mercoledì 13 gennaio 2016

Libia :Sedici cose che grazie alla espropiazione della democrazia, i libici non vedranno mai più.



ll rais libico ha sempre utilizzato i proventi del petrolio in favore della popolazione: è stato uno dei pochi a farlo. Solitamente al popolo arrivano le briciole ed i soldi entrano a "camionate" nei conti correnti di pochi eletti. In Libia non era così. Vediamo il livello dello stato sociale offerto da Gheddafi, cosa che da ora in poi la Libia potrà solo sognare…

1 – L’elettricità nella Libia di Gheddafi era gratuita per tutti: non c’erano bollette da pagare.

2 – Le banche libiche erano di proprietà dello Stato, che godeva della sovranità monetaria. Uno dei pochi al mondo a non avere una banca centrale controllata dai privati. Le banche erogavano prestiti ai cittadini, in ragione delle loro capacità di rimborso e/o delle esigenze progettuali, senza nessun interesse. Il debitore restituiva il capitale e non un centesimo in più.

3 – La casa era considerato un diritto umano: un tetto veniva garantito a tutti. Stessa cosa la fornitura elettrica.

4 – Le coppie di sposi ricevevano dallo Stato un fondo di 60.000 dinari, pari a circa 50.000 dollari americani, per acquistare una casa e avviare la propria famiglia. Tale cifra in Libia era sufficiente per un discreto appartamento. Le famiglie facoltose potevano aumentare il budget, già sufficiente per una casa.

5 – Sanità e Scuole erano efficienti e gratuite per tutti. Quando Gheddafi salì al potere, il 75% dei cittadini libici erano analfabeti. Il rais è riuscito ad alfabetizzare, negli ultimi anni del suo regime, oltre l’80% della popolazione.

6 – Agevolazioni per l’imprenditoria agricola. Per agevolare ed incentivare le imprese agricole il regime aveva stanziato cospicui finanziamenti, e le imprese agricole oltre a ricevere un terreno adeguato da coltivare, ottenevano gratuitamente dal governo anche le attrezzature.

7 – Nel caso che un cittadino non potesse ricevere cure adeguate nel sistema sanitario libico, per esempio a causa di patologie rare, lo stato provvedeva a finanziare le cure all’estero, provvedendo anche alle spese di soggiorno.

8 – La mobilità dei cittadini è importante per lo sviluppo di un paese. Per questo motivo il governo libico incentivava l’acquisto di automobili pagando il 50% dell’acquisto.

9 – Il prezzo del carburante in Libia oscillava intorno a 0,10$ per litro.

10 – La Libia non aveva debiti esteri, l’alta finanza e le dinastie di banchieri che controllano tutto l’occidente e non solo pertanto non lucravano sulla pelle dei libici, inoltre la Libia di Gheddafi aveva riserve monetarie pari a 150 miliardi di dollari!

11 – Lo stato incentivava fortemente il percorso di studi universitario, tanto che se dopo la laurea lo studente non riusciva ad inserirsi lavorativamente, lo stato gli garantiva un sussidio pari allo stipendio medio della professione che dovrebbe svolgere. Ovviamente sussidi per disoccupati erano previsti anche per le altre categorie.

12 – Una percentuale dei profitti derivanti dal settore petrolifero veniva suddivisa tra i cittadini, che periodicamente ricevevano un bonifico dal governo. Una realtà unica, e potete stare sicuri che queste ricchezze che venivano distribuite tra la popolazione ora finiranno nei conti alle Cayman di qualche multinazionale del petrolio..

13 – Quando introdusse il “bonus bebè”, molto probabilmente Berlusconi si ispirò al suo amico dell’epoca Gheddafi, che premiava le neomamme con un assegno di 5.000 dollari americani per incentivare le famiglie a procreare.

14 – Il pane in Libia costava pochi centesimi di dollaro al kg.

15 – Grazie alle politiche incentivanti sopra citate, il 25% dei giovani libici è laureato.


16 –Gheddafi ha bonificato e reso coltivabili ampie porzioni di terreno, costruendo il più grande impianti di irrigazione mai costruito, definito “Great Manmade River Project”, è riuscito a portare acqua e rendere idonee all’agricoltura regioni desertiche. Questo, unito alle politiche incentivanti sopra descritte, mirate a rendere più autonoma possibile la Libia anche dal punto di vista alimentare.

Ora la Libia è terreno di battaglia, contesa tra i miliziani filo-Isis, le forze governative riconosciute dall’Onu e altre formazioni jihadiste che operano nella zona. Bombe, devastazione, attentati, guerriglia e bombardamenti stanno provocando molte vittime e distruggendo tutto.
Ma non ci sono problemi, cari libici, arriveranno i classici “aiuti” per ricostruire… e gettare le basi di una moderna colonia, dove al posto della frusta c’è un estratto conto a saldo negativo: il debito.
Gli alleati si spartiranno i giacimenti di petrolio, lasciando le briciole alla popolazione, ricostruiranno il paese facendolo indebitare e trasformeranno la Libia in una delle tante colonie, dove la popolazione – generalmente povera – viene controllata da regimi autoritari, sempre che non abbiano i soldi necessari per corrompere, pagare un viaggio clandestino, e sbarcare in Europa…

Fino a quando c’era Gheddafi, era difficilissimo imbattersi in profughi libici. La popolazione stava bene, ed i soldi del governo erano spesi molto meglio di come vengono spesi in occidente. Ma sopratutto, la Libia era libera dalla zavorra del debito, che all’Italia costa 100 miliardi di euro all’anno solo a titolo di interessi! Una marea di soldi che vengono aspirati dall’economia reale e regalati ai grandi speculatori, che li useranno per comprare il paese stesso strozzato dal debito a prezzo di saldo…


Tratto da :


martedì 12 gennaio 2016

La opposizione boliviana è finanziata dagli USA, assicura il vice presidente Garcia Linera / Bolivia preparada para encarar campañas de la oposición.


Conferenza stampa del Vicepresidente Boliviano Alvaro Garcia Linera

La Paz 11 gennaio il Vicepresidente Alvaro Garcia Linera ha affermato che la  Bolivia è preparata per affrontare le campagne dell'opposizione focalizzate a screditare i risultati raggiunti dal governo del Presidente Evo Morales.
“Io considero che il il regresso  politico della sinistra in Venezuela e l'Argentina non avrà influenza qua sul referendum, perché a differenza di quelle nazioni, la Bolivia ha una posizione  differente in distinti temi che la fortifica davanti all'opposizione',  ha assicurato  il  vice capo di Stato.

 García Linera  ha continuato spiegando che tutti i paesi hanno le loro caratteristiche, e che questo può  ripercuotersi  solo sullo stato di animo dell'opposizione boliviana, ma non nella sua intelligenza e molto meno per il consolidamento di un processo di cambio.

“Loro – della opposizione - si vedono impotenti davanti alla forza della Rivoluzione Democratica e Culturale del nostro governo,  e visto  che  non possono vincere  qua vanno in Venezuela  e in Argentina a festeggiare"……..

A giudizio del vicepresidente, l'opposizione al governo del Presidente Evo Morales è finanziata dagli Stati Uniti.

“Abbiamo informazione che ex autorità boliviane viaggiano negli Stati Uniti e non precisamente per fare turismo,  bensì per riunirsi con membri del Dipartimento di Stato che finanziano le loro  azioni', ha evidenziato García Linera.
Ha aggiunto  che dopo tali individui arrivano qua , rimangono con più della metà del denaro, ed il resto lo prendono per fare politica.

Per esempio, ha detto , "la campagna per il No, siamo convinti che non è un'iniziativa cittadina, questa è diretta da membri dell'estrema destra boliviana come Carlos Sánchez Berzain, Jorge Quiroga, Rubén Costas y Samuel Doria Medina.”

Tuttavia, García Linera considera che i rappresentanti dell'opposizione si vedono opacizzati dalla leadership del Presidente Morales ed ha messo in risalto  che questo è decisivo per la continuità del processo rivoluzionario ed il suo consolidamento, perché egli - Evo - è colui che mobilita le masse.

E’ emerso che il MAS mai si opporrà a che il  paese determini nelle urne se il presidente Evo Morales possa candidarsi nel 2019.

'Nuovamente il popolo avrà nelle sue mani il diritto di decidere,  l’ antidemocratico è opporsi al referendum è negare  a che le masse definiscano quale è  modello conveniente  per guidare politicamente ed economicamente il paese,  esse saranno quelle che quel giorno lo determinano  attraverso lo scrutinio',  ha puntualizzato.

Il prossimo 21 febbraio il paese boliviano andrà ad un referendum per approvare o no la  proposta  dei movimenti sociali di modificare parzialmente la Costituzione Politica dello Stato per permettere a Morales ed a García Linera di candidarsi nuovamente nelle elezioni  generali del 2019.


Bolivia preparada para encarar campañas de la oposición.

La Paz, 11 ene (PL) El vicepresidente Alvaro García Linera afirmó que Bolivia está preparada para encarar las campañas de la oposición enfocadas en desacreditar los logros alcanzados por el gobierno del mandatario Evo Morales.
'Yo considero que el retraso político de la izquierda en Venezuela y Argentina no influirá aquí en el referendo, porque a diferencia de esas naciones, Bolivia tiene un posicionamiento diferente en distintos temas que le fortalece ante la oposición', aseguró el vicejefe de Estado.

García Linera explicó que todos los países tienen sus características, y que eso solo puede repercutir en el estado de ánimo de la oposición boliviana, pero no en su inteligencia y mucho menos en la consolidación del proceso de cambio.

"Ellos -la oposición- se ven impotentes ante la fortaleza de la Revolución Democrática y Cultural de nuestro gobierno, y como no pueden ganar aquí se van a Venezuela y Argentina a festejar", manifestó en conferencia de prensa celebrada la víspera en Palacio de Gobierno.

A juicio del vicepresidente, la oposición al gobierno del presidente Evo Morales es financiada desde los Estados Unidos.

'Tenemos información de que exautoridades bolivianas viajan a Estados Unidos y no precisamente para hacer turismo, sino para reunirse con miembros del Departamento de Estado que financian sus acciones', subrayó García Linera.

Agregó que esos individuos luego llegan aquí, se quedan con más de la mitad del dinero, y el resto lo toman para hacer política.

Por ejemplo, dijo, "la campaña por el No, estamos convencidos que no es una iniciativa ciudadana, ésta es dirigida por miembros de la extrema derecha boliviana como Carlos Sánchez Berzain, Jorge Quiroga, Rubén Costas y Samuel Doria Medina.

Sin embargo, García Linera considera que los representantes de la oposición se ven opacados por el liderazgo del presidente Morales y resaltó que éste es decisivo para la continuidad del proceso revolucionario y su consolidación, pues él -Evo- es quien moviliza las masas.

Destacó que el MAS nunca se opondrá a que el pueblo determine en las urnas si el presidente Evo Morales y él pueden postularse en 2019.

'Nuevamente el pueblo tendrá en sus manos el derecho de decidir, lo antidemocrático es oponerse al referendo, es negarse a que las masas definan cuál es el modelo conveniente para guiar política y económicamente al país, y ellas serán las que determinen ese día a través del escrutinio', puntualizó.

El próximo 21 de febrero el pueblo boliviano ira a un referendo para aprobar o no la propuesta de los movimientos sociales de modificar parcialmente la Constitución Política del Estado para permitir a Morales y a García Linera postularse nuevamente en los comicios generales de 2019.


giovedì 7 gennaio 2016

CUBA/USA : Gli Statunitensi sono i peggiori del mondo anche come turisti. " By Sandino"


Di recente nelle relazioni tra Cuba e USA è stato raggiunto un accordo per il ripristino di voli commerciali, fermo restando che esiste sempre  il criminale bloqueo economico  USA che per legge vieta i voli per turismo a Cuba , ..comunque le aereolinee commerciali hanno avuto il via per organizzare le infrastrutture atte a mettere in opera regolari voli di linea tra le due nazioni, va specificato però, che solo se  arriverà a una normalizzazione reale delle relazioni tra i due paesi si potrà parlare di turismo di massa, per adesso il cittadino USA interessato a raggiungere l'isola  deve avere uno dei 12 scopi (lista in un documento del dipartimento del tesoro) tra cui : attività religiose, umanitarie, istruzione , giornalismo, visite familiari , attività sportive…. Si deve prendere atto, si voglia o no, che l’ eventualità di imbattersi per le strade di Cuba con un’orda di yankees  aleggia nella testa di tante persone di ogni parte del mondo e questo timore  li induce ad accelerare i tempi per visitare la Cuba rivoluzionaria socialista, (l'attuale incremento turistico nell'isola non è dovuto solo grazie alla pubblicità della visita del papa, ma come detto anche dal motto: "andiamo prima che arrivino gli americani"), molte di tali persone non sono bene informate a causa delle notizie distorte che mass media asserviti all'impero e sue transnazionali ogni giorno danno i pasto ai popoli della terra, nel loro immaginario vedono un’ isola che da un momento all'altro potrebbe perdere i suoi connotati rivoluzionari  e ritornare ad essere quello che fu già in passato : “il parco dei divertimenti” degli “americani “ . Che dire ?... una cosa è certa, i governanti di Cuba non sono certo degli sprovveduti e lo hanno dimostrato nei 57 anni di rivoluzione, il popolo è colto, preparato e con dignità da vendere,... sarà comunque un problema loro gestire e affrontare un eventuale arrivo in massa dei vicini di casa….. purtroppo è anche vero che tanti turisti dei paesi più svariati, (non solo gli amici di Cuba) a pelle evitano di mescolarsi o stare un contatto con gli statunitensi,.. perchè ?? senza entrare nelle motivazioni politico-storiche ( non basterebbe un libro per scrivere il male che gli USA  hanno fatto e fanno nel pianeta), forse sarà perchè lo steretotipo  "americano" riconoscibile da lontano appare stupido, insulso.... e non di rado maleducato e molesto...??  ,..beh!!,  da un  sondaggio sul turismo emerso nel 2012, realizzato da Mandala research per conto della Living Social, uno tra i più importanti  buying social del Mondo, è risultato che i turisti Statunitensi sono i più disastrosi, i peggiori in assoluto, a confermarlo sono stati 5600 intervistati dei quali 4000 proprio Statunitensi, mentre gli altri rappresentavano : Canada, Irlanda, Inghilterra e Australia.
Dunque gli stessi Statunitensi si definiscono i più indisciplinati, quando si muovono all’estero, sembra che vengano assaliti da una vera e propria forma di cleptomania, uno su quattro ha liberamente confessato di aver rubato dagli hotel oggetti del  tipo : asciugamani 28%,accappatoi 8%, batterie 5%, telecomandi, ombrelloni, bibbie, e perfino cuscini 4%,.. in viaggio sono ossessionati dal dover essere sempre connessi con il loro smartphone, tablet,., spesso perdono documenti, voli aerei e coincidenze, non si contano le volte che rimangono senza contanti (sono abituati a comprare tutto con carta di credito), si fanno male, rimangono vittime di fregature, non trovano il bagno in tempo,  hanno una vera predisposizione ad incontrare guai,..... non riescono neanche a capacitarsi quando la loro moneta non viene accettata all’estero, “molti di loro quando entrano nella camera d'albergo  si sentono assaliti da un senso di claustrofobia, e corrono subito in reception a chiedere di cambiarla. Quando ovviamente gli si spiega che quella è la camera standard, il cliente americano non lo accetta mimano i movimenti di una persona che striscia sul lato del muro, come se lo spazio concessogli fosse pari a quello del cornicione di un grattacielo. E lo fanno tutti. TUTTI. Neanche avessero imparato alla scuola dell'obbligo che istituisce un corso dal titolo "Come lamentarsi per ottenere il free upgrade"…….Poi vedi le stanze e sono perfettamente vivibili. “(1)
E' bene ricordare che gli statunitensi, anche  fuori dalle mura di casa difficilmente rinunciano alle loro abitudini e "vizietti particolari”, non di rado appaiono maleducati, molesti e mancanti di rispetto nei confronti di turisti di altre nazionalità, turisti che poi nei vari forum di tour operator come ad esempio : https://www.tripadvisor.it ,si lasciano andare a lamentele di ogni tipo :

“Cancun: e in aggiunta la presenza dei soliti turisti americani maleducati ed alcolizzati che ….i cocktail già a  metà giornata li rendevano ubriachi e molesti .”

“Inoltre il godimento del luogo è profondamente disturbato dalla presenza di orde di teenagers americani chiassosi, maleducati e palesemente ubriachi fin dalle 10 del mattino “

“Basta andare a Tulum o verso Cancun che si trova il vero mare caraibico, per non parlare della spiaggia dove trovi americani maleducati e stravaccati su ..... gli americani!!!!!! un villaggio così bello invaso da turisti americani ubriachi….”

“tutto buono se non ci fossero stati gli americani  maleducati e ubriachi” ( ristorante Alle Corune Venezia).

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domenica 3 gennaio 2016

Cuba/USA- Blocco, diritti umani e la perversione mediatica / La perversión mediática del quid pro quo en el diálogo


José Manzaneda, La Pupila insomne -31 dicembre 2015
Pochi giornalisti nella grande stampa scritta spagnola superano in arroganza, ignoranza e odio per la  Rivoluzione Cubana la redattrice del giornale ABC Carmen Muñoz, che in un recente articolo analizza il processo di dialogo che da un anno si svolge fra Cuba e USA, con una conclusione esplicita: "I passi fatti da Obama per ridurre le restrizioni non hanno avuto un’adeguata risposta da parte di Castro”.
ABC difende così la cosiddetta diplomazia del  "do ut des", che Cuba dovrebbe praticare come stanno facendo –ci si dice- gli Stati Uniti. Però questo schema nelle negoziazioni si applica solo nelle relazioni internazionali equilibrate, simmetriche. Quali sanzioni, quale blocco impone Cuba alle imprese o ai cittadini statunitensi? Quale territorio è occupato -quale “Guantánamo”- da parte di Cuba negli Stati Uniti? Con quanti milioni Cuba finanzia i media, i partiti o i candidati  "dissidenti" negli Stati Uniti per imporvi un ordine costituzionale socialista?
La tesi di ABC è quella dell'estrema destra, la più ossessiva: gli USA dovrebbero allentare l’assedio economico sulla popolazione solo se il Governo cubano cambia l’ordinamento politico interno:
 "Il più grande ostacolo –scrive la giornalista Carmen Muñoz- sta nell’insistenza di Castro nell’affermare che il Paese non rinuncerà mai ai suoi principi e ai suoi ideali, mentre Obama riafferma  noi difenderemo sempre i diritti dell’uomo e i valori universali che stiamo difendendo nel mondo intero.”
Molto evidente: il regime che ha invaso o attaccato 149 Paesi, che ha oggi la più grande popolazione carceraria del mondo, che ha praticato la tortura legalizzata negli ultimi anni, il Paese in cui la polizia ammazza 2 persone al giorno e in cui 125 persone muoiono giornalmente perché non esiste una sanità pubblica... non solo ha la monumentale sfacciataggine di presentarsi come il protettore dei diritti umani a Cuba ma dispone anche di un esercito di giornalisti mercenari nel mondo intero -come la suddetta Carmen Muñoz- che ripetono le sue fandonie e difendono le sue barbare azioni. (…)
Finché i media spagnoli continueranno ad essere di proprietà del grande capitale –banche, immobiliari, ecc.- giornalisti come Carmen Muñoz continueranno a riportare all'opinione pubblica, acriticamente, un messaggio perverso: che gli Stati-Uniti hanno il diritto d'intervenire nella politica di Cuba e di altri Paesi del mondo. Tutto continuerà uguale finchè non esisteranno leggi che proteggano il diritto alla comunicazione per coloro che, proprio perché denunciano tutto questo, continuano a soffrire la censura sulle proprie opinioni.
Esiste una forza politica in Spagna con coraggio sufficiente per affrontare questa questione?

La perversión mediática del quid pro quo en el diálogo Cuba-EEUU.

 

Por José Manzaneda

Pocos periodistas en la gran prensa escrita española superan la arrogancia, ignorancia y odio contra la Revolución cubana de la redactora del diario ABC Carmen Muñoz (1). En un reciente texto, titulado “El embargo y los derechos humanos, los grandes obstáculos de las relacionesCuba–EEUU”, analizaba dicho proceso de diálogo, que acaba de cumplir un año (2). Con una conclusión explícita: “Los pasos de Obama para relajar restricciones no han tenido la respuesta correspondiente de Castro”.
El ABC hacía así una defensa de la llamada diplomacia “quid pro quo” –es decir, ceder para obtener cesiones- que Cuba debería practicar, como lo está haciendo –nos dice- EEUU (3). Pero este esquema negociador se aplica solo en relaciones internacionales equilibradas, simétricas. ¿Qué sanciones –qué bloqueo- impone Cuba a empresas o ciudadanos estadounidenses? ¿Qué territorio ocupado –qué “Guantánamo”- tiene Cuba en EEUU? ¿Con cuántos millones financia Cuba a medios de comunicación, partidos o candidatos “disidentes” en EEUU para imponer un orden constitucional socialista (4)?
La tesis del ABC es la de la ultraderecha más rancia: EEUU solo debería aflojar el cerco económico a la población de la Isla, si el Gobierno cubano cambia su ordenamiento político interno. “El mayor obstáculo –nos dice la periodista Carmen Muñoz- es la insistencia de Castro en que su país `no renunciará a (sus) principios e ideales (…)´, mientras Obama reitera: `siempre defenderemos los derechos humanos y los valores universales que apoyamos en todo el mundo´”. Es obvio: el régimen que ha invadido o atacado 149 países, que tiene hoy la mayor población carcelaria del mundo, que ha practicado de manera legal la tortura en los últimos años (5), cuya policía da muerte a dos personas al día (6), y donde 125 personas fallecen –también cada día- por no existir un sistema gratuito de salud pública… no solo tiene la monumental caradura de presentarse como el valedor de los derechos humanos en Cuba. Además, cuenta con un ejército de periodistas mercenarios en todo el mundo –como Carmen Muñoz- que repiten sus mentiras y defienden sus barbaridades.
Para ello, esta redactora cita a “observadores” o “analistas”, una suerte de jueces imparciales anónimos. Nos dice, por ejemplo, que en el diálogo hay “mejor voluntad por parte estadounidense que cubana, (según) coinciden distintos observadores”. O que “distintos analistas consideran al régimen (cubano) como único responsable de la situación económica del país y el embargo una excusa para su inmovilismo”. Y cuando conocemos el nombre de estos “analistas”, todos –sin excepción- son representantes del establismenthbipartidista estadounidense (7). Aunque siempre con una clara preferencia: la ultraderecha militarista de Miami. Es el caso de Jaime Suchlicki, director del Instituto de Estudios Cubanos y Cubanoamericanos de la Universidad de Miami, sufragado –igual que la “disidencia” cubana- con millones de dólares de los fondos federales (8), y que defiende a ultranza el poderío militar de EEUU en el mundo (9). Mientras los medios españoles sigan siendo propiedad de los grandes capitales –bancarios, inmobiliarios y de otros sectores- periodistas como Carmen Muñoz seguirán llevando a la opinión pública –sin oposición alguna- un mensaje perverso: que EEUU tiene derecho a intervenir en la política de Cuba y de otros países del mundo (10). Todo seguirá igual mientras no existan leyes que amparen el derecho a la comunicación de quienes –precisamente por denunciarlo- siguen sufriendo la censura de sus opiniones (11).

¿Habrá alguna fuerza política española con la suficiente valentía para encarar, de una vez por todas, este debate?

coordinador de Cubainformación



venerdì 16 ottobre 2015

Todo listo por el recorrido ciclistico pacifista de Camp Darby a Guantanamo



El dia 22 octubre a las 4.30 de la tarde a Pisa en Plaza Garibaldi habrà la presentación de la iniciativa internacionalista - pacifista "De Camp Darby a Guantanamo cerrar las bases militares en territorio extraniero “ El 23 de octubre a las horas 10.30 los ciclistas y la caravana partirán de frente la base militar USA de Camp Darby para llegar a las horas 4.00 de la tarde a Piombino (LI), dónde  será presentada la  iniciativa a la ciudadanía, con la presencia de los representantes las asociaciones y de las instituciones adherentes a la manifestación.
El  dia 24 de octubre a las  horas 10.00 el tour partirá de Follonica (GR), más precisamente de plaza del Pueblo, para llegar a las horas 12.00 a Grosseto en calle Inglaterra en la plaza enfrente al  centro comercial Coop, a seguirse desarrollará un almuerzo social de suscripción al círculo ARCI "Khorakhanè" de Grosseto.
 ll 25 de octubre, tercera y última etapa italiana, se partirà de Viterbo para llegar en Plaza del Phanteon en el centro historico  de Roma, en cuyo los compañeros de los círculos ANAIC de Roma se han afanado para organizar la acogida.
Sucesivamente una parte de la caravana se trasladará a Cuba, el día 17 de noviembre de Santa Clara, después de haber devuelto homenaje al CHE  y a los caídos por la Revolución, los ciclistas y quien sigue ellos  partirán por San Spiritus , el 18 serán a Ciego de Ávila, el 19 a Camaguey, el 20 a Las Tunas, el 21 a Bayamo, de Bayamo traslado a Santiago de Cuba, y el 22 llegaran a Guantanamo en ocasión del IV seminario internacional pacifista (22-25 nov.) por el cierre de las bases militares extranjeras en el Mundo. En el febrero pasado hablando con la hija del CHE Aleida Guevara, le fue espuesto la idea de la vuelta ciclistica pacifista, y la idea le gusto, este ha dado los estimulos y la fuerza a los organizadores de hacer de todo para organizarla y despues algunos perfeccionamientos elaborados  con companeros cubanos la manifestacion es al despuegue







mercoledì 9 settembre 2015

La frontiera vista dall'Europa di Isaías Rodríguez*




Il quotidiano El País nel suo editoriale del 6 settembre ci accusa di tenere una frontiera totalitaria, ermetica e feroce come quella della Corea del Nord. Maduro usa la Colombia per spiegare il disastro dell'economia venezuelana. Un accentramento fondato sulle illusioni è la causa di tutto. Il sussidio agli alimenti è parte dell'accentramento che ha cambiato il discorso socialista per definire 'paramilitari' i colombiani. La frontiera tra i due paesi vive una crisi umanitaria e una follia xenofoba. Brasile, Argentina ed Ecuador, osservano ipocritamente. A differenza dell'Europa, i rifugiati colombiani sono costretti a far ritorno nel loro paese.

La propaganda della Spagna e di El País contro il Venezuela rappresenta qualcosa di più che torbido. Elimina le opzioni in modo tale da impedire che i fatti siano razionalmente analizzati. Nega al lettore il dibattito tra i fatti su cui vengono informati e la realtà. Il suo scopo è quello di mostrare che le istituzioni si stanno sgretolando. Gli statunitensi utlizzarono la stessa propaganda con l'Iraq. Identica a quella che vuole l'austerità come unica opzione contro la crisi economica europea. Uguale all'altra che – fino alla morte del bambino siriano Aylan – indicava i rifugiati come invasori in proporzioni bibliche, anche se non arrivano che allo 0,065% della popolazione europea. Fortunatamente, la propaganda oscura la realtà, ma non può ingannare tutti per sempre.

Come le élites colombiane, El País è esperto in cinismo. Per questo quotidiano, così come per il paese fratello il rischio «è che tu voglia rimanere». Vi è un rischio per i turisti e un altro per i cittadini. C'è ancora oggi un rischio che obbliga i colombiani a cercare rifugio in Venezuela e non gli viene negato. Il 20% della nostra popolazione è colombiana e gode degli stessi benefici sociali. Duecentomila morti e novantamila desaparecidos è stato il rischio di rimanere in Colombia e non si tratta di turisti.

La campagna contro il Venezuela ha l'obiettivo di mostrare il fallimento del nostro modello sociale e il presunto successo di quello colombiano. Non solo El País, CNN, El Tiempo, El Nacional, El Universal e la rivista Semana, lo dicono ai quattro venti. Il Venezuela è colpevole di ospitare cinque milioni di sfollati ed esclusi giunti dalla Colombia. La Colombia non è colpevole perché è un paese con un'economia solida. Una solidità davvero strana per un paese che alla chiusura del 10% dei suoi  2219 chilometri di frontiera, mostra le crepe di un capitalismo fatto male.

El País non informa che in un paio di settimane, chiudendo la frontiera, il Venezuela ha recuperato poco più di un milione di litri di benzina; che i prodotti alimentari sono riapparsi nei supermercati venezuelani; che gli omicidi si sono ridotti del 100%; che le code causate dal contrabbando dei prodotti venezuelani si sono adesso spostate sull'altro versante e il governo di Bogotá ha dovuto prendere atto dell'esistenza di una città chiamata Cúcuta; non informa del fatto che la Banca Centrale della Colombia ha emesso una risoluzione volta a distruggere la nostra moneta attraverso un 'cambismo' imbroglione. I governi della Colombia hanno costretto questo paese a un regime senz'anima. Hanno costretto all'espatrio 9 milioni di esseri umani e sembra che per loro la frontiera esista solo per coprire la fame e le necessità.

Ma ancor più, la Spagna e gli Stati Uniti rimpatriano i fratelli colombiani come 'sudaca' e narcotrafficanti; delinquenti e prostitute. In un solo anno gli Stati Uniti hanno deportato 20mila colombiani e la Spagna li ha sottomessi a uno scherno umiliante. Ma così stanno le cose, i maltrattamenti, le separazioni familiari, le molestie, le violazioni dei diritti umani, sono esclusivamente del Venezuela. Ospitiamo 5 milioni di colombiani, ma recitiamo il ruolo dei cattivi. Sappiamo che in Colombia una diplomazia prona, parla l'inglese meglio di noi, ma perfino García Márquez dovette emigrare perché, come nel suo romanzo, iniziò a sperimentare sulla propria pelle la Cronaca di una morte annunciata.

*Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia

[Traduzione dal castigliano di Fabrizio Verde]
Fonte: aporrea.org




Verso il III Incontro Italiano di Solidarietà con la
Rivoluzione Bolivariana
Ravenna 9-10-11 Ottobre 2015


Hacia el III Encuentro Italiano de Solidaridad con la
Revolución Bolivariana
Ravenna 9-10-11 Octubre 2015