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giovedì 7 marzo 2019

Accaduto nel silenzio " manifestanti si scontrano con la brutale repressione poliziesca a Cauca, in #Colombia" (18 campesinos feriti)



Il 28 febbraio diversi manifestanti, cittadini, insegnanti, contadini e membri di diverse organizzazioni sociali, si sono scontrati con una brutale repressione poliziesca nella città di Popayan, nel dipartimento di Cauca, in Colombia.

Nell'ambito dello sciopero illimitato regionale, i manifestanti hanno bloccato con dei camion l'autostrada panamericana tra Popayan e Pasto per circa sei ore. Per liberare l'autostrada, la Squadra mobile anti-disordini (ESMAD), unità speciale di polizia nazionale, ha usato potenti contromisure e gas lacrimogeni per disperdere la folla. Diversi manifestanti hanno subito lesioni e quattro sono stati arrestati. Un contadino della National Association of Peasants of Colombia (ANUC), è stato ferito al volto e immediatamente portato in un centro di assistenza sanitaria.

La sera, decine di persone hanno manifestato davanti all'ufficio del procuratore generale per chiedere il rilascio dei manifestanti arrestati e per respingere le misure repressive utilizzate contro le persone che protestavano pacificamente.

Più di 16.000 insegnanti e 6.000 contadini di Cauca hanno iniziato lo sciopero a tempo indefinito il 25 febbraio. Hanno marciato verso il Parco di Caldos, situato nel centro della città, chiedendo che il governo nazionale si conformi agli accordi per garantire i diritti fondamentali come la salute, l'istruzione e alloggi per tutti. Hanno anche chiesto la protezione dei leader sociali e contadini che vengono ripetutamente presi di mira e uccisi dalle forze paramilitari.

Lo sciopero è stato convocato dal Consiglio per i diritti umani per la difesa della vita e del territorio, un'organizzazione ombrello che comprende l'ANUC, l'Associazione degli istituti educativi e dei lavoratori di Cauca (ASOINCA) e altri movimenti sociali, come il Congreso de los Pueblos e l'associazione Hogar Digno Hogar.

Nilson Liz, presidente dell'ANUC, ha dichiarato che lo sciopero continuerà fino a quando non verranno risposte chiare dal governo.

L'incidente dimostra che il governo di destra del Centro Democratico, guidato dal presidente Iván Duque, ancora una volta non è riuscito a mantenere la pace nel paese.



Resistenze.org  Traduzione a cura del Centro di Cultura e 

Documentazione Popolare



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martedì 22 gennaio 2019

Colombia #FARC : VERITA' SCOMODE / VERDADES INCÓMODAS




Sono stati almeno dodici minuti buoni in un programma di nove ore in totale, il saluto che Iván Márquez ha rivolto alla XXIV Conferenza Rosa Luxemburg a Berlino sabato 12 gennaio e hanno causato un grande polverone in Colombia. Marquez fu il principale negoziatore della guerriglia FARC nei negoziati di pace dell’Avana tra il 2012 e il 2016.
Nella sua dichiarazione, dopo il tributo alla lotta di Rosa Luxemburg, ha fatto una rassegna "scoraggiante" sull’applicazione dell'accordo firmato alla fine di 2016 tra le FARC ed il governo colombiano.
Dalla firma, oltre 400 leader sociali ed almeno 85 guerriglieri sono stati assassinati nel paese. "L' Accordo prevedeva l’ allontanamento delle armi dalla politica, ma queste continuano ad essere utilizzate per lo sterminio fisico degli oppositori", ha affermato Iván Márquez
Marquez ha detto che nell’aprile passato non poteva occupare il seggio al senato colombiano che gli spettava secondo gli accordi di pace, a causa di mancanza di garanzie e sicurezza, di aver abbandonato a metà dell'anno, la zona di concentrazione, dove doveva sperare insieme ad altri ex guerriglieri il processo di reinserimento alla vita civile. Da allora rimane in un posto sconosciuto, che non ha citato nel saluto.
La decisione di Márquez di proteggersi è stata una reazione alla detenzione di un altro membro distaccato del partito FARC, Jesús Santrich, nell’ aprile passato. Santrich oggi è sotto minaccia di estradizione negli Stati Uniti a seguito di supposti contatti con i cartelli della droga, in questo contesto Marquez accusa le autorità colombiane di un “montaggio giudiziale” per arrestare illegalmente Santrich.
Fu un errore delle FARC lasciare le armi prima che la rincorporazione dei guerriglieri alla vita civile fosse assicurata, evidenziò Márquez nel suo messaggio di saluto, "Manuel Marulanda Vélez, lo storico maggiore in capo delle FARC aveva avvertito che le armi dovevano preservarsi come garanzia fino al compimento degli accordi." […]
[..]Davanti a questa gran attenzione il governo di Bogotà si è visto obbligato a dare una risposta pubblica . Emilio Archila, "Alto Consigliere per il” Pos conflicto", ha segnalato che i guerriglieri assassinati ebbero la colpa delle loro morti. "Deplorevolmente la gran maggioranza di loro si era messo in attività illegali", Invece, dei 400 attivisti di gruppi di diritti umani, sindacali e partiti di sinistra, il cui assassinio Márquez aveva posto in rilievo, non parlò Archila nonostante che le sue autorità colombiane affermino che ci furono 172 attivisti di diritti umani e leader di gruppi sociali assassinati, durante il 2018; e di questo non si vede la fine. Già nell'iniziato 2019, secondo una relazione del canale televisivo Telesur , otto membri dei movimenti di opposizione sono stati assassinati, Il giorno 11 gennaio fu trovato il corpo senza vita di Faiber Manquillo, membro del movimento contadino nel dipartimento de Cauca. Era stato dato per scomparso il 27 dicembre .
VERDADES INCÓMODAS
Fueron unos buenos doce minutos en un programa de nueve horas en total, el saludo que Iván Márquez dirigió a la Conferencia Rosa Luxemburgo en Berlín el sábado pasado (12 de enero) y causó un gran revuelo en Colombia. Márquez fue negociador principal de la guerrilla de las FARC, en las negociaciones de paz en La Habana entre 2012 y 2016. En su declaración, después de un tributo a la lucha de Rosa Luxemburgo, hizo una reseña "desalentadora" de la implementación del acuerdo firmado a fines de 2016 entre las FARC y el gobierno colombiano. Desde la firma, más de 400 líderes sociales y al menos 85 guerrilleros han sido asesinados en el país. “El Acuerdo perseguía alejar las armas de la política, pero éstas siguen siendo utilizadas para el exterminio físico de los opositores”, afirma Iván Márquez.
En abril pasado, Márquez declaró que no podría ocupar la curul del senado colombiano que le correspondía según el Acuerdo de paz, debido a la falta de garantías de seguridad. A mediados del año, abandonó la zona de concentración, donde debía esperar junto con otros ex guerrilleros los procesos de reincorporación a la vida civil. Desde entonces permanece en un lugar desconocido, al cual no aludió en el saludo.
La decisión de Márquez de resguardarse fue una reacción a la detención de otro miembro destacado del partido FARC, Jesús Santrich, en abril pasado. Santrich está hoy bajo amenaza de extradición a los Estados Unidos debido a supuestos contactos con carteles de la droga. En este contexto Márquez acusa a las autoridades colombianas de un “montaje judicial" para arrestar ilegalmente a Santrich.
Fue un error de las FARC dejar las armas antes de que la reincorporación de los guerrilleros a la vida civil estuviera asegurada, señaló Márquez en su mensaje de saludo, “Manuel Marulanda Vélez, el histórico comandante en jefe de las FARC había advertido que las armas debían preservarse como garantía del cumplimiento de los acuerdos”.
Después de que la Agencia Bolivariana de Prensa (ABP), la cual difunde información del movimiento insurgente en Colombia, publicara la declaración el sábado en su página, la BBC británica y luego innumerables medios sudamericanos replicaron la declaración. "El ex líder de las FARC regresa de la oscuridad", informó el programa en inglés del canal venezolano Telesur . Pulzo, el portal de internet colombiano, escribe sobre la Conferencia Rosa Luxemburgo: "La reunión, organizada por el diario marxista alemán Junge Welt, fue la excusa perfecta que Márquez pudo encontrar para reaparecer a través del video". También en los noticieros de diversos canales de televisión de Colombia se dio cuenta de la declaración.
Ante esta gran atención el gobierno de Bogotá se vio obligado a hacer pública una respuesta. Emilio Archila, "Alto Consejero para el Posconflicto", señaló que los propios guerrilleros asesinados tuvieron la culpa de sus muertes. La gran mayoría de ellos "lamentablemente volvió a actividades ilegales", afirmó. En cambio, de los 400 activistas de grupos de derechos humanos, sindicatos y partidos de izquierda, cuyo asesinato Márquez igualmente lamentó, no habló Archila pese que las propias autoridades colombianas afirman que hubo 172 activistas de derechos humanos y líderes de grupos sociales asesinados, durante el 2018; y no hay respecto a ésto un final a la vista. Durante el transcurso del recién iniciado 2019, según un informe del canal de televisión Telesur transmitido el sábado, ocho miembros de movimientos de oposición han sido asesinados. El día viernes (11 de enero) se encontró el cuerpo sin vida de Faiber Manquillo, miembro del Movimiento Campesino en el Departamento del Cauca. Había sido reportado como desaparecido el 27 de diciembre.
Agencia Bolivariana de Prensa (ABP)
 El  link del video :

Iván Márquez, Jefe del equipo negociador de las
FARC, saluda la XXIV Conferencia Internacional Rosa Luxemburg (12, Enero,
2019), dirije palabras de homenaje y agradecimiento a Cuba, y habla sobre la
situación en Colombia, ante la perfidia del Estado colombiano frente al Acuerdo
de Paz de la Habana.



venerdì 24 marzo 2017

Colombia : Sembrando Paz - Seminando Pace



Colombia chiama Italia per una pace che libera tutti

Roma - 8 e 9 aprile 2017

Sembrando Paz è un progetto di sostegno all'accordo di pace in Colombia, promosso dall’associazione MFAM, Movimento Migrantes y Familiares di Roma che ha scelto la costruzione di una rete transnazionale per la realizzazione partecipata delle azioni.
Gli altri partner del progetto sono: Associazione Italia-Cuba per valorizzare il ruolo fondamentale che la Repubblica di Cuba ha avuto nell'apertura e nella conduzione del negoziato con le FARC-EP, il Centro de Estudios Sociales y Culturales de la Memoria (Cesycme), centro accademico e di lavoro comunitario fondato più di tre anni fa e ascritto alla Facoltà di Scienze Sociali della Università Pontificia Javeriana di Bogotà. Le sue competenze comprendono studi e attività riguardanti la memoria, la costruzione della pace, la difesa dei territori e la gestione trasformatrice della conflittualità, il Foro Internacional de Victimas (FIV) che, costituitosi recentemente anche in Italia, è un luogo autonomo delle vittime del conflitto armato aperto a tutti i migranti che per le loro condizioni economiche o a causa di qualsiasi tipo di discriminazione sono stati costretti ad abbandonare la Colombia. Il suo scopo è quello di facilitare il superamento delle contraddizioni e il raggiungimento della pace.
Il progetto Sembrando Paz si pone l'ambizione di coinvolgere cittadini colombiani residenti in Italia in una riflessione partecipata su quale rete di sostegno internazionale al processo di pace è possibile costruire a partire dalle storie di vita di chi ha dovuto abbandonare il proprio Paese a causa della profonda iniquità delle condizioni di vita e per la crudeltà del conflitto. La pace è una costruzione collettiva finalizzata alla realizzazione di una società che garantisca il pieno esercizio dei diritti umani, le libertà fondamentali e la giustizia sociale come testimoniano da anni i movimenti sociali colombiani.
Ragionare sulla pace in Colombia può aprire un nuovo e più ampio spazio di riflessione nell'area mediterranea, fornendo strumenti di analisi e di intervento. A tal scopo il progetto prevede l'attivazione di percorsi formativi per due studenti colombiani da realizzare con il Centro de Estudios Sociales y Culturales de la Memoria.
L'8 e il 9 aprile prossimi si terrà il primo appuntamento a Roma presso la sala conferenze dell'Ospizio Salesiano del Sacro Cuore, via Marsala 42.
Nel corso delle due giornate si analizzerà lo stato di attuazione dell'accordo di pace mettendo in evidenza luci ed ombre e si definiranno, attraverso il contributo e il coinvolgimento dei partecipanti, le successive azioni di sostegno e promozione all'attuazione dell'accordo di pace.
Interverrà, nella giornata di apertura, il Prof. Jefferson Jaramillo, direttore della Cattedra di Sociologia dell'Università Javeriana di Bogotà. Nel corso dell'evento, tra gli altri, interverranno: Claudia Rodriguez per conto del Foro Internacional de Victimas, Zaria Galiano dell'Associazione Movimento Migrantes y Familiares di Roma, Marco Papacci dell'Associazione Italia-Cuba. L'incontro sarà anche l’occasione per diffondere la cultura e il folklore attraverso contributi artistici.
Alla giornata di apertura saranno invitate le rappresentanze diplomatiche della Bolivia, Colombia, Cuba, Ecuador, Nicaragua, Norvegia, Salvador e Venezuela.
Sembrando Paz è stato presentato alla Chiesa Valdese per essere finanziato dall'8 per mille tra i progetti che promuovono pace, sviluppo, istruzione, informazione e solidarietà.
Per contatti


+39 3661503370



sabato 18 marzo 2017

Colombia:In 14 mesi,120 dirigenti assassinati / Colombia : En 14 meses,120 dirigentes asesinados


In piena attuazione dell'accordo di pace tra il Governo colombiano e le FARC-EP, muore assassinato un dirigente ogni due giorni. Solo nel 2017, per mano l'intervento del paramilitarismo sono caduti 30 referenti sociali. L'analista di politica internazionale, Carlos Aznárez ha assicurato che "né al governo di Juan Manuel Santos, né all'opposizione comandata da Álvaro Uribe Vélez interessa la pace."
Nei poco più di due mesi che sono trascorsi del 2017, sono già 30 i dirigenti assassinati in Colombia. Le cifre indicano che in soli 14 mesi sono stati assassinati 120 referenti sociali, dirigenti contadini, politici e dei diritti umani.
Tutti questi crimini sono successi sotto lo sguardo indifferente del governo di Juan Manuel Santos ed in mezzo all’attuazione dell'accordo di pace con le Forze armate Rivoluzionarie della Colombia Esercito del Popolo (FARC-EP).
Molti ricordano ancora che nella decade degli ottanta si realizzò un processo di pace in Colombia che impose ai membri della guerriglia che lasciassero le armi e si sommassero alla vita politica. In quel momento, gli ex guerriglieri crearono il partito Unione Patriottica (UP) e nelle elezioni del 1986 ottennero quattordici incarichi parlamentari, diciassette deputati provinciali e 135 consiglieri comunali. La risposta della destra ed i suoi gruppi paramilitari fu sanguinaria. In breve tempo, più di 5 mila membri dell'UP furono assassinati, tra essi due candidati a presidente: Jaime Bruno e Bernardo Jaramillo.
Due domande galleggiano nell'aria: Che sicurezza può garantire il Governo ai guerriglieri quando si reinseriscano nella vita politica, se in questo momento ogni due giorni assassinano un dirigente? Fino a quando il governo del premio Nobel della Pace, Juan Manuel Santos, guarderà da un'altra parte davanti ad ogni crimine del paramilitarismo?

Il giornalista ed analista di politica internazionale, Carlos Aznárez ha segnalato a Politica & Media che "quello che realmente succede è che né al governo di Juan Manuel Santos, né all'opposizione comandata per Álvaro Uribe Vélez interessa lla pace. [..] Aznárez ha sottolineato che "un altro tema chiave è il paramilitarismo. Il governo di Santos non sta facendo niente per evitare le azioni del paramilitarismo, le minacce di morte e gli assassini. Quello che fu firmato all’ L'Avana può rimanere in carta bagnata se ciò continua così. Le FARC-EP hanno dimostrato la loro volontà di pace, ma lo Stato no e, ovviamente, il settore che ha dimostrato che non l'ha è l'uribismo."
Infine, Aznárez affermò che "affinché un accordo di pace funzioni bisogna avere la gente per strada tutti i giorni. La cosa unica che può sostituire le armi è la mobilitazione popolare.

 
foto inserita da Blog Internazionalismo

original en español :
                                             
Por Héctor Bernardo / Política & Medios / Resumen Latinoamericano/ 17 de Marzo 2017 .-

En plena implementación del acuerdo de paz entre el Gobierno colombiano y las FARC-EP, muere asesinado un dirigente cada dos días. Solo en 2017, cayeron a manos del paramilitarismo 30 referentes sociales. El analista de política internacional, Carlos Aznárez aseguró que “ni al gobierno de Juan Manuel Santos, ni a la oposición comandada por Álvaro Uribe Vélez les interesa la paz”.
En poco más de dos meses que han transcurrido de 2017, ya son 30 los dirigentes asesinados en Colombia. Las cifras indican que en solo 14 meses se asesinaron a 120 referentes sociales, dirigentes campesinos, políticos y de derechos humanos.
Todos estos crímenes han ocurrido bajo la mirada indiferente del gobierno de Juan Manuel Santos y en medio de la implementación del acuerdo de paz con las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército del Pueblo (FARC-EP).
Muchos aún recuerdan que en la década del ochenta se realizó un proceso de paz en Colombia, que derivó en que los miembros de la guerrilla dejaran las armas y se sumaran a la vida política. En aquel momento, los ex guerrilleros crearon el partido Unión Patriótica (UP), y en las elecciones de 1986 obtuvieron catorce cargos parlamentarios, diecisiete diputados provinciales y 135 concejales. La respuesta de la derecha y sus grupos paramilitares fue sanguinaria. En corto tiempo, más de 5 mil miembros de la UP fueron asesinados, entre ellos dos candidatos a presidente: Jaime Pardo y Bernardo Jaramillo.
Dos preguntas flotan en el aire: ¿Qué seguridad le puede garantizar el Gobierno a los guerrilleros cuando se reinserten en la vida política, si en este momento asesinan a un dirigente cada dos días? ¿Hasta cuándo el gobierno del premio Nobel de la Paz, Juan Manuel Santos, va a mirar para otro lado ante cada crimen del paramilitarismo?
El periodista y analista de política internacional, Carlos Aznárez señaló a Política & Medios que “lo que realmente ocurre es que ni al gobierno de Juan Manuel Santos, ni a la oposición comandada por Álvaro Uribe Vélez les interesa la paz”.
“Santos tiene todas las herramientas para que la Ley de Amnistía se cumpla, pero él se conformó con el Premio Nobel, hizo un guiño a nivel internacional, pero nunca cumplió con esa primer y fundamental meta”, remarcó.
Aznárez destacó que “otro tema clave es el paramilitarismo. El gobierno de Santos no está haciendo nada para evitar las acciones del paramilitarismo, las amenazas de muerte y los asesinatos. Lo que se firmó en La Habana puede quedar en papel mojado si esto sigue así. Las FARC-EP han demostrado su voluntad de paz, pero el Estado no y, por supuesto, el sector que ha demostrado que no la tiene es el uribismo”.
Por último, Aznárez afirmó que “para que un acuerdo de paz funcione hay que tener a la gente en la calle todos los días. Lo único que puede remplazar a las armas es la movilización popular”.

Sacado de : 

http://www.resumenlatinoamericano.org/2017/03/17/colombia-en-14-meses-120-dirigentes-asesinados/

giovedì 7 aprile 2016

Dichiarazione di solidarietà con la Gioventù Comunista della Colombia/Declaracion de solidaridad con la juventud comunista de Colombia



La Federazione Mondiale della Gioventù Democratica condanna la persecuzione e molestie contro dirigenti della Gioventù Comunista di Colombia (JUCO). Questa situazione è aumentata negli ultimi giorni, arrivando all'estrema conseguenza di deportare da Città del Messico, senza una motivazione dichiarata, la compagna Cindy Luz Pérez, membro del Comitato Centrale della Gioventù Comunista di Colombia che avrebbe dovuto partecipare al IV Congresso della Gioventù Comunista del Messico.

In Colombia il mese di Marzo ha rappresentato un periodo di repressione, assassinii e persecuzioni contro dirigenti di organizzazioni politiche e movimenti sociali di sinistra, tutto ciò va nella direzione di contrastare i progressi che si stanno raggiungendo nel Processo degli Accordi di Pace. Ciò dimostra una franca violazione dei diritti umani così come l'impunità delle forze che eseguono questi atti repressivi.

Quanto successo alla compagna membro dell'Esecutivo Centrale della JUCO in Messico, che inoltre è stata anche vittima di una serie di molestie, interrogatori e offese alla sua integrità, dimostra come si è estesa la repressione al di fuori dei confini della Colombia evidenziando un complotto regionale contro i dirigenti giovanili delle organizzazioni progressiste e della sinistra colombiana.

La Federazione Mondiale della Gioventù Democratica condanna chi promuove la violazione dei diritti dei giovani e specificatamente la discriminazione e la persecuzione alla quale sono sottomessi i giovani di sinistra in Colombia.

Per una pace vera e il rispetto dei diritti dei giovani!




La Federación Mundial de Juventudes Democráticas condena la persecución y hostigamiento a dirigentes de la Juventud Comunista de Colombia (JUCO). Esta situación se ha acrecentado en los últimos días llegando al extremo de deportar desde ciudad México sin motivo declarado a la camarada Cindy Luz Pérez, miembro del comité central de la JUCO y quien participaría en el IV Congreso de la Juventud Comunista de México.
El mes de marzo ha significado un periodo de represión, asesinatos y persecución a dirigentes de organizaciones políticas y movimientos sociales de izquierda en Colombia como contraste a los avances que se van alcanzando en el Proceso de Acuerdos de Paz. Estos hechos demuestran franca violación a los derechos humanos de estos camaradas, así como la impunidad de todas las fuerzas que ejecutan estos actos represivos.
El hecho sobre la camarada miembro del Ejecutivo Central de la JUCO en México, quien además fue víctima de una serie de vejámenes, interrogatorios y toda una ofensiva contra su integridad, demuestra como se ha extendido la persecución fuera de las fronteras de Colombia evidenciando un complot regional en contra de los dirigentes juveniles y de otras organizaciones progresistas y de la izquierda colombiana.
La Federación Mundial de Juventudes Democráticas condena todo hecho que promueva la violación de derechos de los jóvenes y de forma específica la discriminación y persecución a la que están sometidos los jóvenes de izquierda de Colombia.
¡Por una paz verdadera y el respeto a los derechos de los jóvenes!
Federación Mundial de Juventudes Democráticas.


Tratto da  www.resistenze.org

mercoledì 19 settembre 2012

Piedad Cordoba chiede all’Unione Europea di appoggiare il processo di pace in Colombia

 

Piedad Cordoba chiede all’Unione Europea di appoggiare il processo di pace in Colombia  


Bruxelles, 18 set (Prensa Latina) L'ex senatrice colombiana Piedad Cordoba, mediatrice della guerriglia colombiana in una ventina di sequestri,ha sollecitò l’appoggio al processo di pace nel suo paese nella Camera dell'Unione Europea (UE).

“Invitiamo l'UE a collaborare con la pace in Colombia. Non solo appoggiando le negoziazioni con buona volontà, ma anche con esigenze reali da presentare allo Stato colombiano”, ha segnalato la portavoce del movimento “Marcha Patriotica” e “Colombianas y Colombianos por la Paz”, in una conferenza organizzata dal Gruppo di Sinistra Unitaria Europea (GUE/NGL).

Nell'appuntamento, nel quale ha partecipato insieme ad un altro portavoce del movimento, l’agricoltore Mauricio Ramos, incorniciata nelle settimane previe al processo di negoziazione tra Bogotà e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), previsto per l’8 ottobre prossimo ad Oslo, Cordoba ha precisato l’esigenza di finire col finanziamento del paramilitarismo da parte di una grande maggioranza di imprenditori e multinazionali.

“Devono capire che il peggiore servizio che possono fare ad un paese in mezzo ad una guerra è continuare a finanziarla”, ha detto.
Cordoba e Ramos hanno mostrato il loro scetticismo su che queste negoziazioni permettano la soluzione del conflitto colombiano in appena sei mesi.

“In sei mesi non si risolvono dei conflitti di quasi 60 anni sulle risorse del paese, la terra ed il territorio”,ha enfatizzato l'ex senatrice.

Il Governo colombiano e le FARC si sono compromesse all'apertura di un tavolo di negoziazioni nel chiamato “Accordo generale per il termine del conflitto e la costruzione di una pace stabile e duratura”, il passato 26 agosto a L'Avana.

In quell'incontro, i governi di Cuba e Norvegia si esercitarono come garanti di questi avvicinamenti, mentre quelli del Venezuela e Cile lo fecero come accompagnatori, condizioni che manterranno nella tappa di negoziazioni che si aprirà ad Oslo e dopo si trasferirà a L'Avana.

Ig/dav

lunedì 17 settembre 2012

PC Brasiliano: "Il Brasile di oggi sta attraversando un processo di rivoluzione capitalista"


PC Brasiliano: "Il Brasile di oggi sta attraversando un processo di rivoluzione capitalista"

Intervista a Ivan Pinheiro, Segretario generale del Partito Comunista Brasiliano, PCB, durante il Forum di San Paolo tenutosi a Caracas nel luglio del 2012.

di Dick e Miriam Emanuelsson

Tribuna Popular - Il dirigente comunista sottolinea l'importanza di rafforzare la lotta del popolo brasiliano nei confronti delle misure neoliberiste i cui pilastri sono stati posti in Brasile, nonostante i due periodi di governo del Partito dei Lavoratori [PT] guidato da "Lula" e attualmente nella stessa direzione da parte del governo di Dilma Rousseff.

Chiama inoltre le forze rivoluzionarie del continente e del mondo a sollevarsi nella resistenza contro la guerra dell'Impero americano in Medio Oriente, così come al rifiuto dei piani occulti e aperti per l'America Latina.

Sollecita la solidarietà con la Marcia patriottica, in Colombia, composta da 1700 movimenti popolari e sociali su una piattaforma di sinistra avanzata. E in questo senso esprime anche l'importanza di rafforzare ANNCOL come strumento per il popolo e in risposta alla nefasta controffensiva contro l'agenzia di stampa colombiana.

Sull'immagine che tiene il governo del Brasile in America Latina, considerato come un governo progressista, il leader comunista afferma:

- La sinistra latinoamericana crede o dice che il Brasile è progressista, antimperialista, questo in base all'immagine che l'America Latina ha di "Lula" che è stato un grande leader sindacale. Quest'immagine è rimasta e alcuni addirittura dicono che il Brasile è un paese socialista. Ma questo è molto negativo per l'America Latina, perché è fuorviante, ma è funzionale all'oligarchia di tutta l'America Latina. Sfido ognuno del PT a dirmi solo una misura socialista che è stata attuata. Non ne conosce nessuna, perché non esiste. Oggi il Brasile sta vivendo un processo di rivoluzione, ma di rivoluzione capitalista. Il capitalismo brasiliano non è mai cresciuto così tanto come da quando ci sono i governi del PT, che sono governi socialdemocratici le cui differenze con i settori neoliberali sono solo nelle modalità di gestione del capitalismo.

"Trasformare il Brasile in una potenza mondiale"

Sulla politica estera dei tre governi del PT, Ivan Pinheiro afferma che si tratta della stessa politica dello Stato borghese dei governi precedenti, compresa la dittatura.

- L'unico obiettivo che ha la politica estera del Brasile, è quello di rendere il Brasile una grande potenza internazionale nel campo capitalista. Il suo più grande sogno è quello di ottenere un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a simboleggiare il Brasile come potenza capitalista.

Sottolinea che si tratta puramente di una politica pragmatica, che cerca di sondare per vedere dove può guadagnare spazio. Ci sono settori della sinistra brasiliana che sostengono che il Brasile ha posizioni antimperialiste, che l'imperialismo è un "nemico esterno". Ma i fatti dimostrano il contrario, dice il segretario generale del Partito Comunista Brasiliano:

- I comunisti brasiliani dicono che l'imperialismo non è un nemico interno o esterno perché il Brasile è parte integrante dell'imperialismo. Il Brasile è uno dei paesi capitalisti più sviluppati al mondo, non solo per essere la quinta o sesta economia capitalistica mondiale, ma perché ha uno Stato capitalista borghese altamente stabile e forte. E' impossibile pensare a un colpo di stato come, ad esempio, recentemente avvenuto in Paraguay contro Fernando Lugo, o in Honduras contro Manuel Zelaya, o come quello che possono fare contro Evo Morales in Bolivia, perché non c'è alcuna ragione. Perché la politica brasiliana è una politica capitalista. Il Brasile contende l'egemonia in America Latina.

Facilita le fusioni tra le corporation brasiliane

- Quando il Brasile offre la solidarietà, dichiara Pinheiro, lo fa per favorire le grandi imprese brasiliane. Un esempio sono i crescenti accordi tra il Venezuela e il Brasile dove è sorto uno scambio di grandi dimensioni che ha favorito soprattutto gli interessi capitalisti del Brasile. Lo stesso vale per gli altri paesi in cui il governo brasiliano ha aperto il mercato a queste imprese giganti del Brasile.

La Banca Nazionale per lo Sviluppo è uno strumento al servizio di queste imprese capitaliste brasiliane, trasformandole in monopoli, afferma Pinheiro. Inoltre, facilita le fusioni tra questi giganti per competere nel mercato mondiale capitalista, anche contro le imprese statunitensi o europee che precedentemente regnavano sopra il "libero mercato" e ora vedono il loro potere minacciato dalle corporation brasiliane, una realtà ormai nel continente latinoamericano e nei Caraibi.

Privatizzazione delle imprese pubbliche

- Il governo di Lula ha mantenuto tutti i programmi neoliberisti. Ha promesso la crescita economica e l'ha compiuta, ma anche le privatizzazioni. Uno per uno sono stati privatizzati gli aeroporti. La maggior parte delle strade sono state privatizzate da Lula. In America Latina, si ha l'impressione che la Petrobas sia una compagnia statale. Non lo è. Solo il 38% è di proprietà dello Stato, il restante 62% è privato.

Così, possiamo elencare settore per settore della società brasiliana in cui il grande capitale monopolistico brasiliano sta avanzando, cooptando ogni giorno di più il vero potere del gigante latinoamericano, un potere in uno Stato governato da un presidente che arriva dal "Partito dei Lavoratori".

- Stanno cercando di privatizzare i servizi pubblici. Come se non bastasse, la Centrale Unica dei Lavoratori, CUT, che è stato un sindacato combattivo durante i governi precedenti ed oggi cooptata diventando cintura di trasmissione del governo attuale, sta presentando un progetto di "Flessibilizzazione" del mercato del lavoro. Sono esempi cui deve esser prestata estrema attenzione alla terminologia della borghesia.

Aerei brasiliani per la guerra in Colombia

Menziona le relazioni commerciali con la Colombia, un paese che soffre un conflitto sociale armato, interno, da più di mezzo secolo, dove il regime di Bogotà e le sue forze militari sono citate in ogni rapporto sui diritti umani, violati in ogni forma. Questo non ha impedito al Brasile sotto la presidenza di "Lula", di vendere 25 jet da combattimento per l'utilizzo in azioni di guerra contro l'insurrezione, che bombardano non solo i campi dei guerriglieri nelle ore serali, ma anche villaggi e città della comunità rurale colombiana.

- Per noi è uno Stato terrorista, il più pericoloso in America Latina. Il nostro partito ha deciso di dare priorità alla solidarietà con la resistenza colombiana nel quadro dell'internazionalismo proletario. La Colombia può trasformarsi in una sorta di Israele dell'America Latina, una punta di lancia dell'imperialismo

- Lula ha inaugurato a Bogotà un forum per gli imprenditori dell'America Latina, dove ha aperto il forum con le parole: "L'America Latina non ha bisogno più di spade di Bolivar, ma necessita di crediti". Noi, come partito e le altre forze del Brasile diamo tutta la nostra forza e solidarietà alla multiforme resistenza colombiana. Solidarizziamo con tutte le forme di lotta, sia l'insurrezione che il movimento popolare. Il Brasile può svolgere un ruolo fondamentale, se lo desidera, per un processo di negoziazione verso una soluzione politica del conflitto colombiano, che non sia militare.

Il ruolo del Venezuela in America Latina

Ivan Pinheiro e il Partito Comunista Brasiliano sottolineano quanto sarebbe importante, nelle prossime elezioni in Venezuela, la vittoria di Chavez, non solo per consolidare il processo bolivariano in sé, ma per il futuro dell'America Latina.

Una vittoria elettorale dell'opposizione traditrice e filo-yankee in Venezuela sarebbe fatale per tutta la lotta popolare in America Latina e avrà ripercussioni sul movimento rivoluzionario internazionale, ora che il continente latino-americano è forse l'unico in cui le forze progressiste e rivoluzionarie stanno avanzando, con gravi problemi in diversi paesi in termini di identità politica, ma non vi è alcun dubbio che l'imperialismo non è ancora stato in grado di prendere il controllo per invertire il corso della storia.

- Il Venezuela e la Colombia sono l'asse, il binomio dove si giocano i rapporti di forza nel continente, non nel Paraguay e in Bolivia che sono lo stesso importanti. Non ci consideriamo "chavisti", perché siamo comunisti, ma ci rendiamo conto che il processo in Venezuela può avanzare in un processo e cammino al socialismo.

"Buona e cattiva sinistra"?

In un editoriale del quotidiano El Tiempo, nel 2004 o 2005, il direttore della famiglia Santos si domandava perché la sinistra colombiana non capiva che era meglio adeguarsi ai principi della "sinistra di Lula", e il vecchio comunista brasiliano se la ride per la comparazione.

Nel Forum di San Paolo ci si è confrontati, scambiati idee ed esperienze della lotta della sinistra internazionale, comprendendo la profonda crisi del capitalismo sviluppatasi in Europa e nei paesi del Nord America, principalmente negli Stati Uniti. Ma si può distinguere una differenza nel contenuto della dichiarazione finale sugli obiettivi strategici del Forum Sao Paulo? Vale a dire la conquista del potere politico e una dichiarazione finale del Forum Sociale Mondiale, che si riunisce annualmente. Realmente c'è un dibattito all'interno della "battaglia delle idee" come promossa da Fidel, dove i partiti comunisti, socialisti e rivoluzionari approfondiscono il dibattito teorico tra i partecipanti, per il compito storico che è la costruzione del socialismo? Chiediamo al dirigente comunista brasiliano.

- Il nostro partito PCB è stato uno dei fondatori del Forum di Sao Paulo 25 anni fa ed è nato con carattere rivoluzionario tra la maggioranza delle organizzazioni comuniste e rivoluzionarie. Nel corso del tempo, il Forum di Sao Paulo è andato cambiando, come tutti i partiti. Oggi il Forum è più preoccupato per la governabilità istituzionale di governi riformisti socialdemocratici e anche di vincere alcune elezioni, come in Perù, che è stata una vittoria del Forum di Sao Paulo e del PT in Brasile, lo stesso in El Salvador.

C'è stata una battaglia di idee nel Forum di Sao Paulo, a Caracas? L'assenza di dibattito ideologico

- Io sono qui (al Forum di Caracas) da tre giorni e non ho assistito ad alcun dibattito politico dal punto di vista ideologico, nessuno. Qui hanno adottato una politica di illusione politica di "movimentizzazione", in cui ogni movimento sta al suo posto, i sindacati qui, gli altri là, discussioni specifiche localizzate come un Forum Sociale Mondiale. Il dibattito politico è ridotto a un piccolo gruppo socialdemocratico che oggi o domani presenterà la risoluzione finale. E certamente sarà approvata per acclamazione perché non c'è stato alcun dibattito.

- Il dibattito al Forum è importante e non lasceremo il Forum, non perché siamo fondatori del Forum, ma perché qui ci imbattiamo in dispute politiche e ideologiche, perché vediamo il movimento più importante in America Latina in questo momento che è la marcia patriottica in Colombia, e qui sappiamo che c'è una resistenza ad accettarla come un membro del Forum.

Perché non ha rappresentazione o affiliazione al Forum?

- Probabilmente perché non ha personalità giuridica, visto che è un movimento d'azione (con 1700 movimenti sociali e popolari). Sosteniamo l'affiliazione della Marcia Patriottica così come consideriamo che sia le FARC che l'ELN debbano avere spazio nel Forum, unica insorgenza in America Latina ed è importante che questa lotta non sia sconfitta.

- Riteniamo che questa lotta sia un esempio per tutta l'America Latina. Contribuisce, inoltre, al fatto che l'Amazzonia non venga invasa. Ma, ancora più importante di questo, dobbiamo difendere quel processo in modo che questa forma di lotta non sia sconfitta, perché questa forma di lotta d'insurrezione, in qualsiasi modo, in ogni paese per le sue caratteristiche deve essere utilizzata da tutti coloro che vogliono transitare al socialismo. Perché attraverso le istituzioni borghesi, non è possibile.

Il Partito Comunista Brasiliano (PCB) non solo è co-fondatore del Forum di Sao Paulo, ma anche del Movimento Continentale Bolivariano (MCB), movimento con sezioni in tutti i paesi del continente americano. Uno spazio dove la sinistra rivoluzionaria discute su come andare oltre ciò che le istituzioni borghesi permettono.


sabato 8 settembre 2012

UNASUR esprime disposizione per contribuire nel processo di pace colombiano


UNASUR esprime disposizione per contribuire nel processo di pace colombiano  

set (Prensa Latina) L'Unione delle Nazioni Sud-Americane (UNASUR) ha affermato la sua totale disposizione per contribuire con l'iniziativa di pace in Colombia, se si considerasse necessaria e positiva, secondo il criterio delle parti.
  In un messaggio pubblicato qui, il blocco regionale si congratula per l'annuncio dell'inizio del processo di pace in Colombia annunciato dal presidente Juan Manuel Santos ed il capo delle Forze Armate (FARC-EP), Rodrigo Londoño. 
Il testo, firmato da Alì Rodriguez Araque, segretario generale dell'UNASUR, segnala che, la notizia di un primo accordo su come agire per ottenere la pace, è un fatto che i paesi di questo blocco, America Latina, i Caraibi, e tutto il mondo, salutano speranzosi. 
L'UNASUR, segnala, ha tra i suoi principi cardinali la garanzia e la difesa della pace nella regione, come condizione indispensabile per lo sviluppo integrale dell'economia, il superamento della povertà, e la prosperità generale dei suoi popoli. 
Il titolare dell’Unione si allegra per le dichiarazioni provenienti dalla Colombia che, dice, aprono un sentiero per mettere termine ad un conflitto che si è esteso durante mezzo secolo, seminando morte, distruzione ed ogni sorte di sofferenze. 
Questa situazione, osserva, non solamente ha colpito i colonizzatori delle zone direttamente interessate, bensì tutta la Colombia, i paesi vicini e la regione intera. 
Il risultato della pace in Colombia significherà, con ogni sicurezza, il consolidamento della pace regionale accompagnata da tutti i benefici che questa comporta sempre e consoliderà l’UNASUR come regione di pace, ha concluso.  
 
Ig/yp


venerdì 3 agosto 2012

01/08 spia Colombiana rivela piani di aggressione militare contro il Nicaragua


01/08 spia Colombiana rivela piani di aggressione militare contro il Nicaragua

 

La spia colombiana catturata lo scorso giugno in Nicaragua ha rilasciato dichiarazioni relative ad un piano di aggressione militare, ordito dal guerrafondaio regime narco-mafioso colombiano, contro la patria di Sandino.
Luis Felipe Ríos Castaño, questo il nome dell'agente dell’intelligence militare colombiana condannato a 16 anni di reclusione per aver spiato diverse istallazioni militari
nicaraguensi, in un video realizzato dall'Esercito e diffuso dalla  stampa di Managua ha affermato che la Colombia ha acquisito missili sudcoreani a media gittata per eventuali attacchi aerei contro il Nicaragua, con il quale ha aperta una disputa per le isole caraibiche di San Andrés e Providencia. L'agente ha rivelato che “gli armamenti che stanno acquistando saranno utilizzati per attacchi con missili cruise, e che non si pensa ad uno sbarco di truppe”, spiegando che le Colombia intende avvicinarsi il più possibile con aeronavi, e da qui bombardare le basi militari.
Ríos Castaño, accusato di sottrazione di informazioni militari, ha affermato che la Colombia possiede navi da guerra FC-1500, caccia Kfir ed elicotteri Arpia, di produzione israeliana, dotati di missili Stihl, con una gittata di 250 km, e che sta acquisendo sottomarini tedeschi. Fra i compiti assegnati all'agente colombiano c'era quello di sapere se il Nicaragua, in caso di conflitto armato, possa contare sull'appoggio di Venezuela, Russia, Iran o Cuba. Al di là delle informazioni militari rese pubbliche dall'esercito nicaraguense, fra quelle fornite da Ríos Castaño, la vicenda dà l'ennesima conferma del carattere guerrafondaio e arrogante del governo Santos, che in piena continuità col suo predecessore Uribe, si fa beffe del diritto internazionale, lavora incessantemente (ancorché con un profilo più basso di quello mantenuto da Uribe) contro i governi democratici e progressisti della regione, e si configura come la testa di ponte degli interessi nordamericani nel continente, in piena analogia col ruolo che gioca lo stato d'Israele
in Medio Oriente.