Visualizzazione post con etichetta Ecuador. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ecuador. Mostra tutti i post

lunedì 27 marzo 2017

RESPINGIAMO LE MINACCE E PRESSIONI DELLE MULTINAZIONALI DELLE TELECOMUNICAZIONI CONTRO IL SOVRAINTENDENTE ECUADORIANO PEDRO PAEZ


Pedro Paez è il Sovraintendente ecuadoriano per il controllo del potere dei mercati, responsabile dell’applicazione delle leggi dello Stato relative alla disciplina della concorrenza e alla tutela dei diritti dei consumatori.

L’Ecuador ha varato in materia, una delle leggi più avanzate esistenti, che prevede misure effettive e stringenti per obbligare tutte le imprese, e specialmente quelle più potenti, a rispettare le sue norme.


La legge in questione ha costituito uno degli elementi qualificanti del governo del presidente Rafael Correa, che ha avuto come obiettivo far uscire l’Ecuador dalla tradizionale subordinazione alle imprese multinazionali.

Il Sovraintendente Pedro Paez ha svolto negli ultimi 4 anni una preziosa, coerente ed infaticabile opera volta a tradurre nella pratica i principi fondamentali sanciti dalla nuova Costituzione Ecuadoriana del 2008 e dalla legge. Nell’esercizio delle sue funzioni, la Sovraintendenza ha dapprima multato la multinazionale delle comunicazioni che opera in Ecuador come CLARO (CONECEL – Consorcio Ecuatoriano De Telecomunicaciones di proprietà del noto multimiliardario messicano Slim) per questioni di violazione delle norme di concorrenza, e successivamente per la violazione delle misure preventive da essa stabilite.

A causa della sua funzione istituzionale e del suo lavoro di fedele servitore dello Stato e della Costituzione, Pedro Paez è stato denunciato dalla multinazionale CONECEL, con l’accusa penale di” offesa all’onore e al buon nome della impresa”.

Il giudice competente ha assolto Pedro Paez, ma la denuncia presentata da CONACEL e la grave campagna contro-informativa realizzata dalla multinazionale attraverso i media controllati dalle oligarchie finanziarie del paese, continua a gravare come una evidenza in più della lotta di tali “poteri forti” contro la Revolucion Ciudadana e i suoi aspetti più progressisti.  

Ciò assume un significato ben preciso specie tenendo conto dell’attuale complessa fase della vita politica ecuadoriana alla vigilia del turno di ballottaggio delle presidenziali. In questo frangente elettorale, infatti, il candidato delle destre oligarchiche, il banchiere Guillermo Lasso, rappresenta la restaurazione dei poteri forti e del passato ruolo del sistema bancario nella presa di quelle decisioni politiche e sociali del paese, che hanno determinato povertà, disuguaglianza, austerità e debito pubblico.

Occorre al riguardo osservare anzitutto come sia inammissibile che un’attività imputabile a un ente pubblico, come quella svolta da Paez, possa essere oggetto di denunce penali da parte di privati. Nel merito, lo stesso Paez si è del resto premurato di smentire efficacemente il presunto tenore diffamatorio delle sue dichiarazioni, dimostrandone la veridicità alla luce delle violazioni della legge ecuadoriana compiute da CONACEL.

Respingiamo l’attacco a Pedro Paez come un inaudito atto di arroganza di un potere privato che ricorre ad ogni mezzo per impedire attività legittime e doverose volte a conformarne il ruolo a quanto stabilito dalla Costituzione e dalle leggi dell’Ecuador, in omaggio a principi importanti come quelli relativi alle garanzie della concorrenza e ai diritti del consumatore.

giovedì 11 luglio 2013

25 verità sul caso Evo Morales / Edward Snowden-25 verdades sobre el caso Evo Morales/Edward Snowden



25 verità sul caso Evo Morales / Edward Snowden

Salim Lamrani * | resistir.info - operamundi.uol.com.br
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

03/07/2013

A seguito di un ordine da Washington, Francia, Italia, Spagna e Portogallo, hanno proibito il volo all'aereo presidenziale

Il caso Edward Snowden è stato all'origine di un grave
incidente diplomatico tra la Bolivia e diversi paesi europei. A seguito di un ordine da Washington, Francia, Italia, Spagna e Portogallo hanno proibito all'aereo presidenziale di Evo Morales di sorvolare sul loro territorio.

1. Dopo una visita ufficiale in Russia per partecipare a un vertice dei paesi produttori di gas, il presidente Evo Morales ha preso il suo aereo per tornare in Bolivia.

2. Gli Stati Uniti, pensando che Edward Snowden, ex agente CIA e della NSA, autore delle rivelazioni sulle operazioni di spionaggio del suo paese, fosse sull'aereo presidenziale, ha ordinato a quattro paesi europei, Francia, Italia, Spagna e Portogallo, di proibire il sorvolare del loro spazio aereo a Evo Morales.

3. Parigi ha immediatamente soddisfatto l'ordine proveniente da Washington e ha annullato l'autorizzazione di sorvolo del proprio territorio che era stato concessa alla Bolivia il 27 giugno 2013, mentre l'aereo presidenziale si trovava a pochi chilometri dal confine francese.

4. Così, Parigi ha messo in pericolo la vita del Presidente boliviano, il quale è dovuto atterrare in emergenza in Austria, per mancanza di carburante.

5. Dal 1945, nessuna nazione al mondo ha impedito a un aereo presidenziale il sorvolo del proprio territorio.

6. Parigi, oltre che a scatenare una crisi di estrema gravità, ha violato il diritto internazionale e l'immunità diplomatica assoluta del quale gode qualsiasi Capo di Stato.

7. Il governo socialista di François Hollande ha seriamente compromesso il prestigio della nazione. La Francia appare agli occhi del mondo come un paese servile e docile, che non esita un attimo ad obbedire agli ordini di Washington, contro i propri interessi.

8. Prendendo una tale decisione, Hollande ha denigrato la voce della Francia sulla scena internazionale.

9. Parigi diventa anche oggetto di risate nel mondo. Le rivelazioni fatte da Edward Snowden hanno portato alla scoperta che gli Stati Uniti spiano diversi paesi dell'Unione Europea, tra cui la Francia. A seguito di queste rivelazioni, François Hollande ha chiesto pubblicamente e fermamente a Washington di fermare tali atti ostili. Tuttavia, in contraddizione, il Palazzo dell'Eliseo ha seguito fedelmente gli ordini della Casa Bianca.

10. Dopo aver scoperto che si trattava di una informazione falsa e che Snowden non era sull'aereo, Parigi ha deciso di annullare il divieto.

11. Italia, Spagna e Portogallo hanno seguito anch'esse gli ordini di Washington e hanno proibito a Evo Morales il sorvolo sul proprio territorio prima di cambiare idea, dopo aver appreso che l'informazione non era vera e consentire al presidente boliviano di proseguire il suo percorso.

12. In precedenza, la Spagna ha perfino richiesto di visionare l'aereo presidenziale in violazione di tutte le leggi internazionali. "Questo è un ricatto; non lo consentiamo per una questione di dignità. Aspetteremo il tempo necessario", ha replicato il Presidente boliviano. "Non sono un criminale",  ha dichiarato Evo Morales.

13. La Bolivia ha denunciato un attacco contro la sua sovranità e contro l'immunità del suo presidente. "Si tratta di una istruzione del governo degli Stati Uniti", secondo La Paz.

14. L'America Latina ha condannato all'unanimità l'atteggiamento della Francia, Spagna, Italia e Portogallo.

15. L'Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), ha convocato d'urgenza una riunione straordinaria dopo questo scandalo internazionale e ha espresso la sua "indignazione" attraverso il suo Segretario Generale Ali Rodriguez.

16. Venezuela ed Ecuador hanno condannato "l'offesa" e l'"attacco" contro il Presidente Evo Morales.

17. Il Presidente Nicolas Maduro del Venezuela ha condannato "l'aggressione rude, brutale, inadeguata ed incivile".

18. Il Presidente ecuadoriano Rafael Correa ha espresso la sua indignazione: "La Nostra America non può tollerare tanto abuso!"

19. Nicaragua ha denunciato una "azione criminale e barbara".

20. L'Avana ha criticato l'"atto inaccettabile, infondato ed arbitrario, che offende tutta l'America Latina e i Caraibi".

21. La Presidentessa dell'Argentina Cristina Fernandez, ha espresso la sua costernazione: "In definitiva sono tutti matti. Il Capo dello Stato ed il suo aereo hanno la totale immunità. Non ci può essere questo grado di impunità".

22. Attraverso la voce del suo Segretario Generale José Miguel Insulza, l'Organizzazione degli Stati Americani (OAS) ha condannato la decisione dei paesi europei: "Non ci sono circostanze alcune per commettere tali azioni ai danni del presidente della Bolivia. I paesi coinvolti devono fornire una spiegazione, i motivi per cui hanno preso questa decisione, soprattutto perché questa ha messo in pericolo la vita del presidente di un Paese Membro dell'OEA".

23. L'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), ha denunciato "la palese discriminazione e minaccia all'immunità diplomatica di un Capo di Stato".

24. Invece di concedere asilo politico alla persona che gli ha permesso di scoprire che sono vittima di spionaggio ostile, l'Europa, in particolare la Francia, non esita a a dar via ad una crisi diplomatica, con l'obiettivo di consegnare Edward Snowden agli Stati Uniti.

25. Questo caso illustra che se l'Unione Europea è una potenza economica, è un nano politico e diplomatico incapace di assumere una posizione indipendente nei confronti degli Stati Uniti.

* Salim Lamrani è Dottore in Studi Iberici e Latino-americani presso l'Università Paris Sorbonne-Paris IV, Salim Lamrani è professore presso l'Università di La Reunion e giornalista, specialista delle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti. Il suo ultimo libro è The Economic War Against Cuba. A Historical and Legal Perspective on the U.S. Blockade, New York, Monthly Review Press, 2013, con introduzione di Wayne S. Smith e prefazione di


Fine modulo
Inizio modulo
 
25 verdades sobre el caso Evo Morales/Edward Snowden

Tras una orden de Washington, Francia, Italia, España y
Portugal le prohibieron al avión presidencial sobrevuelo

El caso Edward Snowden estuvo al origen de un grave incidente diplomático entre Bolivia y varios países europeos. Tras una orden de Washington, Francia, Italia, España y Portugal le prohibieron al avión presidencial de Evo Morales sobrevolar su territorio.

1. Tras un viaje oficial a Rusia para asistir a una cumbre de países productores de gas, el Presidente Evo Morales tomó su avión para regresar a Bolivia.

2. Estados Unidos, pensando que Edward Snowden, ex agente de la CIA y de la NSA autor de las revelaciones sobre las operaciones de espionaje de su país se encontraba en el avión presidencial, ordenó a cuatro países europeos, Francia, Italia, España y Portugal, que le prohibiera el sobrevuelo de su espacio aéreo a Evo Morales
.
3. París cumplió inmediatamente la orden procedente de Washington y canceló la autorización de sobrevuelo de su territorio que había otorgado a Bolivia el 27 de julio de 2013, mientras que el avión presidencial se encontraba a apenas unos kilómetros de las fronteras francesas.

4. Así, París puso en peligro la vida del Presidente boliviano, el cual tuvo que aterrizar en emergencia en Austria, por falta de combustible.

5. Desde 1945, ninguna nación del mundo ha impedido a un avión presidencial sobrevolar su territorio.

6. París, además de desatar una crisis de una extrema gravedad, violó el derecho internacional y la inmunidad diplomática absoluta del cual goza todo Jefe de Estado.

7. El gobierno socialista de François Hollande atentó gravemente al prestigio de la nación. Francia aparece ante los ojos del mundo como un país servil y dócil que no vacila un solo instante en obedecer a las órdenes de Washington, contra sus propios intereses.

8. Al tomar semejante decisión, Hollande desprestigió la voz de Francia en la escena internacional.
Leia mais
9. París también se vuelve objeto de risa en el mundo entero. Las revelaciones hechas por Edward Snowden permitieron descubrir que Estados Unidos espiaba a varios países de la Unión Europea, entre los cuales Francia. Tras esas revelaciones, François Hollande pidió pública y firmemente a Washington que parar esos actos hostiles. No obstante, en entresijos, el Palacio del Elysée siguió fielmente las órdenes de la Casa Blanca.

10. Tras descubrir que se trataba de una información falsa y que Snowden no se encontraba en el avión, París decidió anular la prohibición.

11. Italia, España y Portugal también siguieron las órdenes de Washington y prohibieron a Evo Morales el sobrevuelo de su territorio, antes de cambiar de opinión tras enterarse de que la información no era verídica y permitir al Presidente boliviano seguir su ruta.

12. Antes de ello, España hasta exigió revisar el avión presidencial en violación de todas las normas legales internacionales. “Esto es un chantaje; no lo vamos a permitir por una cuestión de dignidad. Vamos a esperar todo el tiempo necesario”, replicó la Presidencia boliviano. “No soy un criminal”, declaró Evo Morales.

13. Bolivia denunció un atentado contra su soberanía y contra la inmunidad de su presidente. “Se trata de una instrucción del gobierno de Estados Unidos”, según La Paz.

14. América Latina condenó unánimemente la actitud de Francia, España, Italia y Portugal.

15. La Unión de Naciones Suramericanas (UNASUR) convocó en urgencia una reunión extraordinaria tras este escándalo internacional y expresó su “indignación” mediante la voz de su Secretario General Ali Rodríguez.

16. Venezuela y Ecuador condenaron “la ofensa” y “el atentado” contra el Presidente Evo Morales.

17. El Presidente Nicolás Maduro de Venezuela condenó “una agresión grosera, brutal, inadecuada y no civilizada”.

18. El Presidente ecuatoriano Rafael Correa expresó su indignación: “¡Nuestra América no puede tolerar tanto abuso!”

19. Nicaragua denunció una “acción criminal y bárbara”.

20. La Habana fustigó “acto inadmisible, infundado y arbitrario que ofende a toda la América Latina y el Caribe”.

21. La Presidenta argentina Cristina Fernández expresó su consternación: “Definitivamente están todos locos. Jefe de Estado y su avión tiene inmunidad total. No puede ser este grado de impunidad”.

22. Mediante la voz de su Secretario General José Miguel Insulza, la Organización de Estados Americanos (OEA) condenó la decisión de los países europeos: “No existe circunstancia alguna para cometer tales acciones en detrimento del presidente de Bolivia. Los países involucrados deben dar una explicación de las razones por las cuales tomaron esta decisión, particularmente porque ello puso en riesgo la vida del primer mandatario de un País Miembro de la OEA”.

23. La Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA) denunció “una flagrante discriminación y amenaza a la inmunidad diplomática de un Jefe de Estado”.

24. En vez de otorgar el asilo político a la persona que le permitió descubrir que era víctima de espionaje hostil, Europa, particularmente Francia, no vacila en crear una grave crisis diplomática con el objetivo de entregar a Edward Snowden a Estados Unidos.

25. Este caso ilustra que si la Unión Europea es una potencia económica, es un enano político y diplomático incapaz de adoptar una postura independiente hacia Estados Unidos.

*Salim Lamrani es Doctor en Estudios Ibéricos y Latinoamericanos de la Universidad Paris Sorbonne-Paris IV, Salim Lamrani es profesor titular de la Universidad de La Reunión y periodista, especialista de las relaciones entre Cuba y Estados Unidos. Su último libro se titula The Economic War Against Cuba. A Historical and Legal Perspective on the U.S. Blockade, New York, Monthly Review Press, 2013, con un prólogo de Wayne S. Smith y un prefacio de Paul Estrade.

Contacto: lamranisalim@yahoo.fr ; Salim.Lamrani@univ-reunion.fr

www.resistenze.org
 

foto inserite da autore blog corrente

giovedì 28 marzo 2013

Maduro allerta contro azione destabilizzante dell’opposizione venezuelana /L'Ecuador ignorerà le misure cautelari imposte dalla CIDH


Maduro allerta contro azione destabilizzante dell’opposizione venezuelana


Caracas, 27 mar (Prensa Latina) Il candidato alla presidenza venezuelana per il Gran Polo Patriottico, Nicolas Maduro, ha messo in allerta oggi i suoi seguaci sui tentativi dell'opposizione di portare lo scenario politico nazionale ad una situazione di violenza. 
 
Intervenendo davanti a migliaia di sostenitori a Maturin, nello stato Monagas, il presidente incaricato della Repubblica ha indicato che i rappresentanti della destra stanno scommettendo sulla campagna dell'odio. 
 
L'oligarchia vuole che il processo elettorale finisca nella violenza, o lo stesso giorno del suffragio od in seguito, davanti ad una realtà che segna la loro sconfitta nei comizi, ha aggiunto. 
 
Per ciò, ha detto Maduro, lanciamo un appello agli elettori dell'opposizione affinché evitino di essere manipolati da coloro che vogliono portare il paese verso un cammino di violenza e di sconfitta. 
 
Settori dell'opposizione hanno scommesso su uno scenario dove il paese arrivi ad un limite che superi la pazienza e si lanci sulle strade, per utilizzare il pretesto di una situazione estrema, ha segnalato. 
 
Unito a ciò, questo processo elettorale colloca davanti a noi l'opzione di scegliere tra due modelli, uno di loro quello della patria e Chavez, di fronte a quello dell'imperialismo e del nulla, ha aggiunto. 
 
In questo contesto, Maduro ha confermato il compromesso di dare continuità al piano della patria 2013-2019 -progettato dal Comandante Hugo Chavez - per trasformare il Venezuela in una potenza socialista, democratica, umanista e cristiana. 
 
Quando solo mancano 18 giorni alla data della votazione, il candidato socialista ha avvertito degli sforzi per avvelenare la mente della gente nobile ed ha fatto notare che votare per la borghesia è farlo contro gli interessi della patria. 
 
Maduro ha assistito questo mercoledì al giuramento di più di sei mila integranti delle Unità di Battaglia Hugo Chavez nell'entità, incaricate di approfondire il lavoro elettorale dei prossimi comizi. 
 
Ig/mem

L'Ecuador ignorerà le misure cautelari imposte dalla CIDH


Quito, 27 mar (Prensa Latina) Il presidente ecuadoriano, Rafael Correa ha annunciato che
questa nazione non riconoscerà misure cautelari imposte dalla Commissione Interamericana dei diritti umani (CIDH), per considerarla senza autorità per farlo. 
 
“Ignoreremo queste misure imposte dalla CIDH, perché sono illegali”, ha condannato il mandatario. 
 
Ha osservato che la Corte Interamericana dei diritti umani che è l'organo giudiziale dell'Organizzazione degli Stati Americani (OSA) sì ha il diritto di farlo, secondo quanto stabilito dalla lettera di questa entità regionale. 
 
La CIDH ed i suoi differenti relatori dovrebbero promuovere i diritti umani in America Latina, ha commentato. 
 
In un incontro con i mezzi di stampa della città di Guayaquil, Correa ha messo in chiaro che l'Ecuador non è contro le misure cautelari, ma sì esige che si facciano in forma legale e non per attribuzioni della CIDH che non ha questa facoltà. È un abuso ed un'illegalità, ha affermato. 
 
Sull'ultima riunione straordinaria dell'OSA, celebrata a Washington, negli Stati Uniti, Correa ha sottolineato che è il punto di partenza, perché è già storico che si discutano le proposte fatte dall'Ecuador. 
 
“Perché dobbiamo mantenere la sede della CIDH a Washington se questa nazione non è parte di questa commissione, né ha firmato nessun strumento sui diritti umani?”, si è interrogato. 
 
Ha insistito sul fatto che non può essere che la sede sia in un paese che non ha firmato la Convenzione o tutti gli strumenti; inoltre, ha reclamato che “o cambino la sede ad uno Stato parte o firmino tutti i trattati di protezione dei diritti umani negli USA”. 
 
Ha qualificato come “neocolonialismo il fatto che gli Stati Uniti che non riconoscano la CIDH, siano i suoi finanziatori e paghino per controllare il resto dei paesi”, ha esclamato. 
 
“È insostenibile che il giudizio di un giornalista vada alla Commissione”, ha affermato, “mentre dove sta il bloqueo contro Cuba, che è il maggiore attentato ai diritti umani del continente?”. 
 
E poi si è interrogato “dove sta il pronunciamento della CIDH per il colonialismo contro le Isole Malvine, che sono argentine?”. 
 
“Queste organizzazioni sono quelle che devono fare rispettare sempre i diritti umani e non farlo selettivamente”, ha concluso Correa. 
 
Ig/nda

Prensa latina 
foto tratte da internet inserite da autore blog

domenica 2 settembre 2012

Gli Stati Uniti non riconoscono l' "asilo diplomatico" - Estados Unidos no reconoce el “asilo diplomático”


Gli Stati Uniti non riconoscono l' "asilo diplomatico"
1 settembre 2012 - Tratto da Heraldo Cubano
 
Venerdì 17 agosto 2012 attraverso un comunicato del Dipartimento di Stato, il governo degli Stati Uniti ha dichiarato che "non riconosce l'asilo diplomatico che l'Ecuador ha concesso all'australiano Julian Assange" il fondatore di Wikileaks rifugiato presso l'ambasciata ecuadoriana a Londra. "Gli Stati Uniti non fanno parte della convenzione del 1954 dell'OSA (Organizzazione Stati Americani) sull'asilo diplomatico e non riconoscono il concetto di asilo diplomatico come una questione di diritto internazionale". È vero che gli USA non sono firmatari di quella convenzione, ma come fu diversa la loro posizione negli anni '60 e poi negli anni '80 e primi anni '90, quando incoraggiarono e sostennero l'ingresso di controrivoluzionari e persone con pessimi precedenti penali in sedi diplomatiche a L'Avana, come parte della sua propaganda anti cubana, e per ampliare l'area di opinione che "fuggivano dal comunismo". Durante i primi anni della decade del '60, controrivoluzionari cubani che formavano le reti create dalla CIA, dopo aver commesso atti di terrorismo, come l'incendio di diversi cinema, teatri e centri commerciali, s'introducevano nelle sedi diplomatiche latinoamericane per successivamente andare a risiedere a Miami, dove erano accolti come eroi, per aver compiuto i mandati degli yankee. Questo è avallato nei piani declassificati della CIA, dove si raccolgono le azioni terroristiche approvate dalla Casa Bianca contro Cuba, con l'intento di rovesciare la trionfante Rivoluzione. Negli anni '80 si ricorda anche l'entrata in massa di delinquenti, chiamati "scorie" nell'ambasciata del Perù, dopo aver assassinato un giovane agente del sistema di protezione della sede diplomatica e come furono ricevuti a Lima, e un po' più tardi a Miami, come coloro che erano riusciti a "fuggire dal comunismo". A toccar la realtà hanno dovuto riconoscere la bassa qualità umana della stragrande maggioranza di questi, salvo alcune eccezioni. Più tardi, nel 1990 in collusione con alcuni governi e i loro rappresentanti diplomatici a L'Avana, cercarono di creare una falsa crisi nelle ambasciate accreditate a Cuba, nello stile di Albania e Romania, in un disperato tentativo di distruggere la rivoluzione cubana, che aveva resistito al crollo del socialismo europeo. Allora applaudirono l'ingresso, con l'uso della forza, di alcuni elementi criminali stimolati dall'estero da notizie trasmesse dalle emittenti sovversive situate nel territorio degli Stati Uniti. Ricordiamo il caso della sede della Repubblica Cecoslovacca, Spagna, Belgio, Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Italia, Francia e Canada. Lì non mancò il sostegno e l'incoraggiamento yankee, si sperticarono negli applausi ai "coraggiosi cubani che hanno rischiato le loro vite a favore della libertà". La fine è nota, Cuba denunciò il macabro piano dei nord americani e i precedenti penali di coloro che si introdussero nelle missioni diplomatiche. Ma come "il cane perde il pelo ma non il vizio", con l'illusione che alla Rivoluzione le rimaneva solo pochi mesi, tornarono sullo stesso percorso nel 1991, cercando di formare una nuova di penetrazioni in cerca di asilo diplomatico. La conclusione, la stessa dell'anno precedente. Successivamente sono avvenuti eventi simili ma sporadici, in quanto si sono convinti che non era causa che potesse destabilizzare la situazione interna cubana e decisero di continuare ad incoraggiare l'emigrazione illegale dal paese via mare, ciò che ebbe come culmine le azioni di furto e sequestro di imbarcazioni cubani nel 1994, che si è conclusa con il permesso del governo per l'uscita illegale in massa di tutti coloro che lo avessero voluto, poiché erano sempre ricevuti come trionfatori negli Stati Uniti, dove gli si concede l'immediato rifugio politico, sotto i precetti della ripudiabile legge di Aggiustamento Cubano del 1966, esclusiva per la sola Cuba. Pertanto, non è casuale né strano che ora, di fronte a un evento sovrano dell'Ecuador di concedere asilo politico a Julian Assange, gli USA si lancino ad affermare che non lo riconoscono, poiché per il mondo è ben chiaro che gli unici interessati a sanzionarlo, in modo esemplare, sono loro, mentre rimane evidente il ruolo d'ingerenza negli affari interni del resto degli stati, incluso dei suoi alleati; le azioni di spionaggio che realizzano così come la sovversione politica come arma contro coloro che non sono di loro gradimento, con la pubblicazione di centinaia di migliaia di cablo cifrati da parte del sito Wikileaks. Aspettiamo poi il finale.

Estados Unidos no reconoce el “asilo diplomático”

Tomado del Heraldo Cubano El viernes 17 de agosto de 2012 mediante un comunicado el Departamento de Estado, el gobierno norteamericano aseguró que “no reconoce el asilo diplomático que ecuador otorgó al australiano Julián Assange”, el fundador de Wikileaks refugiado en la embajada ecuatoriana en Londres. “Estados unidos no forma parte de la convención de 1954 de la (Organización de Estados Americanos) OEA sobre el asilo diplomático y no reconoce el concepto de asilo diplomático como una cuestión de derecho internacional”. Es cierto que EE.UU. no es signatario de esa convención, pero cuan distinta fue su posición en la década del 60 y después en los 80 e inicios de los 90 cuando estimuló y apoyó la entrada de contrarrevolucionarios y personas con pésimos antecedentes penales en sedes diplomáticas en la Habana, como parte de su propaganda anti cubana, y para ampliar la matriz de opinión de que “huían del comunismo”. Durante los primero años de la década de los 60, contrarrevolucionarios cubanos que conformaban las redes creadas por la CIA, después de cometer actos terroristas como fue el incendio de varios cines, teatros y centros comerciales, se introducían en las sedes diplomáticas de Latinoamérica para posteriormente ir a residir a Miami, donde fueron recibidos como héroes, al cumplir los mandatos de los yanquis. Esto está avalado en los planes desclasificados de la CIA, donde se recogen las acciones terroristas aprobadas por la Casa Blanca contra Cuba, con el interés de derrocar a la Revolución triunfante. En los 80 se recuerda aun la entrada masiva de delincuentes, denominados “escoria”, en la embajada del Perú, después de asesinar a un joven escolta del sistema de protección de la sede diplomática y como fueron recibidos en Lima y algo más tarde en Miami, como los que lograban “huir del comunismo”. Al palpar la realidad tuvieron que reconocer la baja calidad humana de la inmensa mayoría de estos, salvo algunas excepciones. Más tarde, en 1990 en contubernio con algunos gobiernos y sus representantes diplomáticos en la Habana, intentaron crear una falsa crisis en las embajadas acreditadas en Cuba, al estilo de Albania y Rumania, en un desesperado intento de acabar con la revolución cubana, la que había resistido el derrumbe del socialismo europeo. Entonces si aplaudieron la entrada por la fuerza de algunos elementos delincuentes estimulados desde el exterior mediante noticias transmitidas por las emisoras subversivas radicadas en territorio norteamericano. Recordamos los casos de la sede de la República de Checoeslovaquia, España, Bélgica, Alemania, Suiza, Gran Bretaña, Italia, Francia y Canadá. Ahí no faltó el apoyo y estímulo yanqui, sobraron los aplausos a los “valientes cubanos que arriesgaban sus vidas en pos de la libertad”. El final se conoce, Cuba denunció el macabro plan de los norteamericanos y los antecedentes penales de los que se introdujeron en las misiones diplomáticas. Pero como “perro huevero aunque le quemen el hocico”, con la ilusión de que a la Revolución le quedaban solo meses, volvieron por la misma senda en 1991, tratando de conformar una nueva crisis de penetraciones en busca de asilo diplomático. El final, el mismo del año anterior. Posteriormente han ocurrido hechos parecidos pero esporádicos, pues se convencieron que eso no era causa que pudiera desestabilizar la situación interna cubana y decidieron continuar estimulando las salidas ilegales del país vía marítima, lo que tuvo como colofón las acciones de robo y secuestro de embarcaciones cubanas en 1994, que terminó con el permiso del gobierno para la salida ilegal masiva de todo el que lo deseara, pues al fin y al cabo eran recibidos como triunfadores en los EE.UU., donde se les concede de inmediato el refugio político, bajo los preceptos de la repudiable Ley de Ajuste cubano de 1966, exclusiva para Cuba. Por tanto, no es casual ni extraño que ahora ante un caso soberano de Ecuador de concederle el asilo político a Julián Assange, los norteamericanos se lancen a plantear que no lo reconocen, pues para el mundo está bien definido que a los únicos que le interesa sancionarlo de forma ejemplarizante es a ellos, cuando quedaron en evidencia del papel injerencista en los asuntos internos del resto de los Estado, incluso de sus aliados, las acciones de espionaje que realizan así como la subversión política como un arma contra aquellos que no son de su agrado, con la publicación de cientos de miles de cables cifrados por el sitio Wikileaks. Esperemos pues el final.


immagine bandiera USA inserita da autore blog 
 

venerdì 31 agosto 2012

CELAC-Cina: Dalle parole ai fatti


CELAC-Cina: Dalle parole ai fatti



anticLuis Melián *
La proposta si è fatta sentire per la prima volta nel giugno scorso ed in agosto è diventata una realtà. La Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) e Cina hanno già stabilito un meccanismo regolare per dialogare, allo scopo di dare impulso ai loro rapporti. Questo obiettivo ha fatto sì che si siano riuniti a Pechino i cancellieri Alfredo Moreno del Cile e Nicolas Maduro del Venezuela, insieme al vice ministro cubano degli Affari Esteri Rogelio Sierra, rappresentanti della troika del blocco regionale, inviatati dal titolare anfitrione Yang Jiechi. Questi incontri dello scorso 9 agosto hanno marcato l’inizio ufficiale dei rapporti tra la seconda economia mondiale e la CELAC, costituita in maniera definitiva nel dicembre del 2011, come una dimostrazione dell’interesse all’integrazione dei loro membri. La maggior parte dei 33 paesi che formano parte di questo gruppo mantiene rapporti con Cina, in alcuni casi da qualche decada ed esiste un’amplia cooperazione in diversi settori, ciò che spiega esplicitamente questo nuovo passo rispetto ai vincoli tra il gigante asiatico e la menzionata comunità. Basta ricordare che il commercio tra entrambe le parti ha superato i 240mila milioni di dollari nel 2011. La meta è sorpassare i 400mila milioni di dollari nei prossimi cinque anni. Del rinforzamento di questi rapporti parla anche lo scambio di visite di alto livello. A modo di esempio, dal maggio passato alla data vennero a Pechino i presidenti della Colombia, di Cuba e del Costa Rica, mentre il primo ministro Wen Jiabao realizzò alla fine di giugno un viaggio in Brasile, in Argentina, in Uruguay ed in Cile, con risultati concreti che aspirano a relazioni di maggiore contenuto. Per tutto questo, non deve essere una sorpresa la proposta del consolidamento del citato meccanismo di dialogo, che è stato presentato dal capo del governo cinese nel suo discorso davanti alla Commissione Economica per America Latina ed i Caraibi nella capitale cilena, dove è terminato il suo viaggio. E per continuare a guadagnare tempo, la troika della CELAC e Cina si riuniranno di nuovo in settembre prossimo durante l’Assemblea Generale dell’ONU, secondo quanto hanno riferito qui. È chiaro che questi rapporti porteranno più cooperazione, non solo economica, ma anche politica, conclusione a cui si è arrivati dai criteri espressi da Wen in quell’occasione. Tutte e due le parti hanno uno scopo comune, lo sviluppo, e condividono tanti interessi. Per tutto ciò hanno anche proposto di rinforzare la cooperazione sulla base della fiducia e sulla politica e di incrementare i contatti tra i parlamenti, i partiti politici e i governi locali. L’iniziativa include gli investimenti, le finanze, l’infrastruttura ed il settore agro- alimentare, tra gli altri. Adesso si lavora con questi temi. Il cancelliere venezuelano ha spiegato a Prensa Latina, quando è finita la riunione della troika con il cancelliere cinese, che “sono nate delle idee per un’agenda di lavoro” di ciò che sarebbe il piano di sviluppo congiunto di questo meccanismo. Il successo di questi rapporti permette inoltre di riconoscere la CELAC come un forum che cerca di integrarsi con il mondo emergente. I rappresentanti latinoamericani e dei Caraibi sono stati prima in India, anche con sfide e aspirazioni comuni alle altre regioni, come è lo sviluppo integrale per il bene dei rispettivi popoli. A Nuova Delhi, la Missione ha promosso maggiori vincoli tra il suo gruppo e questo paese tramite contatti che si avranno nei prossimi mesi. Se la CELAC aveva bisogno di interlocutori fuori dal suo intorno, le due nazioni asiatiche hanno stabilito un rapporto che a giudicare dai passi iniziali fatti, di sicuro verrà ampliato per un maggiore protagonismo internazionale del nuovo blocco. *corrispondente di Prensa Latina in Cina



venerdì 17 agosto 2012

L'Ecuador aspetta riunione dell’UNASUR, ALBA ed OSA per minaccia britannica -Michael Moore applaude l’asilo politico di Julian Assange in Ecuador - Garzon: Regno Unito è obbligato a lasciare uscire Assange


L'Ecuador aspetta riunione dell’UNASUR, ALBA ed OSA per minaccia britannica 

 

16 ago (Prensa Latina) Il cancelliere dell'Ecuador, Ricardo Patiño, ha informato che questo fine settimana potrebbe realizzarsi la riunione urgente sollecitata a vari organismi regionali dopo la minaccia britannica di entrare nella sua ambasciata a Londra. Il diplomatico ha confermato la convocazione all'Unione delle Nazioni Sud-americane (UNASUR), l'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) e l'Organizzazione degli Stati Americani (OEA), davanti alla possibilità che il Regno Unito invada la missione diplomatica ecuadoriana per arrestare Julian Assange. Patiño ha precisato che i segretari generali e la presidenza di questi tre organismi hanno accolto la richiesta di Quito, per cui si aspetta che possa concretarsi l'appuntamento dell'UNASUR e dell'ALBA sabato e domenica, in questo paese. Nel caso dell'OSA, ha segnalato che il segretario generale, Josè Miguel Insulza, ha esposto che convocherà ad un incontro straordinario nei prossimi giorni per valutare il sollecito. “Speriamo che l'OSA in questo caso possa dare la risposta che deve dare”,ha  enfatizzato  in una conferenza stampa con i mezzi accreditati in questa capitale dopo il conferimento dell'asilo al giornalista australiano. Patiño ha valutato  la possibilità di ricorrere alla Corte Internazionale de L'Aia per dirimere questa situazione, in caso che il governo britannico si rifiuti di concedere il salvacondotto ad Assange affinché abbandoni la sede diplomatica e viaggi in Ecuador, dopo la concessione, questo giovedì, dell'asilo sollecitato da lui. L'Ecuador cerca che questi organismi internazionali si pronuncino rispetto alla comunicazione del Regno Unito delle sue presunte facoltà per arrestare il fondatore di Wikileaks all'interno del recinto diplomatico, in caso che questo non sia consegnato. Da parte sua, il governo britannico ha anticipato nel suo Comunicato consegnato a Quito che non darà il permesso affinché Assange possa viaggiare in Ecuador, dopo essere rimasto nell'ambasciata ecuadoriana a Londra dal 19 giugno di questo anno. Inoltre, in dichiarazioni da Londra si assicura che non procederà secondo questa petizione perché il Governo ha il dovere di estradarlo in Svezia, dove è reclamato per essere interrogato intorno a presunti delitti sessuali. L'Ecuador ha ratificato la sua posizione di fronte alle minacce del Regno Unito ed ha affermato  che non è possibile permettere che il processo di studio e conversazioni amichevoli con questo governo sull'asilo di Assange si veda pregiudicato e deriso da una comunicazione ufficiale che aggredisce l'Ecuador. Patiño ha esposto  che non è possibile ammettere che la reazione dei portavoci ufficiali sul lamento pubblico per tanto improprio comportamento si diminuisca all'allegra dichiarazione che solo sono stati onesti con la loro posizione. Tali dichiarazioni, affermò Patiño, è come dire, più o meno, ti colpisco selvaggiamente, ma se tu ti comporti bene, può essere che non ti colpisca tanto selvaggiamente. Dipende da come ti comporti.

Michael Moore applaude l’asilo politico di Julian Assange in Ecuador



Washington, 16 ago (Prensa Latina) Il cineasta statunitense Michael Moore ha applaudito la decisione dell'Ecuador di concedere asilo politico al fondatore di Wikileaks, Julian Assange, e spinge i londinesi a manifestare davanti all'ambasciata. “Per favore amici di Londra, vadano all'ambasciata dell'Ecuador a protestare contro il piano di governo di arrestare Assange”, ha scritto nel suo account in Twitter il fautore di Farenheit 9/11 e Sicko. Il cineasta ha informato  anche che gli attivisti del movimento di protesta Occupy Wall Street stanno convocando la gente a dirigersi al consolato britannico a New York per opporsi alla minaccia britannica di entrare nell'ambasciata dell'Ecuador. Il documentarista, ha difeso sempre Assange, per considerarlo un pioniere della libertà di espressione, del governo indipendente e della rivoluzione digitale del giornalismo. Moore, riconosciuto per la sua posizione progressista e la sua visione critica verso la globalizzazione, si unì alle decine di artisti ed intellettuali statunitensi che sollecitarono al presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, asilo politico per il portavoce di WikiLeaks. Alla relazione di queste personalità che inviarono la missiva al mandatario ecuadoriano in giugno scorso si sono sommate , tra gli altri, i cineasti Danny Glover, Oliver Stone e la scrittrice Naomi Wolf. Ig/rml

Garzon: Regno Unito è obbligato a lasciare uscire Assange

 

Quito, 16 ago (Prensa Latina) Lo spagnolo Baltazar Garzon, capo della squadra della difesa di Julian Assange, ha affermato che il Regno Unito è obbligato a lasciare uscire al fondatore di Wikileaks dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra. In dichiarazioni in Spagna, riprodotte qui dalla stampa locale, Garzon ha detto che il governo britannico è obbligato a dare questo passo una volta concesso l'asilo al giornalista australiano, altrimenti accorreranno ad istanze internazionali di giustizia. Quello che deve fare il Regno Unito è applicare gli obblighi diplomatici della Convenzione del Rifugiato e lasciare libero Assange, dandogli un salvacondotto, questo ha enfatizzato in un'intervista per il quotidiano spagnolo El Pais. Garzonha criticato  l'atteggiamento del Regno Unito e la minaccia di assaltare l'Ambasciata ecuadoriana a Londra per arrestare Assange ed estradarlo in Svezia, e secondo lui questo paese deve applicare la Convenzione del Rifugiato e rispettare il rischio che corre una persona vittima di una persecuzione politica. Secondo il giornale, l'ex giudice dell'Udienza Nazionale spagnola mantenne il mercoledì una conversazione col fondatore di Wikileaks da Repubblica Dominicana, dove ha assistito alla nomina del nuovo presidente, Danilo Medina. “Ero molto fiducioso in che gli concedessero l'asilo, come così è stato. L’ho visto molto tranquillo e forte di coraggio. Sa che ha la ragione è dalla sua parte”, delimitò. Garzon pensa che la vita del giornalista australiano corre pericolo, per cui la sua consegna alla Svezia per presunti delitti sessuali è una scusa per portarlo negli Stati Uniti e giudicarlo per aver pubblicato informazione compromettente del governo imperialista. Durante la sua recente visita a Quito in compagnia di Christine Assange, madre del giornalista australiano, Garzon ha detto a Prensa Latina che l’unica cosa che ha fatto il suo cliente è stato dare pubblicità ad un ingrossato volume di informazioni attraverso Wikileaks. Garzon ha detto che il giornalista è completamente indifeso, benché possano intuirsi le accuse contro di lui dovute ai documenti di Wikileaks compromettenti per gli Stati Uniti. Non abbiamo nessuna informazione degli Stati Uniti in base al procedimento della Gran Giuria perchè è segreto, e pertanto le accuse sono segrete, le possibili pene sono segrete e lui è assolutamente indifeso, ha infatizzato. La questione non sta in che cosa ha fatto bene o male Assange, bensì che cosa hanno fatto male quelli che realizzarono le attività denunciate da lui, ha concluso. Ig/yp

giovedì 16 agosto 2012

ASSANGE-WIKILEAKS :La Gran Bretagna ha minacciato l’Ecuador di assaltare l’ambasciata a Londra


Caso Wikileaks -Assange : L'Inghilterra guerrafondaia serva degli yankees non si smentisce mai (Sandino)
 
La Gran Bretagna ha minacciato l’Ecuador di assaltare l’ambasciata a Londra

Il cancelliere Ricardo Patiño ha denunciato che il governo del Regno Unito ha minacciato con assaltare l’ambasciata ecuadoriana di Londra per catturare Julian Assange.
Durante una conferenza stampa, Patiño ha riferito che nonostante l’alto livello delle relazioni diplomatiche con Gran Bretagna e Svezia, “abbiamo ricevuto da parte del Regno Unito un’intimidazione diretta per iscritto nella quale minacciano di assaltare la nostra ambasciata di Londra se l’Ecuador non consegnerà Julian Assange”.
Patiño ha ribadito che la posizione assunta dal governo della Gran Bretagna “è insostenibile, sia dal punto di vista politico che giuridico”, ed ha aggiunto che la minaccia presentata non è propria di un paese democratico.
 “Questa minaccia non è propria di un paese democratico e di diritto (…) nel caso tale condotta dovesse proseguire, l’Ecuador prenderà dei provvedimenti in accordo con il diritto internazionale”, ha avvisato.
Ha inoltre dichiarato che nel caso di un intervento, “il Governo dell’Ecuador solleciterà la convocazione dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur) e dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) per organizzare un’Assemblea Straordinaria sul caso”.
Ha ricordato ai giornalisti che il dialogo con il Governo britannico è stato “sempre improntato sullo sviluppo delle relazioni e della stabilità giuridica, oltre che sul rispetto”.
Tuttavia, in seguito alla comunicazione inviata dal Regno Unito, ha fatto sapere che l’Ecuador è un paese sovrano e che “noi non siamo una colonia britannica, ed i tempi delle colonie sono ormai finiti”.
Riguardo all’asilo politico di Julian Assange, fondatore di Wikileaks, Patiño ha informato che il suo Governo ha già preso una decisione che sarà annunciata giovedì 16 agosto alle 7:00 locali (12:00 GTM).
Assange, di 41 anni, si è rifugiato nell’ambasciata ecuadoriana di Londra il 19 giungo per evitare l’estradizione in Svezia, dov’è accusato di abuso sessuale e violenza.
L’ australiano sostiene che la Svezia potrebbe essere una tappa intermedia prima della sua consegna agli Stati Uniti, dov’è indagato per presunto spionaggio in seguito alla diffusione sul suo portale di informazioni riservate del Dipartimento di Stato e di documenti sulle guerre in Iraq ed Afghanistan, reati per i quali teme di essere condannato a morte.
(Traduzione Granma Int.)