martedì 24 dicembre 2013

Londres, 7-8 de marzo de 2014 La Comisión Internacional de Investigación sobre el caso de los Cinco Cubanos Antiterroristas se celebrará en Londres, Reino Unido



Londres, 7-8 de marzo de 2014

La Comisión Internacional de Investigación sobre el caso de los Cinco Cubanos Antiterroristas se celebrará en Londres, Reino Unido


Esta importante iniciativa internacional fue lanzada en 2012 en la Conferencia Europea de Solidaridad con Cuba que tuvo lugar en Berlín. Están coordinando el evento los grupos de solidaridad con Cuba de toda Europa y los anfitriones de la Comisión serán la Campaña de Solidaridad con Cuba del Reino Unido. Esta iniciativa paneuropea a favor de los Cinco pro-mete ser la más importante que se haya visto en nuestro continente.
Yo creo que todos los que puedan participar o dar su apoyo de cualquier ma-nera a esta Comisión Internacional de Investigación deberían hacerlo.”
Ricardo Alarcón, antiguo representante de Cuba ante la ONU.

La Comisión, que durará dos días, estará compuesta por prestigiosas e internacionalmente conocidas per-sonalidades que pertenecen a organizaciones jurídicas, de derechos humanos y similares.
Los testigos presentarán declaraciones ante los miembros de la comisión respecto a sus propias expe-riencias de atentados terroristas contra Cuba, el papel que desempeñan las organizaciones radicadas en los EEUU en lo que se refiere a dichos atentados, el derecho legal que tienen las naciones del mundo a defenderse contra los atentados terroristas, la detención, al juicio, al caso subsiguiente y a las condenas que recibieron los Cinco, a sus derechos de visitas y a las condiciones de deten-ción.
Otros testigos brindarán información objetiva sobre las actividades
realizadas por los Cinco y confirmarán la legalidad de dichas actividades
según la legislación estadounidense y el derecho internacional.
Se examinarán un conjunto de dictámenes jurídicos brindados por

Mientras tiene lugar la Comisión, se celebrarán un gran número de eventos y actividades relacionadas con ella entre los que habrá un concierto de gala, paneles de discusión, eventos de interés para los me-dios y recepciones VIP.
La Comisión será el eje central de la campaña internacional “Voces por los Cinco,” la cual reunirá una am-plia coalición de grupos solidarios, sindicatos, profesionales del mundo jurídico y patrocinadores célebres. Es nuestro firme propósito garantizar que nuestras “Voces por las Cinco” se escuchen en Washington y que sean liberados los cuatro cubanos que siguen encarcelados.

¡LIBERTAD PARA LOS CINCO!



Fernando González, Gerardo Hernández, Antonio Guerrero, Ramón Labaniño y René González son conoci-dos como los Cinco Antiterroristas.
Hasta la fecha, los patrocinadores de la Comisión de Investigación incluyen :

René González Sehwerert
Olga Salanueva Arango
Irma González Salanueva
Ricardo Alarcón, antiguo presidente de la Asamblea Nacional
Miguel Barnet, presidente de la UNEAC Frei Betto, teólogo de la liberación, Brasil
Martin Garbus, abogado, EEUU Noam Chomsky, académico y activista, EEUU
John Le Carré, novelista, RU
Michael Mansfield, QC, defensor, RU
Angela Davis, académica y activista, EEUU Lord Anthony Gifford QC, defensor, RU
Phil Manzanera, músico, Roxy Music Alice Walker, autora, poeta, activista, EEUU
Ramsey Clark, , antiguo Fiscal General, EEUU
Nadine Gordimer, ganadora del premio Nobel, Sudáfrica
Günter Grass, ganador del premio Nobel, Alemania
Mairead Maguire, laureada del premio Nobel, Irlanda del Norte
Fernando Morais, novelista y escritor, Brasil
John Pilger, periodista investigador, Australia
Wayne Smith, antiguo jefe de la Sección de Intereses de los Estados Unidos en La Habana
Emma Thompson, actriz, ganadora de Oscar, RU
Dame Vivienne Westwood, diseñadora de moda internacional, RU
Lord Rowan Williams, antiguo arzobispo de Canterbury, RU

Sólo puede devolver la justicia a estos hombres un jurado de millones de personas como Vds.”

Elizabeth Palmeiro, esposa de Ramón Labaniño.

¡Necesitamos su ayuda y su apoyo para que la Comisión Internacional de Investigación sea un gran éxito!
¡Ayúdenos a encontrar nuevos patrocinadores para este importante evento!
¡Ayúdenos a recaudar los fondos imprescindibles para facilitar el trabajo!
¡Escriba un mensaje en el sitio web www.voicesforthefive.com !
¡Venga a Londres para participar en las actividades !
Dichas actividades incluirán una velada cultural de gala y paneles de discusión en los que participarán
políticos y sindicalistas conocidos. Además se organizarán oportunidades para que los medios tengan
acceso a celebridades afiladas a la campaña y se montará una exposición de artes visuales a la que
asistirán artistas internacional.

Para recibir más detalles, contáctese con
Cuba Solidarity Campaign, Unite, 218 Green Lanes, Londres N4 1HB, Reino Unido.
Tel: +44 (0)208 800 0155 Email: voices Email: voicesforthefive@gmail.com

sabato 14 dicembre 2013

15° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai intervento del PCC / 15° encuentro internacionales partidos comunistas y obreros intervencion de PCC




15° IMCWP - 15° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

"L'aggravamento della crisi del capitalismo, il ruolo della classe operaia e i compiti dei comunisti nella lotta per i diritti dei lavoratori e dei popoli. L'offensiva dell'imperialismo, il riallineamento delle forze sul piano internazionale, la questione nazionale, l'emancipazione di classe e la lotta per il socialismo".
Contributo del Partito Comunista Cubano (PCC)
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Cari compagni e compagne:

Prima di tutto vogliamo ringraziare il Partito Comunista Portoghese di ospitare l'organizzazione e la celebrazione del 15° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, che ha significato un ulteriore sforzo nelle sue attività quotidiane in mezzo alle difficili condizioni imposte dalla giusta lotta per i diritti del popolo e dei lavoratori di fronte all'aggravarsi della crisi capitalista che li colpisce. A voi, il nostro riconoscimento e appoggio solidale.

Questo evento si svolge proprio nel Centenario della nascita del leader storico del Partito Comunista Portoghese, compagno Alvaro Cunhal, comunista impeccabile, coerente con i suoi principi, difensore degli interessi nazionali e dei diritti dei lavoratori lusitani oltre che sincero amico della Rivoluzione Cubana. A lui, il nostro tributo eterno.

Speriamo che questo incontro sia un fruttuoso spazio di riflessione e dibattito su questioni fondamentali, che ci permettano di coordinare gli sforzi nella ricerca di alternative perché i nostri partiti contribuiscano risolutamente all'affrontare e trasformare la realtà dei nostri popoli.

Il Partito Comunista di Cuba considera che, in tempi di una difficile e complessa situazione internazionale, caratterizzata dalla crisi economica, finanziaria e globale del capitalismo, dalla destabilizzazione dell'ordine internazionale con una politica aggressiva dell'imperialismo degli Stati Uniti e della NATO che ha portato guerre e conflitti con una nuova distribuzione delle ricchezze, è necessario oggi più che mai, lo scambio e la cooperazione in primo luogo tra i partiti comunisti e operai ma anche con altre forze politiche, movimenti sociali e partiti progressisti e di sinistra.

I comunisti devono avere la capacità necessaria di affrontare l'offensiva dell'imperialismo a livello globale, e costruire su ciò che ci unisce per avanzare con celerità e solidità nell'identificazione dei nostri veri nemici principali e degli obiettivi comuni che ci proponiamo, così come nella concertazione di strategie e alleanze che permettano di convocare le grandi masse scontente e condurle nella loro lotta contro l'imperialismo. E' stato dimostrato che con la volontà politica si superano grandi ostacoli e si raggiungono importanti trasformazioni.

Noi consideriamo che dovremmo bandire le analisi escludenti che ci danneggiano e ci dividono. Il nemico perfeziona i suoi metodi e affrontarlo richiede non sprecare un minuto in discussioni sterili, quando i nostri popoli aspettano alternative credibili, realistiche e, soprattutto, urgenti contro le politiche di aggiustamento e terapie d'urto che portano alla disperazione milioni di persone.

L'esperienza nei 55 anni della Rivoluzione Cubana, risolutamente di fronte alla più grande potenza mondiale di tutti i tempi, ci conferma, che, attraverso l'unità tra i rivoluzionari è possibile affrontare le grandi sfide e condurci alla vittoria.

Nel contesto latino-americano e dei Caraibi, il Forum di San Paolo costituisce uno spazio privilegiato per la convergenza delle forze politiche di sinistra e progressiste, molto diverse tra loro, ma unite nello sforzo di raggiungere delle società con maggiore giustizia sociale. Questa esperienza può essere incoraggiante e utile per il nostro movimento comunista e operaio.

Oggi, il nostro paese affronta un processo importante per la continuità della Rivoluzione. Il VI Congresso del Partito Comunista di Cuba, nel mese di aprile del 2011 e la Prima Conferenza Nazionale del Partito, nel gennaio 2012, hanno impresso continuità e impulso trasformatore  allo sviluppo del socialismo cubano.

La decisione di costruire un socialismo prospero e sostenibile, dove prevalga la proprietà sociale dei principali mezzi di produzione e la necessità dello sviluppo, come fondamento per raggiungere uno stato di benessere e prosperità, costituisce uno dei capisaldi del processo di teorizzazione del modello economico sociale, che indica la direzione di Cuba di oggi e per il futuro.

Si tratta di condurre l'economia con formule che sviluppino le forze produttive, dove la pianificazione sia lo strumento per eccellenza nella ricerca dell'equilibrio macroeconomico e l'impresa statale socialista sia l'essenza del modello economico cubano, che si proietta nell'adeguare le sue regole di funzionamento, dotandolo di maggiori libertà e autonomie.

L'innalzamento dell'efficienza economica interna implica prima di tutto, la crescita della produttività del lavoro e in questo contesto si inserisce anche il riordino della forza lavoro nel settore statale e, allo stesso tempo, si ampliano le possibilità nel settore non statale e cooperativista, dando accoglienza ad altre componenti economiche.

Per Cuba, solo il socialismo è una condizione di sviluppo, per cui continuiamo a preservare le principali conquiste sociali che hanno reso il modello cubano un punto di riferimento per molti nel mondo.

I cambiamenti che introduciamo oggi non duplicano altre esperienze ma tengono tuttavia conto dei risultati positivi di altri modelli, soprattutto considerando le nostre esperienze e circostanze storico-culturali. L'impegno di un piccolo paese sottosviluppato di 11,2 milioni di persone, con poche risorse naturali e sottomesso per più di mezzo secolo al più ferreo e spietato blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti, non cessa i suoi sforzi volti a promuovere una vita migliore per il suo popolo.

Anche l'America Latina e i Caraibi vivono oggi un momento unico nella loro storia di lotta contro il neoliberismo. Affrontano una controffensiva dell'Impero e della destra regionale, finalizzato a sconfiggere i processi progressisti e di sinistra e a far deragliare gli sforzi di integrazione espressi dalla Comunità di Stati dell'America Latina e dei Caraibi (CELAC), organizzazione chiamata a spingere l'integrazione regionale e consolidare uno spazio di concertazione al di fuori degli Stati Uniti, importante evento per le forze progressiste.

La recente creazione dell'Alleanza del Pacifico, risulta nella pratica una riprogettazione di ALCA, in quanto promuove una zona di Libero Commercio in America Latina e nei Caraibi per favorire una maggiore penetrazione e dominio delle multinazionali, soprattutto nordamericane, il che significherebbe maggiore perdita della sovranità. E' uno strumento per invertire il processo di cambiamento in questa parte del mondo che si presenta con un volto di nobili propositi, di cui dobbiamo allarmarci.

Il Venezuela è un chiaro esempio della diffusione di questa controffensiva, dove si sviluppa un piano di destabilizzazione su larga scala, che accentuato dopo la scomparsa fisica del suo Presidente Hugo Chavez, ha puntato al crollo della Rivoluzione Bolivariana. Il suo scopo strategico non si limita al fallimento del governo legittimo di Nicolas Maduro, ma punta contro i processi progressisti e di sinistra della regione, contro i quali dispiega tutti i tipi di campagne diversive, manipolatrici e bugie utilizzando le moderne tecnologie di comunicazione, davanti alle quali dobbiamo essere vigili per non essere indotti in errore.

Infine, colgo l'occasione per ringraziare i partiti comunisti e operai qui presenti, per la solidarietà militante nella nostra lotta contro il blocco, oggi intensificato, ignorando il clamore della stragrande maggioranza dell'opinione pubblica internazionale. Appena una settimana fa, Cuba ha ottenuto ancora una volta per la 21° occasione consecutiva una clamorosa condanna all'aggressione economica, dopo il voto nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella quale gli Stati Uniti sono rimasti praticamente da soli con Israele.

Cari amici e amiche,
Ribadiamo che Cuba continuerà la sua lotta per migliorare il suo socialismo, continuerà a chiedere la revoca del blocco e la politica di ostilità e di sovversione contro la Rivoluzione, continuerà la sua lotta fino al ritorno dei Cinque cubani ingiustamente imprigionati nelle carceri statunitensi. Per questi impegni contiamo sulla nostra ragione e la vostra solidarietà.

Grazie mille.

INTERVENCION DEL REPRESENTANTE DEL PARTIDO COMUNISTA DE CUBA EN LA REUNIÓN DE LOS PARTIDOS COMUNISTAS Y OBREROS EN PORTUGAL. Noviembre de 2013.

Estimados compañeros y compañeras:
Ante todo queremos agradecer al Partido Comunista Portugués por acoger la organización y celebración de esta XV Reunión Internacional de los Partidos Comunistas y Obreros, que ha significado un esfuerzo adicional en sus labores cotidianas en medio de las difíciles condiciones que impone la justa lucha por los derechos del pueblo y de  los trabajadores ante la profundización de la crisis capitalista que los afecta. A ustedes,  nuestro reconocimiento y apoyo solidario.
Este evento se celebra precisamente en el marco del Centenario del  Natalicio del líder histórico del Partido Comunista Portugués, compañero Alvaro Cunhal, comunista intachable, consecuente con sus principios, defensor de los intereses nacionales y de los derechos de los trabajadores lusos, y un verdadero amigo de la Revolución Cubana. A él,  nuestro eterno homenaje.
Esperamos que este encuentro sea un fructífero espacio de reflexión y debate sobre temas medulares, que nos permita articular esfuerzos en la búsqueda de alternativas para que nuestros partidos contribuyan de manera resuelta, a enfrentar y transformar la realidad de nuestros pueblos.
El Partido Comunista de Cuba considera que en momentos de una difícil y compleja coyuntura internacional;  caracterizada por la crisis económica, financiera y global del capitalismo, la desestabilización del orden internacional, una política agresiva del imperialismo norteamericano y de la OTAN, que ha conducido a guerras y conflictos por un nuevo  reparto  de  las  riquezas;  se requiere  hoy más que nunca del intercambio y de la cooperación, en primer lugar   entre los partidos comunistas y obreros;  pero  también con otras fuerzas políticas,  movimientos sociales y partidos progresistas y de izquierda.
Los comunistas debemos tener la capacidad necesaria para enfrentar la ofensiva del imperialismo a nivel global, y aprovechar lo que nos une para avanzar  con celeridad y solidez en la identificación de nuestros verdaderos  enemigos principales  y de los objetivos comunes que nos proponemos;  así como en la concertación de estrategias y alianzas que permitan convocar a las grandes masas descontentas y conducirlas en su lucha frente al imperialismo. Se ha demostrado que con voluntad política se superan grandes obstáculos y se alcanzan importantes transformaciones.
Consideramos que deberíamos desterrar el análisis cuestionador y excluyente que nos daña y divide. El enemigo perfecciona sus métodos y enfrentarlo exige no perder un minuto en debates estériles cuando nuestros pueblos esperan alternativas creíbles, realistas y sobre todo, urgentes frente a las políticas de ajuste y terapias de choque trayendo el desamparo de millones de personas.
La experiencia en los 55 años de la Revolución Cubana, enfrentada resueltamente  a la mayor potencia mundial de todos los tiempos, nos confirma, que gracias a la unidad entre los revolucionarios es posible enfrentar los grandes desafíos y conducirnos a la victoria.
En el contexto latinoamericano y caribeño, el Foro de Sao Paulo constituye un espacio privilegiado de convergencia de las fuerzas políticas de izquierda y progresistas, muy disímiles  entre  sí;  pero  unidas  en  el  empeño  de  lograr sociedades con mayor justicia social. Esta experiencia puede resultar alentadora y útil para nuestro movimiento comunista y obrero
Hoy,  nuestro país enfrenta un proceso trascendental para la continuidad de la Revolución. El VI Congreso del Partido Comunista de Cuba, celebrado en abril del 2011 y la Primera Conferencia Nacional del Partido, en enero del 2012, imprimieron continuidad y a la vez impulso transformador al desarrollo del socialismo cubano.
La decisión de construir un socialismo próspero y sostenible, donde prevalezca la propiedad social sobre los principales medios de producción y la necesidad del desarrollo, como fundamento para lograr un estado de bienestar y prosperidad, constituye uno de los postulados del proceso de conceptualización del modelo económico social, que señala el rumbo de Cuba hoy y para el futuro.
Se trata de conducir la economía con fórmulas que desarrollen las fuerzas productivas y donde la planificación sea el instrumento por excelencia en la búsqueda del equilibrio de la macroeconomía y la empresa estatal socialista sea  la esencia  del modelo económico cubano, por lo que se proyecta ajustar sus reglas de funcionamiento, dotándola de mayores libertades y autonomías.
La elevación de la eficiencia económica interna implica  ante todo,  la elevación de la productividad del trabajo y en ese contexto se inserta también el reordenamiento de la fuerza laboral en el sector estatal y al mismo tiempo,  se amplían las posibilidades en el sector no estatal y cooperativista, dándose acogida a otros componentes económicos.
Para Cuba,  solo el socialismo es condición de desarrollo, por lo que considera continuar preservando los principales logros sociales que convirtieron al modelo cubano en un referente para muchos en el mundo.
Asumimos los cambios de hoy sin extrapolar otros, pero sí  teniendo en cuenta las experiencias positivas de otros modelos; sobre todo considerando nuestras propias experiencias y circunstancias histórico-culturales; así como el entorno que como país pequeño y subdesarrollado de 11,2 millones de habitantes, sin apenas recursos naturales y sometido por más de medio siglo al más férreo y brutal bloqueo económico, comercial y financiero impuesto por Estados Unidos, no ceja en sus empeños de propiciar una vida mejor a su pueblo.
Asimismo la región de América Latina y el Caribe vive hoy un momento único en su historia en la lucha contra el neoliberalismo. Enfrenta una contraofensiva del Imperio y la derecha de la región,  dirigida a derrotar los procesos progresistas y de izquierda y hacer fracasar los esfuerzos integracionistas expresados en la Comunidad de Estados Latinoamericanos y del Caribe (CELAC), organización llamada a impulsar la integración regional y consolidar un espacio de concertación al margen de Estados Unidos, acontecimiento de gran relevancia para las fuerzas progresistas.
La reciente  creación de la Alianza del Pacífico resulta en la práctica un rediseño del ALCA, ya que promueve  una gran área de Libre Comercio en América Latina y el Caribe para facilitar mayor penetración y dominio de las transnacionales, especialmente  norteamericanas, lo  que  supondría mayor pérdida de soberanía. Es una herramienta para revertir los procesos de cambios en esta parte del mundo que se presenta con una cara de nobles propósitos,  sobre lo cual debemos alertar.
Venezuela resulta un claro exponente del despliegue de esta contraofensiva, donde se desarrolla un plan de desestabilización a gran escala, que acentuado tras la desaparición física de su Presidente  Hugo Chávez Frías, apuesta al descalabro de la Revolución Bolivariana. Su propósito estratégico no se limita al fracaso del gobierno legítimo de Nicolás Maduro, sino apunta contra los procesos progresistas y de izquierda de la región, para lo cual emplea todo tipo de campañas diversionistas, manipuladoras y mentiras utilizando las modernas tecnologías de las comunicaciones, ante lo cual debemos estar alertas para no dejarnos confundir.
Por  último, aprovecho esta ocasión para agradecer a los partidos comunistas y obreros aquí presentes, por la solidaridad militante en nuestra lucha contra el bloqueo,  hoy recrudecido, desoyendo el clamor de la inmensa mayoría de la opinión pública internacional.  Precisamente  hace  apenas  una semana Cuba logró nuevamente por 21 ocasión sucesiva una contundente condena a la agresión económica, tras la votación en la Asamblea General de las Naciones Unidas en la que Estados Unidos volvió a quedarse prácticamente solo con Israel.
Queridos amigos y amigas:
Le reiteramos que Cuba continuará su lucha por perfeccionar su socialismo, seguirá exigiendo el levantamiento del bloqueo y la política de hostilidad y subversión contra su Revolución; así como proseguirá su lucha hasta el regreso de los Cinco Cubanos presos injustamente en cárceles norteamericanas, para lo cual contamos con nuestra razón y vuestra solidaridad.
Muchas gracias.

mercoledì 25 settembre 2013

Il PCV chiama i lavoratori e il popolo a lottare per una politica economica rivoluzionari / PCV llama a los trabajadores y al pueblo a luchar por una política económica revolucionaria




Il PCV chiama i lavoratori e il popolo a lottare per una politica economica rivoluzionaria

PCV | solidnet.org
Traduzione per Resistenze.org a Cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

24/09/2013

Nessun dollaro per la borghesia speculatrice, sviluppando il monopolio statale su tutte le importazioni; Profonda Riforma Tributaria eliminando l'IVA e elevando le tasse sui profitti e le transazioni finanziarie; promozione di un piano nazionale di industrializzazione del paese. Queste sono alcune delle proposte attorno alle quali il Partito Comunista del Venezuela (PCV) chiama i lavoratori e il popolo venezuelano a lottare per spingere il governo nazionale ad approfondire il cambiamento nella sua attuale politica economica che mantiene ancora intatto il sistema capitalista e non avanza nella prospettiva socialista.

Così ha annunciato Peter Eusse, nella conferenza stampa realizzata oggi dall'Ufficio Politico del PCV, a proposito dell'analisi in corso volta a formulare una proposta globale che superi l'attuale crisi economica, lo Stato rentier capitalista e l'attuazione di una politica progressista e rivoluzionaria nell'economia nazionale. Su questo il dirigente ha dichiarato: "E' necessario affrontare e dare risposte ai problemi strutturali dell'economia nazionale".

Per il PCV è urgente avanzare nel smontare il capitalismo rentier, per distruggere lo Stato borghese che permane intatto nonostante i cambiamenti progressisti che si sono sviluppati negli ultimi anni.

Il dirigente ha aggiunto che il Partito Comunista cerca di "cambiare i rapporti di forza della società venezuelana", per questo, "è necessario che la classe lavoratrice e il movimento popolare conquistino un tale livello di forza che ci permetta di dare una nuova direzione al corso dei cambiamenti verso l'approfondimento del processo rivoluzionario".

Eusse ha ricordato che il Partito Comunista, in un documento elaborato al II Plenum del Comitato Centrale, tenutasi nel settembre 2011, in pieno vigore oggi, si afferma: "L'opposizione, eterogenea e contraddittoria fondamentalmente guidata da forze pro-imperialiste, approfitta dello scontento nei settori popolari per i gravi problemi strutturali irrisolti, come l'insicurezza, la disoccupazione, l'alto costo della vita, la corruzione, l'impunità, ecc. Si concretizza un quadro politico, sociale ed economico che attraverserà fasi critiche negli anni immediatamente a venire, prodotto dell'acutizzazione delle contraddizioni di classe espresse nei progetti di paese e che si scontrano non solo con le storiche e definite forze della destra pro-imperialista, ma anche con i settori riformisti di pseudo socialisti che hanno un'influenza significativa all'interno delle forze del processo".

"Per questo motivo, abbiamo la necessità che la classe operaia e il popolo lavoratore, insieme a tutte le forze sociali e politiche rivoluzionarie e progressiste, intraprendino la lotta per ottenere che il governo bolivariano, ridefinisca la sua politica economica", appello rivolto anche al presidente Nicolas Maduro e al governo nazionale.

Alcune misure economiche che propone il PCV

Nel quadro dell'analisi sulla situazione economica che il Partito Comunista sta elaborando e che sarà illustrata in un documento da consegnare al Governo Nazionale e al popolo venezuelano, il PCV anticipa le seguenti misure economiche come urgenti:

- Nessun dollaro per la speculazione borghese. "Non possiamo continuare con una politica economica che eroga denaro a piene mani ai settori speculativi e del commercio d'importazione", ha segnalato Eusse, aggiungendo che ciò non genera sviluppo produttivo e mantiene il paese in stato di arretratezza economica e che ciò sta compromettendo le finanze pubbliche in modo pericoloso, indebolendo le possibilità di un avanzamento dei cambiamenti progressisti e rivoluzionari del paese.

Per questo, il PCV pone la necessità di stabilire il monopolio statale del commercio estero, con la centralizzazione delle esportazioni da parte dello Stato venezuelano. Questo permetterà anche di lottare contro la speculazione dei prezzi.

- Sviluppare una grande riforma fiscale nel Paese. Tre misure sostanziali: eliminazione dell'imposta regressiva dell'IVA; aumento dell'imposta sulla rendita dei grandi profitti e aumento dell'imposta sulle transazioni finanziarie della banca nazionale.

"E' il momento di mettere le cose al loro posto. Un governo rivoluzionario nel processo progressista che vive il paese deve attuare una politica fiscale progressista e rivoluzionaria". Ha detto Eusse.

- Sviluppare una pianificazione nazionale produttiva. Promuovere un intenso processo di industrializzazione e sviluppo della produzione agricola primaria. Per garantire la sovranità alimentare e industriale del Venezuela, sotto la direzione del controllo contadino e operaio.

PCV llama a los trabajadores y al pueblo a luchar por una política económica revolucionaria

Caracas, 23 sep. 2013, Tribuna Popular TP.- Cero dólar para la burguesía especuladora, desarrollando del monopolio estatal para todas las importaciones; Profunda Reforma Tributaria eliminando el IVA y elevando los impuestos a las ganancias y a las transacciones financieras; impulsar un plan nacional de industrialización del país, son algunas de las propuestas que el Partido Comunista de Venezuela (PCV está proponiendo, en donde llama a las y los trabajadores y al pueblo venezolano a luchar para que el gobierno nacional desarrolle profundos cambios en su actual política económica que mantiene intacto el sistema capitalista y no permite avanzar en la perspectiva socialista.
Así lo dio a conocer, Pedro Eusse, vocero de la rueda de prensa realizada en el día hoy por el Buró Político del PCV, a propósito del estudio que la tolda viene desarrollando para realizar una propuesta global que supere la actual crisis económica, el Estado rentista capitalista y la aplicación de una política progresista y revolucionaria en la economía nacional. Frente a esto el dirigente señaló “Es necesario atender y dar respuestas a problemas estructurales de la economía nacional”
Para el PCV es urgente avanzar en desmontar el capitalismo rentista, para destruir el Estado Burgués que permanece intacto a pesar de los cambios progresistas que se han desarrollados en estos años.
El dirigente agregó que el Partido Comunista busca “Cambiar la correlación de fuerzas de la sociedad venezolana” Para ello, “es necesario que la clase trabajadora y el movimiento popular conquisten tal nivel de fuerza que nos permitan darle una nueva orientación a este proceso de cambios en dirección hacia la profundización del proceso revolucionario”, dijo.
Eusse recordó que el Partido Comunista, en un documento elaborado en el II Pleno del Comité Central, efectuado en septiembre del 2011, de plena vigencia hoy, que decía “La oposición, heterogénea y contradictoria fundamentalmente dirigida por fuerzas pro imperialistas, aprovecha el descontento en sectores populares ante graves problemas estructurales no resueltos, como la inseguridad, el desempleo, el alto costo de la vida, la corrupción, la impunidad, entre otros. Se visualiza un cuadro político, social y económico que tendrá características críticas en los años inmediatos por venir, producto de la agudización de las contradicciones de clases que se expresan en los proyectos de país enfrentados, no solo con las históricas y definidas fuerzas de la derecha pro imperialista, sino también, con los sectores reformistas de pseudo socialistas que tienen significativa influencia a lo interno de las llamadas fuerzas del proceso”.
“Por esa razón, planteamos la necesidad de que la clase obrera y el pueblo trabajador, junto con el conjunto de las fuerzas sociales y políticas revolucionarias y progresistas, asumamos la lucha por lograr que el gobierno bolivariano, reedefina su política económica”, llamado que también hacen al Presidente Nicolás Maduro y al gobierno nacional.
ALGUNAS MEDIDAS ECONÓMICAS QUE PROPONE EL PCV
En el marco del análisis que el Partido Comunista viene desarrollando de la situación económica del país, que será plasmado en un documento que entregará al Gobierno Nacional y al pueblo venezolano, adelanta las siguientes medidas económicas en calidad de urgencia:
-          Cero dólar para la especulación burguesa. “Nosotros no podemos seguir con una política económica que dentro de sus fundamentos está la entrega de divisas a manos llenas a los sectores especulativos y del comercio importador”, señaló Eusse, agregando que eso no genera desarrollo productivo y mantiene al país con una economía de atraso y que eso está comprometiendo las finanzas públicas de manera peligrosa, debilitando las posibilidades de avance exitoso de los cambios progresistas y revolucionarios del país.
Para ello, el PCV plantea la necesidad de establecer el monopolio estatal del comercio exterior y que se exprese en el establecimiento de la centralización de las exportaciones por parte del Estado venezolano. Esto también permitirá dar una lucha contra la especulación de precios.
-          Desarrollar una profunda reforma tributaria en el País
Tres medidas sustanciales: Eliminación del impuesto regresivo del IVA; Elevar el impuesto a la Renta a las grandes ganancias y elevar el impuesto a las altas transacciones financieras de la banca nacional.
“Es el momento de ir poniendo las cosas en su lugar. Un gobierno revolucionario en el proceso progresista que vive el país debe aplicar una política tributaria progresista y revolucionaria.”, señaló Eusse.
-          Desarrollar una planificación nacional productiva.
Impulsar un proceso intenso de industrialización y desarrollo de la producción primaria agrícola.
Para garantizar la soberanía alimentaria e industrial de Venezuela, bajo la dirección del control campesino y obrero.




domenica 22 settembre 2013

Il segreto dei gas israeliani/El secreto de los gases israelíes



  Il dottor Basson Wounter, in occasione del suo secondo processo, nel 2011. Ha diretto il programma segreto di ricerca sulle armi chimiche e batteriologiche condotto congiuntamente da Israele e dal Sud Africa dell’apartheid, dal 1985 al 1994.

Il segreto dei gas israeliani
 di Thierry Meyssan
 
Sono le ricerche israeliane sulle armi chimiche e biologiche ad aver spinto storicamente la Siria a respingere la Convenzione che mette al bando le armi chimiche. Questo è il motivo per cui la firma di Damasco su tale documento rischia di evidenziare l’esistenza, e eventualmente il perseguimento, della ricerca sulle armi destinate ad uccidere le sole popolazioni arabe.
Rete Voltaire| Damasco (Siria)| 15 settembre 2013

http://www.voltairenet.org/squelettes/elements/images/ligne-rouge.gif

I media occidentali sembrano stupiti dell’improvviso giravolta degli Stati Uniti di fronte alla Siria. Poiché hanno annunciato tutti, due settimane fa, una campagna di bombardamenti e la caduta inevitabile del «regime», restano senza parole davanti alla ritirata di Barack Obama. Eppure era probabile, come scrivevo su queste colonne, che l’impegno di Washington in Siria non abbia più un movente strategico importante. La sua politica attuale è guidata principalmente dal desiderio di preservare il suo status di unica superpotenza.
Prendendo in parola quel che in origine era solo una battuta di John Kerry, e nel proporre l’adesione della Siria alla Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche, Mosca ha dato soddisfazione alla retorica di Washington senza che questa dovesse fare ancora un’altra guerra, in tempi di crisi economica. Gli Stati Uniti mantengono il loro status, in teoria , anche se chiunque vede bene che è ormai la Russia a condurre il gioco.
Le armi chimiche hanno due usi: sia quello militare sia quello volto a sterminare una popolazione. Esse sono state utilizzate durante le guerre di trincea, dalla Prima Guerra Mondiale all’aggressione irachena contro l’Iran, ma non servono a nulla nelle guerre moderne, il cui fronte si sposta in continuazione. È pertanto con sollievo che 189 Stati hanno firmato la Convenzione che le vieta, nel 1993: hanno potuto così sbarazzarsi di stock pericolosi e inutili, la cui custodia risultava per loro onerosa.
Un secondo uso è lo sterminio delle popolazioni civili prima della colonizzazione del loro territorio. Così nel 1935-36, l’Italia fascista conquistò gran parte dell’Eritrea eliminando la sua popolazione con il gas mostarda. In questa prospettiva coloniale, dal 1985 al 1994, Israele finanziò segretamente le ricerche del dottor Wouter Basson presso il laboratorio Roodeplaat (Sud Africa). Il suo alleato, il regime dell’apartheid, cercava di mettere a punto delle sostanze, chimiche e soprattutto biologiche, che avrebbero ucciso solo gli individui secondo le loro "caratteristiche razziali" (sic), che si trattasse dei palestinesi in particolare e degli arabi in generale, o persone dalla pelle nera. La Commissione per la Verità e la Riconciliazione non è stata in grado di determinare i risultati ottenuti da questo programma, né quel che sia diventato. Tuttalpiù ha dimostrato il coinvolgimento in questo enorme progetto segreto degli Stati Uniti e della Svizzera. È stato accertato che diverse migliaia di persone sono morte come cavie del dottor Basson. Se si capiscono le ragioni per le quali né la Siria né l’Egitto hanno firmato, nel 1993, la Convenzione, l’opportunità offerta da Mosca a Damasco per unirsi ad essa oggi è un affare: non solo mette fine alla crisi con gli Stati Uniti e la Francia, ma le permette anche di liberarsi di scorte inutili diventate sempre più difficili da difendere. Per tutti gli scopi pratici, il presidente al-Assad ha specificato che la Siria agirebbe su richiesta della Russia, e non sotto costrizione degli Stati Uniti, un modo elegante per sottolineare la responsabilità di Mosca di proteggere in futuro il paese da un eventuale attacco chimico israeliano.
In effetti, l’insediamento ebraico di Palestina non ha ancora ratificato la Convenzione. Questo potrebbe diventare rapidamente un peso politico a carico di Tel Aviv. Questo è il motivo per cui John Kerry vi si reca oggi, domenica, per discuterne con Benjamin Netanyahu. Se il primo ministro dell’ultimo Stato coloniale è accorto, dovrebbe cogliere la palla al balzo per annunciare che il suo paese riconsidererà la questione. A meno, naturalmente, che Wouter Basson non abbia trovato gas etnicamente selettivi e che i falchi israeliani ancora considerino di farne uso.

Traduzione
Matzu Yagi


El secreto de los gases israelíes
por Thierry Meyssan

Históricamente, las investigaciones israelíes sobre las armas químicas y biológicas fueron el factor determinante en la decisión de Siria de rechazar la Convención internacional que prohíbe las armas químicas. Y es por eso que la firma de ese documento por parte de Damasco podría acabar sacando a la luz la existencia y la posible continuación de investigaciones sobre armas destinadas a matar únicamente a la población árabe.
Red Voltaire| Damasco (Siria)| 15 de septiembre de 2013

http://www.voltairenet.org/squelettes/elements/images/ligne-rouge.gif

Los medios occidentales parecen extremadamente sorprendidos por el inesperado cambio de actitud de Estados Unidos ante Siria. Los mismos medios que hace dos semanas anunciaban en coro una campaña de bombardeos y la inevitable caída del «régimen», se han quedado mudos ante el retroceso de Barack Obama. Retroceso que era sin embargo muy probable, como yo mismo adelanté desde esta columna, en la medida en que la implicación de Washington en Siria carece de objetivo estratégico importante. Su política actual responde sobre todo al deseo de mantener su estatus de única hiperpotencia.
Cuando propuso la adhesión de Siria a la Convención sobre la Prohibición de Armas Químicas, retomando así al vuelo lo que había empezado siendo no más que una respuesta rápida a una pregunta de último momento, Moscú complació la exigencia retórica de Washington ahorrándole a la vez la complicación de tener que embarcarse en una guerra en este duro momento de crisis económica. De esa manera, Estados Unidos conserva en teoría su estatus, aunque todo el mundo se da cuenta de que ahora es Rusia quien lleva la voz cantante.
Las armas químicas tienen dos usos posibles: se les da un uso militar o se usan para exterminar a la población. Fueron utilizadas en las guerras de trincheras, desde la Primera Guerra Mundial hasta la agresión iraquí contra Irán, pero de nada sirven en las guerras modernas, con frentes en perpetuo movimiento. Fue por lo tanto con alivio que 189 Estados firmaron, en 1993, la Convención que prohibía ese tipo de armas, ya que ese documento les daba la posibilidad de deshacerse de las cantidades ya almacenadas de un armamento muy peligroso y a la vez inútil, cuyo cuidado se había hecho oneroso.
Su segundo uso es el exterminio de la población civil como paso anterior a la colonización del territorio donde vive esa población. En 1935-1936, la Italia fascista conquistó gran parte de Eritrea mediante la eliminación de su población con gas pimienta. Fue con ese mismo objetivo colonial que Israel financió –de 1985 a 1994– las investigaciones del doctor Wouter Basson en el laboratorio de Roodeplaat, en Sudáfrica. El régimen sudafricano del apartheid, aliado de Tel Aviv, trabajaba allí en la creación de sustancias químicas y fundamentalmente biológicas, que debían matar a la gente únicamente en función de sus «características raciales» (sic), ya fuesen palestinos, árabes en general o personas de piel negra. La Comisión Verdad y Reconciliación creada posteriormente en Sudáfrica nunca logró determinar los resultados que llegó a obtener aquel programa, ni adónde fueron a parar. Pero sí demostró la implicación de Estados Unidos y Suiza en aquel proyecto secreto de gran envergadura. Y también se demostró que varios miles de personas murieron al ser utilizadas como conejillos de Indias en las investigaciones del Dr. Basson.
Lo anterior explica por qué ni Siria ni Egipto firmaron la Convención en 1993. Y también explica por qué la posibilidad que Moscú acaba de ofrecer a Damasco de incorporarse a ella constituye una magnífica oportunidad, que no sólo pone fin a la crisis con Estados Unidos y Francia sino que además permite deshacerse de un arsenal inútil y cada vez más difícil de defender. Para precisar las cosas, el presidente Assad especificó que si Siria acepta esa opción no es cediendo a la presión de Estados Unidos sino a pedido de Rusia, lo cual es una manera elegante de subrayar la responsabilidad que Moscú asume en cuanto a la futura protección del país árabe ante un eventual ataque químico israelí.
En efecto, la colonia judía de Palestina sigue –por su parte– sin ratificar la Convención que prohíbe las armas químicas, situación que puede convertirse rápidamente en un problema político para Tel Aviv. Es por eso que el secretario de Estado John Kerry viaja este domingo a Israel, donde discutirá el tema con Benjamin Netanyahu. Si el primer ministro del último Estado colonial es hábil, debería aprovechar de inmediato esta ocasión para anunciar que su país está dispuesto a reconsiderar el asunto. A no ser, claro está, que el Dr. Basson haya logrado producir algún tipo de gas étnicamente selectivo y que los halcones israelíes sigan acariciando la posibilidad de utilizarlo.


lunedì 16 settembre 2013

L’imbarazzato silenzio dei governanti / El vergonzoso silencio de los gobernantes italianos (Manlio Dinucci)




 L’imbarazzato silenzio dei governanti

È tradizione consolidata in Italia che, ogni volta che il Papa apre bocca, si leva dai politici un coro bipartisan di consensi. Ora però Papa Francesco si è espresso contro la guerra, rife-rendosi implicitamente ma chiaramente all’attacco in prepa-razione contro la Siria. E si è chiesto: «Questa guerra di là, quest’altra di là – perché dappertutto ci sono guerre – è davve-ro una guerra per problemi o è una guerra commerciale per vendere queste armi?».
Di fronte a tale presa di posizione e alla vasta mobilitazione popolare che la sostiene, i coristi si sono ammutoliti. Praticamente assenti, sui media, i soliti plausi del presidente della repubblica, del capo e dei membri del governo, dei segretari dei maggiori partiti. In compenso, il segretario del Pd Guglielmo Epifani ha lodato il governo perché ha fatto «una scelta giusta fin dal principio, dichiaran-dosi contrario all’intervento in Siria». Si è dimenticato
Epifani che il giorno prima il governo Letta aveva sottoscritto, ai margini del G-20 a San Pietroburgo, la Dichiarazione sulla Siria presentata dagli Stati uniti, che condanna il governo si-riano per il «terrificante attacco con armi chimiche», accusa il Consiglio di sicurezza di essere «paralizzato» (dal veto russo) e chiede «una forte risposta internazionale».
Tace Epifani anche sul fatto che l’Italia è in prima linea nella preparazione dell’attacco aeronavale alla Siria: come quello contro la Libia nel 2011, sarebbe diretto dal Comando Usa di Napoli e soste-nuto dall’intera rete di basi Usa/Nato in Italia, in particolare da quelle di Sigonella e Camp Darby.
Per un primo attacco, della durata di alcuni giorni, sono più che sufficienti le forze aeronavali messe in campo da Stati uniti e Francia, che lance-rebbero centinaia di missili e bombe a testata penetrante. Sa-rebbero probabilmente impiegati anche bombardieri strategici B-2 Spirit, gli aerei più cari del mondo (oltre 2 miliardi di dollari ciascuno), già usati contro la Serbia, l’Iraq e la Libia. Concepiti per l’attacco nucleare, possono trasportare oltre 18 tonnellate di bombe e missili a testata non-nucleare.
Una par-tecipazione diretta italiana nella prima fase è quindi superflua sul piano militare, anche se non esclusa: con la motivazione ufficiale di proteggere il contingente italiano in Libano, è sta-to inviato nel Mediterraneo orientale il cacciatorpediniere lanciamissili Andrea Doria, che si aggiunge alle unità statuni-tensi, francesi, israeliane e turche che fronteggiano quelle russe. Situazione sempre più pericolosa: con quelle in arrivo, le navi da guerra russe nel Mediterraneo orientale saliranno a 12.
Epifani passa sotto silenzio anche il fatto che l’Italia è da tempo impegnata a sostenere la guerra interna: partecipa al gruppo intergovernativo degli «Amici della Siria» che, lo scorso giugno a Doha, si è apertamente impegnato a fornire armi ai «ribelli» (cosa che da tempo già faceva sotto direzio-ne Cia). Pur tacendo, il governo non ha però fatto mancare la sua presenza alla preghiera per la pace. Il ministro della dife-sa Mario Mauro è giunto alla veglia in piazza San Pietro, senza però rispondere ai giornalisti che gli chiedevano come possa conciliarsi la preghiera per la pace con l’acquisto degli F35. Il premier Letta è andato in chiesa a Cernobbio, ma ha taciuto quando gli hanno chiesto se partecipava al digiuno per la pace.
La regola del silenzio l’ha imparata partecipando al gruppo Bilderberg, cupola dei poteri occulti, che nel meeting 2012 (sempre a porte chiuse e in silenzio stampa) ha invitato insieme a Letta oscuri «rappresentanti dell’opposizione siria-na».

Manlio Dinucci
10 settembre de 2013


 
El vergonzoso silencio de los gobernantes italianos

Existe en Italia una tradición muy enraizada. Cada vez que el papa abre la boca, un coro de voces de consenso bipartidista se hace oír entre la clase política. Pero en esta ocasión, el papa Francisco se pronuncia contra la guerra, refiriéndose de forma implícita, pero muy clara, al ataque que se prepara contra Siria. Francisco I planteó la siguiente interrogante: «Guerra por aquí, guerra por allá –porque hay guerras por todos lados. ¿Es esta verdaderamente una guerra provocada por problemas o una guerra comercial para vender armas?»
Ante una declaración tan contundente y ante la gran movilización popular que la respalda, el coro se ha quedado mudo. Y han estado prácticamente ausentes de los medios de prensa los habituales aplausos del presidente de la República, del jefe y de los miembros del gobierno y de los secretarios de los grandes partidos. Para compensar, el secretario del PD (Partito Democratico), Guglielmo Epifani, felicitó al gobierno por haber adoptado «una opción justa desde el principio al declararse contrario a la intervención en Siria».
Epifani olvidó que, el día anterior, el gobierno de Letta había suscrito, al margen del G20 reunido en San Petersburgo, la Declaración sobre Siria presentada por Estados Unidos, documento que condena al gobierno sirio por su «aterrador ataque con armas químicas», acusa al Consejo de Seguridad de la ONU de estar «paralizado» (por el veto ruso) y reclama «una fuerte respuesta internacional».
Epifani tampoco menciona el hecho que Italia figura en primera línea en la preparación del ataque aeronaval contra Siria ya que ese ataque, al igual que el que se perpetró contra Libia en 2011, se desarrollaría bajo las órdenes del Mando estadounidense de Nápoles y con el respaldo de toda la red de bases que Estados Unidos y la OTAN mantienen en suelo italiano, en particular las de Sigonella –en Sicilia– y Camp Darby –en Pisa.
Para un primer ataque, de una duración de varios días, las fuerzas aeronavales ya movilizadas por Estados Unidos y Francia son más que suficientes y dispararían cientos de misiles y bombas dotadas de ojivas penetrantes. Probablemente se utilizarían también varios bombarderos estratégicos B-52 Spirit, los aviones más caros del mundo –más de 2 000 millones de dólares cada uno–, ya utilizados contra Serbia, Irak y Libia. Diseñados para asestar golpes nucleares, son también capaces de transportar cada uno más de 18 toneladas de bombas y misiles con ojivas no nucleares.
La participación directa de Italia en la primera fase es por lo tanto innecesaria en el plano militar, aunque no por ello se excluye. En efecto, pretextando oficialmente la necesidad de proteger el contingente italiano destacado en Líbano, se ha enviado al Mediterráneo el navío contratorpedero lanzamisiles Andrea Doria, que se une así a las unidades navales de Estados Unidos, Francia, Israel y Turquía ya desplegadas frente a las unidades rusas. Una situación que se hace cada vez más peligrosa ya que, con la próxima llegada de otros buques rusos, habrá en el Mediterráneo oriental un total de 12 unidades rusas.
Epifani también calla el hecho que Italia está desde hace mucho tiempo implicada en el respaldo a la agresión interna contra Siria. Italia es miembro del grupo intergubernamental de «Amigos de Siria» que, reunidos en Doha en junio de 2013, se comprometieron abiertamente a armar a los «rebeldes», algo que ya venían haciendo desde mucho antes bajo la dirección de la CIA.
A pesar de su silencio, el gobierno italiano no dejó de participar el sábado pasado en la plegaria por la paz. El ministro de Defensa Mauro se fue hasta la plaza San Pedro, pero no quiso responder a los periodistas que le preguntaban cómo podía conciliar la plegaria por la paz con la compra de aviones de combate F35. El primer ministro Letta se presentó en la iglesia de Cernobbio [1], pero él tampoco respondió cuando se le preguntó si estaba participando en el ayuno por la paz [2].
[Letta] aprendió la regla del silencio participando en el Grupo de Bilderberg, cúpula de los poderes ocultos. En su reunión de 2012 –siempre a puertas cerradas y rodeado de un estricto silencio de la prensa– ese restringido grupo invitó simultáneamente a Letta y a varios oscuros «representantes de la oposición siria».


immagine tratta da internet  inserita da autore blog