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venerdì 27 marzo 2015

Quando si aggredisce il Venezuela, Cuba si sente ugualmente aggredita.


Il ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez è andato alcuni giorni fa a Caracas dove ha dichiarato "Sono venuto per esprimere l'infinita, completa ed assoluta solidarietà della Rivoluzione Cubana alla Rivoluzione Bolivariana. UNASUR da Quito condanna le azioni d'ingerenza degli USA e chiede a Obama di derogare l'ordine presidenziale contro il Venezuela.

"Sono venuto per esprimere l'infinta, completa ed assoluta solidarietà della Rivoluzione Cubana con la Rivoluzione Bolivariana, l'assoluta lealtà alla memoria del Comandante eterno Hugo Chávez Frías, il miglior amico della Rivoluzione Cubana. Quando si aggredisce il Venezuela, Cuba si sente ugualmente aggredita, così come tutta Nuestra America", ha indicato il ministro cubano Bruno Rodríguez Parrilla, arrivando in Venezuela.

Esprimendo il totale sostegno al popolo e al Governo venezuelano e la condanna alle misure unilaterali e d'ingerenza degli Stati Uniti contro la nazione Bolivariana, Rodríguez ha puntualizzato che alla vigilia di momenti così importanti nella regione, Cuba e il Venezuela restano sempre unite.

Il diplomatico ha sottolineato nelle sue dichiarazioni che si trova a Caracas anche per esprimere: "La nostra assoluta ed energica riprovazione per l'ordine esecutivo del Presidente degli Stati Uniti, che considera il Venezuela - in maniera arbitraria, infondata ed aggressiva - una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti ed applica misure unilaterali che sono una violazione del Diritto Internazionale. Sono venuto anche, ha aggiunto, a dire che i nostri collaboratori resteranno qui a lavorare con tutto lo sforzo e la normalità in qualsiasi circostanza che si presenterà in Venezuela e a Cuba, nella loro indistruttibile unità".

Bruno Rodríguez ha assicurato che gli Stati Uniti hanno provocato un grave danno all'ambiente emisferico alla vigilia del Vertice delle Americhe ed ha sostenuto che ci si deve chiedere con quale obiettivo. "Sono sicuro che l'America Latina e i Caraibi reagiranno con tutto il vigore e la fermezza contro le minacce al Venezuela".

"Spero che il Governo degli Stati Uniti comprenda che non si può maneggiare Cuba con la carota e il Venezuela con il bastone. Sono finiti i tempi del bastone e la carota, sono finiti i tempi di trattare l'America Latina e i Caraibi come il cortile posteriore degli Stati Uniti", ha indicato ancora il capo della diplomazia cubana.

"È imprescindibile un Vertice dell'ALBA urgente che, sono sicuro, si pronuncerà con assoluta fermezza e decisione in solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, con l'Unione Civico - Militare che è fondamenta del processo bolivariano e Chavista", ha dichiarato il ministro Rodríguez, assicurando che si rinnoverà il nostro omaggio al Comandante Hugo Chávez Frías, che è nella nostra lotta quotidiana, che è la difesa degli interessi dei nostri popoli, che è far avanzare l'integrazione in America Latina e nei Caraibi".

L'UNASUR ha valutato

Nello stesso tempo a Quito, in Ecuador, i 12 ministri degli Esteri dell'Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) si sono riuniti per valutare le azioni d'ingerenza promosse dal Governo degli Stati Uniti contro il Venezuela.

All'inizo della riunione straordinaria, il blocco d'integrazione ha ratificato la piena vigenza dei principi che sono alla base della formazione dell'organismo: mantenere la regione come zona di pace, rinforzare la democrazia e garantire i diritti umani nella regione, come ha segnalato il segretario generale di UNASUR, Ernesto Samper, all'inizio dell'incontro che si è svolto nella sede della segreteria generale del Blocco, nel complesso Mitad del Mundo, a 14 chilometri a nord di Quito.

Al termine della riunione della UNASUR, un testo firmato dai ministri degli Esteri degli Stati membri, sollecita la deroga del citato decreto esecutivo emesso dal Presidente Barack Obama lunedì 9 marzo, considerato "una minaccia dovuta all'ingerenza".

La dichiarazione è stata letta dal rappresentante dell'Uruguay, Rodolfo Nin Novoa (informa AFP).

Il presidente ecuadoriano Rafael Correa, ha definito vergognose le minacce al Governo bolivariano ed ha puntualizzato durante la sua abituale trasmissione del sabato, Enlace Ciudadano: "Come possono dire gli Stati Uniti che il Venezuela è un pericolo per la loro sicurezza nazionale? È una vergogna e poi hanno imposto sanzioni unilateralmente! Sino quando sopporteremo tutte queste cose?", ha esclamato (riportato da PL).

La leader della diplomazia del Venezuela, Delcy Rodríguez, che è giunta accompagnata dal suo pari ecuadoregno Ricardo Patiño alla sede della riunione straordinaria di UNASUR, è stata ricevuta con grida di approvazione per il presidente Nicolás Maduro e il Governo bolivariano, grida che si sono moltiplicate.

"Veniamo a ribadire la solidarietà con il Venezuela, perchè gli Stati Uniti non hanno il diritto d'immischiarsi nella politica interna di questo paese", ha commentato a Prensa Latina, Vladimir Mora, che lavora nella Gran Nacional Minera, impresa mista ecuadoregno-venezuelana e che come i suoi compagni di lavoro portava le bandiere dei due paesi.

I membri della Gioventù Comunista dell'Ecuador hanno gridato slogan di sostegno: «Maduro, seguro, a los yanquis dales duro».

Il Venezuela alza lo Scudo Bolivariano

"Con la realizzazione, da sabato 14 e per i successivi dieci giorni, dell'Esercitazione Militare "Scudo Nazionale", il Potere popolare e la Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) hanno ratificato la loro volontà di vincere", ha segnalato il ministro alla Difesa del Venezuela, Vladimir Padrino López, offrendo una dichiarazione a Fuerte Tiuna, a Caracas, dove ha diretto la manovra civico-militare alla quale hanno partecipato 80.000 soldati e 20.000 civili.

Il ministro ha spiegato che questi sono esercizi che rinforzano la preparazione, identificano maggiormente il soldato nel suo impegno con la sua missione, con la sua volontà di vincere.

Alle esercitazioni hanno partecipato soldati, lavoratori, miliziani e portavoce comunitari, mobilitati dopo l'aggressione del governo degli Stati Uniti, il cui presidente Barack Obama ha firmato lo scorso lunedì 9 marzo, un ordine esecutivo che dichiara che il Venezuela è una minaccia straordinaria ed inusuale per la sicurezza nazionale e la politica estera statunitense.

Il titolare alla Difesa del Venezuela ha indicato che sono state attivate le sette Regioni Strategiche di Sviluppo Integrale - REDI - oltre alle 24 Zone di Sviluppo Integrale - ZODI - e le aree di difesa integrale, per mettere in marcia la strategia di difesa del popolo.

Padrino López ha precisato che l'Armata Bolivariana del Venezuela svilupperà le esercitazioni verso il Golfo del Venezuela, mentre la Fanteria della Marina parteciperà ad altre manovre a Puerto Cabello, nello Stato di Carabobo; altri militari saranno ad Amuay, Falcón e ad Apure.

Il Ministro ha spiegato che queste esercitazioni hanno l'obiettivo di potenziare la difesa integrale della nazione, come stabilisce l'Articolo 322 della Costituzione Nazionale, riferendosi al fatto che la sicurezza del paese è responsabilità dello Stato, ma la sua difesa corrisponde a tutti i venezuelani (ha puntualizzato a AVN).

"La difesa della Patria corrisponde a tutti i venezuelani e a loro si devono aggiungere l'impresa privata, le istituzioni pubbliche, tutte le istanze del Governo e dello Stato.

"Anche l'Articolo 326 parla della responsabilità nei temi della difesa della nazione", ha ricordato in una trasmissione della Venezolana de Televisión.

Il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, martedì 11, ha convocato il popolo venezuelano a partecipare all'esercizio nazionale, lo Scudo Bolivariano, come meccanismo per definire i punti di difesa di fronte a qualsiasi aggressione statunitense contro il Venezuela.

La notte di sabato 14, dalla sede del ministero del Potere Popolare per la difesa, a Caracas, Maduro ha offerto un bilancio dell'esercizio ed ha informato che questo durerà sino al 28 marzo. Inoltre ha segnalato il lavoro che sta sviluppando la Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) e ha detto: "Voglio fare i miei complimenti a tutti i soldati e le soldatesse della Patria venezuelana che oggi hanno dato un esempio di professionalità, di morale e d'amore per la nostra Patria e per il nostro popolo".

Domenica 15 l'Assemblea Nazionale si è riunita per il secondo dibattito sulla Legge Abilitante antimperialista presentata dal capo dello Stato, che gli darà poteri per preservare la pace e difendere la Patria venezuelana.

( Traduzione GM – Granma Int.)

Cubadebate | granma.cu

A Piombino il 26  marzo 2015 marzo Aleyda Guevara figlia  di Ernesto CHE Guevara  a ribadito in maniera chiara e esplicita che la fratellanza che lega Cuba e Venezuela non verrà mai meno,


www.resistenze.org


sabato 7 marzo 2015

Cuba ratifica il suo appoggio assoluto al Venezuela

Il Primo Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha partecipato alle cerimonie commemorative nel secondo anniversario della scomparsa fisica del leader bolivariano Hugo Chávez Photo: Omara García (AIN)
Il Primo Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha partecipato alle cerimonie commemorative nel secondo anniversario della scomparsa fisica del leader bolivariano Hugo Chávez, e parteciperà al IX Vertice Straordinario Petrocaribe

Caracas- “L’appoggio al Venezuela sarà sempre presente e per questo Cuba ratifica che continua ad essere un’amica sincera della Rivoluzione Bolivariana”, ha assicurato ieri, giovedì 5, il Primo Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, giungendo nella nazione sudamericana.

In una breve dichiarazione alla stampa nell’Aereoporto Internazionale di Maiquetía, in questa capitale, il membro del Burò Politico del PCC ha espresso l’appoggio assoluto della più grande delle Antille, nel momento attuale che vive il Venezuela, alla sua Rivoluzione Bolivariana e al suo legittimo presidente Nicolás Maduro.
Díaz-Canel ha partecipato alle cerimonie commemorative per il secondo anniversario della scomparsa fisica del leader bolivariano Hugo Chávez nella Caserma della Montagna dove riposano le sue spoglie.
Del Comandante venezuelano ha detto che: “La sua morte non è una verità, perchè continuerà a vivere e dovremo sempre ricordarlo con risultati positivi nei processi sociali e rivoluzionari”.
Il Primo Vicepresidente ha annunciato che rappresenta Cuba nel Vertice Straordinario di Petrocaribe.
“Un gesto altamente altruista”, ha detto, del Venezuela che mostra la sua disponibilità di mantenere Petrocaribe nonostante la situazione di guerra economica che affronta”.
È un progetto umanista, sociale e solidale che abbandona ogni vanità e che dimostra che un mondo migliore è possibile quando si convive con una prospettiva solidale”.
Díaz-Canel è tao ricevuto dal Vicepresidente per la Pianificazione e la Conoscenza e ministro del Potere Popolare per la Pianificazione del governo bolivariano, Ricardo Menéndez.
La delegazione cubana è formata dal ministro di Energia e Miniere, Alfredo López e dai viceministri delle Relazioni Estere e del Commercio Estero, Rogelio Sierra Díaz e Roberto López, rispettivamente.
Dalla sua creazione nel 2005, Petrocaribe ha somministrato più di 300 milioni di barili di petrolio ai suoi paesi membri, e questo ha permesso di disporre di risorse per ridurre la povertà, fomentare lo sviluppo e costruire società più giuste, in una congiuntura internazionale particolarmente avversa.
( Traduzione GM – Granma Int.)

venerdì 6 marzo 2015

Hugo Chavez ed un amore popolare coniugato al presente


Ibis Frade*   
  
Il governatore dello stato venezuelano di Barinas, Adan Chavez, parla di suo fratello come se fosse vivo; in conversazioni personali o in allocuzioni pubbliche lo menziona al presente, come se fosse impossibile definire Hugo Chavez con un verbo in passato.

Anche il presidente della Repubblica, Nicolas Maduro, i membri del gabinetto ministeriale e molti venezuelani per le strade lo nominano al presente ed affettuosamente “il mio Comandante”.
  
Per la giornalista dell'Agenzia Venezuelana di Notizie, Janeth Zarramera, “Chavez è riuscito ad arrivare nei cuori perché era come noi, utilizzava le stesse frasi della gente per strada, a volte veniva da un viaggio per il mondo e lo raccontava come se stesse parlando con un parente”.
  
Dario Marcano, un giovane venezuelano che studia Comunicazione Sociale a Cuba, crede che “diceva le cose chiare come piacciono al popolo”.
  
“Era molto umile, aveva carattere per esprimere quello che pensava in forma diretta e questo piaceva molto”, ha osservato.

Dal quartiere del 23 di gennaio, Haydee Valero, casalinga di 56 anni, parla di lui con gratitudine: Grazie a Chavez oggi so scrivere il mio nome, posso leggere, sono una persona più preparata e continuo a studiare. Prima nessuno si preoccupava di noi, come vivevamo, che cosa necessitavamo..., ha ricordato.
  
Hugo Chavez è un altro Simon Bolívar, non potremo dimenticarlo mai, col suo carisma ha stregato il popolo del Venezuela e di altri paesi, ha aiutato perfino gli abitanti del Bronx, ha detto con orgoglio Ruben Alvarado, lavoratore di Vive TV.  

Stimolare la produzione di un pensiero alternativo e fare le strade per la costruzione di un mondo differente era una delle ossessioni del presidente scomparso, ha puntualizzato la coordinatrice della Rete di Intellettuali ed Artisti in Difesa dell'Umanità, Carmen Bohorquez.
  
Dopo la morte del leader sono venuti tempi difficili, ricorda il Governatore di Barinas, per questo motivo sempre facciamo appelli per continuare le sue idee e raccomandazioni in differenti temi: possono lanciare molte luci nella situazione attuale.  

Chavez è un leader spirituale per la forza rivoluzionaria, la sua predica e pratica quotidiana sono stati i pilastri di questo processo socialista, riscattò una parte della storia di questo paese ed ha reso visibili i dimenticati, i più umili.  

Da quando arrivò al potere nel 1999 sono cominciate le aggressioni mediatiche e le ingiurie, gli attacchi personali; dal momento non potevano fare nulla contro la sua opera, volevano screditarlo ed non lo hanno ottenuto, ha assicurato suo fratello.  

Il diplomatico cubano German Sanchez, giorni dopo la morte di Chavez il 5 marzo 2013, tentando di cercare una forma per mantenerlo vivo e sentirlo di nuovo presente, ha deciso di scrivere un libro.  

Così nacque “Hugo Chavez e la resurrezione di un popolo” per trattare di svelare cosa c'è dietro questo uomo, che sentimenti lo muovevano, chi era prima di vincere le elezioni presidenziali in dicembre del 1998.  

Voleva narrare la vita del leader ma come era l'essere umano che canta, dipinge, gioca a baseball e si diverte raccontando storie, cosa che faceva eccezionalmente bene, ha detto chi è stato ambasciatore cubano in questa nazione per 15 anni.  

La nascita di Chavez come leader nella ribellione civico-militare del 4 febbraio 1992, l'infanzia di questo bambino ribelle, leale e con molto amore da dare, ed il suo comportamento esemplare che riusciva a muovere gli altri all'azione, occupano varie pagine del libro, ha segnalato il suo autore.  

Secondo lui, Fidel Castro e Hugo Chavez possiedono oggi la connessione profonda di due geni, due leader autenticamente popolari.  

Quando era solo un cadetto appena uscito delle pianure venezuelane, Hugo ha ascoltato per la prima volta la voce dell'allora mandatario cubano mentre ascoltava la radio in una guardia, ha raccontato Sanchez a Prensa Latina.  

Era l'anno 1973 e Fidel parlava del golpe fascista in Cile a Salvatore Allende; diceva che gli eventi si sarebbero sviluppati diversamente se il paese fosse stato armato per difendere il processo.  

Queste parole l’hanno colpito profondamente e Chavez non le ha mai dimenticate. Quindi scoprì a poco a poco Fidel nella misura che fu sensibilizzandosi coi temi storici e la realtà dell'America Latina, rivelò il diplomatico.  

Nel carcere, dopo la ribellione civico-militare del 4 febbraio 1992, ha letto “La storia mi assolverà” e trovò lì una lezione essenziale sul ruolo storico di un leader, ha aggiunto Sanchez.  

Con quella sua sensibilità tanto bolivariana, scoprì in Fidel un'espressione dei sogni liberatori degli eminenti dell'indipendenza latinoamericana.  

Per questo motivo cercò nel Comandante cubano fonti nutritive di idee per interpretare la realtà e trovare formule nuove per il socialismo, ha affermato.
  
Secondo le parole dello stesso Fidel, giorni dopo la morte di Chavez: Neanche lui stesso sospettava quanto era grande.
  
Nella sua ultima allocuzione, salutando il suo popolo prima di andare verso L'Avana ad operarsi, Chavez ha detto: Spero in poche settimane di stare nella partita di baseball che ci devono a Forte Tiuna, e nuovamente stare percorrendo le strade amate della patria, i campi prediletti del Venezuela.  

E di una certa forma ha mantenuto la sua parola: Chavez vive, dice il suo popolo nelle manifestazioni in appoggio al Governo ed in molti luoghi di questa geografia, come afferma la canzone: Nessuno pensa che è andato via, fu un momento alla messa. E ritorna con Sandino, col Che, Martì e Bolivar.  
  
*corrispondente di Prensa Latina in Venezuela

Da prensa latina in italiano



mercoledì 4 febbraio 2015

4-F: le 10 frasi e riflessioni di Chávez più importanti

da Radio Nacional de Venezuela

Il 4 febbraio del 1992 è il giorno in cui si è verificata un’insurrezione Civico-Militare sviluppatasi simultaneamente nelle principali città centro-occidentali del paese.
Ai comandanti responsabili delle operazioni – Hugo Chávez, Francisco Arias Cárdenas, Yoel Acosta Chirinos, Jesús Urdaneta e Miguel Ortíz Contreras – si unirono al movimento militare 14 maggiori, 54 capitani, 67 tenenti, 65 sottufficiali, 101 sergenti di truppa e 2.056 soldati.
Inoltre, piccoli gruppi di civili provenienti da diverse organizzazioni della sinistra venezuelana parteciparono all’azione.
L’Operazione Zamora, insieme alla successiva insurrezione del 27 novembre dello stesso anno, segnò il punto più alto raggiunto dalle lotte sociali e politiche del periodo 1989-1993.
Sebbene il Comandante Hugo Chávez fu catturato e imprigionato, il 4 di febbraio accese nel popolo una poderosa fiamma che lo fece destare dinanzi alla corruzione e all’indolenza di una borghesia che non governava per il bene del patria, ma esclusivamente per rimpinguare i propri conti bancari.
La ribellione del 4 febbraio è semplicemente la culla di una rivoluzione – quella bolivariana- che ha restituito dignità e diritti ad un popolo che per 40 anni è stato maltrattato, umiliato e massacrato senza alcuna pietà.
Di seguito le 10 frasi e riflessioni più importanti del nostro Comandante Eterno, Hugo Chávez, sulla ribellione civico-militare del 4 febbraio 1992:
1. «Compagni: purtroppo, per adesso, gli obiettivi da noi stabiliti non sono stati raggiunti». (4 febbraio 1992)
2. «Io, davanti al paese e davanti a voi, mi assumo la responsabilità di questo movimento militare bolivariano». (4 febbraio 1992)
3. «Giuro davanti a Dio, giuro davanti alla patria, giuro davanti al mio popolo che su questa moribonda Costituzione (del 1961) promuoverò le trasformazioni democratiche necessarie affinché la nuova Repubblica abbia una Magna Carta adeguata ai nuovi tempi. Lo giuro». (Investitura di Chávez 2 febbraio 1999)
4. «La ribellione del 4 febbraio è stata una necessità storica; il Venezuela non aveva vie d’uscita, abbiamo dovuto scuotere la patria, solo attraverso la rivoluzione potemmo uscire dall’abisso in cui eravamo precipitati». (4 febbraio 2005)
5. «Se non si fosse verificato il 4 febbraio, noi non saremmo qui. Il 4 di febbraio è il padre della Rivoluzione Bolivariana». (4 febbraio 2011)
6. «La rivoluzione che ha avuto inizio con la rivolta popolare del 27 febbraio 1989 ed è proseguita con le ribellioni militari del 4 febbraio e del 27 Novembre 1992, ha innescato un lungo e complesso processo di organizzazione e di accumulazione di forze che hanno reso possibile la splendida sintesi del 6 dicembre del 1998». (4 febbraio 2011)
7. «Questo è un giorno storico, un giorno di dignità patria». (4 febbraio 2012)
8. «Non immaginate quanto ci hanno ispirato la Rivoluzione Cubana e la Rivoluzione Sandinista». Con questa affermazione il Comandante Chávez ha voluto rendere omaggio a tutti i contributi che le rivoluzioni latinoamericane hanno apportato all’ideale bolivariano. (4 febbraio 2012)
9. «La strada era quella, ragazzi, la storia ci assolverà, la storia ci ha dato ragione». Atto di commemorazione della ribellione del 4-F. (4 febbraio 2012)
10. «Quei Generali – i vecchi comandanti militari che massacrarono il popolo – mai più torneranno ad esistere in Venezuela. Da ora in avanti avremo Generali, Ammiragli, ufficiali e truppe rivoluzionarie, antimperialiste, socialiste e chaviste, perché fa più male alla borghesia e all’imperialismo». (4 febbraio 2012)

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

TRATTO DA:

domenica 27 luglio 2014

IL 28 LUGLIO 1954 NASCEVA IL COMANDANTE HUGO CHAVEZ FRIAS (Documento redatto dalla rete Italiana di solidarietà con la rivoluzione Bolivariana)


Il 28 luglio del 1954 è nato a Sabaneta Hugo Rafael Chavez Frias, presidente del Venezuela, prematuramente scomparso il 5 marzo del 2013. Per certa stampa, un caudillo o un dittatore. Per i popoli del sud del mondo e per le classi popolari, un rivoluzionario e un grande statista, che ha incamminato il suo paese sulla via di un nuovo socialismo.
A 15 anni dalla prima vittoria elettorale di Hugo Chavez, il Venezuela ha realizzato importanti traguardi sociali e ha assunto un ruolo di primo piano negli organismi regionali del Latinoamerica: diritti economici sociali e culturali garantiti; partecipazione politica dei cittadini al controllo e alla gestione della cosa pubblica mediante il passaggio dalla democrazia rappresentativa a quella partecipata: “Lo Stato – recita l'articolo 3 della costituzione – ha come finalità essenziale la difesa e lo sviluppo della persona e il rispetto della sua dignità, l'esercizio democratico della volontà popolare, la costruzione di una società giusta e amante della pace, la promozione della prosperità e il benessere del popolo e la garanzia della realizzazione di principi, diritti e doveri riconosciuti e istituiti da questa Costituzione. L'educazione e il lavoro sono i processi fondamentali per raggiungere detti fini”.
In un mondo in cui l'1% possiede almeno il 40% delle ricchezze globali, il Venezuela socialista ha optato per un impiego delle risorse volto alla giustizia sociale e al “massimo della felicità possibile”: anche per quelli a cui le classi dominanti riservano solo fatica e dolore. Una preziosa e concreta indicazione di rotta per queste nostre sponde, che attirano e inghiottono, mettendo gli ultimi contro i penultimi, secondo gli schemi del grande capitale internazionale. Negli ultimi anni, tra gli Stati uniti, il Canada e l'Europa, circa 10.000 persone si sono tolte la vita per i problemi causati dalla crisi economica capitalista.
Le ultime parole di Chavez, pronunciate dal letto di ospedale, sono state per l'Africa eternamente rapinata. Nella lettera inviata al III Vertice Africa-America latina e Caraibi, che si è svolto nella Guinea Equatoriale a febbraio del 2013, ha scritto: “La strategia neocoloniale è stata, dall'inizio del XIX° secolo, quella di dividere
le nazioni più vulnerabili del mondo per sottometterle a rapporti di dipendenza schiavistica. E' per questo che il Venezuela si è opposto, radicalmente e dall'inizio, all'intervento straniero in Libia, ed è per lo stesso motivo che il Venezuela reitera oggi il suo rifiuto più assoluto di ogni attività di ingerenza della Nato”. Con lo stesso spirito, il Venezuela di Nicolas Maduro ha levato con forza la voce contro l'aggressione israeliana all'eroico popolo di Palestina. Per decisione di Chavez, la Palestina riceve combustibile direttamente e a prezzi solidali.

Il Venezuela è ricco di petrolio e risorse naturali, che il governo socialista scambia con beni e servizi: da anni anche i poveri del Bronx ricevono combustibile mediante un progetto di solidarietà internazionale.
Per questo, e non per culto della personalità – incongruo per chi tenga a una effettiva emancipazione delle classi popolari – vogliamo celebrare il compleanno di Hugo Chavez con i migliori auguri per i nostri ideali, dicendo, insieme alla rivoluzione socialista bolivariana: Tutti siamo Chavez, siamo tutti Chavez. Moltiplicatori di coscienza e di rivoluzione.


Documento  redatto dalla rete  Italiana di solidarietà con la rivoluzione Bolivariana


mercoledì 16 luglio 2014

CON UN GOLPE DE ESTADO SE INICIÓ NUESTRA INDEPENDENCIA (discurso del Embajador Julian Isaias Rodriguez Diaz)




203º Aniversario de la Declaración de Independencia
Julián Isaías Rodríguez Díaz


...tal como diría Bolívar... ...la independencia fue el único bien que se adquirió, pero a costa de todos los demás.

foto  repertorio Ambasciatore Julián Isaías Rodríguez Díaz con Chavez
Intereses de clase, traiciones, ambiciones de lucro y complicidad con imperios poderosos se aliaron contra el pueblo. Es por ello que hoy los venezolanos nos sentimos obligados con nuestros libertadores a completar la obra liberadora y a construir la libertad definitiva.

Aún hoy en Venezuela existen individualidades, partidos y conspiradores  dispuestos a actuar como Cayo Casio Longino y como aquel célebre usurero de Roma, llamado Marco Bruto, quienes en el 44 a. C., asesinaron a Julio César.

En Venezuela hay aún mucho Cayo y los Brutos se cuentan por montones. Unos y otros se han propuesto asesinar el chavismo plebeyo y al presidente de esa gentuza que, por una casual coincidencia, es nada más y nada menos, que el presidente de todos los venezolanos.

...muy distante de aquel senado italiano del 44 a. C., que si valía la pena disolver por dictar la Ley Marcial contra Julio César, la oposición venezolana ha concretado un plan magnicida para asesinar al presidente de Venezuela, y, créanme, veo pocas distinciones entre la oposición terrorista y la otra.

El llamado sector democrático de esa oposición juega con las dos caras del Jano romano y ya uno no sabe si verdaderamente son, o no, partidarios de la violencia.

No es concebible, no es legal, ni políticamente ético una oposición que, por haber perdido un proceso electoral, asuma los derroteros de la violencia y el desconocimiento del estado de derecho que, por lo demás, ha sido quien la creó.

...se les ha llamado a estar a la altura de las circunstancias de un país, que también es de ellos,  a aceptar sus culpas y a deslindarse de la violencia, pero han preferido la simulación, la impostura y la hipocresía. Con insinceridad de farsantes juegan a estar con Dios y con el diablo.

La oposición, señoras y señores, es en cualquier sitio del planeta es una institución inherente a la democracia. Cualquier  oposición es inseparable de aquel régimen político donde la soberanía la ejerce  el pueblo. Es esa oposición auténticamente democrática la que, en Venezuela, añoramos desde el mismo día en que Hugo Rafael Chávez ganó las elecciones en 1998 y las 18 siguientes.

...la emancipación de España no nos liberó totalmente de los imperios. Después de esa independencia, otros imperios nos desunieron y nos arrancaron parte nuestras riquezas. Si, amigos y amigas, nos volvieron a colonizar y nos sometieron con la complicidad de algunos partidos y de muchas oligarquías y de unos dirigentes inconsecuentes.

Se han necesitado, ya no 300 años, como dijo Bolívar, sino más de 500 años como dijo Chávez, para dar las viejas y nuevas batallas por la independencia antes y ahora por la liberación social, económica, diplomática e intelectual de nuestros pueblos.

La democracia, amigas y amigos no es solo nacional. También debe ser internacional, y las agresiones del llamado mundo civilizado y de todos los imperios no se expresan sin embargo  democráticamente, sino a través del uso ilegal de un poderío militar que no tiene ética, ni tribunales, ni jueces que lo juzguen, ni instancias internacionales que se atrevan a condenarlo.  

Quienes creemos en una real y verdadera democracia, no podemos llamar a este monstruo que expresa su democracia de ese modo, sino con el nombre de estados camorristas o estados forajidos. No podemos calificarlos sino de estados fascinerosos, que pretenden utilizar el miedo para acosar la dignidad de los pueblos supuestamente frágiles.

...nuestro 5 de julio está a la orden de todos ustedes. Nosotros lo hemos convertido en un hecho dialéctico que se repite y se renueva. Con él construiremos patria y los que quieran patria que nos acompañen y nos refuercen solidariamente, para ayudarnos y recordarnos permanentemente que nuestro proyecto no debe desviarse de la ruta que tenemos trazada hacia  el socialismo.