sabato 2 giugno 2018

Nicaragua :”Quando le menzogne vincono e diventano realtà” / Nicaragua : cuando las mentiras ganan y se convierten en realidad “aceptada



La mobilitazione ‘azul y blanco’ del 30 maggio per le madri di (una parte) delle vittime degli scontri che hanno afflitto il Nicaragua nelle ultime sei settimane è stata gigantesca. Quasi impossibile calcolare il numero di persone che hanno deciso di uscire per le strade e camminare pacificamente attraverso l'autostrada centrale fino a Masaya.
In parallelo, sul viale da Chávez a Bolívar, che divide la capitale in due e raggiunge il lago Xolotlán, il partito governativo convocava la sua militanza per celebrare la festa della mamma con una cantata. Anche qui una folla di persone che canta e scandisce slogan. Non tutti sono riusciti ad arrivare. Il convoglio di autobus che veniva dal nord del paese a #Managua è stato attaccato con armi da fuoco da persone sconosciute. Al momento il saldo è di un morto e almeno 22 feriti, alcuni gravemente.
Mentre la mobilitazione ‘azul y blanco’ arrivava senza grossi problemi fino alla concentrazione finale (Universidad Centroamericana UCA), e a meno di un chilometro il presidente Daniel Ortega concludeva il suo intervento invocando ripetutamente la pace, gruppi di dimostranti 'pacifici' si avvicinavano al nuovo stadio nazionale di baseball, entrando in contatto con attivisti del Fronte Sandinista di ritorno dall’attività ‘oficialista’.
Creare lo scontro è stato molto semplice. Subito dopo, gli stessi manifestanti pacifici (ci sono immagini molto chiare di come caricavano le armi e sparavano) attaccavano le installazioni dello stadio e il contingente di polizia in custodia del luogo. Nello scambio di colpi ci sono stati i primi morti e feriti da entrambe le parti, tra cui due giovani militanti sandinisti, Kevin Antonio Cofin Reyes e Heriberto Maudiel Pérez Díaz.
Lo scontro è continuato per lunghi minuti, mentre i gruppi d’assalto dell'opposizione (il termine non è propriamente corretto, perché ci sono settori dell'opposizione che puntano ancora su una soluzione pacifica e negoziata al conflitto) si sono ritirati verso l'UCA, dove migliaia di persone si trovavano in totale tranquillità.
E mentre le prime barricate sono state erette nei pressi dell'Università di Ingegneria (UNI), a poche centinaia di metri dallo stadio, la piattaforma mediatica #SOSNicaragua e simili hanno lanciato il loro attacco tramite i social network, saturando in pochi minuti l'etere e superando la capacità dei media ufficiali di raccontare cosa stava realmente accadendo.
Le reti si impongono
Ancora una volta, il Nicaragua torna ad essere il ‘país de nunca jamás’, in ostaggio di una realtà fittizia che si muove al ritmo dei social network, dove la realtà virtuale può contare più della realtà reale. Dove le vittime sono carnefici e i provocatori armati sono pacifici dimostranti. Dove la massa di persone che in forma autoconvocata, genuina e rispettosa della pace si mobilita per la democrazia viene trasformata in carne da macello, in "danno collaterale" per raggiungere l'obiettivo finale: spazzare via il governo, a tutti i costi.
Si diffonde il panico. Migliaia di persone corrono senza una direzione, molti si rifugiano nell'UCA. Ci sono morti e feriti. Per rappresaglia, gli stessi "manifestanti pacifici" attaccano di nuovo l’emittente radiofonica vicina al governo Radio Ya, bruciano, saccheggiano e distruggono ciò che ne è rimasto. Poi vanno alla Caja Rural Nacional (Caruna), una cooperativa che da anni gestisce fondi ALBA per progetti sociali di cui hanno beneficiato migliaia di famiglie. Attaccano le strutture e bruciano tutto, compresi i veicoli parcheggiati.
Non contenti, attaccano l'edificio del Ministero dell’Economia Familiare. A Masaya distruggono gli uffici di Renta, saccheggiano negozi e attività commerciali. A Estelí cercano di distruggere il municipio, ma vengono respinti da gruppi di cittadini. Ci sono morti e feriti.
Ma non importa. Come abbiamo detto, la realtà virtuale è più forte. Media nazionali e internazionali, organizzazioni per i diritti umani, rettori universitari e persino vescovi che compongono la Commissione di Mediazione per il Dialogo Nazionale riproducono automaticamente (senza la minima prova) ciò che arriva sul cellulare o computer attraverso #SOSNicaragua e #NicaraguaSOS: un massacro del governo.
Nessuno menziona che ci sono morti da entrambe le parti, che ci sono poliziotti morti, che ci sono morti nella carovana che è stata attaccata a La Realidad, Estelí.
Nessuno si chiede cosa stessero facendo i dimostranti armati vicino allo stadio, a meno di due isolati da dove sarebbero passati gli attivisti sandinisti. Nessuno parla di quello che è successo a Masaya e Estelí.
Tutto è inghiottito dall'indifferenza. I giornali del mondo oggi ripetono all'unisono la stessa cosa: è stato un massacro del governo.
Vediamo El País, il cui articolista lavora presso Confidencial - il principale portale elettronico dell’opposizione - come descrive la giornata di ieri:
«l presidente Daniel Ortega ha mostrato il suo volto più brutale mercoledì pomeriggio in Nicaragua, dopo aver ordinato l'attacco a una gigantesca manifestazione guidata dalle madri delle vittime della repressione di aprile in questo paese. Numerosi testimoni hanno riferito che i sostenitori del Fronte sandinista, i gruppi paramilitari e la polizia antisommossa hanno sparato sui manifestanti, che hanno marciato disarmati lungo l'autostrada Masaya a Managua. L'attacco ha lasciato a Managua dozzine di feriti e almeno sei morti, tra cui un adolescente di 15 anni».
La verità non ha più importanza. La realtà reale diventa virtuale o è il contrario. Chi lo sa?
Chi trae profitto dal caos?
La domanda è: a chi giova il caos e le morti? È così ovvio che è quasi spaventoso vedere la mancanza di analisi in questo momento, non solo in Nicaragua, ma a livello internazionale.
Vediamo.
C'è un governo che ha mostrato la volontà di sedersi a un tavolo di dialogo, consentire l'accesso al paese di organizzazioni internazionali per i diritti umani (anche le più ostili e parziali come Amnesty International) per indagare e preparare rapporti, di conformarsi alle 15 raccomandazioni della Commissione Interamericana per i Diritti Umani (IACHR), per discutere la questione della democratizzazione del paese che include le riforme elettorali e anticipo delle elezioni (purché non sia infranto l'ordine costituzionale).
Ci sono settori della società che, dal tavolo dei negoziati, hanno accettato questa strada e condividono apertamente la posizione dell'Organizzazione degli Stati americani (OAS) e del suo segretario generale, Luis Almagro. Tutti loro vedono il dialogo nazionale come l'unica via possibile per uscire dal conflitto.
Ma ci sono anche settori dell’autoproclamata società civile, movimenti politici ultra conservatori senza rappresentanza popolare, settori conservatori della gerarchia cattolica e imprese private, studenti scioccati dalla morte e altri che sono la punta di lancia di movimenti che cercano di capitalizzare politicamente la crisi, che puntano a un solo obiettivo: le dimissioni incondizionate di Ortega, del suo governo e di tutte le autorità pubbliche legalmente elette. Settori che guardano al dialogo come un ostacolo al loro progetto, alla loro vendetta (anche di questo si tratta). Settori già infiltrati da elementi violenti.
Ritorno alla domanda. Chi approfitta di questa situazione di violenza e caos?
Forse a un governo che sta aprendo spazi per il dialogo e la negoziazione? A un’opposizione disposta a negoziare e concordare misure per "democratizzare" il paese, seguendo le proposte dell'OSA? Non penso, non ha senso.
Chi allora? La risposta è tanto facile quanto assurda che così tante persone si innamorano di questa bufala fantascientifica. Perché se c'è una cosa certa, è che la prossima mobilitazione dell'opposizione sarà ancora più grande, più gigantesca. E ci saranno probabilmente più 'danni collaterali’.
Continuando su questa strada, mettendo nell’angolo e lasciando senza vie d’uscita un governo e un partito organizzato ed esperto come il Fronte Sandinista è pericoloso. Il timore è che generare una risposta violenta della massa sandinista sia ciò che questi settori perseguono, per poi capitalizzare lo sgomento mondiale.
Dobbiamo tornare al dialogo, alle riforme, al rispetto dell'ordine democratico e costituzionale. Solo isolando i settori che vogliono capitalizzare crisi e caos, il Nicaragua sarà in grado di provare a uscire dal pantano. Dobbiamo dare una possibilità alla pace.

(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)


Nicaragua : cuando las mentiras ganan y se convierten en realidad “aceptada /

La movilización ‘azul y blanco’ de este 30 de mayo para las madres de (una parte) de las víctimas de los enfrentamientos que durante las últimas seis semanas han enlutado a Nicaragua ha sido gigantesca. Casi imposible calcular la cantidad de gente que decidió salir a las calles y caminar pacíficamente por la céntrica carretera a Masaya.

Paralelamente, en la avenida de Chávez a Bolívar, que parte en dos la capital y llega hasta el Lago Xolotlán, el partido de gobierno convocaba a su militancia para celebrar con una cantata el Día de la Madre. También aquí una multitud de gente cantando y coreando consignas. No todos pudieron llegar. La caravana de buses que venía del norte del país rumbo a Managua fue atacada con armas de fuego por desconocidos. Al momento el saldo es de un muerto y al menos 22 heridos, algunos de gravedad.

Mientras la movilización ‘azul y blanco’ llegaba sin mayores problemas al punto de reconcentración final (la Universidad Centroamericana UCA), y a menos de un kilómetro el presidente Daniel Ortega concluía su intervención llamando repetidamente a la paz, grupos de manifestantes ‘pacíficos’ se acercaban al nuevo estadio nacional de béisbol, entrando en contacto con activistas del Frente Sandinista que regresaban de la actividad oficialista.

Armar el enfrentamiento ha sido algo muy sencillo. Acto seguido, los mismos manifestantes pacíficos (hay imágenes muy claras de cómo cargaban armas y disparaban) atacaban las instalaciones del estadio y al contingente de policías que resguardaban el lugar. En el intercambio de disparos hubo los primeros muertos y heridos de ambos lados, incluyendo a dos jóvenes militantes sandinistas Kevin Antonio Cofin Reyes y Heriberto Maudiel Pérez Díaz.

El enfrentamiento continuó por largos minutos, mientras los grupos de choque de la oposición (el termino no es propiamente correcto, porque hay sectores de la oposición que todavía apuestan por una salida pacífica y negociada al conflicto) se replegaban hacia la UCA, donde miles de personas permanecían en total tranquilidad.

Y mientras se levantaban las primeras barricadas cerca de la Universidad de Ingeniería (UNI), a pocos centenares de metros del estadio, la plataforma mediática #SOSNicaragua y similares lanzaban su ataque en las redes sociales, copando en pocos minutos el éter y rebasando la capacidad de los medios oficialistas de contar lo que verdaderamente estaba ocurriendo.

Se imponen las redes

Una vez más, Nicaragua volvía a ser el ‘país de nunca jamás’, rehén de una realidad ficticia que se mueve al ritmo de las redes sociales, donde la realidad virtual puede más que la realidad real. Donde las víctimas son verdugos y los provocadores armados son manifestantes pacíficos. Donde la masa de gente que de forma autoconvocada, genuina y respetuosa de la paz se moviliza por la democracia es convertida en carne de cañón, en ‘daño colateral’ para lograr el objetivo final: botar al gobierno, cueste lo que cueste.

Cunde el pánico. Miles de personas corren sin rumbo, muchas de ellas se refugian en la UCA. Hay muertos y heridos. En represalia, los mismos ‘manifestantes pacíficos’ atacan nuevamente la oficialista Nueva Radio Ya, queman, saquean y destruyen lo que quedaba de ella. Luego pasan a la Caja Rural Nacional (Caruna), cooperativa que por años ha administrado los fondos ALBA para proyectos sociales que han beneficiado a miles de familias. Atacan las instalaciones y queman todo, incluyendo a vehículos parqueados.

No contentos, atacan el edificio del Ministerio de Economía Familiar. En Masaya destruyen las oficinas de Renta, saquean tiendas y negocios. En Estelí tratan de destruir los locales de la alcaldía y de Renta, pero son rechazados por grupos de ciudadanos. Hay muertos y heridos.

Pero no importa. Como hemos dicho, la realidad virtual es más fuerte. Medios nacionales e internacionales, organizaciones de derechos humanos, rectores de universidades y hasta obispos que integran la Comisión Mediadora del Diálogo Nacional reproducen automáticamente (sin la más mínima prueba) lo que les llega a su celular o computadora por #SOSNicaragua y #NicaraguaSOS: es una masacre del gobierno.

Nadie menciona que hay muertos de ambos lados, que hay policías muertos, que hay muertos en la caravana que fue atacada en La Realidad, Estelí. Nadie se pregunta qué estaban haciendo manifestantes armados cerca del estadio, a menos de dos cuadras de donde iban a pasar los activistas sandinistas. Nadie habla de lo que pasó en Masaya y Estelí.

Todo se lo traga la indiferencia. Los periódicos del mundo hoy repiten al unísono lo mismo: fue una masacre del gobierno.

Veamos El País -cuyo articulista trabaja en Confidencial, el principal portal electrónico de la oposición- como describe la jornada de ayer:

“El presidente Daniel Ortega mostró su rostro más brutal la tarde del miércoles en Nicaragua, tras ordenar el ataque a una gigantesca manifestación encabezada por las madres de las víctimas de la represión de abril en este país. Numerosos testigos informaron que seguidores del Frente Sandinista, grupos parapoliciales y oficiales antidisturbios dispararon contra los manifestantes, que marchaban desarmados por la céntrica Carretera a Masaya de Managua. El ataque ha dejado decenas de heridos y al menos seis muertos en Managua, entre ellos un adolescente de 15 años”.

Ya no importa la verdad. La realidad real se convierte en virtual o es todo lo contrario. Quién sabe.

¿Quién trae provecho del caos?

La pregunta es: ¿a quién benefician el caos y las muertes? Es algo tan obvio que casi asusta ver la falta de análisis en este momento, no sólo en Nicaragua, sino a nivel internacional.

Veamos.

Hay un gobierno que ha mostrado estar dispuesto a sentarse a una mesa de diálogo, a permitir el acceso al país de organismos internacionales de derechos humanos (hasta los más hostiles y parciales como Amnistía Internacional) para que investiguen y elaboren informes, a acatar las 15 recomendaciones de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH), a discutir el tema de la democratización del país que incluye reformas electorales y adelanto de elecciones (siempre y cuando no rompa el orden constitucional).

Hay sectores de la sociedad que, desde la mesa de negociación, han aceptado este camino y que comparten abiertamente la posición de la Organización de Estados Americanos (OEA) y de su secretario general Luis Almagro. Todos ellos ven el diálogo nacional como la única salida posible al conflicto.

Pero también hay sectores de la autodenominada sociedad civil, movimientos políticos ultra conservadores sin representatividad popular, sectores conservadores de la jerarquía católica y la empresa privada, estudiantes conmocionados por las muertes y otros que son punta de lanza de movimientos que pretenden capitalizar políticamente la crisis, que apuntan a una sola cosa: la renuncia incondicional de Ortega, de su gobierno y de todas las autoridades públicas legalmente electas. Sectores que miran al diálogo como un obstáculo a su proyecto, a su venganza (de eso también se trata). Sectores que ya están infiltrados por elementos violentos.

Vuelvo a la pregunta. ¿quién saca provecho de esta situación de violencia y caos?

¿Acaso un gobierno que está abriendo espacios de diálogo y negociación? ¿Una oposición dispuesta a negociar y consensuar medidas para ‘democratizar’ el país, siguiendo los planteamientos de la OEA? No creo, no tiene sentido.

¿Quién entonces? La respuesta es tan fácil como es tan absurdo que tanta gente caiga en este engaño de ciencia ficción. Porque si hay algo seguro es que la próxima movilización de la oposición será aún más grande, más gigantesca. Y posiblemente habrá más ‘daños colaterales’.

Seguir este camino, arrinconando y dejando sin salida a un gobierno y a un partido organizado y experto como el Frente Sandinista es peligroso. El temor es que generar una respuesta violenta de la masa sandinista sea lo que estos sectores persiguen, para luego capitalizar la conmoción mundial.

Hay que volver al diálogo, a las reformas, al respeto del orden democrático y constitucional. Solamente aislando a los sectores que quieren capitalizar crisis y caos, Nicaragua podrá intentar salir del atolladero. Hay que dar una oportunidad a la paz.

Original:

 Foto 2:



venerdì 11 maggio 2018

Siempre con FIDEL - "Discorso pronunciato da Fidel all’ ONU il 22 ottobre 1995 nella solenne sessione commemorativa del cinquantenario

Signor Presidente
Signor Segretario Generale
Eccellenze

Mezzo secolo fa si costituirono le Nazioni Unite dopo una terribile guerra ,nella quale andarono perdute in media, ogni anno, nelle fasi più intense, 10 milioni di vite. Oggi, 20 milioni di uomini, donne e bambini muoiono ogni hanno di fame e di malattie curabili.

Alcuni popoli ricchi hanno prospettive di vita fino ad 80 anni. Altri raggiungono appena i 40.

Sono miliardi ai quali si tronca la vita. Fino a quando dovremo attendere perche cessi questa strage?
Ha avuto termine la guerra fredda, ma continua la corsa agli armamenti e si mantiene l’egemonismo militare e nucleare.

Fino a quando si dovrà attendere per la messa al bando totale di tutte le armi di sterminio di massa per il disarmo universale e l’eliminazione dell’uso della forza, della prepotenza e delle pressioni nelle relazioni internazionali?

L’anacronismo privilegio del veto e l’uso abusivo del Consiglio di Sicurezza da parte dei potenti che instaurano un nuovo colonialismo nelle stesse Nazioni Unite.
L’America Latina e l’Africa non hanno un solo membro permanente nel Consiglio di Sicurezza. L’India in Asia, con quasi un miliardo di abitanti non vanta responsabilità.

Fino a quando si dovrà attendere prima che divengano realtà la democratizzazione delle nazioni Unite, l’indipendenza e parità sovrana degli stati, il non intervento nei loro affari interni e la vera cooperazione internazionale???

discorso all'ONU
I prodigiosi avanzamenti della scienza e della tecnologia si moltiplicano giorno per giorno, ma i loro benefici non giungono alla maggioranza dell’umanità, rimangono fondamentalmente al servizio del consumismo irrazionale de dilapida risorse limitate e minaccia gravemente il pianeta.
Fino a quando si dovrà attendere perché si abbia razionalità, equità e giustizia nel mondo??

Si riducono i boschi, si avvelena l’aria, si inquinano i fiumi. Innumerevoli specie di piante e animali si estinguono, i terreni si impoveriscono, antiche e nuove epidemie si estendono mentre la popolazione cresce e si moltiplicano le legioni degli espropriati.

Le prossime generazioni raggiungeranno la terra promessa mezzo secolo fa??

Quante centinaia di milioni di persone sono già morte senza contemplarla??

Quante vittime dell’oppressione e del blocco, della povertà, della fame, e della insularità ?

Quanti ancora dovranno cadere?

Vogliamo un Mondo
Senza egemonismo,
Senza armi nucleari,
Senza interventismi,
Senza razzismo,
Senza odi nazionali o religiosi,
Senza oltraggi alla sovranità di nessun paese, con il rispetto dell’indipendenza e dell’autodeterminazione dei popoli,
Senza modelli universali che non tengano in considerazione le tradizioni e la cultura di tutte le componenti dell’umanità, 
Senza crudeli embarghi che uccidono uomini donne e bambini, giovani e anziani come silenziose bombe atomiche.

Vogliamo un mondo di pace, giustizia e dignità in cui tutti, senza alcuna eccezione abbiano diritto al benessere e alla vita.
Quadro esposto nel salone ICAP  di Santa Clara 
AP Santa Clara

martedì 8 maggio 2018

NO AL GIRO D'ITALIA SPORCO DI SANGUE! NO ALL’APARTHEID! L’Umbria di pace:NO al complice silenzio sul genocidio dei Palestinesi



Riceviamo dal Comitato BDS Umbria e diffondiamo :

Anche nella nostra Regione, come altrove in Italia, nasce un Comitato in appoggio alla campagna mondiale "Giro d'Italia, non pedalare per i crimini israeliani, CAMBIA GIRO!", indetta da BDS-Italia, movimento nato nel 2005 da un appello della società civile palestinese per Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni contro lo Stato di Israele finché non cesseranno l'occupazione e l'apartheid contro il popolo palestinese. 
Quest'anno il Giro d'Italia è partito il 4 maggio da Gerusalemme, con 3 tappe sui territori palestinesi occupati da Israele, che dalla sua nascita, ha violato ben 73 Risoluzioni dell'ONU, e che in questi giorni sta continuando ad uccidere (dal 30 marzo si contano 49 morti e 6793 feriti, dei quali circa la metà colpiti alle ginocchia da “strani” proiettili che causano infezioni, paralisi e amputazioni).
Non stupisce, conosciamo ormai la tattica politica di Israele che, al fine di contrastare il successo delle campagne del BDS (una lotta pacifica, di boicottaggio, che già riuscì a vincere contro il Sudafrica dell’apartheid),si mostra internazionalmente iperattivo nel cogliere ogni opportunità -nelle arti, nelle università, nello sport, ecc.- per mostrare la pretesa normalità di un “volto umano” e conquistarsi legittimità e consenso, arrivando poi addirittura a piangersi vittima della resistenza palestinese all’occupazione e alla repressione.
Stupisce invece il Giro d'Italia che, grazie ai 12 milioni di euro ricevuti da Israele, è passato a fianco dei muri dell’apartheid e addirittura simpaticamente ha attraversato un chek-point, è passato a fianco di un popolo cui non si permette di esercitare nemmeno il diritto umano allo sport… senza accorgersene!
Il Giro d'Italia transita nella nostra Regione mentre in Palestina si ricorda la NAKBA, la "catastrofe", quando 700.000 palestinesi furono cacciati dalle proprie case e terre e trasformati in profughi, nel biennio 1948–1949. E mentre al-Dali, ciclista della Federazione Palestinese di Ciclismo, designato a gareggiare nei Giochi Asiatici 2018 in Indonesia, ha dovuto subire l’amputazione di una gamba in seguito ad un proiettile esplodente sparato dai cecchini israeliani al confine con Gaza, la stessa sorte subita da altri 5 atleti.
Aggrediti da un sistematico piano di pulizia etnica i Palestinesi non rinunciano.

Noi vogliamo essere con loro, con chi non si è arreso.
Noi non vogliamo essere complicidi un genocidio.
Noi SIAMO GLI UMBRI della VERA PACE e dei DIRITTI.

Invitiamo i cittadini, le organizzazioni e associazioni ad aderire al Comitato e a partecipare al prossimo incontro mercoledì 9 maggio h 20,in Via Della Tornetta 7 (Porta Santa Susanna),Perugia(nei pressi del parcheggio Pellini).


Comitato BDS-Umbria 
per info e/o adesioni: comitatobdsumbria@gmail.com

Potete mettere il vostro mi piace sulla pagina : Comitato BDS Umbria

mercoledì 11 aprile 2018

Chi saranno le figure delle provocazioni contro #Cuba e #Venezuela nel Vertice di Lima?



martes, 10 de abril de 2018

Come nei Vertici delle Americhe passati, fondamentalmente il VII Vertice a Panama, i nemici di Cuba, Venezuela ed altre nazioni progressiste si sono preparati per montare i loro circoli mediatici per attaccare i processi rivoluzionari di queste nazioni. Un gran spiegamento di mercenari salariati è stato trattato e modellato affinché compiano tali finalità nell'attuale VIII Vertice delle Americhe a Lima.
Per loro -(realizzare eventi per distorcere la realtà di quei paesi in materia di democrazia e diritti umani, creare atti di provocazione e vendere una falsa e ulteriore vittimizzazione, oltre a manipolare sfacciatamente l'opinione pubblica)- sono stati reclutati decine di mercenari della controrivoluzione interna e sono stati coinvolti tradizionali gruppi anticubani residenti in Florida, particolarmente a Miami.)
Cuba, come suo diritto legittimo ha limitato l'uscita di vari controrivoluzionari sui quali pesano distinti reati che attentano contro le sue istituzioni. In modo tale che degli iniziali 28 invitati all'evento :- Yusmila Reyna Ferrer, Fernando Edgardo Palacio Mogar, Navid Fernández Cabrera, Guillermo Fariñas Hernández, Boris González Arenas, Claudio Fuentes Madan, Alexei Gamez Alonso, Rolando Rodríguez Lobaina, Egberto Ángel Escobedo Morales, Cristina Rodríguez Penton, Antonio Rodiles, Elizardo Sánchez, Henry Constantin Ferreiro, Erick Álvarez Gil, Camilo Ernesto Oliveira, Roberto de Jesús Guerra Pérez, Acelia Carvajal Montaine, Juan del Pilar Goberna Hernández, Magalys Norbis Otero Suárez, Nelson Manuel Álvarez Matute, Ángel Hurtado Porro, Berta Soler, Tairhit Rivero Álvarez, Sandra Margarita Borges García, Eroisis González Suárez, Zuleidys Lisbet Pérez Velázquez, José Daniel Ferrer y Manuel Silvestre Cuesta Morúa – molti di essi hanno visto frustrata la loro partecipazione in questi piani. Le autorità cubane hanno proibito l'uscita per diverse ragioni a Yusniel Pupo Carralero, Sandra Haces Ramos, Adonis Milán, Gorki Águila, Jorge Enrique Rodríguez, Carlos Amel Oliva, Katerine Mojena, Eroises González, María Elena Mir Marrero, Niober García Founier, Martha Beatriz Roque Cabello, Benito Fojaco Iser, Sissi Abascal Zamora, Ileana Álvarez, Eglits Guilarte Aranda, Pedro Manuel González Reinoso, Leodán Suárez Quiñones y Yunior Puentes Beruvides. Molti di loro parteciperebbero ad altri eventi da tenersi contro Cuba  nelle ultime settimane, benché si sappia che alcuni di questi si incorporerebbero al Vertice di Lima e ad un evento organizzato contro Cuba e Venezuela nel Congresso argentino per questa stessa data e parallela al grande evento. In questo modo ( unendosi ai tradizionali gruppi di provocatori dei gruppuscoli anti-cubani di Miami, come la Direzione Democratica, Mar por Cuba, la Brigata 2506 e altri ) parteciperanno probabilmente ai fori del Vertice quei mercenari che si trovavano in viaggio o risiedono all’estero, tra loro : Rosa María Payá, Mario Félix Lleonart, Yoaxis Marcheco, Ailer M González Mena, Guillermo Fariñas, Eliecer Ávila, Tania Brugueras, Dagoberto Valdés, Reynaldo Escobar, Yoani Sánchez, Luis Cino, Manuel Cuesta Morúa, Yusmila Reyna Ferrera, Alain Puentes Batista y Miguel Coyula. Ognuno di loro ha la sua missione specifica per provocare e diffondere il messaggio controrivoluzionario nel Vertice di Lima.
Nel frattempo, in Argentina, si preparano principalmente eventi diretti nel Congresso contro Venezuela e Cuba, nel quale hanno voce tonante i deputati della destra, così come piccoli personaggi tipo Micaela Hierro Dori, Guadalupe Neme y Elisa Trotta Gamus. Alcune di queste entità vogliono fare il proprio circo anti-bolivariano a Buenos Aires e, presumibilmente, alcuni di loro marceranno a Lima.. Queste sono le figure del circo che pensano di cavalcare Washington e la destra latinoamericana nei prossimi giorni, Logicamente riceveranno la contundente risposta dei nostri delegati ed amici di Cuba e Venezuela.


tratto da :





lunedì 9 aprile 2018

Prove confermano che la #NED finanzia e orienta la sovverzione in #Cuba/ Pruebas confirman que la NED financia y orienta la subversión en Cuba.


La National Endowment for Democracy (NED), sempre è stata al centro nell’organizzare , dirigere, e finanziare y la sovverzione contro le istituzioni  di  Cuba. Imagen: Internet


Percy Alvarado

Nelle mie mani sono arrivati 2 documenti che, no per vecchi, tengono la capacità di dimostrare come National Endowment for Democracy (NED) ,(ente che serve da monitor al governo USA) sempre è stato coinvolto  a organizzare, dirigere, finanziare la sovversione contro le istituzioni di Cuba. Negli stessi è compreso il Centro di investigazione  abilitazione di imprenditori sociali (CISES), guidato dall’argentina Micaela Hierro Dori, e il suo beneficiario conosciuto come Rete Latinoamericana di giovani per la Democrazia in Cuba-Tavolo di Dialogo.
Entrambi i documenti dimostrano le finalità del NED, propiziare la ricezione di giovani cubani per realizzare attività sovversive coinvolgere diversi settori giovanili in altre nazioni latinoamericane, particolarmente in Argentina, Cile, Ecuador, Salvador, Messico, Venezuela e Uruguay tra gli altri.

 Il CICES si incaricherà di tracciare strategie dei piani destabilizzatori e della formazione dei controrivoluzionari interni. Miravano di includere nei loro piani fino a 200 giovani nell'Isola.


Il primo documento è l'accordo tra la NED ed il CISES 2013-222 gestito per i funzionari della NED Aimel Ríos Wong, Claire Selsky e Silvia Vest, e Micaela Dori per il CICES,
Benché la cifra del finanziamento per il periodo 01-02-2013 al 31-01-2014 sia di 58,576, altri elementi provenienti da altri enti USA si sono aggiunti a tale impegno.
L’altro documento che coinvolge il NED ed il CISES rispetto alla Rete Latinoamericana di giovani per la Democrazia in Cuba-Tavolo di Dialogo riguarda il periodo tra il 1 febbraio del 2014 fino al 31 gennaio 2015.
Per richiedere nuovi finanziamenti il CISES, giustifica il suo sollecito nel seguente modo: "Il fine del progetto è rafforzare il dialogo e la leadership giovanile per spingere il processo di democratizzazione a Cuba e il suo inserimento nella comunità internazionale basato sui valori democratici, il libero mercato e il rispetto dei diritti umani. Il proposito è dare impulso a un Tavolo de Dialogo della gioventù cubana, appoggiando specialmente i giovani leaders di Juventud Activa Cuba Unida (JACU), Movimiento Cristiano de Liberación (MCL), Unión Patriótica de Cuba (UNPACU), y Movimiento Cubano de Jóvenes por la Democracia (MCJD) e altri giovani di distinti gruppi della società civile e partiti politici.
Perciò, da una parte, si continuerà con le attività sviluppate dai membri della Rete Latinoamericana di Giovani per la Democrazia in Cuba predisposta nel 2013, che si vedrà ampliata e fortificata durante l'anno 2014. I giovani di 9 paesi della regione (Argentina) Cile, Colombia, Ecuador, El Salvador, Messico, Panama, Venezuela ed Uruguay, organizzeranno eventi in università , con organizzazioni sociali di giovani e gioventù di partiti politici per informare e diffondere la realtà di Cuba e collegarli con i giovani cubani. In secondo luogo, si permetterà ai giovani integranti del Tavolo di Dialogo di Gioventù Cubana di essere invitati in distinti Paisi della regione perché questi organizzino al loro ritorno attività con i giovani di almeno dodici province di Cuba.

In questo caso si stimano come beneficiari diretti a 50 giovani cubani e 150 come beneficiari indiretti.

Questi piani hanno contato sull'appoggio diretto di CADAL, OEA, l'Organizzazione Ibero-americana di Gioventù,( OIJ), o YABT, la Fundación Konrad Adenauer, la gioventù del partito messicano PAN, i partiti Bianco e Colorado dell'Uruguay, il Partito Democratico Cristiano del Cile e le università Cattoliche del Cile e Valparaíso, i venezuelani COPEI, Forza Giovane, Università Centrale del Venezuela e Prima Giustizia, come la salvadoregna CREO. Si aggiungono anche le argentine Giovani PRO e la Fondazione Pensare, varie organizzazioni colombiane, così come Sumate Panama e la rete Alumni dell'Università di Georgetow.

I coinvolti direttamente in questi piani sono stati gli argentini Gabriel
Salvia y Micaela Hierro Dori, i venezuelani Nazly Escalona y Nicolás Cárdenas, il cileno Francisco Jería, la colombiana Diana Pérez Baron, l’ ecuatoriano Julio Clavijo, la salvadoregna Cristina López, la messicana Alma Delia Ramírez Sabat, il panamense Raúl Rivera, l’ uruguaiano Nicolás Albertoni Gómez, così come altri aderenti: Federico Morales, Georgina Paulino, Mariangeles Maldonado, Francisco Quintana (Argentina); Diego Calderón Gajardo, José Antonio Rosas y Raúl Morales (Cile); Juan Sebastián Gómez, Rocío Arango y Alejandro Guerrero (Colombia); Andrés Arenas (Ecuador); Ricardo Avelar, Luis Artiga y Julio Velázquez (El Salvador); Alberto Gutiérrez y Juan Carlos Modragón (México), Paola Gómez y Gerardo Arias (Panamá); Carlos Scull e Isabella Comas (Venezuela); gli uruguaiani Felipe Algorta, Santiago Estévez, Christian Núñez, Diego Echeverría y Martín Elgue.

L'appoggio alla controrivoluzione cubana interna prevedeva un forte lavoro nelle reti sociali, invio di cellulari, ricariche telefoniche ed altri aiuti.
Chi ha dubbi sul fatto che questi stessi piani siano stati inventati., questa volta con la preminenza di Rosa María Payá, Luis Almagro e Marco Rubio , può gestire la storia di quello che oggi è la JuventudLAC e di come il NED e la destra latinoamericana sono coinvolti nel sostenere la sovversione contro Cuba.  

Original:


A mis manos han llegado dos documentos que, no por viejos, tienen el valor de demostrar cómo la National Endowment for Democracy (NED) –ente que sirve de pantalla al gobierno de Estados Unidos– siempre ha estado involucrada en organizar, dirigir y financiar la subversión contra la institucionalidad en Cuba.
En los mismos están involucrados el Centro de Investigación y Capacitación de Emprendedores Sociales (CISES), dirigido por la argentina Micaela Hierro Dori y su beneficiario conocido como Red Latinoamericana de jóvenes por la Democracia en Cuba-Mesa de Diálogo.
Ambos documentos demuestran que la finalidad de la NED y sus engendros es propiciar la captación de jóvenes cubanos para realizar actividades subversivas e involucrar a diversos sectores juveniles en otras naciones latinoamericanas, particularmente en Argentina, Chile, Ecuador, El Salvador, México, Venezuela y Uruguay, entre otros.
El CICES se encargará de trazar estrategias de los planes desestabilizadores y de la capacitación de los contrarrevolucionarios internos. Pretendían incluir en sus planes hasta 200 jóvenes en la Isla.

El primero de ellos es el acuerdo entre la NED y el CISES 2013-222 –gestionado por los funcionarios de la NED Aimel Ríos Wong, Claire Selsky y Silvia Vest, por la NED, y por la Mica Dori por el CICES–. Aunque la cifra de la financiación para el período 01-02-2013 al 31-01-2014 es de 58,576, otras partidas provenientes de otros entes USA se han sumado a este empeño.
El otro documento que involucra a la NED y al CISES con respecto a la Red Latinoamericana de jóvenes por la Democracia en Cuba-Mesa de Diálogo abarca el período entre el 1 de febrero del 2014 hasta el 31 de enero del 2015. Para solicitar nuevos financiamientos el CISES, justifica su solicitud de la siguiente forma:
“El fin del proyecto es fortalecer el diálogo y el liderazgo juvenil para impulsar el proceso de democratización de Cuba y su inserción a la comunidad internacional basado en los valores democráticos, de libertad de mercado y el respeto de los derechos humanos. El propósito es impulsar una Mesa de Dialogo de Juventud Cubana, apoyando especialmente a jóvenes líderes de Juventud Activa Cuba Unida (JACU), Movimiento Cristiano de Liberación (MCL), Unión Patriótica de Cuba (UNPACU), y Movimiento Cubano de Jóvenes por la Democracia (MCJD) entre otros jóvenes de distintos grupos de la sociedad civil y partidos politicos. Para ello, por un lado, se continuara con las actividades desarrolladas por los miembros de la Red Latinoamericana de Jóvenes por la Democracia en Cuba conformada en 2013, que se verá ampliada y fortalecida durante el año 2014. Los jóvenes de 9 países de la región (Argentina, Chile, Colombia, Ecuador, El Salvador, México, Panamá, Venezuela y Uruguay) organizaran eventos en universidades y con organizaciones sociales de jóvenes y la juventud de partidos politicos para concientizar y difundir la realidad de Cuba y vincularlos con los jóvenes cubanos. En segundo lugar, se capacitará a jóvenes integrantes de la Mesa de Dialogo de Juventud Cubana invitándolos a los distintos países de la región para que estos organicen luego a su regreso actividades con jóvenes de al menos doce provincias de Cuba.”
En este caso estiman como beneficiarios directos a 50 jóvenes cubanos y a 150 como beneficiarios indirectos.

Estos planes han contado con el apoyo directo de CADAL, OEA, la Organización Iberoamericana de Juventud (OIJ) o YABT, la Fundación Konrad Adenauer, la juventud del partido mexicano PAN, los partidos Blanco y Colorado de Uruguay, el Partido Demócrata Cristiano de Chile y la universidades Católicas de Chile y Valparaíso, los venezolanos COPEI, Fuerza Joven, Universidad Central de Venezuela y Primero Justicia, así como la salvadoreña CREO. Se suman también las argentinas Jóvenes PRO y la Fundación Pensar, varias organizaciones colombianas, así como Súmate Panamá y la red Alumni de la Universidad de Georgetown.
Los involucrados directos en estos planes han sido los argentinos Gabriel Salvia y Micaela Hierro Dori, los venezolana Nazly Escalona y Nicolás Cárdenas, el chileno Francisco Jería, la colombiana Diana Pérez Baron, el ecuatoriano Julio Clavijo, la salvadoreña Cristina López, la mexicana Alma Delia Ramírez Sabat, el panameño Raúl Rivera, el uruguayo Nicolás Albertoni Gómez, así como otros adherentes: Federico Morales, Georgina Paulino, Mariangeles Maldonado, Francisco Quintana (Argentina); Diego Calderón Gajardo, José Antonio Rosas y Raúl Morales (Chile); Juan Sebastián Gómez, Rocío Arango y Alejandro Guerrero (Colombia); Andrés Arenas (Ecuador); Ricardo Avelar, Luis Artiga y Julio Velázquez (El Salvador); Alberto Gutiérrez y Juan Carlos Modragón (México), Paola Gómez y Gerardo Arias (Panamá); Carlos Scull e Isabella Comas (Venezuela); y los uruguayos Felipe Algorta, Santiago Estévez, Christian Núñez, Diego Echeverría y Martín Elgue.
El apoyo a la contrarrevolución cubana interna preveía un fuerte trabajo en las redes sociales, envío de celulares, recargas telefónicas y otras ayudas.
Quien tenga dudas de que estos mismos planes se han estado gestando, esta vez con el protagonismo de Rosa María Payá, Luis Almagro y Marco Rubio, puede manejar estos antecedentes  de lo que es hoy la JuventudLAC y cómo la NED y la derecha Latinoamericana están implicados en el apoyo a la subversión contra Cuba.
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