono riusciti a raccogliere più di tre milioni e mezzo di firme in appoggio al referendum. Il lavoro per la raccolta firme era accompagnato da un'attiva spiegazione delle conseguenze catastrofiche per il nostro paese con l'entrata nell'Unione Europea.

Man mano che si conoscevano i dettagli del progetto di accordo di associazione e della zona di libero commercio con l'UE, si faceva chiara la minaccia frontale per la sicurezza nazionale dell'Ucraina. Nella società è cominciata a crescere la preoccupazione. Sono incominciate a sentirsi voci discordanti provenienti del mondo imprenditoriale, direttori di imprese che vedono nella firma dell'accordo di associazione l'inizio di una drastica caduta della produzione, con un notevole aumento della disoccupazione nel paese. Come risultato il governo si vide obbligato - mancando pochi giorni al vertice di Vilnius in cui era previsto si ratificasse l'accordo -, a prendere la decisione di fermare il processo di integrazione europea.

L'Occidente ha avviato così immediatamente lo scenario di destabilizzazione della situazione in Ucraina. Alla sua realizzazione hanno preso parte attiva senatori e alti funzionari del Dipartimento di Stato USA, ministri e presidenti di una serie di paesi europei, con ampia esperienza nell'esecuzione di "rivoluzioni colorate", e gente di questo stile. Costoro cominciarono a intromettersi sfacciatamente nelle questioni interne del paese, chiamando apertamente a lottare contro il governo legittimo. Tuttavia, né da parte del Presidente, né del governo, né del ministero degli Esteri di Ucraina ci fu una sola voce di condanna davanti a tanta evidente violazione delle norme del diritto internazionale.

Non può sorprenderci che il tratto che meglio caratterizza l'attuale situazione nel paese sia la perdita di fiducia verso tutti gli organi del governo e della società. Lo riflette in modo convincente l'indagine sociologica che annualmente realizza l'Istituto di sociologia dell'Accademia Nazionale di Scienze. L'inchiesta è stata condotta nel luglio 2013, prima delle massicce azioni di protesta.

Negli ultimi tre anni l'indice di fiducia verso il presidente Janukóvich è sceso dal 30,8 al 10,9%, riducendosi di due terzi. Mai si era prodotta una tale caduta della fiducia verso un presidente durante il suo mandato.

Si fidano della Rada solo il 4,6% degli intervistati, rispetto al 14,2% di tre anni fa. Nel Consiglio dei ministri ucraino confida un 8,1% (era il 19,6%), negli organi di potere locali il 13,8% (era il 17,9%). Negli ultimi 10-15 anni gli organi di governo non avevano avuto un livello tanto basso di fiducia tra la popolazione. Nella polizia, a luglio, prima degli incidenti, mostravano la loro fiducia assoluta solo l'0,8% degli intervistati, nel ministero di Giustizia uno 0,9%. Negli ultimi dieci anni non si era mai avuto un livello tanto basso di fiducia nei partiti politici (6,6%), sindacati (15%), banche, compagnie di assicurazione, direttori delle imprese statali, imprenditori privati.

Non c'erano mai state prima un totale scetticismo e sfiducia come ora nella società ucraina. Ma i motivi di ciò sono più che sufficienti. Il peggioramento della situazione nell'economia e nella sfera finanziaria, la crescita della disoccupazione, la povertà generalizzata, una stratificazione sociale sempre più profonda, l'impossibilità per migliaia di persone di soddisfare le loro necessità vitali più stringenti, la sostanziale liquidazione della sanità e dell'istruzione gratuite, l'impossibilità in molti casi di ottenere negli organismi di governo la difesa dei diritti legali, livelli di corruzione senza precedenti che provocano inesorabilmente un assoluto scontento della maggior parte della cittadinanza. Tutto questo si è trasformato in premessa oggettiva alla massiccia partecipazione dei cittadini ai recenti atti di protesta. Ma ad approfittare di ciò, è stata l'opposizione nazionalista di destra, filo-occidentale e aggressiva.

Sullo stato d'animo che prevale nella società, parlano ben chiaro i dati degli studi sociologici. L'82,7% degli intervistati considera che il governo non risolve o prende unicamente misure di facciata sulle questioni dell'incremento del livello di benessere della popolazione e la riduzione della disuguaglianza sociale. Più del 68% si dice convinto che il governo non difende gli interessi nazionali, né rinforza l'unità e la concordia nella società. Il 42,5% è convinto che la giustizia ucraina sia al servizio di coloro che possono pagare. Un 49,1% pensa lo stesso della polizia, e un 55,5% dei giudici. Secondo quasi un quinto dei partecipanti allo studio, i corpi di sicurezza servono il presidente, gli altri dirigenti degli organi di potere, ma non il popolo.

Tre quarti dei cittadini intervistati considerano impossibile il controllo della società sull'azione degli organi di governo. E' raddoppiata rispetto al 2010 la percentuale di quelli che ritengono che in Ucraina la gente non possa esprimere liberamente le sue opinioni politiche (era 12,2%, ora è il 28%). Come negli anni precedenti, un 44% considera che l'Ucraina non ha bisogno di un sistema pluripartitico. Il 45,1% non vede tra gli attuali partiti politici e movimenti esistenti nel paese a chi possa essere affidato il governo della nazione. Il 48,7% considera che nel paese non ci sono leader politici capaci di dirigere efficacemente lo Stato (nel 2010 era il 30,3%), mentre il 28,3% non ha potuto o voluto rispondere a questa domanda.

Il 50,5% dei partecipanti allo studio qualifica come insoddisfacente la loro attuale situazione nella società, mentre quasi un terzo non ha saputo cosa rispondere. Uno su quattro si pone nei due scalini più bassi della scala sociale (di sette scalini), si considera un rifiuto sociale. Secondo i dati dello studio, la gente non si lamenta solo di non potere adattarsi alle nuove realtà della vita, ma anche di non riuscire ad alimentarsi come gli piacerebbe, di non avere un'abitazione adeguata, di non godere del proprio tempo libero e delle ferie, ecc. Questo lo pensa tra un terzo e la metà degli intervistati.

Solo l'11,1% pensa che nel paese "non va tutto così male" e che "si può vivere". Mentre quasi un terzo degli intervistati dice che è impossibile continuare a sopportare una situazione tanto dura. Secondo i dati dello studio, la gente teme innanzitutto una salita dei prezzi (79,6%), la disoccupazione (78,1%), il non potere riscuotere i salari, le pensioni, i sussidi (75,4%), la crescita della delinquenza (49,3%), la propagazione di infezioni pericolose per la vita (36,6%), la chiusura delle imprese (36,4%), la fame (29,8%), la mancanza di riscaldamento nelle abitazioni (28,4%), i disordini di strada (18,6%), l'instaurazione di una dittatura nel paese (18,3%).

L'Ucraina non si è convertita in uno Stato sociale, né democratico né di diritto. Almeno, questo è ciò che pensa tra la metà e i due terzi dei partecipanti allo studio. Segnalando che oggigiorno non esistono oramai quei valori morali che si insegnavano all'epoca sovietica (uguaglianza sociale, collettivismo, mutuo aiuto e altri) il 48% dichiara che non accetta il sistema di valori che si è cercato di imporre in Ucraina dopo il golpe del 1991 (il predominio della proprietà privata, la smania di arricchimento personale, l'individualismo, ecc).

Sulla situazione politica nel paese, il 57,8% la definisce tesa, uno su cinque come esplosiva. Il 42,5% dichiara che è necessario protestare attivamente contro il peggioramento delle condizioni di vita. Tuttavia il governo non si mostra inquieto davanti all'incremento di queste allarmanti tendenze nello stato d'animo della società. La natura di quella condotta bisognerebbe cercarla nel carattere stesso del regime al governo. Tutti i presidenti e membri dei governi che hanno retto le redini dell'Ucraina durante gli ultimi venti anni, l'hanno fatto esprimendo gli interessi del capitale oligarchico-criminale e traditore della patria. Non cessa di essere significativo il fatto che i principali miliardari ucraini, dopo che i rappresentanti dei circoli occidentali hanno fatto con loro un "lavoro educativo", mostrassero pubblicamente a gran velocità il loro appoggio alle "aspirazioni europee dell'Ucraina". Alla memoria sovviene il monito di Lenin per cui la borghesia tradirà la patria e sarà disposta a qualunque crimine, pur di imporre il suo potere sul popolo e preservare i suoi benefici. Sembra che niente abbiano imparato dai risultati di questo civettare con le forze ultranazionaliste di destra, compresi i neofascisti di Svoboda.

La presidenza di Janukóvich è stata segnata per una "interpretazione libera" della Costituzione e delle leggi, per la concentrazione nelle mani del Capo dello Stato di enormi prerogative e l'instaurazione pratica nel paese di un regime autoritario che esprime gli interessi di un limitato circolo di oligarchi a cui ci si riferisce come "la famiglia."

Anche la politica delle nomine del regime ha mostrato un carattere distruttivo. Durante l'epoca di Yúschenko, si sponsorizzavano i "cari amici" per le alte cariche, mentre col governo attuale si promuovono i suoi (principalmente di Donetsk). Da ciò deriva una corruzione senza precedenti a tutti i livelli degli organismi statali. E' diventata una moda un fenomeno tanto vergognoso, come il pagamento per la lealtà e la sottomissione davanti a quelli che ripartiscono le cariche, le onorificenze statali o i galloni di generale. Nei servizi di sicurezza ucraini, durante questi anni di indipendenza si sono succeduti dodici dirigenti. La metà di loro non sono stati in carica nemmeno due anni, benché cinque facessero in tempo a raggiungere il rango di generale. Per il ministero dell'Interno sono passati dieci ministri, sei dei quali in carica nemmeno per un anno. Il ministero di Sviluppo economico e del commercio (la sua denominazione ha subito innumerabili cambiamenti), è diretto oggi dal ministro numero 21. Ed il ministero delle Finanze dal ministro numero 11.

Nel governo non ci sono praticamente figure con autorità rispettate e conosciute dalla società, capaci di avere la propria posizione e difendere conseguentemente i loro principi. Per quanto riguarda l'ambiente presidenziale, a volte si ha l'impressione che, a parte le ubbidienti "banderuole" di turno, ci siano anche "talpe" mal dissimulate, gente che lavora per screditare il capo dello Stato.

Praticamente, il governo ha ceduto alla "opposizione" lo spazio informativo. Perfino i mezzi di informazione dello Stato (canali televisivi, stazioni radiofoniche, pubblicazioni scritte), in questa situazione, sembra che lavorino più per favorire un colpo di stato. C'è qualcosa però in cui governo e opposizione coincidono, e cioè nell'agitare l'isteria anticomunista e screditare il passato sovietico. Ma allo stesso tempo il governo rimane chiaramente indietro rispetto alla "opposizione", in quella spinta, in quell'attività, in quel sapere influire sullo stato d'animo della gente, nella capacità di organizzare azioni di massa. L'attuale governo sembra non volere assolutamente ascoltare la voce del popolo, né tenere conto delle conclusioni e proposte degli esperti.

Oggi il nostro paese deve pagare per la fallita politica economica e sociale dell'attuale governo e dei governi precedenti, per l'inadempimento delle promesse pre-elettorali, per quell'incapacità e rinuncia a volere tenere in conto, nell'attività pratica, dei rischi delle decisioni adottate e degli accordi raggiunti, specialmente di quelli che hanno rilevanza strategica. "Maidán due", non è che un prodotto di alcune riforme non ponderate (riforma delle pensioni, della sanità, ecc.) che hanno significato il peggioramento della situazione di milioni di persone. È il prezzo per adottare uno stile di governo autoritario e un atteggiamento sdegnoso verso la legalità. "Maidán due" è la conseguenza della perdita di fiducia del governo tra il popolo.

La situazione nel paese è molto complicata. Al governo si affronta un avversario aggressivo, organizzato e apertamente appoggiato dall'occidente. Questa "opposizione" è capeggiata da gente che in assoluto incarna il ruolo di leader nazionale. Ma tuttavia sono pericolosamente carichi di quella smania di potere che fa si che non si trattengano davanti a nulla pur di riuscire nei loro obiettivi. Il loro arrivo al potere significherebbe lo stabilimento nel paese di un regime di tipo fascista. I suoi primi passi sarebbero la proibizione del Partito Comunista, l'eliminazione della legge che sta alla base della politica interna ed estera e il carattere neutrale del corso di politica estera, di non appartenenza a nessun blocco; l'inclusione dell'Ucraina nella NATO, la denuncia degli accordi di Járkov, l'espulsione della flotta della Federazione della Russia dalla parte ucraina del Mar Nero, lo stabilimento di un'ideologia nazionale sciovinista come ideologia dello Stato, con tutte le conseguenze che derivano da ciò.

Ora il compito principale è spiegare alla gente tutti i pericoli racchiusi nella minaccia di sviluppo degli avvenimenti.

Gli studi sociologici dimostrano che una parte significativa della popolazione ucraina si trova in opposizione rispetto all'attuale ordine socioeconomico, cioè al capitalismo. La gente comincia a ragionare su quanto si è perso con la liquidazione del socialismo, e quello che ha portato loro questo capitalismo tanto lodato. La maggioranza dei nostri concittadini finiscono con l'avversare un modello economico in cui domina la proprietà privata. I cittadini ucraini si mostrano reticenti a privatizzare la terra, puntano al rafforzamento del ruolo dello Stato nella regolazione delle relazioni socioeconomiche. Il 41,3% degli intervistati si è mostrato sostenitore della complementarietà del settore statale con quello privato, mentre il 27,2% è per il ritorno alla pianificazione dell'economia sulla base del controllo statale assoluto.

La maggioranza della popolazione percepisce la situazione nel paese e i processi che si stanno producendo, da posizioni vicine a quelle del Partito Comunista. Ora si tratta di riuscire a utilizzare in modo più efficace tutte quelle premesse oggettive, per attrarre i lavoratori verso le posizioni del partito.

Bisogna rinforzare l'organizzazione delle strutture del partito, è necessario un notevole incremento di linfa giovane nelle nostre file, una maggiore spinta nel nostro agire. Questi sono i principali compiti che oggi abbiamo davanti, la cui traccia riflessa si trova nell'ultimo plenum del Comitato Centrale del PCU, celebrato recentemente.
* G.Kriuchkov è membro del CC del PCU ed è stato deputato della Rada nella III e IV legislatura


Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare



Para entender la situación de Ucrania


Gueorgui Kriuchkov

Pravda




          Ucrania está sufriendo seguramente una de las etapas más

complicadas y delicadas desde la proclamación de su independencia. Los 

continuados actos de protesta están sacudiendo el país. Ha habido días en

 los que Maidán ha congregado a cientos de miles de personas. Radicales 

exigencias en forma de ultimátum, todo tipo de excesos, amenazas, la 

ocupación de instituciones gubernamentales, paralización del trasporte, 

desorganización del trabajo de los órganos estatales, de los sistemas de 

mantenimiento de los servicios básicos, actos de vandalismo cavernario, 

cuyo principal exponente fue el derribo del monumento a Lenin en Kiev…

En los enfrentamientos entre manifestantes y miembros de las Fuerzas de

 Seguridad, de los antidisturbios, se ha derramado sangre. Decenas de 

personas entre manifestantes y policías antidisturbios, han terminado en el 

hospital con heridas graves. Han volado las primeras cabezas: por abuso 
 
de sus atribuciones han sido apartados de su cargo el Jefe de la 

administración de Kiev, Popov y el vicesecretario del Consejo de Seguridad 

Nacional y Defensa de Ucrania, Sivkovich, entre otros.

En la superficie, podría parecer que estamos ante una protesta espontánea 

del pueblo ucraniano que unánimemente aspira a integrarse en Europa y 

que está indignado por la decisión del gobierno de detener el proceso de 

ratificación del acuerdo de asociación y de su inclusión en la zona de libre 

comercio con la Unión Europea. Pero de no haber surgido complicaciones a 

la hora de elegir el vector hacia el que debe orientarse la política exterior de 

integración, hubieran encontrado otra excusa. El agravamiento de la 

situación era inevitable. El trasfondo y sus causas son mucho más 

profundas.


La sociedad ucraniana, después de 20 años tras la proclamación de su 

independencia sigue estando profundamente fracturada. Es una división 

que se manifiesta en varias e importantes direcciones:

-con relación al golpe de 1991 y la instauración del nuevo orden 

socioeconómico, o lo que es lo mismo la restauración del capitalismo;

-con relación a los acontecimientos y protagonistas del pasado, 

especialmente a aquellos relacionados con la presencia de Ucrania como 

parte integrante del imperio ruso y de la URSS, con la Segunda Guerra 

Mundial y su componente central: la Gran Guerra Patria;

-con relación a la orientación de la política exterior de Ucrania.

-con relación a los valores de la civilización eslava oriental y de  la 

civilización occidental;

-por motivos del uso de la lengua.

Y por supuesto, la fractura es fruto de la formación en nuestra sociedad 

 tras el golpe antisocialista de 1991, de una estructura social 

fuertementepolarizada por ingresos y nivel de vida, una estratificación por

 nivel de ingresos, cada vez más profunda. Es cierto que no hay todavía un 

carácter de clase claramente definido en la conciencia popular de esta 

contradicción. Al mismo tiempo asistimos a una lucha encarnizada entre la 

burguesía y la nueva clase de terratenientes latifundistas nacida bajo el sol 

de aquel golpe y que se ha hecho con el poder político y económico en el



país, que lucha por hacerse con con esas empresas y sectores todavía 

propiedad del Estado, por el reparto de la propiedad que ya ha sido 

privatizada y por el acceso a ese “comedero” estatal: a las palancas del 

poder que obran el que ese poder se transforme en propiedad. En cuanto a
 
la relación social de clase, los grupos enfrentados son frutas del mismo 

árbol y las diferencias habría que buscarlas en el nivel de avaricia, 

agresividad y demagogia populista.

El actual agravamiento de la situación política viene determinado por el 

hecho de que en las elecciones del 2012 al parlamento de Ucrania, ninguna 

de las partes enfrentadas alcanzarse su objetivo. Los regionales, que 

aspiraban a conseguir la mayoría constitucional en el parlamento (300 

escaños), no pueden contar siquiera con la mayoría simple. La denominada 

oposición”, tampoco conquistó la mayoría. Pero en las regiones 

occidentales de Ucrania (ante todo en el Lvov, Ternopil, Ivano-

Frankovskaya) las fuerzas nacionalistas prácticamente han instaurado sus 

gobiernos, negándose a cumplir las decisiones que vienen del centro, con 

la aspiración de imponer su visión nacional-chovinista, rusófoba, a todo el 

país. El gobierno está claramente perdiendo la capital también.

La Rada de Ucrania se ve incapacitada para asumir las funciones que le 

otorga la Constitución. Sus sesiones plenarias a cada rato se ven 

interrumpidas por la “oposición”, boicoteadas, convirtiendo el parlamento 

en un organismo incapacitado para legislar. La situación se agrava más, 

 por el hecho de que en el parlamento ha entrado una fuerza abiertamente 

neonazi como es el partido “Svoboda”, que hasta no hace mucho se 

autodenominaba social-nacionalista. A éste se le ha unido “Batkivschina” y 

el partido “UDAR” de Klichko, creando en la Rada una oposición unida 

nacionalista de derechas, cuyo núcleo ideológico representa Svoboda. Una 

figura conocida dentro de “Batkivschina”, como Tomenko, en un arranque 

de sinceridad calificó al grupo como “OMON (antidisturbios) de la 

oposición”. Ahora ya hemos podido ver todos qué clase de “OMON” era ese.


En Ucrania se ha creado una amenaza real de fascistización de la vida

 social. Tras las elecciones parlamentarias, la oposición demostró que no se 
detendría hasta lograr hacerse con todo el poder en el país. Tirándose por

la máxima “cuanto peor mejor”, los opositores han elegido el curso que

 lleva a la provocación de la desestabilización de la situación y del 

descontento en la sociedad.


Cómo podría hablarse de espontaneidad en los actos de protesta, cuando
 
 todo estaba perfectamente organizado al detalle con anterioridad. De la 

periferia, sobre todo las regiones occidentales se trajeron a la capital a 

miles de personas, pronto empezaron a destacar los “comandantes de 

campo”, con galones y experiencia desde el Maidán del 2004. Tenían 

preparadas una gran cantidad de tiendas de campaña militares, resuelta la 

logística de la comida, de la calefacción, de los lugares donde pasar la 

noche. Todos los detalles estaban pensados incluso la creación de un 

servicio jurídico y la puesta en marcha de una milicia interna. En aquellos 

lugares donde surgían situaciones conflictivas, “en el momento necesario”, 

aparecían sin falta periodistas y cámaras de televisión… Se deja sentir 

claramente una mano experimentada en todo este guion de la provocación.


Pero sería imposible comprender en profundidad la esencia real de esta 

lucha de ahora, sin contar con el factor externo. Los acontecimientos en

  contradicciones permanentes entre occidente y Rusia; una confrontación

 que no desapareció con la caída de la URSS, ni con la restauración del 

 encaminados a arrancar a Ucrania de Rusia a cualquier precio, a impedir su 
acercamiento. No ha faltado la consabida quinta columna, una parte de la 

cual fue ya cultivada en el subsuelo del PCUS. Los EE.UU. y sus aliados 

están llenos de determinación para impedir a toda costa el renacimiento, 

sea en la forma que sea, de la unión de antiguas repúblicas que componían 

la URSS, y el ingreso de Ucrania en esa unión. A Ucrania la están 

empujando claramente hacia la OTAN. Ya en noviembre de 1996 en una 

resolución acordada por ambas cámaras del Congreso norteamericano, la

 resolución nº 120, en respaldo a la independencia de Ucrania, había 

directrices muy claras sobre lo que debería hacer el presidente, el gobierno

 y el parlamento  de la Ucrania independiente.

El líder del Partido de la Regiones, Yanukóvich, elegido Presidente en el 

2009, recibió el apoyo de la mayoría de los electores principalmente por sus

promesas de recuperar las relaciones de buena vecindad con Rusia, de 

restablecer el estatus de lengua oficial para el ruso, de enfrentar al 

agresivo nacional-chovinismo, y de impedir que Ucrania fuese arrastrada hacia la 

OTAN. Esos compromisos quedaron fijados en los acuerdos con el bloque

de izquierdas, donde el papel principal le correspondía al Partido 

Comunista. En la práctica lo que ha ocurrido es que se ha asentado el 

régimen “yuschenkista sin Yuschenko”, cuando la integración europea pasó

a convertirse en el eje principal de la política exterior e interior de Ucrania

 pasando por la firma del acuerdo de asociación y la zona de libre comercio 

con la Unión Europea. Los lemas del gobierno “blanquiazul” pasaron a ser: 

Europa es nuestra casa, Rusia nuestro vecino”. La Unión Económica 

Euroasiática no es nuestra elección. Se repetía insistentemente que no se 

puede hablar del ingreso de Ucrania en la Unión Aduanera. Se intensificó la

 cooperación con la OTAN.


El Partido Comunista desde el principio se mostró partidario, de que en una 

cuestión de tal relevancia como la elección de la orientación de integración

exterior, fuese tenida en cuenta la opinión del pueblo, mediante la 

celebración de un referéndum nacional. El gobierno se mostró abiertamente 

contrario a estas propuestas, haciendo caso omiso a las advertencias de 

destacados especialistas, científicos, y expertos independientes. El 

gobierno violó descaradamente la Constitución y la ley sobre la 

convocatoria de un referéndum. A pesar de todos los obstáculos que se nos

 pusieron, los comunistas conseguimos reunir más de tres millones y medio

de firmas en apoyo a la celebración del referéndum. El trabajo para recabar 

firmas iba acompañado de una activa explicación de las consecuencias 

 Unión Europea.

A medida que se iban conociendo los detalles del proyecto de acuerdo de 

asociación y de la zona de libre comercio con la UE, iba quedando claro la 

amenaza frontal que representaba para la seguridad nacional de Ucrania.
 
 En upación. Se empezaron a oír voces discordantes, provenientes del 

mundo empresarial, directores de empresa que ven como la firma del 

acuerdo de asociación representaría una drástica caída de la producción, lo 

que supondría un notable aumento del desempleo en el país. Como 

resultado el gobierno se vio obligado -a falta de pocos días para la cumbre 

de Vilna en la que estaba previsto se ratificase el acuerdo-, a adoptar la 

decisión de detener el proceso de integración europea.

Occidente activó inmediatamente el escenario de desestabilización de la situación en 

Ucrania. En su realización tomaron parte activa senadores y altos funcionarios del

Departamento de Estado de los EE.UU., ministros y fracasados presidentes de una 

serie de países europeos, con amplia experiencia en la ejecución de “revoluciones de

colores”, y gente por el estilo. Estos comienzan a entrometerse descaradamente en 

los asuntos internos del país, llamando  abiertamente a luchar contra el gobierno 

legítimo. Sin embargo ni por parte del Presidente, ni del gobierno, ni del Ministerio de 

Relaciones Exteriores de Ucrania, no hubo ni una sola voz de condena ante tan 

evidente violación de las normas del derecho internacional.

No puede sorprendernos que el rasgo que mejor caracteriza la actual situación en el 

país, sea la pérdida de confianza hacia todos los órganos de gobierno y de la 

sociedad. Es algo que refleja convincentemente la investigación sociológica que 

anualmente realiza el Instituto de sociología de la Academia Nacional de Ciencias. La 

encuesta se celebró en julio de 2013, antes de los masivos actos de protesta.

En los tres últimos años el índice de confianza hacia el Presidente Yanukóvich ha 

descendido del 30,8%  al 10,9%, o lo que es lo mismo se ha reducido a casi la tercera 

parte. Nunca se había producido una caída así en la confianza hacia un Presidente a 

lo largo de su mandato.

Confían en la Rada únicamente el 4,6% de los encuestados, frente al 14,2 % 

de hace tres años. En el Consejo de ministros de Ucrania confía un 8,1%

 (era del 19,6%), en los órganos locales del poder un 13,8% (era 17,9%). En 

los últimos 10-15 años los órganos de gobierno no habían tenido un nivel 

tan bajo de confianza entre la población. En la policía, en julio, antes de los 

incidentes, mostraban su confianza absoluta solo un 0,8% de los 

encuestados, en la Fiscalía y la Inspección fiscal, un 0,9%. En estos más de 

diez años no había habido nunca un nivel tan bajo de confianza en los 

partidos políticos (6,6%), sindicatos (15%), bancos, compañías de seguro, 

directores de empresa estatales, empresarios privados.

Nunca había habido un total descreimiento y desconfianza como ahora en

la sociedad ucraniana. Pero motivos para que esto sea así hay más que 

suficientes. El empeoramiento de la situación en la economía y en la esfera 

financiera, el crecimiento del desempleo, la pobreza generalizada, una 

estratificación social cada vez más profunda, le imposibilidad de miles de 

personas de satisfacer sus necesidades vitales más acuciantes, la práctica 

liquidación de la sanidad y educación gratuitas, la imposibilidad en muchos

 casos de obtener en los organismos de gobierno la defensa de los 

derechos legales, unos niveles de corrupción sin precedentes que 

inexorablemente provocan un absoluto descontento de la mayor parte de la 

ciudadanía con el estado de las cosas, con su vida misma. Todo esto unido 

se ha convertido en premisa objetiva para la participación masiva de 

ciudadanos en los recientes actos de protesta. Pero quien se ha 

aprovechado de ello, ha sido la oposición nacionalista de derechas, 

prooccidental y agresiva.

Sobre el estado de ánimo que prevalece en la sociedad, hablan bien a las 

claras los datos de los estudios sociológicos. El 82,7% de los encuestados,

 consideran que el gobierno no resuelve o toma únicamente medidas de 

maquillaje de los problemas relacionados con la subida del nivel de 

bienestar de la población y el descenso de la desigualdad social. Más del 

68% están convencidos de que el gobierno no defiende los intereses 

nacionales, ni refuerza la unidad y la concordia en la sociedad. El 42,5% de 

los encuestados están convencidos de que la Fiscalía ucraniana está al 

servicio de aquel que lo pueda pagar. Un 49,1% opina lo mismo de la 

policía, 

y un 55,5% de los jueces. En opinión de casi una quinta parte de los

 participantes del estudio, los Cuerpos de Seguridad sirven al Presidente, a 

otros dirigentes de los órganos de poder, pero no el pueblo.

Tres cuartas partes de los ciudadanos encuestados consideran imposible 

el 
control de la sociedad sobre la actuación de los órganos de gobierno. Se

ha multiplicado por dos en comparación con el año 2010 el porcentaje de

 aquellos que consideran que en Ucrania la gente no puede expresar 

libremente sus opiniones políticas (era un 12,2%, ahora un 28%). Como en 

años anteriores, un 44% considera que Ucrania no necesita un sistema 

pluripartidista. Un 45,1% de los encuestados no ve entre los actuales 

partidos políticos existentes en el país y movimientos, ninguno al que se le 

pueda confiar el gobierno de la nación. Un 48,7% considera que en el país 

 era el 30,3%), mientras que un 28,3% no pudo o no quiso responder a esa 

pregunta.

Un 50,5% de los participantes en el estudio califican como insatisfactoria su 

actual situación en la sociedad mientras que casi una tercera parte no supo 
 
Solo un 11,1% piensa que en el país “no está todo tan mal” y que “se puede

 vivir”. Mientras que casi la tercera parte de los encuestados manifiesta que 

es imposible seguir soportando una situación tan dura. Según datos del 

estudio la gente teme ante todo una subida los precios (79,6%), el 

desempleo (78,1%), el no poder cobrar los salarios, las jubilaciones, los 

subsidios (75,4%), el crecimiento de la delincuencia (49,3%), la propagación 

de infecciones peligrosas para la vida (36,6%), el cierre de empresas 

(36,4%), el hambre (29,8%), la falta de calefacción en las viviendas (28,4%), 

los desórdenes callejeros (18,6%), la instauración de una dictadura en el 

país (18,3%).

Ucrania no se ha convertido ni en un Estado social, ni democrático ni de 

derecho. Eso es al menos lo que opina, entre la mitad y las dos terceras 

partes de los participantes del estudio. Al señalar que hoy día ya no existen 

esos valores morales que se inculcaban en la época soviética (igualdad 

social, colectivismo, ayuda mutua y otros) el 48% de los encuestados 

declaran que no acepta el sistema de valores, que se ha estado tratando de 

imponer en Ucrania tras el golpe de 1991 (el predominio de la propiedad 

privada, el ansia de enriquecimiento personal, el individualismo, etc.).


Al valorar la situación política en el país, un 57,8% de los encuestados la 

definieron como tensa, y uno de cada cinco como explosiva. Un 42,5% 

 empeoramiento  de las condiciones de vida. Sin embargo el gobierno no se 

muestra intranquilo ante el incremento  de estas alarmantes tendencias en 

el estado de ánimo de la sociedad. La naturaleza de esa conducta habría 

que buscarla en  el carácter mismo del régimen gobernante. Todos los 

presidentes y miembros de los gobiernos que han dirigido la riendas de 

Ucrania a lo largo de las dos últimas décadas, lo han hecho expresando los 

intereses del capital oligárquico-criminal y vendepatrias. No deja de ser 

significativo el hecho de que los principales multimillonarios ucranianos,

  La presidencia de Yanukóvich ha venido marcada por una “interpretación 

libre” de la Constitución y las leyes, por la concentración en manos del Jefe 

del Estado de enormes prerrogativas y la instauración prácticamente en el 

país de un régimen autoritario, que expresa los intereses de un limitadísimo 

círculo de oligarcas a los que se ha venido calificando como  “la familia”.

La política de nombramientos del régimen mostró también un carácter 

destructivo. Durante la época de Yúschenko, se promocionaba a los 

queridos amigos” para los altos cargos, mientras que con el gobierno 

actual se promociona a los suyos (principalmente de Donetsk). Esto ha 

derivado en unos niveles de corrupción sin precedentes a todos los niveles 

de los organismos estatales. Se ha puesto de moda un fenómeno tan 

vergonzoso, como el pago por la lealtad y el sometimiento ante aquellos 

 que reparten cargos, condecoraciones estatales o galones de General. En

 los Servicios de Seguridad de Ucrania, durante estos años de 

independencia se han sucedido doce directores. La mitad de ellos no 

estuvieron siquiera ni dos años en el puesto, aunque a cinco les dio tiempo 

a alcanzar el rango de General. Por el Ministerio del Interior han pasado 

diez ministros, seis de los cuales no llegaron a estar un año en el cargo. El 

Ministerio de Desarrollo Económico y Comercio (su denominación ha sufrido

 innumerables cambios) lo dirige hoy el ministro número 21. Y el Ministerio 

de Finanzas el ministro número 11.

En el gobierno prácticamente no hay figuras con autoridad respetadas y

conocidas por la sociedad, capaces de tener su propia postura y defender
 
sus principios consecuentemente. En lo que respecta al entorno del 

Presidente, a veces uno tiene la impresión de que en el mismo aparte de los

 obedientes “veletas” de turno, hay también “topos” mal disimulados, 

gente 

que está trabajando a conciencia para desacreditar al Jefe del Estado.

El gobierno prácticamente ha cedido a la “oposición” el espacio 

informativo. Incluso los medios de información del Estado (canales de 

televisión, emisoras de radio, publicaciones escritas) en esta situación,

parece que trabajan más para favorecer un golpe de estado. En algo sí que

 coincide el gobierno y la oposición: en desatar la histeria anticomunista, en

 esa aspiración por descalificar el pasado soviético. Pero al mismo tiempo el

gobierno se queda claramente atrás con respecto a la “oposición”, en ese 

empuje, en esa actividad, en ese saber influir en el estado de ánimo de la 

gente, en la capacidad para organizar actos de masas. El actual gobierno 

parece no querer escuchar en absoluto la voz del pueblo, ni tener en cuenta

 las conclusiones y propuestas de los expertos.

Hoy nuestro pueblo tiene que pagar por la fracasada política económica y 

social del actual gobierno y de los gobiernos precedentes, por el 

incumplimiento  de las promesas preelectorales, por ese incapacidad y 

negativa a querer tener en cuenta en la actividad práctica, los más y los 

menos, los riesgos de las decisiones adoptadas y los acuerdos alcanzados

(especialmente los que tienen relevancia estratégica). “Maidán dos”, no es

 de las pensiones, de la sanidad, etc.) y que han supuesto  el 

empeoramiento  de la situación de millones de personas. Es el precio por 

adoptar un estilo de gobierno autoritario, y una actitud desdeñosa con la 

legalidad. “Maidán dos” es la consecuencia de la pérdida de confianza del 

gobierno entre el pueblo.

La situación en el país es muy complicada. Al gobierno se enfrenta un 

adversario agresivo, organizado y respaldado abiertamente por occidente. 

Esa “oposición”, está encabezada por gente que en absoluto encaja en el 

papel de líder nacional. Pero sin embargo están peligrosamente cargados 

 de ese ansia de poder que les hace no detenerse ante nada, con tal de

 lograr sus objetivos. Su llegada al poder significaría el establecimiento en 

el país de un régimen de tipo fascista. Sus primeros pasos serían la 

prohibición del Partido Comunista, la eliminación de la ley que sienta las

 bases de la política interior y exterior y el carácter del curso de política 

exterior de neutralidad, de no pertenencia a ningún bloque; la inclusión de

 Ucrania en la OTAN, la denuncia de los acuerdos de Járkov, la expulsión de 

la flota de la Federación de Rusia del mar negro de territorio ucraniano, el 

establecimiento  de una ideología nacional chovinista como ideología del 

Estado, con todas las consecuencias que de ello se derivan.

La tarea principal ahora es explicar a la gente todos los peligros que 

encierra esa amenaza del desarrollo de los acontecimientos.

Los estudios sociológicos demuestran, que una parte significativa de la 

población de Ucrania se encuentra en la oposición con respeto al actual 

orden socioeconómico, es decir al capitalismo. La gente comienza a 

plantearse todo aquello que se ha perdido con la liquidación del socialismo,

 y que es lo que les ha traído ese capitalismo tan alabado. La mayoría de 

nuestros conciudadanos no terminan de aceptar un modelo económico en 

 domine la propiedad privada. Los ciudadanos de Ucrania se muestran 
 
reticentes a privatizar la tierra, apuestan por el reforzamiento del papel del 

Estado en la regulación de las relaciones socio-económicas. Un 41,3% de 

los encuestados se mostró partidario de complementar el sector estatal con

 el privado, y un 27,2% apuesta por la vuelta a la planificación de la 

economía sobre la base del control estatal absoluto.


La mayoría de la población percibe la situación en el país, y los procesos 

que se están produciendo en él, desde unas posiciones cercanas a las del 

Partido Comunista. De lo que se trata ahora es de poder utilizar de un modo 

más eficaz todas esas premisas objetivas, para atraer a los trabajadores 

hacia las posiciones del partido.

Hay que reforzar la organización de las estructuras partidistas, se necesita 

un notable incremento de savia joven en nuestras filas, un mayor empuje 

en nuestro actuar. Esas son las principales tareas que tenemos por delante

a día de hoy y que quedaron reflejadas en el último pleno del Comité 

Central 

del PCU, celebrado recientemente.

G.Kriuchkov es miembro del CC del PCU y ha sido diputado de la Rada en 

la III y IV legislaturas.





mercoledì 22 gennaio 2014

2014: i droni assassini degli Stati Uniti saranno i protagonisti.


Waldo Mendiluza*

L'assassinio dei civili l'anno scorso da parte di droni statunitensi in Afghanistan, Yemen, Somalia e Pakistan ha lasciato allo scoperto questioni come la minaccia ai diritti umani ed al bisogno di controllare l'uso di questi artefatti letali. 
Denunce, condanne e critiche hanno accompagnato durante il 2013 l'impiego da parte del Pentagono dei veicoli aeri con missili e senza pilota, un procedimento della cosiddetta guerra contro il terrorismo, avviata da Washington dopo gli attentati dell'11 settembre 2001.

Il tema  è stato trattato dall'ONU, soprattutto nell'ultimo trimestre dell'anno scorso ed ha avuto un momento chiave il 18 dicembre, quando per la prima volta l'Assemblea Generale ha adottato una risoluzione che mostra il chiaro rifiuto alla comunità internazionale nei confronti del bombardamento con droni di esseri umani innocenti.

Pakistan ha avviato una forte offensiva diplomatica che ha reso possibile l'inclusione del tema in un'iniziativa di 30 paragrafi con relazione alla lotta contro il terrorismo.

Tuttavia la diplomazia non ha permesso una menzione diretta della potenza bellica responsabile della morte di centinaia dei civili, allo scopo di approvare il documento.

La risoluzione che ha un carattere soprattutto morale, perché per l'Assemblea non ha un carattere vincolante, convoca ad utilizzare i droni in sintonia con le leggi internazionali ed ai principi come la distinzione e la proporzionalità.

Insta inoltre i paesi a cercare con urgenza accordi che rispondano alla questione legale dell'uso dei veicoli aeri senza pilota in operazioni contro il terrorismo e da l'opportunità di indagare in forma indipendente ed imparziale i fatti con chiari indizi di violazione della legislazione dai
diritti internazionali.

Appena una settimana prima dalla loro adozione, gli artefatti del Pentagono hanno assassinato 16 civili in Yemen e ne hanno feriti altri 10, che partecipavano in due processioni nuziali separate, e “sono stati confusi con membri di Al-Qaeda".

Il 26 dicembre, il relatore speciale delle Nazioni Unite per le esecuzioni extragiudiziali e arbitrarie, Christof Heyns, ed il relatore speciale per la tortura ed altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti, Juan Mendez, hanno reso pubblico il loro rifiuto di questi fatti.

"Se i droni armati verranno usati, gli Stati dovranno fare appello alle leggi umanitarie esistenti", ha avvertito Heyns.

Per l'esperto, i governi dovrebbero esprimere pubblicamente i loro criteri di scelta degli obiettivi e agire con trasparenza.

Da parte sua, Mendez ha esatto che ogni volta in cui ci sia un danno ai civili, il caso debba essere indagato e far conoscere il risultato dell'indagine.

"Un attacco letale contro bersagli illegittimi è un atto crudele ed inumano, se comporta, come in questi casi, il dolore fisico e mentale e la sofferenza di esseri umani innocenti", ha detto

L'alta commissaria dell'ONU per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha anche fatto riferimento all'impiego di questi artefatti letali, quando ha affermato: " I droni possono venire usati con propositi positivi, però sono anche dotati di armi per l'attacco remoto ad individui, senza che ci siano
processi legali".

Allo stesso modo, il relatore speciale Contro il Terrorismo e per i Diritti Umani, Ben Emerson, si è riferito in settembre ed in ottobre alla questione degli assassini di civili tramite i veicoli aeri senza pilota, fatto che sta indagando a partire dalla tesi di che hanno provocato "cifre sproporzionate di morti civili".

Emerson ha chiesto la qualificazione a livello internazionale dei dati che riguardano le morti dei civili causate dai droni.

Nonostante i reclami e le denunce, gli Stati Uniti insistono nel "bisogno" di utilizzare questi sofisticati apparecchi nella loro crociata contro il terrorismo, argomentando che "sono minimi" i casi degli innocenti massacrati dagli stessi.

In maggio, il Presidente Barack Obama ha difeso
il programma dei droni, che ha considerato "un punto chiave importante per la sicurezza nazionale".

Allora Obama ha annunciato i limiti d'uso di questi artefatti, che secondo alcune fonti hanno portato ad una riduzione dei bombardamenti nel 2013, rispetto al 2012.

Oltre ai temi umanitari e legali, nella questione è presente il fatto della sovranità degli Stati.

Lo scorso 27 settembre, il primo ministro del Pakistan, Nawas Sharif, ha avvertito presso l'Assemblea generale che i droni armati del Pentagono rappresentano "una continua violazione dell'integrità territoriale del suo paese”.


*corrispondente di Prensa Latina all'ONU

Foto del post tratte da internet inserite da autore blog

martedì 21 gennaio 2014

CIA( criminal intelligence agency). Stralci qua e la da un dossier redatto da chi può uccidere liberamente senza ritorsioni


 CIA( criminal intelligence agency). Stralci qua e la da un dossier redatto da chi può uccidere liberamente senza ritorsioni

Durante la sistemazione di un nostro archivio della sinistra mi sono ritrovato in mano il manuale della CIA : FM 95-1A , che mi regalò un dirigente nazionale del FSLN del Nicaragua,... oggi i metodi della Agenzia pur adattati ai tempi mantengono la stessa strategia di morte.
Dal documento ho tratto brevi stralci che evidenziano un unico comune denominatore :”abbattere il socialismo ovunque si sviluppi, abbattere o rendere la vita impossibile tutto quello che non piace all'Impero USA” . La CIA è una organizzazione autorizzata a compiere qualunque tipo di crimine pur di arrivare ai suoi fini, dispone di milioni di dollari per far cadere governi non allineati, per comprare politici , persone,.. per realizzare e addestrare gruppi armati, per uccidere in qualsiasi parte del mondo coloro che danno fastidio, per produrre focolai di nuove guerre, per organizzare attentati terroristici dove e come ritiene opportuno, ...protegge alla luce del sole i suoi terroristi dichiarati che si sono macchiati di crimini orrendi preparati e finanziati proprio in casa CIA. Se si dovessero contare le morti causate dalla CIA e sue collegate USAID, NED, IRI... forse l'olocausto nazista contro gli ebrei andrebbe sotto tono.
Nel dossier di 40 pagine si percepiscono chiaramente le cause degli incidenti nelle nostre tante manifestazioni passate ,dove in talune sono stati uccisi o feriti nostri compagni di lotta.
By Sandino
CIA Fase Di Reclutamento . 
(...)Il reclutamento iniziale per il nostro movimento ,
se non è volontario, sarà fatto con parecchie consultazioni, “private” con responsabili (senza che la persona sappia che sta parlando con uno dei nostri). Poi la recluta verrà informata che di fatto e già dentro il movimento e che verrà denunciata alla polizia del regime se non collaborerà.......
Il reclutamento dovrà svilupparsi anche attraverso la conoscenza o l'osservazione dei gruppi individuati -partiti politici, sindacati operai, gruppi giovanili, associazioni di agrari...dedurne le abitudini personali, le simpatie e l' antipatie e i punti deboli dei “ reclutabili ”.
- Tentare un approccio facendo conoscenza e , se possibile sviluppare un'amicizia , attraendo la persona in base alle sue debolezze o preferenze: potrebbe essere un invito a pranzo o a cena in un ristorante di sua scelta o bere qualcosa nel suo bar preferito.
Il reclutamento deve seguire le seguenti direttive :
Se durante la conversazione informale la persona indicata sembra incline ad arruolarsi volontariamente in base alla sua fede e ai suoi valori personali, ecc se ne darà notizia al responsabile politico incaricato di attuare il reclutamento..
La persona che ha avuto il primo contatto indicherà dettagliatamente al responsabile tutto ciò che sa sulla possibile recluta e lo stile di persuasione che dovrà essere usato poi quando lo incontrerà.
- se la persona individuata non sembra predisposta al reclutamento
,si possono organizzare degli incontri, che sembrano casuali, con i capi controrivoluzionari o con i quadri politici (sconosciuti alla persona in questione fino a quel momento).
Gli incontri avranno luogo in modo che “altre persone” sappiano che la persona vi sta partecipando o perchè lo hanno visto arrivare ad una data casa o lo hanno visto in un certo bar o perfino sulla panchina di un parco. Così dovrà poi fare i conti con la partecipazione di fatto alla lotta insurrezionale e gli sarà comunicato che se non collabora o non applicherà gli ordini che gli verranno dati, sarà esposto alle azioni di rappresaglia della polizia del regime.
La DENUNCIA ALLA POLIZIA di qualcuno che non vuole unirsi alla controrivoluzione può essere fatta facilmente, quando sia necessario con una lettera con false asserzioni di cittadini che non sono implicati nel movimento: Si prendano precauzioni affinchè la persona che lo ha reclutato non venga scoperta.
- realizzando missioni clandestine per il movimento , si attuano gradualmente e su scala sempre più ampia il coinvolgimento e la disponibilità di ogni recluta e aumenta l'affidabilità.
Questo deve essere un processo graduale così da impedire confessioni da parte di individui paurosi a cui sono state assegnate troppo presto missioni pericolose e difficili. Usando questa tecnica di reclutamento i nostri uomini riusciranno ad infiltrarsi con successo in ogni gruppo fondamentale del regime così da migliorare il controllo delle strutture nemiche.
CITTADINI AFFERMATI ,CONTROLLO INTERNO
Cittadini affermati, cioè dottori, avvocati, uomini di affari, proprietari terrieri, funzionari dello Stato, etc,.. saranno reclutati per il nostro movimento e usati per il controllo soggettivo interno di gruppi e associazioni a cui possono appartenere.
Una volta che il reclutamento coinvolgimento è stato conseguito ed è progredito al punto che la fiducia consente che ai quadri interni, perchè inizino a influenzare i loro gruppi vengano date le seguenti istruzioni da applicare:
- il procedimento è semplice e richiede soltanto una conoscenza della dialettica sacratica, cioè la conoscenza inerente ad un'altra persona o alla posizione di rilievo di un gruppo, alcuni argomenti, parole o concetti relativi all'oggetto della persuasione da parte della persona incaricata del reclutamento.
- il responsabile deve poi sottolineare l'argomento , la parola o il concetto delle discussioni o negli incontri con il gruppo in trattamento attraverso commenti casuali tanto da accrescere l'interesse di altri membri del gruppo verso i problemi affrontati.
  • I gruppi con interessi economici sono motivati dai profitti e di solito pensano che il sistema ostacola in qualche modo le loro capacità : tasse, tariffe di importazione ed esportazione. Costi di trasporto, …. La persona incaricata vedrà di accrescere questo loro sentimento di frustrazione in ulteriori conversazioni.
    (….) CREAZIONE DI NUCLEI
  • Comprende la mobilitazione di un numero specifico di agitatori dell'organizzazione controrivoluzionaria del posto. Questo gruppo attirerà inevitabilmente un egual numero di curiosi che cercano avventure e emozioni, e anche gli scontenti del sistema di governo.
  • I controrivoluzionari attireranno i simpatizzanti, i cittadini scontenti per via della repressione governativa. Ad ogni sotto unità controrivoluzionaria verranno assegnati compiti specifici e missioni da eseguire
  • I nostri quadri verranno mobilitati nel maggior numero possibile insieme alle persone che sono state colpite dalla dittatura comunista, che i loro possedimenti siano stati sequestrati o che siano incarcerarti o che abbiano subito qualsiasi altro tipo di aggressione.
  • ....(...)
  • Se è possibile, si assumeranno Criminali professionisti per svolgere specifici “lavori scelti”
  • I nostri agitatori visiteranno i luoghi in cui si ritrovano i disoccupati e anche gli uffici di collocamento, per assumere i disoccupati per “lavori non specificati”.
  • I quadri designati organizzeranno con anticipo il trasporto dei partecipanti, portandoli ai luoghi degli incontri con veicoli privati o pubblici, con barche o con qualsiasi altro mezzo
  • Altri quadri saranno incaricati di disegnare manifesti, bandiere, vessilli con diversi slogan o parole chiave occasionali o di tipo radicale..
  • Altri invece saranno incaricati di preparare volantini posters, simboli e opuscoli per rendere l'ammassamento più appariscente. Questo materiale conterrà istruzioni per i partecipanti e servirà contro il regime.
  • Mansioni specifiche verranno assegnate ad altri con lo scopo di creare un “martire”per la causa , portando i dimostranti a sommosse o sparatorie che causeranno la morte di una o più persone che diventeranno i martiri. Questa situazione deve essere usata immediatamente contro il regime e per creare conflitti più grandi.
    MODO DI CONDURRE UNA SOMMOSSA DURANTE IL RADUNO
    Può essere fatto un piccolo gruppo di controrivoluzionari infiltrati nelle masse e che hanno il compito di agitare, dando l'impressione di essere in parecchi e di avere il sostegno popolare. Tatticamente una forza di 200 agitatori possono creare dimostrazioni a cui partecipano 10.0000-20.000 persone.
    L'agitazione delle masse in una dimostrazione è realizzata con obbiettivi socio-politici.
    A questa azione devono prendere parte una o parecchie persone del nostro movimento clandestino e, perfettamente addestrate come agitatori di massa,devono coinvolgere estranei in modo da ottenere una manifestazione apparentemente spontanea. Dovranno guidare tutta la manifestazione fino alla conclusione.
    Comando esterno .Questo elemento rimane al di fuori di tutte le attività, in una posizione da cui può osservare a che punto è lo svolgimento degli eventi progettati. ...(..)
Comando Interno Questo elemento resterà dentro la massa. Grande importanza va alla protezione dei responsabili della struttura. Si devono usare cartelli o grandi simboli allusivi per segnalare le postazioni del comando che darà ordini alle sotto-unita.
    Questa struttura eviterà di sistemarsi dove capitano scontri o incidenti dopo l'inizio della dimostrazione
    Gli agitatori” ufficiali” Resteranno nella massa. Il solo responsabile di questa missione assegnerà in anticipo agli agitatori il compito di restare vicini ad un punto di riferimento da lui indicato, In questo modo il comandante saprà dove sono i suoi e potrà dare l'ordine di cambiare gli slogans, qualsiasi cosa imprevista e eventualmente perfino incitare alla violenza.
    In questa fase, dopo che i quadri chiave si sono disseminati devono disporsi in luoghi evidenti predisposti. I nostri agitatori devono evitare di piazzarsi in luoghi di tumulti una volta che li hanno provocati.
    Postazioni di difesa. Qui si agirà come guardie del corpo in movimento, formando un anello di protezione attorno al capo, proteggendolo dalla polizia e dall'esercito, o aiutandolo a scappare se necessario. Devono essere molto disciplinati e reagiranno solo su ordine verbale del capo.
  • Nel caso che il capo partecipi ad una funzione religiosa , a un funerale o qualsiasi altro tipo di attività nella quale bisogna seguire un rituale organizzato, le guardie del corpo rimarranno in file vicino al capo per dare protezione completa.
  • I partecipanti devono essere guerriglieri controrivoluzionari in abiti civili o reclute assunte, che siano simpatizzanti della nostra lotta contro il regime oppressivo.
  • Questi membri devono avere un'alta disciplina e devono usare la violenza solo su ordine del loro responsabile.
    .(...) Truppe d' Assalto Questi uomini devono essere equipaggiati con armi ( coltelli, catene, mazze, randelli,.. ) e devono camminare con noncuranza dietro ai partecipanti alla manifestazione estranei all'organizzazione. Devono portare le armi nascoste. Entreranno in azione solo come “rinforzi”se gli agitatori saranno attaccati dalla polizia. Interverranno velocemente, violentemente e di sorpresa così da distrarre le autorità, permettendo in questo modo la ritirata e la rapida fuga del comando interno.
Striscioni e cartelli Gli striscioni, e i cartelli usati nelle dimostrazioni o negli assembramenti esprimeranno la protesta della popolazione, ma quando la manifestazione raggiunge il più alto livello di euforia o di malcontento popolare, i nostri infiltrati useranno i cartelli contro il regime e verranno lanciati slogan e parole d'ordine a beneficio della nostra causa.... Il comandante può dare gli ordini ai suoi di cambiare slogan o eventualmente incitare alla violenza se lo ritiene opportuno.
Gli agitatori controrivoluzionari che gridano slogan e applaudono Saranno addestrati con istruzioni specifiche ad usare acclamazioni del tipo “VOGLIAMO IL LAVORO, “ABBIAMO FAME”, NON VOGLIAMO IL COMUNISMO”. Il loro lavoro e la loro tecnica per agitare le masse è del tutto simile a quella dei capi-tifosi nelle partite di football o baseball delle scuole. 
 
Manuale FM 95-1A” Redatto dalla CIA
Tradotto da Calumet quaderni Centro studi quale difesa Torino

martedì 24 dicembre 2013

Londres, 7-8 de marzo de 2014 La Comisión Internacional de Investigación sobre el caso de los Cinco Cubanos Antiterroristas se celebrará en Londres, Reino Unido



Londres, 7-8 de marzo de 2014

La Comisión Internacional de Investigación sobre el caso de los Cinco Cubanos Antiterroristas se celebrará en Londres, Reino Unido


Esta importante iniciativa internacional fue lanzada en 2012 en la Conferencia Europea de Solidaridad con Cuba que tuvo lugar en Berlín. Están coordinando el evento los grupos de solidaridad con Cuba de toda Europa y los anfitriones de la Comisión serán la Campaña de Solidaridad con Cuba del Reino Unido. Esta iniciativa paneuropea a favor de los Cinco pro-mete ser la más importante que se haya visto en nuestro continente.
Yo creo que todos los que puedan participar o dar su apoyo de cualquier ma-nera a esta Comisión Internacional de Investigación deberían hacerlo.”
Ricardo Alarcón, antiguo representante de Cuba ante la ONU.

La Comisión, que durará dos días, estará compuesta por prestigiosas e internacionalmente conocidas per-sonalidades que pertenecen a organizaciones jurídicas, de derechos humanos y similares.
Los testigos presentarán declaraciones ante los miembros de la comisión respecto a sus propias expe-riencias de atentados terroristas contra Cuba, el papel que desempeñan las organizaciones radicadas en los EEUU en lo que se refiere a dichos atentados, el derecho legal que tienen las naciones del mundo a defenderse contra los atentados terroristas, la detención, al juicio, al caso subsiguiente y a las condenas que recibieron los Cinco, a sus derechos de visitas y a las condiciones de deten-ción.
Otros testigos brindarán información objetiva sobre las actividades
realizadas por los Cinco y confirmarán la legalidad de dichas actividades
según la legislación estadounidense y el derecho internacional.
Se examinarán un conjunto de dictámenes jurídicos brindados por

Mientras tiene lugar la Comisión, se celebrarán un gran número de eventos y actividades relacionadas con ella entre los que habrá un concierto de gala, paneles de discusión, eventos de interés para los me-dios y recepciones VIP.
La Comisión será el eje central de la campaña internacional “Voces por los Cinco,” la cual reunirá una am-plia coalición de grupos solidarios, sindicatos, profesionales del mundo jurídico y patrocinadores célebres. Es nuestro firme propósito garantizar que nuestras “Voces por las Cinco” se escuchen en Washington y que sean liberados los cuatro cubanos que siguen encarcelados.

¡LIBERTAD PARA LOS CINCO!



Fernando González, Gerardo Hernández, Antonio Guerrero, Ramón Labaniño y René González son conoci-dos como los Cinco Antiterroristas.
Hasta la fecha, los patrocinadores de la Comisión de Investigación incluyen :

René González Sehwerert
Olga Salanueva Arango
Irma González Salanueva
Ricardo Alarcón, antiguo presidente de la Asamblea Nacional
Miguel Barnet, presidente de la UNEAC Frei Betto, teólogo de la liberación, Brasil
Martin Garbus, abogado, EEUU Noam Chomsky, académico y activista, EEUU
John Le Carré, novelista, RU
Michael Mansfield, QC, defensor, RU
Angela Davis, académica y activista, EEUU Lord Anthony Gifford QC, defensor, RU
Phil Manzanera, músico, Roxy Music Alice Walker, autora, poeta, activista, EEUU
Ramsey Clark, , antiguo Fiscal General, EEUU
Nadine Gordimer, ganadora del premio Nobel, Sudáfrica
Günter Grass, ganador del premio Nobel, Alemania
Mairead Maguire, laureada del premio Nobel, Irlanda del Norte
Fernando Morais, novelista y escritor, Brasil
John Pilger, periodista investigador, Australia
Wayne Smith, antiguo jefe de la Sección de Intereses de los Estados Unidos en La Habana
Emma Thompson, actriz, ganadora de Oscar, RU
Dame Vivienne Westwood, diseñadora de moda internacional, RU
Lord Rowan Williams, antiguo arzobispo de Canterbury, RU

Sólo puede devolver la justicia a estos hombres un jurado de millones de personas como Vds.”

Elizabeth Palmeiro, esposa de Ramón Labaniño.

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Dichas actividades incluirán una velada cultural de gala y paneles de discusión en los que participarán
políticos y sindicalistas conocidos. Además se organizarán oportunidades para que los medios tengan
acceso a celebridades afiladas a la campaña y se montará una exposición de artes visuales a la que
asistirán artistas internacional.

Para recibir más detalles, contáctese con
Cuba Solidarity Campaign, Unite, 218 Green Lanes, Londres N4 1HB, Reino Unido.
Tel: +44 (0)208 800 0155 Email: voices Email: voicesforthefive@gmail.com

sabato 14 dicembre 2013

15° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai intervento del PCC / 15° encuentro internacionales partidos comunistas y obreros intervencion de PCC




15° IMCWP - 15° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

"L'aggravamento della crisi del capitalismo, il ruolo della classe operaia e i compiti dei comunisti nella lotta per i diritti dei lavoratori e dei popoli. L'offensiva dell'imperialismo, il riallineamento delle forze sul piano internazionale, la questione nazionale, l'emancipazione di classe e la lotta per il socialismo".
Contributo del Partito Comunista Cubano (PCC)
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Cari compagni e compagne:

Prima di tutto vogliamo ringraziare il Partito Comunista Portoghese di ospitare l'organizzazione e la celebrazione del 15° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, che ha significato un ulteriore sforzo nelle sue attività quotidiane in mezzo alle difficili condizioni imposte dalla giusta lotta per i diritti del popolo e dei lavoratori di fronte all'aggravarsi della crisi capitalista che li colpisce. A voi, il nostro riconoscimento e appoggio solidale.

Questo evento si svolge proprio nel Centenario della nascita del leader storico del Partito Comunista Portoghese, compagno Alvaro Cunhal, comunista impeccabile, coerente con i suoi principi, difensore degli interessi nazionali e dei diritti dei lavoratori lusitani oltre che sincero amico della Rivoluzione Cubana. A lui, il nostro tributo eterno.

Speriamo che questo incontro sia un fruttuoso spazio di riflessione e dibattito su questioni fondamentali, che ci permettano di coordinare gli sforzi nella ricerca di alternative perché i nostri partiti contribuiscano risolutamente all'affrontare e trasformare la realtà dei nostri popoli.

Il Partito Comunista di Cuba considera che, in tempi di una difficile e complessa situazione internazionale, caratterizzata dalla crisi economica, finanziaria e globale del capitalismo, dalla destabilizzazione dell'ordine internazionale con una politica aggressiva dell'imperialismo degli Stati Uniti e della NATO che ha portato guerre e conflitti con una nuova distribuzione delle ricchezze, è necessario oggi più che mai, lo scambio e la cooperazione in primo luogo tra i partiti comunisti e operai ma anche con altre forze politiche, movimenti sociali e partiti progressisti e di sinistra.

I comunisti devono avere la capacità necessaria di affrontare l'offensiva dell'imperialismo a livello globale, e costruire su ciò che ci unisce per avanzare con celerità e solidità nell'identificazione dei nostri veri nemici principali e degli obiettivi comuni che ci proponiamo, così come nella concertazione di strategie e alleanze che permettano di convocare le grandi masse scontente e condurle nella loro lotta contro l'imperialismo. E' stato dimostrato che con la volontà politica si superano grandi ostacoli e si raggiungono importanti trasformazioni.

Noi consideriamo che dovremmo bandire le analisi escludenti che ci danneggiano e ci dividono. Il nemico perfeziona i suoi metodi e affrontarlo richiede non sprecare un minuto in discussioni sterili, quando i nostri popoli aspettano alternative credibili, realistiche e, soprattutto, urgenti contro le politiche di aggiustamento e terapie d'urto che portano alla disperazione milioni di persone.

L'esperienza nei 55 anni della Rivoluzione Cubana, risolutamente di fronte alla più grande potenza mondiale di tutti i tempi, ci conferma, che, attraverso l'unità tra i rivoluzionari è possibile affrontare le grandi sfide e condurci alla vittoria.

Nel contesto latino-americano e dei Caraibi, il Forum di San Paolo costituisce uno spazio privilegiato per la convergenza delle forze politiche di sinistra e progressiste, molto diverse tra loro, ma unite nello sforzo di raggiungere delle società con maggiore giustizia sociale. Questa esperienza può essere incoraggiante e utile per il nostro movimento comunista e operaio.

Oggi, il nostro paese affronta un processo importante per la continuità della Rivoluzione. Il VI Congresso del Partito Comunista di Cuba, nel mese di aprile del 2011 e la Prima Conferenza Nazionale del Partito, nel gennaio 2012, hanno impresso continuità e impulso trasformatore  allo sviluppo del socialismo cubano.

La decisione di costruire un socialismo prospero e sostenibile, dove prevalga la proprietà sociale dei principali mezzi di produzione e la necessità dello sviluppo, come fondamento per raggiungere uno stato di benessere e prosperità, costituisce uno dei capisaldi del processo di teorizzazione del modello economico sociale, che indica la direzione di Cuba di oggi e per il futuro.

Si tratta di condurre l'economia con formule che sviluppino le forze produttive, dove la pianificazione sia lo strumento per eccellenza nella ricerca dell'equilibrio macroeconomico e l'impresa statale socialista sia l'essenza del modello economico cubano, che si proietta nell'adeguare le sue regole di funzionamento, dotandolo di maggiori libertà e autonomie.

L'innalzamento dell'efficienza economica interna implica prima di tutto, la crescita della produttività del lavoro e in questo contesto si inserisce anche il riordino della forza lavoro nel settore statale e, allo stesso tempo, si ampliano le possibilità nel settore non statale e cooperativista, dando accoglienza ad altre componenti economiche.

Per Cuba, solo il socialismo è una condizione di sviluppo, per cui continuiamo a preservare le principali conquiste sociali che hanno reso il modello cubano un punto di riferimento per molti nel mondo.

I cambiamenti che introduciamo oggi non duplicano altre esperienze ma tengono tuttavia conto dei risultati positivi di altri modelli, soprattutto considerando le nostre esperienze e circostanze storico-culturali. L'impegno di un piccolo paese sottosviluppato di 11,2 milioni di persone, con poche risorse naturali e sottomesso per più di mezzo secolo al più ferreo e spietato blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti, non cessa i suoi sforzi volti a promuovere una vita migliore per il suo popolo.

Anche l'America Latina e i Caraibi vivono oggi un momento unico nella loro storia di lotta contro il neoliberismo. Affrontano una controffensiva dell'Impero e della destra regionale, finalizzato a sconfiggere i processi progressisti e di sinistra e a far deragliare gli sforzi di integrazione espressi dalla Comunità di Stati dell'America Latina e dei Caraibi (CELAC), organizzazione chiamata a spingere l'integrazione regionale e consolidare uno spazio di concertazione al di fuori degli Stati Uniti, importante evento per le forze progressiste.

La recente creazione dell'Alleanza del Pacifico, risulta nella pratica una riprogettazione di ALCA, in quanto promuove una zona di Libero Commercio in America Latina e nei Caraibi per favorire una maggiore penetrazione e dominio delle multinazionali, soprattutto nordamericane, il che significherebbe maggiore perdita della sovranità. E' uno strumento per invertire il processo di cambiamento in questa parte del mondo che si presenta con un volto di nobili propositi, di cui dobbiamo allarmarci.

Il Venezuela è un chiaro esempio della diffusione di questa controffensiva, dove si sviluppa un piano di destabilizzazione su larga scala, che accentuato dopo la scomparsa fisica del suo Presidente Hugo Chavez, ha puntato al crollo della Rivoluzione Bolivariana. Il suo scopo strategico non si limita al fallimento del governo legittimo di Nicolas Maduro, ma punta contro i processi progressisti e di sinistra della regione, contro i quali dispiega tutti i tipi di campagne diversive, manipolatrici e bugie utilizzando le moderne tecnologie di comunicazione, davanti alle quali dobbiamo essere vigili per non essere indotti in errore.

Infine, colgo l'occasione per ringraziare i partiti comunisti e operai qui presenti, per la solidarietà militante nella nostra lotta contro il blocco, oggi intensificato, ignorando il clamore della stragrande maggioranza dell'opinione pubblica internazionale. Appena una settimana fa, Cuba ha ottenuto ancora una volta per la 21° occasione consecutiva una clamorosa condanna all'aggressione economica, dopo il voto nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella quale gli Stati Uniti sono rimasti praticamente da soli con Israele.

Cari amici e amiche,
Ribadiamo che Cuba continuerà la sua lotta per migliorare il suo socialismo, continuerà a chiedere la revoca del blocco e la politica di ostilità e di sovversione contro la Rivoluzione, continuerà la sua lotta fino al ritorno dei Cinque cubani ingiustamente imprigionati nelle carceri statunitensi. Per questi impegni contiamo sulla nostra ragione e la vostra solidarietà.

Grazie mille.

INTERVENCION DEL REPRESENTANTE DEL PARTIDO COMUNISTA DE CUBA EN LA REUNIÓN DE LOS PARTIDOS COMUNISTAS Y OBREROS EN PORTUGAL. Noviembre de 2013.

Estimados compañeros y compañeras:
Ante todo queremos agradecer al Partido Comunista Portugués por acoger la organización y celebración de esta XV Reunión Internacional de los Partidos Comunistas y Obreros, que ha significado un esfuerzo adicional en sus labores cotidianas en medio de las difíciles condiciones que impone la justa lucha por los derechos del pueblo y de  los trabajadores ante la profundización de la crisis capitalista que los afecta. A ustedes,  nuestro reconocimiento y apoyo solidario.
Este evento se celebra precisamente en el marco del Centenario del  Natalicio del líder histórico del Partido Comunista Portugués, compañero Alvaro Cunhal, comunista intachable, consecuente con sus principios, defensor de los intereses nacionales y de los derechos de los trabajadores lusos, y un verdadero amigo de la Revolución Cubana. A él,  nuestro eterno homenaje.
Esperamos que este encuentro sea un fructífero espacio de reflexión y debate sobre temas medulares, que nos permita articular esfuerzos en la búsqueda de alternativas para que nuestros partidos contribuyan de manera resuelta, a enfrentar y transformar la realidad de nuestros pueblos.
El Partido Comunista de Cuba considera que en momentos de una difícil y compleja coyuntura internacional;  caracterizada por la crisis económica, financiera y global del capitalismo, la desestabilización del orden internacional, una política agresiva del imperialismo norteamericano y de la OTAN, que ha conducido a guerras y conflictos por un nuevo  reparto  de  las  riquezas;  se requiere  hoy más que nunca del intercambio y de la cooperación, en primer lugar   entre los partidos comunistas y obreros;  pero  también con otras fuerzas políticas,  movimientos sociales y partidos progresistas y de izquierda.
Los comunistas debemos tener la capacidad necesaria para enfrentar la ofensiva del imperialismo a nivel global, y aprovechar lo que nos une para avanzar  con celeridad y solidez en la identificación de nuestros verdaderos  enemigos principales  y de los objetivos comunes que nos proponemos;  así como en la concertación de estrategias y alianzas que permitan convocar a las grandes masas descontentas y conducirlas en su lucha frente al imperialismo. Se ha demostrado que con voluntad política se superan grandes obstáculos y se alcanzan importantes transformaciones.
Consideramos que deberíamos desterrar el análisis cuestionador y excluyente que nos daña y divide. El enemigo perfecciona sus métodos y enfrentarlo exige no perder un minuto en debates estériles cuando nuestros pueblos esperan alternativas creíbles, realistas y sobre todo, urgentes frente a las políticas de ajuste y terapias de choque trayendo el desamparo de millones de personas.
La experiencia en los 55 años de la Revolución Cubana, enfrentada resueltamente  a la mayor potencia mundial de todos los tiempos, nos confirma, que gracias a la unidad entre los revolucionarios es posible enfrentar los grandes desafíos y conducirnos a la victoria.
En el contexto latinoamericano y caribeño, el Foro de Sao Paulo constituye un espacio privilegiado de convergencia de las fuerzas políticas de izquierda y progresistas, muy disímiles  entre  sí;  pero  unidas  en  el  empeño  de  lograr sociedades con mayor justicia social. Esta experiencia puede resultar alentadora y útil para nuestro movimiento comunista y obrero
Hoy,  nuestro país enfrenta un proceso trascendental para la continuidad de la Revolución. El VI Congreso del Partido Comunista de Cuba, celebrado en abril del 2011 y la Primera Conferencia Nacional del Partido, en enero del 2012, imprimieron continuidad y a la vez impulso transformador al desarrollo del socialismo cubano.
La decisión de construir un socialismo próspero y sostenible, donde prevalezca la propiedad social sobre los principales medios de producción y la necesidad del desarrollo, como fundamento para lograr un estado de bienestar y prosperidad, constituye uno de los postulados del proceso de conceptualización del modelo económico social, que señala el rumbo de Cuba hoy y para el futuro.
Se trata de conducir la economía con fórmulas que desarrollen las fuerzas productivas y donde la planificación sea el instrumento por excelencia en la búsqueda del equilibrio de la macroeconomía y la empresa estatal socialista sea  la esencia  del modelo económico cubano, por lo que se proyecta ajustar sus reglas de funcionamiento, dotándola de mayores libertades y autonomías.
La elevación de la eficiencia económica interna implica  ante todo,  la elevación de la productividad del trabajo y en ese contexto se inserta también el reordenamiento de la fuerza laboral en el sector estatal y al mismo tiempo,  se amplían las posibilidades en el sector no estatal y cooperativista, dándose acogida a otros componentes económicos.
Para Cuba,  solo el socialismo es condición de desarrollo, por lo que considera continuar preservando los principales logros sociales que convirtieron al modelo cubano en un referente para muchos en el mundo.
Asumimos los cambios de hoy sin extrapolar otros, pero sí  teniendo en cuenta las experiencias positivas de otros modelos; sobre todo considerando nuestras propias experiencias y circunstancias histórico-culturales; así como el entorno que como país pequeño y subdesarrollado de 11,2 millones de habitantes, sin apenas recursos naturales y sometido por más de medio siglo al más férreo y brutal bloqueo económico, comercial y financiero impuesto por Estados Unidos, no ceja en sus empeños de propiciar una vida mejor a su pueblo.
Asimismo la región de América Latina y el Caribe vive hoy un momento único en su historia en la lucha contra el neoliberalismo. Enfrenta una contraofensiva del Imperio y la derecha de la región,  dirigida a derrotar los procesos progresistas y de izquierda y hacer fracasar los esfuerzos integracionistas expresados en la Comunidad de Estados Latinoamericanos y del Caribe (CELAC), organización llamada a impulsar la integración regional y consolidar un espacio de concertación al margen de Estados Unidos, acontecimiento de gran relevancia para las fuerzas progresistas.
La reciente  creación de la Alianza del Pacífico resulta en la práctica un rediseño del ALCA, ya que promueve  una gran área de Libre Comercio en América Latina y el Caribe para facilitar mayor penetración y dominio de las transnacionales, especialmente  norteamericanas, lo  que  supondría mayor pérdida de soberanía. Es una herramienta para revertir los procesos de cambios en esta parte del mundo que se presenta con una cara de nobles propósitos,  sobre lo cual debemos alertar.
Venezuela resulta un claro exponente del despliegue de esta contraofensiva, donde se desarrolla un plan de desestabilización a gran escala, que acentuado tras la desaparición física de su Presidente  Hugo Chávez Frías, apuesta al descalabro de la Revolución Bolivariana. Su propósito estratégico no se limita al fracaso del gobierno legítimo de Nicolás Maduro, sino apunta contra los procesos progresistas y de izquierda de la región, para lo cual emplea todo tipo de campañas diversionistas, manipuladoras y mentiras utilizando las modernas tecnologías de las comunicaciones, ante lo cual debemos estar alertas para no dejarnos confundir.
Por  último, aprovecho esta ocasión para agradecer a los partidos comunistas y obreros aquí presentes, por la solidaridad militante en nuestra lucha contra el bloqueo,  hoy recrudecido, desoyendo el clamor de la inmensa mayoría de la opinión pública internacional.  Precisamente  hace  apenas  una semana Cuba logró nuevamente por 21 ocasión sucesiva una contundente condena a la agresión económica, tras la votación en la Asamblea General de las Naciones Unidas en la que Estados Unidos volvió a quedarse prácticamente solo con Israel.
Queridos amigos y amigas:
Le reiteramos que Cuba continuará su lucha por perfeccionar su socialismo, seguirá exigiendo el levantamiento del bloqueo y la política de hostilidad y subversión contra su Revolución; así como proseguirá su lucha hasta el regreso de los Cinco Cubanos presos injustamente en cárceles norteamericanas, para lo cual contamos con nuestra razón y vuestra solidaridad.
Muchas gracias.