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giovedì 9 maggio 2013

Bolivia prevede l'uscita dell'USAID quanto prima


Bolivia prevede l'uscita dell'USAID quanto prima



06/05/2013

La Paz - Il governo di Bolivia si aspetta l'uscita rapida dell'U.S. Agency for International Development (USAID), espulsa dal paese la scorsa settimana, dopo le accuse d'interferenza.

"Più presto se ne andranno, meglio sarà per noi", ha detto oggi il vice presidente in una conferenza stampa presso la sede del governo.

Garcia Linera, da parte del governo, in assenza del presidente Evo Morales per partecipare al vertice del Gruppo dei 77 nelle Isole Fiji, ha considerato che il processo d'uscita deve avvenire in un paio di settimane, ma ha espresso la sua speranza che questo accada nel più breve tempo possibile.

Il Vice Presidente ha confermato che il governo ha le risorse necessarie per sostituire l'aiuto dell'USAID in alcuni programmi sociali in determinate zone della Bolivia.

Morales ha invitato l'organizzazione del nord a ritirarsi dal paese mercoledì scorso, dopo essere accusata di cospirare contro il suo governo, che ha sollevato l'indignazione di Washington e della sua ambasciata qui.

Il presidente ha accusato l'USAID di cospirazione e d'interferenza politica nei sindacati contadini ed altre organizzazioni sociali per destabilizzare il paese.

Morales aveva già valutato come possibile l'espulsione dell'Agenzia il 18 aprile, quando ha criticato un discorso del capo della diplomazia statunitense, John Kerry, in cui ha qualificato l'America Latina come un patio posteriore del suo paese.

"Condanniamo le dichiarazioni per considerarle irriverenti, perché ignorano la realtà dei popoli dell'America Latina", ha dichiarato il presidente.

Il Presidente ha ricordato che la sua nazione non era più un patio posteriore grazie all'apertura economica, alla nazionalizzazione degli idrocarburi ed alla lotta dei movimenti sociali.

Questa è la terza espulsione di un'istituzione degli Stati Uniti che fa il presidente, da quando è salito al potere nel gennaio 2006.

Nel 2008, Morales ha espulso l'ambasciatore
Philip Goldberg, accusato di aver cospirato con l'opposizione, e nel novembre dello stesso anno, ha chiesto il ritiro dell'agenzia anti-droga del paese nordico (DEA) per presunto spionaggio.

Ig/ogt/lio

Foto  da internet inserite da autore blog

venerdì 31 agosto 2012

CELAC-Cina: Dalle parole ai fatti


CELAC-Cina: Dalle parole ai fatti



anticLuis Melián *
La proposta si è fatta sentire per la prima volta nel giugno scorso ed in agosto è diventata una realtà. La Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) e Cina hanno già stabilito un meccanismo regolare per dialogare, allo scopo di dare impulso ai loro rapporti. Questo obiettivo ha fatto sì che si siano riuniti a Pechino i cancellieri Alfredo Moreno del Cile e Nicolas Maduro del Venezuela, insieme al vice ministro cubano degli Affari Esteri Rogelio Sierra, rappresentanti della troika del blocco regionale, inviatati dal titolare anfitrione Yang Jiechi. Questi incontri dello scorso 9 agosto hanno marcato l’inizio ufficiale dei rapporti tra la seconda economia mondiale e la CELAC, costituita in maniera definitiva nel dicembre del 2011, come una dimostrazione dell’interesse all’integrazione dei loro membri. La maggior parte dei 33 paesi che formano parte di questo gruppo mantiene rapporti con Cina, in alcuni casi da qualche decada ed esiste un’amplia cooperazione in diversi settori, ciò che spiega esplicitamente questo nuovo passo rispetto ai vincoli tra il gigante asiatico e la menzionata comunità. Basta ricordare che il commercio tra entrambe le parti ha superato i 240mila milioni di dollari nel 2011. La meta è sorpassare i 400mila milioni di dollari nei prossimi cinque anni. Del rinforzamento di questi rapporti parla anche lo scambio di visite di alto livello. A modo di esempio, dal maggio passato alla data vennero a Pechino i presidenti della Colombia, di Cuba e del Costa Rica, mentre il primo ministro Wen Jiabao realizzò alla fine di giugno un viaggio in Brasile, in Argentina, in Uruguay ed in Cile, con risultati concreti che aspirano a relazioni di maggiore contenuto. Per tutto questo, non deve essere una sorpresa la proposta del consolidamento del citato meccanismo di dialogo, che è stato presentato dal capo del governo cinese nel suo discorso davanti alla Commissione Economica per America Latina ed i Caraibi nella capitale cilena, dove è terminato il suo viaggio. E per continuare a guadagnare tempo, la troika della CELAC e Cina si riuniranno di nuovo in settembre prossimo durante l’Assemblea Generale dell’ONU, secondo quanto hanno riferito qui. È chiaro che questi rapporti porteranno più cooperazione, non solo economica, ma anche politica, conclusione a cui si è arrivati dai criteri espressi da Wen in quell’occasione. Tutte e due le parti hanno uno scopo comune, lo sviluppo, e condividono tanti interessi. Per tutto ciò hanno anche proposto di rinforzare la cooperazione sulla base della fiducia e sulla politica e di incrementare i contatti tra i parlamenti, i partiti politici e i governi locali. L’iniziativa include gli investimenti, le finanze, l’infrastruttura ed il settore agro- alimentare, tra gli altri. Adesso si lavora con questi temi. Il cancelliere venezuelano ha spiegato a Prensa Latina, quando è finita la riunione della troika con il cancelliere cinese, che “sono nate delle idee per un’agenda di lavoro” di ciò che sarebbe il piano di sviluppo congiunto di questo meccanismo. Il successo di questi rapporti permette inoltre di riconoscere la CELAC come un forum che cerca di integrarsi con il mondo emergente. I rappresentanti latinoamericani e dei Caraibi sono stati prima in India, anche con sfide e aspirazioni comuni alle altre regioni, come è lo sviluppo integrale per il bene dei rispettivi popoli. A Nuova Delhi, la Missione ha promosso maggiori vincoli tra il suo gruppo e questo paese tramite contatti che si avranno nei prossimi mesi. Se la CELAC aveva bisogno di interlocutori fuori dal suo intorno, le due nazioni asiatiche hanno stabilito un rapporto che a giudicare dai passi iniziali fatti, di sicuro verrà ampliato per un maggiore protagonismo internazionale del nuovo blocco. *corrispondente di Prensa Latina in Cina



martedì 7 agosto 2012

Le nazionalizzazioni sono un mandato del popolo, afferma Evo Morales



Le nazionalizzazioni sono un mandato del popolo, afferma Evo Morales

LaPaz, 6 ago (Prensa Latina)

 

Il Presidente Evo Morales ha assicurato durante i festeggiamenti per il 187° anniversario dell'indipendenza della Bolivia, che le nazionalizzazioni nel paese costituiscono un mandato del popolo boliviano. Durante il suo discorso alla nazione dalla città di Oruro, il mandatario ha sottolineato l'importanza delle nazionalizzazioni nell'auge dell'economia boliviana, nella crescita delle riserve internazionali e negli investimenti nel settore pubblico. Ha ratificato anche la fiducia del popolo nell'amministrazione, rispecchiata nel pagamento delle imposte, ed all'importanza di industrializzare l'economia, soprattutto nel litio. Non solamente possiamo dipendere dalle valute nel ramo degli idrocarburi, ma anche dobbiamo generare guadagni nella parte agricola e dell’allevamento, ha insistito. Il capo di Stato ha sollecitato  a pensare al bicentenario della Repubblica, nel 2025, e ha risaltato il ruolo che deve svolgere l'educazione nella formazione dei futuri professionali, degli scienziati, del futuro del paese.  C'è volontà politica per arrivare al bicentenario con zero nell’estrema povertà. Tutto il nostro popolo deve avere servizi basilari: telefonia, acqua potabile e luce, ha rimarcato.  Per Morales, il nostro migliore apporto all'umanità sono queste politiche sociali che emergono dai movimenti sociali. Ha ammesso che ha imparato in questi anni nel Governo che innanzitutto viene la Bolivia e dopo le rivendicazioni settoriali. Se tutti pensiamo nella Bolivia e sogniamo in Bolivia, il futuro starà nelle nostre mani, ha concluso.