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mercoledì 11 giugno 2014

Il sinistro gruppo Monsanto: dall'Agente Arancio al mais geneticamente modificato.




Marianne Falck, Hans Leyendecker e Silvia Liebrich | globalresearch.ca sueddeutsche.de

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare


Gli americani non solo spiano governi, autorità e privati ​​di tutto il mondo con l'aiuto dei loro servizi segreti; sanno anche come portare avanti gli interessi globali delle loro aziende con grande determinazione. Un impressionante esempio di questo è l'agricoltura del gigante Monsanto, leader nella produzione di sementi geneticamente modificate nel mondo. Uno sguardo nel mondo della Monsanto dimostra che le aziende che hanno prodotto il pesticida "Agente Arancio" per le forze armate Usa nella guerra del Vietnam avevano stretti legami con il potere centrale di Washington, con i "duri" nel campo dei servizi segreti statunitensi e con società private di sicurezza.
 
"Pensate a Internet come a un'arma"
Nella lotta globale contro l'ingegneria genetica, il gruppo statunitense si basa su metodi discutibili, strani aiutanti e sul potere di Washington. I critici del gruppo hanno la sensazione di essere spiati.

Il gruppo statunitense Monsanto è un gigante nel settore dell'agricoltura: é il numero uno nel controverso campo dell'ingegneria genetica delle piante. Per i suoi oppositori, molti dei quali vivono in Europa, Monsanto è un sinistro nemico. Puntualmente accadono cose misteriose, che fanno apparire il nemico ancora più sinistro.

Il mese scorso, l'organizzazione ambientalista europea "Friends of the Earth" ["Amici della Terra"] e la tedesca Environmental and Nature Protection
Association (BUND) intendevano presentare uno studio sul pesticida glifosato nel corpo umano. Erbicidi contenenti glifosato sono i più venduti della Monsanto. L'azienda mira a più di due miliardi di dollari di fatturato per il solo prodotto Roundup. "L'erbicida Roundup" ha una "lunga storia di uso sicuro in più di 100 paesi", sottolinea la Monsanto.

Dei virus attaccano i computer degli eco-attivisti, che si chiedono: "vediamo forse dei fantasmi?"

Tuttavia, ci sono studi che dimostrano che il prodotto può danneggiare le piante e gli animali e le ricerche più recenti indicano che molti abitanti di grandi città hanno ora il veleno dei campi nei loro corpi, senza saperlo. Cosa esattamente può innescare in un organismo il prodotto è, come tante cose in questo ambito, oggetto di contestazione.

Due giorni prima che la ricerca estesa fosse pubblicata in 18 paesi, un virus ha disattivato il computer del principale organizzatore, Adrian Bepp. C'era il pericolo che le conferenze stampa a Vienna, Bruxelles e Berlino venissero annullate. "Noi fummo presi dal panico", ricorda Heike Moldenhauer del BUND. Gli attivisti ambientali avevano tempi strettissimi. Moldenhauer e i suoi colleghi hanno ampiamente speculato sulle motivazioni e sull'identità del misterioso aggressore. L'esperto di ingegneria genetica presso il BUND ritiene che gli sconosciuti creatori del virus abbiano voluto "generare confusione". Non c'è niente di peggio per la presentazione di una ricerca che quando la conferenza stampa viene annullata: "al momento ci siamo chiesti se stavamo vedendo dei fantasmi", ha detto Moldenhauer.

Non ci sono prove che la Monsanto fosse il fantasma o avesse a che fare con il virus. La multinazionale non fa cose del genere. Si vanta di operare "responsabilmente": "Oggi, è molto facile fare e diffondere ogni tipo di accuse", sostiene la Monsanto. Afferma che "di quando in quando vengono diffuse dubbie accuse che hanno molto seguito, che denigrano il nostro lavoro e i nostri prodotti e che non hanno alcun fondamento scientifico". I critici del gruppo vedono le cose in modo diverso. Il motivo è costituito dalla grande rete che Monsanto ha sviluppato in tutto il mondo. Ci sono legami con i servizi segreti Usa, con l'esercito Usa, con società di sicurezza privata molto violente e, naturalmente, con il governo degli Stati Uniti.

Numerosi critici della Monsanto segnalano abituali attacchi da parte di hacker professionisti. Anche i servizi segreti e i militari impiegano hacker e programmatori. Questi sono specializzati nello sviluppo di Trojan e virus per penetrare reti di computer estranee. Il whistleblower [whistleblower: chi, essendo o essendo stato membro di un'organizzazione, ne denuncia pratiche illegali, immorali o illegittime messe in atto sotto il controllo dell'organizzazione, ndt] Edward Snowden ha indicato il collegamento tra le azioni dei servizi di intelligence e la guida dell'economia. Ma i sinistri legami sono passati in secondo piano rispetto ad altre mostruosità.

Alcuni potenti sostenitori della Monsanto sanno bene come condurre una guerra informatica. "Immaginate Internet come un'arma, che è a disposizione. O la usate voi o lo farà il tuo avversario, ma qualcuno sarà fatto fuori" ha detto Jay Byrne, l'ex capo delle relazioni pubbliche della Monsanto, nel 2001. Le aziende abitualmente combattono con metodi discutibili per sostenere quello che ritengo un loro diritto: ma amico o nemico, lui o me - questi sono discorsi bellicosi e in una guerra, si ha bisogno di alleati. Preferibilmente dei professionisti. Come quelli dall'ambiente dei servizi segreti, ad esempio.

Sono noti contatti della Monsanto col famigerato ex agente dei servizi segreti  Joseph Cofer Black, che ha contribuito a elaborare la legge della giungla nella lotta contro i terroristi e altri nemici. E' uno specialista di lavoro sporco, un assoluto sostenitore della linea dura. Ha lavorato per la CIA per quasi tre

decenni, tra le altre cose come capo dell'antiterrorismo. In seguito è diventato vicepresidente della società di sicurezza privata Blackwater, che ha inviato decine di migliaia di soldati in Iraq e Afghanistan agli ordini del governo degli Stati Uniti. Le indagini mostrano quanto la dirigenza della multinazionale sia strettamente collegata con il governo centrale di Washington, così come con i rappresentanti diplomatici Usa in tutto il mondo. In molti casi, la Monsanto dispone di assistenti potenti sul piano operativo. Ex dipendenti Monsanto occupano alte cariche negli Stati Uniti in autorità governative e ministeri, associazioni industriali e nelle università; a volte con relazioni quasi simbiotiche. Secondo informazioni fornite dall'associazione anti-lobby americana Open Secrets Org, nello scorso anno scorso, 16 lobbisti Monsanto hanno prima o poi ricoperto incarichi governativi di prima grandezza nell'amministrazione Usa e anche in autorità di vigilanza. Per l'azienda, si parla di nuovi mercati e di nutrire una popolazione mondiale in rapida crescita. Ingegneria genetica e brevetti su piante qui giocano un ruolo importante. Oltre il 90% di mais e soia negli Stati Uniti sono geneticamente modificati. In alcune parti del resto del mondo la percentuale è parimenti in costante crescita.

Solo i mercati europei sono a un punto morto. Diversi paesi dell'UE hanno molte riserve sul futuro della Monsanto, il che chiaramente dispiace alla pubblica amministrazione Usa. Nel 2009, il politico tedesco della CSU, Ilse Aigner, ministro federale dell'alimentazione, dell'agricoltura e della protezione dei consumatori, ha anche vietato il mais del tipo MON810 nei campi tedeschi. Quando si recò in visita negli Usa, fu avvicinata dal suo collega statunitense, Tom Vilsack riguardo alla Monsanto. Il democratico era stato governatore nello stato agricolo dell'Iowa e si era subito distinto come un sostenitore dell'ingegneria genetica. L'industria dell'ingegneria genetica lo elesse "governatore dell'anno" nel 2001. Purtroppo, non vi è alcuna registrazione della discussione tra Vislack e Aigner. E' stato detto che fu controversa. Un rappresentante del governo federale ne ha descritto il tono: ci sono stati "sforzi enormi per forzare un cambiamento di direzione del governo tedesco in materia di politica genetica". La fonte ha preferito non parlare dei dettagli sul tipo di "sforzi enormi" e sul tentativo di "forzare" qualcosa. Questo non si confà tra amici e partner.

Grazie a Snowden e a Wikileaks, il mondo ha una nuova idea su come questi amici e partner operano

quando si tratta di potere e denaro. La piattaforma di whistleblowing ha pubblicato due anni fa dispacci d'ambasciata, che comprendevano anche dettagli su Monsanto e sull'ingegneria genetica. Ad esempio, nel 2007, l'ex ambasciatore americano a Parigi Craig Stapleton ha suggerito che il governo Usa avrebbe dovuto creare un elenco di sanzioni per i paesi dell'UE che volevano vietare la coltivazione di piante geneticamente modificate da aziende americane. La formulazione del dispaccio segreto: "Il gruppo nazionale di Parigi raccomanda di calibrare un elenco di obbiettivi di rappresaglia di quelli che ci causano sofferenza in tutta l'UE". Sofferenza, ritorsioni: non proprio il linguaggio della diplomazia.

Monsanto ha condotto la battaglia per far ammettere in Europa il famigerato mais geneticamente modificato MON810 con una grande attività di lobbying: il gruppo ha perso completamente la battaglia. E' stato anche battuto sui prestigiosi mercati francese e tedesco. Un'alleanza di politici, agricoltori e il clero ha respinto l'ingegneria genetica nei campi e i consumatori non la vogliono nei loro piatti. Ma la battaglia non è finita. Gli Stati Uniti sperano che i negoziati avviati questa settimana per un accordo di libero scambio tra Usa e UE apriranno loro i mercati anche per l'ingegneria genetica.

Fare lobbying per la propria azienda è un dovere civico negli Usa. Anche le persone importanti dei 16 servizi di intelligence Usa hanno sempre inteso il proprio lavoro come un supporto per gli interessi economici americani sui mercati mondiali. Spiano non solo governi, autorità e cittadini di altri paesi in nome della lotta al terrorismo, ma sostengono anche gli interessi economici americani, con i modi loro propri.

Alcuni esempi?


Monsanto nega le accuse e sottolinea che essa opera "responsabilmente"

Più di due decenni fa, quando il Giappone non era ancora una grande potenza economica, è apparso negli Usa lo studio "Japan 2000", creato dai dipendenti del Rochester Institute of Technology (RIT). Il Giappone, rilevava lo studio, stava progettando una sorta di presa del potere mondiale con una "spericolata politica commerciale". Gli Usa ne sarebbero stati danneggiati, affermava la ricerca. La sicurezza nazionale degli Stati Uniti era minacciata e la CIA ha dato la chiamata alla guerra.

L'economia americana deve essere protetta dagli "sporchi trucchi" degli europei, ha spiegato l'ex capo della CIA James Woolsey. Questo, sosteneva, è il motivo per cui gli "amici continentali europei" sono stati spiati. Un'America pulita [allusione allo slogan di un manifesto di propaganda della prima guerra mondiale, ndt]. Il whistleblower Snowden era una volta in Svizzera per la CIA e in questo periodo, ha riferito quali trucchi si diceva che l'azienda avesse adottato, per ottenere da un banchiere svizzero di spiare dati contabili. L'UE ha permesso che i servizi statunitensi andassero a vedere gli affari finanziari dei suoi cittadini. Presumibilmente allo scopo di prosciugare fonti di denaro facendo del terrorismo. Il metodo e lo scopo sono quanto mai dubbi.

In Svizzera, teatro di molti passati romanzi di spionaggio è andato ora in scena uno di quegli episodi che rendono la Monsanto particolarmente misteriosa ed enigmatica: nel gennaio 2008, l'ex agente della CIA Cofer Black si è recato a Zurigo e ha incontrato Kevin Wilson, all'epoca responsabile della sicurezza della Monsanto per questioni globali. Di cosa hanno parlato i due? Probabilmente delle solite cose: avversari, affari, nemici mortali. Il giornalista investigativo Jeremy Scahill, che ha scritto l'opera di riferimento sulla Blackwater, la società specializzata in mercenari, ha scritto nel settimanale americano
The Nation nel 2010 su questo strano incontro a Zurigo. Ancora una volta aveva ricevuto documenti fatti trapelare. Questo dimostra che Monsanto intendeva lottare: contro gli attivisti che distruggevano i campi; contro i critici, che influenzavano l'atteggiamento verso la multinazionale della modificazione genetica. Cofer Black è l'uomo giusto per tutte le stagioni: "Ci toglieremo i guanti bianchi", ha dichiarato dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre, e ha incaricato i suoi agenti della CIA in Afghanistan di prendere Osama bin Laden: "Prendetelo, Voglio la sua testa in una scatola". In ogni caso, ne capisce molto anche di faccende degli altri servizi segreti, che operano con fonti di pubblica dominio. Quando si incontra con il responsabile della sicurezza Monsanto Wilson, Cofer Black è ancora il Vice (Presidente) della Blackwater, che ha tra i suoi clienti il Pentagono, il Dipartimento di Stato, la CIA e, ovviamente, aziende private. Tuttavia, c'era molta ansietà nel gennaio 2008, perché i mercenari della società di sicurezza avevano

colpito 17 civili in Iraq e alcuni dipendenti della Blackwater avevano attirato l'attenzione corrompendo i dipendenti del governo iracheno. Si dà il caso che Cofer Black fosse a quel tempo capo delle società di sicurezza Total Intelligence Solutions (TIS), che era una controllata di Blackwater, non gravata dalla medesima devastante reputazione, tuttavia composta da alcuni eccellenti e versatili esperti.

Secondo le loro stesse dichiarazioni, Monsanto stava conducendo affari con TIS in quel momento e non con la Blackwater. E' indubbio che la Monsanto ha ricevuto relazioni dalla TIS sulle attività dei critici. Le attività in questione erano quelle che avrebbero presentato un rischio per l'azienda, i suoi dipendenti o le sue attività operative. Le informazioni raccolte spaziavano da attacchi terroristici in Asia alla scansione di siti web e blog. Monsanto sottolinea che la TIS ha utilizzato solo materiale accessibile al pubblico per prevenire tale rischio. Questo corrisponde al modus operandi di Black. Niente loschi traffici. C'erano voci che la Monsanto intendesse rilevare la TIS per ridurre i loro rischi - e ci sono nuove indiscrezioni in questi giorni che il gruppo presumibilmente stia valutando l'acquisizione della società Academi sviluppatasi dopo alcune trasformazioni della ex Blackwater Company. C'è qualcosa di vero in queste voci? "Di regola non intendiamo divulgare dettagli sui nostri rapporti con i fornitori di servizi, a meno che le informazioni non siano già a disposizione del pubblico", è l'unico commento dalla Monsanto.

Ogni azienda ha una sua storia, e la storia di Monsanto comprende una sostanza, che ha trasformato l'azienda in un demone non solo per gli anziani del 1968: Monsanto era uno dei principali produttori del pesticida Agente Arancio, utilizzato fino al gennaio 1971 dai militari Usa nella guerra del Vietnam. Le foreste furono defogliate dal costante bombardamento chimico per rendere il nemico visibile. Terre arabili sono state avvelenate, in modo che i vietcong non avesero nulla da mangiare. Nelle zone irrorate, gli effetti teratogeni sono aumentati più di dieci volte. I bambini sono nati senza naso, senza occhi, con idrocefalo, con schisi facciali e i militari Usa dichiaravano che l'agente Monsanto era innocuo come l'aspirina.


In guerra tutto è permesso? Specie nella guerra di nuovo tipo, quella cibernetica?

E' evidente che qualcuno rende la vita difficile per i detrattori della Monsanto e una mano invisibile pone fine alle loro carriere. Tuttavia, chi è questo qualcuno? Gli obiettivi di questi attacchi sono scienziati, come l'australiana Judy Carman. Tra le altre cose, si è affermata internazionalmente con studi di piante geneticamente modificate. Le sue pubblicazioni sono state contestate dagli stessi professori che hanno attaccato anche gli studi di altri critici della Monsanto. Non ci si limita alle schermaglie all'interno della comunità scientifica. Gli hacker bersagliano regolarmente le varie pagine della rete dove Carman pubblica i suoi studi e i siti vengono sistematicamente osservati, almeno questa è l'impressione che ha la Carman. L'esame dei file di log degli indirizzi IP mostrano non solo che la Monsanto visita le pagine regolarmente, ma anche varie organizzazioni del governo Usa, comprese quelle militari. Fra cui il Navy Network Information Center, la Federal Aviation Administration e l'United States Army Intelligence Center, un'istituzione dell'esercito Usa, che addestra i soldati alla raccolta di informazioni. L'interesse della Monsanto agli studi è comprensibile, anche per quelli della Carman. "Ma non capisco perché il governo degli Stati Uniti e l'esercito mi stiano osservando", dice. Anche all'organizzazione GM Watch, nota per essere critica sulla tecnologia genetica, capitano cose strane. La redattrice Claire Robinson riferisce di continui attacchi degli hacker sulla pagina iniziale dal 2007. "Ogni volta che aumentiamo la sicurezza della pagina solo di un po', il versante opposto aumenta la sua tenacia e in seguito ci sono nuovi, peggiori attacchi", dice. Anche lei non riesce a credere alle coincidenze che si verificano. Quando lo scienziato francese Gilles Eric Seralini ha pubblicato un controverso studio sui rischi per la salute del granturco geneticamente modificato e del glifosato nel 2012, il sito web di GM Watch è stato violato e bloccato. La stessa cosa si ripete quando viene messo sul sito il parere dell'ispettorato alimentare europea (EFSA). La tempistica è stata abilmente scelta in entrambi i casi. Gli attacchi hanno avuto luogo esattamente quando i redattori intendevano pubblicare il proprio parere.

Non è stato ancora stabilito chi c'è dietro gli attacchi. La Monsanto stessa, come detto, sottolinea che la società opera "responsabilmente". Il fatto è, tuttavia, che la posta in gioco per il gruppo è alta. E' in ballo un imminente disegno di legge. Soprattutto sui negoziati in corso sull'accordo di libero scambio. Particolarmente sensibile è la materia del settore agricolo e alimentare. Gli americani vogliono aprire i mercati europei a prodotti in precedenza vietati. Oltre alle piante geneticamente modificate, sono oggetto di negoziato controversi additivi per mangimi e carne bovina agli ormoni. I negoziati probabilmente si protrarranno per diversi anni. Gli americani vogliono utilizzare l'accordo di libero scambio per aprire il mercato europeo degli OGM.

I negoziati saranno particolareggiati. Prevarrà la durezza. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha quindi nominato Islam Siddiqui come capo negoziatore per l'agricoltura. Ha lavorato per molti anni per il ministero dell'agricoltura Usa come esperto. Tuttavia, pochi in Europa sanno che dal 2001 al 2008, ha rappresentato CropLife America come un lobbista registrato. CropLife America è un'importante associazione di settore negli Stati Uniti, che rappresenta gli interessi dei produttori di pesticidi e di tecnologia genetica - tra cui ovviamente la Monsanto. "In realtà, l'UE non può accettare un tale capo negoziatore per via della parzialità", dice Manfred Häusling, che rappresenta il partito dei Verdi nel Parlamento europeo. Eigentlich (in realtà). La parola eigentlich (in realtà) in alto-tedesco medio significava, secondo i dizionari pertinenti, "a contratto", che non è una cattiva descrizione della situazione attuale, in particolare per il fatto che i politici europei e tedeschi hanno sorprendentemente molta comprensione verso i servizi statunitensi che li spiano regolarmente.




 Immagini da internet inserite da amministratore  Blog

martedì 26 febbraio 2013

Wilileaks: gli USA dirigono le azioni dell' opposizione venezuelana almeno dal 2006 / Contratistas de la CIA Stratfor y Canvas dirigen la oposición venezolana desde 2006 y diseñaron su campaña en 2010


Wilileaks: gli USA dirigono le azioni dell' opposizione venezuelana almeno dal 2006

26-02-2013 - Russia Today

Una parte della nuova serie di documenti segreti, trapelati da Wikileaks, è dedicata al Venezuela e mostra chiaramente la mano degli Stati Uniti negli sforzi per spodestare il presidente venezuelano Hugo Chavez.

I file pubblicati evidenziano che almeno due società estere hanno diretto azioni dell'opposizione venezuelana, dal 2006, e progettato la sua campagna per le elezioni parlamentari del 2010.

I documenti, che risalgono tra il luglio 2004 e il dicembre 2011 e che sono stati pubblicati da Wikileaks sul suo account Twitter, ora sono disponibili on-line. Si basano sulle e-mail delle aziende Stratfor e Canvas, che secondo quanto trapelato, che nel loro tentativo di rovesciare Hugo Chavez usavano anche gli studenti ed altre gfigure non formali.

Un rapporto trapelato da Wikileaks, redatto nel gennaio 2010 dalla Canvas, dal titolo 'Analisi della situazione in Venezuela', propone una strategia copiata dal movimento giovanile pro-democratico Otpor!, che è stata applicata con successo in Serbia. Sostenuto da parte della CIA, ha utilizzato le proteste degli studenti e una 'rivoluzione colorata' per rovesciare Slobodan Milosevic nel 2000.

A sua volta, Stratfor, che è stata segnalata come un tipo di versione privata della Central Intelligence Agency (CIA), si propone di fornire un'analisi dedicata alle multinazionali che cercano d'investire in Venezuela. Le e-mail trapelate dimostrano che le sue motivazioni e gli obiettivi sono ben lungi dall'essere indipendente, e che stanno lavorando come agenzia di intelligence e strategia per coloro che cercano l'intervento nel paese.

Le e-mail trapelate coprono una varietà di argomenti, con particolare attenzione al settore energetico, petrolchimico e petrolifero in particolare, il cambiamento politico, la situazione delle forze controrivoluzionarie, e lo stato dei militari. Riguardano anche le relazioni del Venezuela con Cuba, Cina, Russia ed Iran, e forniscono desolanti proiezioni economiche e sul futuro del settore finanziario.

Una settimana fa il sito Wikileaks ha pubblicato un enorme archivio di email della azienda USA d'intelligence e spionaggio Stratfor, relative a diversi paesi dell'America Latina, che coinvolge più di un milione di documenti. I nuovi cablo rivelati da Wikileaks dimostrano la crescente disperazione dei funzionari USA per i progressi  delle alleanze del presidente venezuelano, Hugo Chavez, nel continente. Così ha detto il fondatore del sito, Julian Assange. (Tratto da Russia Today)



Contratistas de la CIA Stratfor y Canvas dirigen la oposición venezolana desde 2006 y diseñaron su campaña en 2010

Wikileaks reveló nuevos documentos que dejan ver cómo dos organizaciones extranjeras han dirigido el accionar de la oposición venezolana desde 2006 y diseñaron su campaña para las elecciones parlamentarias del año 2010.
En 73 correos electrónicos contenidos en The Global Intelligence Files, Wikileaks deja ver cómo las empresas Stratfor y Canvas trazaron la ruta que debería transitar la derecha para derrocar a Hugo Chávez y que definía la utilización de estudiantes y de figuras no formales como elementos en torno a los cuales alinear al resto de las organizaciones y figuras políticas.
Stratfor -que ha sido señalada como una suerte de versión privada de la Agencia Central de Inteligencia (CIA)- realizó labores de espionaje en Venezuela. De ese trabajo surgieron numerosos informes y análisis de la situación político económica del país, que sirvieron de base al Centro de Estrategia y Acciones No Violentas (Canvas, por sus siglas en inglés), para elaborar un plan que le explicó a la oposición en letras grandes y lenguaje sencillo cómo desestabilizar al país por la vía "democrática".
Uno de los informes divulgado por Wikileaks, fechado en enero de 2010 y elaborado por el Departamento de Análisis de CANVAS, que tiene por título "Análisis de la situación en Venezuela", propone una estrategia copiada de la experiencia que Otpor aplicó con éxito en Serbia, cuando fue derrocado en el año 2000 Slodoban Milosevich, luego de protestas estudiantiles y de una "revolución de colores", apoyadas por la CIA y la Usaid y la NED.
Si esto funcionó en la antigua Yugoslavia, en Ucrania, en Kirguistán y en Túnez, por qué no en Venezuela. El clima era perfecto: en septiembre del 2010 se realizarían elecciones parlamentarias, había en el país una fuerte sequía devenida en planes de racionamiento eléctrico y, además, las empresas de cable retiraron de su oferta al canal Radio Caracas Televisión Internacional (RCTVI) porque no cumplía con los requerimientos de la Ley Orgánica de Responsabilidad para Radio y Televisión.
En este contexto, Canvas expone en el informe presentado a la oposición que al estar ellos "fragmentados" debían ser los grupos estudiantiles y "los actores no formales los capaces de construir una infraestructura y explotar su legitimidad".
De acuerdo con los cables difundidos por Wikileaks, Canvas estaba en Venezuela desde el año 2006. Su misión es crear movimientos estudiantiles efectistas. Diseñó en 2007 una especie de vanguardia juvenil que ayudó a la oposición a ganar el referéndum convocado por el Gobierno para reformar la Constitución Nacional de 1999.
El informe que presentaron en el año 2010 retoma la idea de la juventud, pero con nuevos argumentos.
Dígalo así
En el análisis propuesto a la derecha en 2010 se plantea una "Lista de temas con potencial para ser explotados en la campaña".
Incluyeron el aspecto económico con un viraje al que venían presentando. Les dijeron que lo más conveniente era decir que el petróleo, principal fuente de ingresos en el país, "no era del gobierno", sino un derecho para el bienestar y la seguridad social de todos.
Les sugirieron incluir en su discurso la importancia de distribuir la riqueza proveniente del petróleo. La idea era manifestar en sus pronunciamientos públicos que "todos tenemos que tener oportunidad", una versión del "para todos por igual", repetido luego en la campaña por la presidencia en 2012.
El informe también les indicaba que el problema de seguridad ciudadana se resuelve con dinero y descentralización de los cuerpos de policía. Fue así como les propusieron frases como "utilizaremos todos los recursos que sean necesarios", al tiempo que debía insistirse en la idea de poner las instituciones policiales en manos de los gobiernos regionales y locales.
En lo político, la premisa con mayor importancia fue la de "auditar al gobierno", diseñada para la campaña opositora que apuntaba a la elección parlamentaria del 26 de septiembre de 2010.
En el apartado de "juventud", plantearon que este sector debía movilizarse a través de un mensaje "a la medida de todos, no sólo de los universitarios", que ya había dado resultado en 2007.
Un mensaje que podía surtir el efecto deseado era el tema eléctrico porque generó conmoción en el país. La sequía mermó el sistema hidroeléctrico nacional y las imágenes de represas con niveles de agua por debajo de lo histórico generaron movilización e intensos debates en la opinión pública.
El 14 de enero de 2010, Karen Hooper, la analista de Stratfor para América Latina, escribió en un correo electrónico: "Parece que el colapso eléctrico podría ser una buena excusa para llamar a una emergencia nacional. Muy interesante", reveló Wikileaks.
El 28 de enero de 2010, 14 días después, estaban estudiantes de la Universidad Central de Venezuela (UCV), de la Universidad Católica Andrés Bello (Ucab), de la Universidad Simón Bolívar, Santa María y Monte Ávila, en la sede de la Corporación Eléctrica Nacional (Corpoelec), en Caracas, entregando un documento -recibido por el vicepresidente técnico de Corpoelec, Eduardo Fuentes-, en el cual exigían cese del racionamiento y mayor inversión en el sector eléctrico.
Según la nota de prensa de Ultimas Noticias del 29 de enero, los estudiantes tenían planificado una concentración que convertida en "marcha" se movió hacia Corpolec, sin el permiso reglamentario para este tipo de actividades.
A esta jornada le siguieron otras en diversas ciudades del país, con especial énfasis en Mérida, cuyo alcalde era Léster Rodríguez, del partido Copei, opositor al Gobierno.
Otras acciones se realizaron en Lecherías, en el estado Anzoátegui, dirigido por Víctor Figueredo, quien había ganado con el apoyo de partidos como Proyecto Venezuela y el MAS; en el estado Bolívar, donde la Ucab tiene un núcleo académico; en Valencia, estado Carabobo, gobernado en 2010 por Henrique Salas Feo, de Proyecto Venezuela, y en Lara, entidad gobernada por Henri Falcón, quien a inicios del 2010 anunció su dimisión del Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV).
El motivo de las protestas fue el "cierre" de Rctv, aunado a la "carencia" de servicios básicos, publicó el diario El Universal.
Las protestas fueron resguardas y en ocasiones disueltas por los cuerpos de seguridad del Estado, acción que se catalogó de "represión" y así fue reseñada en titulares y pie de fotos de los principales diarios del país.
El 30 de enero de 2010, Amnistía Internacional le pedía al Gobierno Nacional garantizar el "derecho a reunión y de expresión de todas las personas".
En la misma fecha, la Corte Interamericana de Derechos Humanos anunció que publicaría un nuevo informe sobre Venezuela.
Mientras tanto, Luis Ignacio Planas, entonces presidente de Copei, aparecía en medios condenando la "agresión" contra el estudiantado.
El 28 de enero de 2010, El Universal tituló: "Aseguran que la Guardia Nacional (GN) torturó a ocho estudiantes en Lara".
La denuncia no la hacían estudiantes, sino un abogado que alegaba que los cuerpos de seguridad ejecutaban "detenciones selectivas" entre jóvenes que protestaban en la entrada de Barquisimeto.
El informe Canvas se cumplía, o al menos, así lo parecía en los medios de comunicación, sin embargo, hacía falta dar otro paso.
Los aliados
El 2 de febrero del 2010, Karen Hooper, envió otro correo electrónico diciendo: "La iglesia y los estudiantes están actualmente encuestados en Venezuela como fiables y populares por encima de los partidos de la oposición... muy similar a lo que ocurrió en Serbia. El siguiente paso es reunirlos... en un funeral, una reunión, cualquier cosa. Es el siguiente paso clave", dijo.
Días antes, el diario Últimas Noticias había reseñado la rueda de prensa que ofreció monseñor Oswaldo Azuaje, obispo auxiliar de Maracaibo, quien en nombre del departamento de Pastoral Juvenil y Universitario de la Conferencia Episcopal de Venezuela (CEV) manifestó que los jóvenes católicos llamaron a "reafirmar los valores que nos guíen por el camino de la construcción de una nueva civilización".
Por su parte, monseñor Baltazar Porras, arzobispo de Mérida, declaraba que la Asamblea Nacional politizaba los disturbios estudiantiles y clamaba por "expertos" que atendieron el tema del racionamiento eléctrico.
Todo iba cumpliéndose, mientras Enrique Mendoza, entonces vocero de la Mesa de la Unidad Democrática (MUD), se ufanaba ante la prensa de tener un plan que no podía revelar. El plan, con todo y la dirección a control remoto, no les permitió obtener la mayoría en la Asamblea Nacional.
*) AVN, Agencia Venezolana de Noticias, medio público.


domenica 2 settembre 2012

Gli Stati Uniti non riconoscono l' "asilo diplomatico" - Estados Unidos no reconoce el “asilo diplomático”


Gli Stati Uniti non riconoscono l' "asilo diplomatico"
1 settembre 2012 - Tratto da Heraldo Cubano
 
Venerdì 17 agosto 2012 attraverso un comunicato del Dipartimento di Stato, il governo degli Stati Uniti ha dichiarato che "non riconosce l'asilo diplomatico che l'Ecuador ha concesso all'australiano Julian Assange" il fondatore di Wikileaks rifugiato presso l'ambasciata ecuadoriana a Londra. "Gli Stati Uniti non fanno parte della convenzione del 1954 dell'OSA (Organizzazione Stati Americani) sull'asilo diplomatico e non riconoscono il concetto di asilo diplomatico come una questione di diritto internazionale". È vero che gli USA non sono firmatari di quella convenzione, ma come fu diversa la loro posizione negli anni '60 e poi negli anni '80 e primi anni '90, quando incoraggiarono e sostennero l'ingresso di controrivoluzionari e persone con pessimi precedenti penali in sedi diplomatiche a L'Avana, come parte della sua propaganda anti cubana, e per ampliare l'area di opinione che "fuggivano dal comunismo". Durante i primi anni della decade del '60, controrivoluzionari cubani che formavano le reti create dalla CIA, dopo aver commesso atti di terrorismo, come l'incendio di diversi cinema, teatri e centri commerciali, s'introducevano nelle sedi diplomatiche latinoamericane per successivamente andare a risiedere a Miami, dove erano accolti come eroi, per aver compiuto i mandati degli yankee. Questo è avallato nei piani declassificati della CIA, dove si raccolgono le azioni terroristiche approvate dalla Casa Bianca contro Cuba, con l'intento di rovesciare la trionfante Rivoluzione. Negli anni '80 si ricorda anche l'entrata in massa di delinquenti, chiamati "scorie" nell'ambasciata del Perù, dopo aver assassinato un giovane agente del sistema di protezione della sede diplomatica e come furono ricevuti a Lima, e un po' più tardi a Miami, come coloro che erano riusciti a "fuggire dal comunismo". A toccar la realtà hanno dovuto riconoscere la bassa qualità umana della stragrande maggioranza di questi, salvo alcune eccezioni. Più tardi, nel 1990 in collusione con alcuni governi e i loro rappresentanti diplomatici a L'Avana, cercarono di creare una falsa crisi nelle ambasciate accreditate a Cuba, nello stile di Albania e Romania, in un disperato tentativo di distruggere la rivoluzione cubana, che aveva resistito al crollo del socialismo europeo. Allora applaudirono l'ingresso, con l'uso della forza, di alcuni elementi criminali stimolati dall'estero da notizie trasmesse dalle emittenti sovversive situate nel territorio degli Stati Uniti. Ricordiamo il caso della sede della Repubblica Cecoslovacca, Spagna, Belgio, Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Italia, Francia e Canada. Lì non mancò il sostegno e l'incoraggiamento yankee, si sperticarono negli applausi ai "coraggiosi cubani che hanno rischiato le loro vite a favore della libertà". La fine è nota, Cuba denunciò il macabro piano dei nord americani e i precedenti penali di coloro che si introdussero nelle missioni diplomatiche. Ma come "il cane perde il pelo ma non il vizio", con l'illusione che alla Rivoluzione le rimaneva solo pochi mesi, tornarono sullo stesso percorso nel 1991, cercando di formare una nuova di penetrazioni in cerca di asilo diplomatico. La conclusione, la stessa dell'anno precedente. Successivamente sono avvenuti eventi simili ma sporadici, in quanto si sono convinti che non era causa che potesse destabilizzare la situazione interna cubana e decisero di continuare ad incoraggiare l'emigrazione illegale dal paese via mare, ciò che ebbe come culmine le azioni di furto e sequestro di imbarcazioni cubani nel 1994, che si è conclusa con il permesso del governo per l'uscita illegale in massa di tutti coloro che lo avessero voluto, poiché erano sempre ricevuti come trionfatori negli Stati Uniti, dove gli si concede l'immediato rifugio politico, sotto i precetti della ripudiabile legge di Aggiustamento Cubano del 1966, esclusiva per la sola Cuba. Pertanto, non è casuale né strano che ora, di fronte a un evento sovrano dell'Ecuador di concedere asilo politico a Julian Assange, gli USA si lancino ad affermare che non lo riconoscono, poiché per il mondo è ben chiaro che gli unici interessati a sanzionarlo, in modo esemplare, sono loro, mentre rimane evidente il ruolo d'ingerenza negli affari interni del resto degli stati, incluso dei suoi alleati; le azioni di spionaggio che realizzano così come la sovversione politica come arma contro coloro che non sono di loro gradimento, con la pubblicazione di centinaia di migliaia di cablo cifrati da parte del sito Wikileaks. Aspettiamo poi il finale.

Estados Unidos no reconoce el “asilo diplomático”

Tomado del Heraldo Cubano El viernes 17 de agosto de 2012 mediante un comunicado el Departamento de Estado, el gobierno norteamericano aseguró que “no reconoce el asilo diplomático que ecuador otorgó al australiano Julián Assange”, el fundador de Wikileaks refugiado en la embajada ecuatoriana en Londres. “Estados unidos no forma parte de la convención de 1954 de la (Organización de Estados Americanos) OEA sobre el asilo diplomático y no reconoce el concepto de asilo diplomático como una cuestión de derecho internacional”. Es cierto que EE.UU. no es signatario de esa convención, pero cuan distinta fue su posición en la década del 60 y después en los 80 e inicios de los 90 cuando estimuló y apoyó la entrada de contrarrevolucionarios y personas con pésimos antecedentes penales en sedes diplomáticas en la Habana, como parte de su propaganda anti cubana, y para ampliar la matriz de opinión de que “huían del comunismo”. Durante los primero años de la década de los 60, contrarrevolucionarios cubanos que conformaban las redes creadas por la CIA, después de cometer actos terroristas como fue el incendio de varios cines, teatros y centros comerciales, se introducían en las sedes diplomáticas de Latinoamérica para posteriormente ir a residir a Miami, donde fueron recibidos como héroes, al cumplir los mandatos de los yanquis. Esto está avalado en los planes desclasificados de la CIA, donde se recogen las acciones terroristas aprobadas por la Casa Blanca contra Cuba, con el interés de derrocar a la Revolución triunfante. En los 80 se recuerda aun la entrada masiva de delincuentes, denominados “escoria”, en la embajada del Perú, después de asesinar a un joven escolta del sistema de protección de la sede diplomática y como fueron recibidos en Lima y algo más tarde en Miami, como los que lograban “huir del comunismo”. Al palpar la realidad tuvieron que reconocer la baja calidad humana de la inmensa mayoría de estos, salvo algunas excepciones. Más tarde, en 1990 en contubernio con algunos gobiernos y sus representantes diplomáticos en la Habana, intentaron crear una falsa crisis en las embajadas acreditadas en Cuba, al estilo de Albania y Rumania, en un desesperado intento de acabar con la revolución cubana, la que había resistido el derrumbe del socialismo europeo. Entonces si aplaudieron la entrada por la fuerza de algunos elementos delincuentes estimulados desde el exterior mediante noticias transmitidas por las emisoras subversivas radicadas en territorio norteamericano. Recordamos los casos de la sede de la República de Checoeslovaquia, España, Bélgica, Alemania, Suiza, Gran Bretaña, Italia, Francia y Canadá. Ahí no faltó el apoyo y estímulo yanqui, sobraron los aplausos a los “valientes cubanos que arriesgaban sus vidas en pos de la libertad”. El final se conoce, Cuba denunció el macabro plan de los norteamericanos y los antecedentes penales de los que se introdujeron en las misiones diplomáticas. Pero como “perro huevero aunque le quemen el hocico”, con la ilusión de que a la Revolución le quedaban solo meses, volvieron por la misma senda en 1991, tratando de conformar una nueva crisis de penetraciones en busca de asilo diplomático. El final, el mismo del año anterior. Posteriormente han ocurrido hechos parecidos pero esporádicos, pues se convencieron que eso no era causa que pudiera desestabilizar la situación interna cubana y decidieron continuar estimulando las salidas ilegales del país vía marítima, lo que tuvo como colofón las acciones de robo y secuestro de embarcaciones cubanas en 1994, que terminó con el permiso del gobierno para la salida ilegal masiva de todo el que lo deseara, pues al fin y al cabo eran recibidos como triunfadores en los EE.UU., donde se les concede de inmediato el refugio político, bajo los preceptos de la repudiable Ley de Ajuste cubano de 1966, exclusiva para Cuba. Por tanto, no es casual ni extraño que ahora ante un caso soberano de Ecuador de concederle el asilo político a Julián Assange, los norteamericanos se lancen a plantear que no lo reconocen, pues para el mundo está bien definido que a los únicos que le interesa sancionarlo de forma ejemplarizante es a ellos, cuando quedaron en evidencia del papel injerencista en los asuntos internos del resto de los Estado, incluso de sus aliados, las acciones de espionaje que realizan así como la subversión política como un arma contra aquellos que no son de su agrado, con la publicación de cientos de miles de cables cifrados por el sitio Wikileaks. Esperemos pues el final.


immagine bandiera USA inserita da autore blog 
 

venerdì 17 agosto 2012

L'Ecuador aspetta riunione dell’UNASUR, ALBA ed OSA per minaccia britannica -Michael Moore applaude l’asilo politico di Julian Assange in Ecuador - Garzon: Regno Unito è obbligato a lasciare uscire Assange


L'Ecuador aspetta riunione dell’UNASUR, ALBA ed OSA per minaccia britannica 

 

16 ago (Prensa Latina) Il cancelliere dell'Ecuador, Ricardo Patiño, ha informato che questo fine settimana potrebbe realizzarsi la riunione urgente sollecitata a vari organismi regionali dopo la minaccia britannica di entrare nella sua ambasciata a Londra. Il diplomatico ha confermato la convocazione all'Unione delle Nazioni Sud-americane (UNASUR), l'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) e l'Organizzazione degli Stati Americani (OEA), davanti alla possibilità che il Regno Unito invada la missione diplomatica ecuadoriana per arrestare Julian Assange. Patiño ha precisato che i segretari generali e la presidenza di questi tre organismi hanno accolto la richiesta di Quito, per cui si aspetta che possa concretarsi l'appuntamento dell'UNASUR e dell'ALBA sabato e domenica, in questo paese. Nel caso dell'OSA, ha segnalato che il segretario generale, Josè Miguel Insulza, ha esposto che convocherà ad un incontro straordinario nei prossimi giorni per valutare il sollecito. “Speriamo che l'OSA in questo caso possa dare la risposta che deve dare”,ha  enfatizzato  in una conferenza stampa con i mezzi accreditati in questa capitale dopo il conferimento dell'asilo al giornalista australiano. Patiño ha valutato  la possibilità di ricorrere alla Corte Internazionale de L'Aia per dirimere questa situazione, in caso che il governo britannico si rifiuti di concedere il salvacondotto ad Assange affinché abbandoni la sede diplomatica e viaggi in Ecuador, dopo la concessione, questo giovedì, dell'asilo sollecitato da lui. L'Ecuador cerca che questi organismi internazionali si pronuncino rispetto alla comunicazione del Regno Unito delle sue presunte facoltà per arrestare il fondatore di Wikileaks all'interno del recinto diplomatico, in caso che questo non sia consegnato. Da parte sua, il governo britannico ha anticipato nel suo Comunicato consegnato a Quito che non darà il permesso affinché Assange possa viaggiare in Ecuador, dopo essere rimasto nell'ambasciata ecuadoriana a Londra dal 19 giugno di questo anno. Inoltre, in dichiarazioni da Londra si assicura che non procederà secondo questa petizione perché il Governo ha il dovere di estradarlo in Svezia, dove è reclamato per essere interrogato intorno a presunti delitti sessuali. L'Ecuador ha ratificato la sua posizione di fronte alle minacce del Regno Unito ed ha affermato  che non è possibile permettere che il processo di studio e conversazioni amichevoli con questo governo sull'asilo di Assange si veda pregiudicato e deriso da una comunicazione ufficiale che aggredisce l'Ecuador. Patiño ha esposto  che non è possibile ammettere che la reazione dei portavoci ufficiali sul lamento pubblico per tanto improprio comportamento si diminuisca all'allegra dichiarazione che solo sono stati onesti con la loro posizione. Tali dichiarazioni, affermò Patiño, è come dire, più o meno, ti colpisco selvaggiamente, ma se tu ti comporti bene, può essere che non ti colpisca tanto selvaggiamente. Dipende da come ti comporti.

Michael Moore applaude l’asilo politico di Julian Assange in Ecuador



Washington, 16 ago (Prensa Latina) Il cineasta statunitense Michael Moore ha applaudito la decisione dell'Ecuador di concedere asilo politico al fondatore di Wikileaks, Julian Assange, e spinge i londinesi a manifestare davanti all'ambasciata. “Per favore amici di Londra, vadano all'ambasciata dell'Ecuador a protestare contro il piano di governo di arrestare Assange”, ha scritto nel suo account in Twitter il fautore di Farenheit 9/11 e Sicko. Il cineasta ha informato  anche che gli attivisti del movimento di protesta Occupy Wall Street stanno convocando la gente a dirigersi al consolato britannico a New York per opporsi alla minaccia britannica di entrare nell'ambasciata dell'Ecuador. Il documentarista, ha difeso sempre Assange, per considerarlo un pioniere della libertà di espressione, del governo indipendente e della rivoluzione digitale del giornalismo. Moore, riconosciuto per la sua posizione progressista e la sua visione critica verso la globalizzazione, si unì alle decine di artisti ed intellettuali statunitensi che sollecitarono al presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, asilo politico per il portavoce di WikiLeaks. Alla relazione di queste personalità che inviarono la missiva al mandatario ecuadoriano in giugno scorso si sono sommate , tra gli altri, i cineasti Danny Glover, Oliver Stone e la scrittrice Naomi Wolf. Ig/rml

Garzon: Regno Unito è obbligato a lasciare uscire Assange

 

Quito, 16 ago (Prensa Latina) Lo spagnolo Baltazar Garzon, capo della squadra della difesa di Julian Assange, ha affermato che il Regno Unito è obbligato a lasciare uscire al fondatore di Wikileaks dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra. In dichiarazioni in Spagna, riprodotte qui dalla stampa locale, Garzon ha detto che il governo britannico è obbligato a dare questo passo una volta concesso l'asilo al giornalista australiano, altrimenti accorreranno ad istanze internazionali di giustizia. Quello che deve fare il Regno Unito è applicare gli obblighi diplomatici della Convenzione del Rifugiato e lasciare libero Assange, dandogli un salvacondotto, questo ha enfatizzato in un'intervista per il quotidiano spagnolo El Pais. Garzonha criticato  l'atteggiamento del Regno Unito e la minaccia di assaltare l'Ambasciata ecuadoriana a Londra per arrestare Assange ed estradarlo in Svezia, e secondo lui questo paese deve applicare la Convenzione del Rifugiato e rispettare il rischio che corre una persona vittima di una persecuzione politica. Secondo il giornale, l'ex giudice dell'Udienza Nazionale spagnola mantenne il mercoledì una conversazione col fondatore di Wikileaks da Repubblica Dominicana, dove ha assistito alla nomina del nuovo presidente, Danilo Medina. “Ero molto fiducioso in che gli concedessero l'asilo, come così è stato. L’ho visto molto tranquillo e forte di coraggio. Sa che ha la ragione è dalla sua parte”, delimitò. Garzon pensa che la vita del giornalista australiano corre pericolo, per cui la sua consegna alla Svezia per presunti delitti sessuali è una scusa per portarlo negli Stati Uniti e giudicarlo per aver pubblicato informazione compromettente del governo imperialista. Durante la sua recente visita a Quito in compagnia di Christine Assange, madre del giornalista australiano, Garzon ha detto a Prensa Latina che l’unica cosa che ha fatto il suo cliente è stato dare pubblicità ad un ingrossato volume di informazioni attraverso Wikileaks. Garzon ha detto che il giornalista è completamente indifeso, benché possano intuirsi le accuse contro di lui dovute ai documenti di Wikileaks compromettenti per gli Stati Uniti. Non abbiamo nessuna informazione degli Stati Uniti in base al procedimento della Gran Giuria perchè è segreto, e pertanto le accuse sono segrete, le possibili pene sono segrete e lui è assolutamente indifeso, ha infatizzato. La questione non sta in che cosa ha fatto bene o male Assange, bensì che cosa hanno fatto male quelli che realizzarono le attività denunciate da lui, ha concluso. Ig/yp

giovedì 16 agosto 2012

ASSANGE-WIKILEAKS :La Gran Bretagna ha minacciato l’Ecuador di assaltare l’ambasciata a Londra


Caso Wikileaks -Assange : L'Inghilterra guerrafondaia serva degli yankees non si smentisce mai (Sandino)
 
La Gran Bretagna ha minacciato l’Ecuador di assaltare l’ambasciata a Londra

Il cancelliere Ricardo Patiño ha denunciato che il governo del Regno Unito ha minacciato con assaltare l’ambasciata ecuadoriana di Londra per catturare Julian Assange.
Durante una conferenza stampa, Patiño ha riferito che nonostante l’alto livello delle relazioni diplomatiche con Gran Bretagna e Svezia, “abbiamo ricevuto da parte del Regno Unito un’intimidazione diretta per iscritto nella quale minacciano di assaltare la nostra ambasciata di Londra se l’Ecuador non consegnerà Julian Assange”.
Patiño ha ribadito che la posizione assunta dal governo della Gran Bretagna “è insostenibile, sia dal punto di vista politico che giuridico”, ed ha aggiunto che la minaccia presentata non è propria di un paese democratico.
 “Questa minaccia non è propria di un paese democratico e di diritto (…) nel caso tale condotta dovesse proseguire, l’Ecuador prenderà dei provvedimenti in accordo con il diritto internazionale”, ha avvisato.
Ha inoltre dichiarato che nel caso di un intervento, “il Governo dell’Ecuador solleciterà la convocazione dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur) e dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) per organizzare un’Assemblea Straordinaria sul caso”.
Ha ricordato ai giornalisti che il dialogo con il Governo britannico è stato “sempre improntato sullo sviluppo delle relazioni e della stabilità giuridica, oltre che sul rispetto”.
Tuttavia, in seguito alla comunicazione inviata dal Regno Unito, ha fatto sapere che l’Ecuador è un paese sovrano e che “noi non siamo una colonia britannica, ed i tempi delle colonie sono ormai finiti”.
Riguardo all’asilo politico di Julian Assange, fondatore di Wikileaks, Patiño ha informato che il suo Governo ha già preso una decisione che sarà annunciata giovedì 16 agosto alle 7:00 locali (12:00 GTM).
Assange, di 41 anni, si è rifugiato nell’ambasciata ecuadoriana di Londra il 19 giungo per evitare l’estradizione in Svezia, dov’è accusato di abuso sessuale e violenza.
L’ australiano sostiene che la Svezia potrebbe essere una tappa intermedia prima della sua consegna agli Stati Uniti, dov’è indagato per presunto spionaggio in seguito alla diffusione sul suo portale di informazioni riservate del Dipartimento di Stato e di documenti sulle guerre in Iraq ed Afghanistan, reati per i quali teme di essere condannato a morte.
(Traduzione Granma Int.)