Visualizzazione post con etichetta Assad. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Assad. Mostra tutti i post

domenica 22 settembre 2013

Il segreto dei gas israeliani/El secreto de los gases israelíes



  Il dottor Basson Wounter, in occasione del suo secondo processo, nel 2011. Ha diretto il programma segreto di ricerca sulle armi chimiche e batteriologiche condotto congiuntamente da Israele e dal Sud Africa dell’apartheid, dal 1985 al 1994.

Il segreto dei gas israeliani
 di Thierry Meyssan
 
Sono le ricerche israeliane sulle armi chimiche e biologiche ad aver spinto storicamente la Siria a respingere la Convenzione che mette al bando le armi chimiche. Questo è il motivo per cui la firma di Damasco su tale documento rischia di evidenziare l’esistenza, e eventualmente il perseguimento, della ricerca sulle armi destinate ad uccidere le sole popolazioni arabe.
Rete Voltaire| Damasco (Siria)| 15 settembre 2013

http://www.voltairenet.org/squelettes/elements/images/ligne-rouge.gif

I media occidentali sembrano stupiti dell’improvviso giravolta degli Stati Uniti di fronte alla Siria. Poiché hanno annunciato tutti, due settimane fa, una campagna di bombardamenti e la caduta inevitabile del «regime», restano senza parole davanti alla ritirata di Barack Obama. Eppure era probabile, come scrivevo su queste colonne, che l’impegno di Washington in Siria non abbia più un movente strategico importante. La sua politica attuale è guidata principalmente dal desiderio di preservare il suo status di unica superpotenza.
Prendendo in parola quel che in origine era solo una battuta di John Kerry, e nel proporre l’adesione della Siria alla Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche, Mosca ha dato soddisfazione alla retorica di Washington senza che questa dovesse fare ancora un’altra guerra, in tempi di crisi economica. Gli Stati Uniti mantengono il loro status, in teoria , anche se chiunque vede bene che è ormai la Russia a condurre il gioco.
Le armi chimiche hanno due usi: sia quello militare sia quello volto a sterminare una popolazione. Esse sono state utilizzate durante le guerre di trincea, dalla Prima Guerra Mondiale all’aggressione irachena contro l’Iran, ma non servono a nulla nelle guerre moderne, il cui fronte si sposta in continuazione. È pertanto con sollievo che 189 Stati hanno firmato la Convenzione che le vieta, nel 1993: hanno potuto così sbarazzarsi di stock pericolosi e inutili, la cui custodia risultava per loro onerosa.
Un secondo uso è lo sterminio delle popolazioni civili prima della colonizzazione del loro territorio. Così nel 1935-36, l’Italia fascista conquistò gran parte dell’Eritrea eliminando la sua popolazione con il gas mostarda. In questa prospettiva coloniale, dal 1985 al 1994, Israele finanziò segretamente le ricerche del dottor Wouter Basson presso il laboratorio Roodeplaat (Sud Africa). Il suo alleato, il regime dell’apartheid, cercava di mettere a punto delle sostanze, chimiche e soprattutto biologiche, che avrebbero ucciso solo gli individui secondo le loro "caratteristiche razziali" (sic), che si trattasse dei palestinesi in particolare e degli arabi in generale, o persone dalla pelle nera. La Commissione per la Verità e la Riconciliazione non è stata in grado di determinare i risultati ottenuti da questo programma, né quel che sia diventato. Tuttalpiù ha dimostrato il coinvolgimento in questo enorme progetto segreto degli Stati Uniti e della Svizzera. È stato accertato che diverse migliaia di persone sono morte come cavie del dottor Basson. Se si capiscono le ragioni per le quali né la Siria né l’Egitto hanno firmato, nel 1993, la Convenzione, l’opportunità offerta da Mosca a Damasco per unirsi ad essa oggi è un affare: non solo mette fine alla crisi con gli Stati Uniti e la Francia, ma le permette anche di liberarsi di scorte inutili diventate sempre più difficili da difendere. Per tutti gli scopi pratici, il presidente al-Assad ha specificato che la Siria agirebbe su richiesta della Russia, e non sotto costrizione degli Stati Uniti, un modo elegante per sottolineare la responsabilità di Mosca di proteggere in futuro il paese da un eventuale attacco chimico israeliano.
In effetti, l’insediamento ebraico di Palestina non ha ancora ratificato la Convenzione. Questo potrebbe diventare rapidamente un peso politico a carico di Tel Aviv. Questo è il motivo per cui John Kerry vi si reca oggi, domenica, per discuterne con Benjamin Netanyahu. Se il primo ministro dell’ultimo Stato coloniale è accorto, dovrebbe cogliere la palla al balzo per annunciare che il suo paese riconsidererà la questione. A meno, naturalmente, che Wouter Basson non abbia trovato gas etnicamente selettivi e che i falchi israeliani ancora considerino di farne uso.

Traduzione
Matzu Yagi


El secreto de los gases israelíes
por Thierry Meyssan

Históricamente, las investigaciones israelíes sobre las armas químicas y biológicas fueron el factor determinante en la decisión de Siria de rechazar la Convención internacional que prohíbe las armas químicas. Y es por eso que la firma de ese documento por parte de Damasco podría acabar sacando a la luz la existencia y la posible continuación de investigaciones sobre armas destinadas a matar únicamente a la población árabe.
Red Voltaire| Damasco (Siria)| 15 de septiembre de 2013

http://www.voltairenet.org/squelettes/elements/images/ligne-rouge.gif

Los medios occidentales parecen extremadamente sorprendidos por el inesperado cambio de actitud de Estados Unidos ante Siria. Los mismos medios que hace dos semanas anunciaban en coro una campaña de bombardeos y la inevitable caída del «régimen», se han quedado mudos ante el retroceso de Barack Obama. Retroceso que era sin embargo muy probable, como yo mismo adelanté desde esta columna, en la medida en que la implicación de Washington en Siria carece de objetivo estratégico importante. Su política actual responde sobre todo al deseo de mantener su estatus de única hiperpotencia.
Cuando propuso la adhesión de Siria a la Convención sobre la Prohibición de Armas Químicas, retomando así al vuelo lo que había empezado siendo no más que una respuesta rápida a una pregunta de último momento, Moscú complació la exigencia retórica de Washington ahorrándole a la vez la complicación de tener que embarcarse en una guerra en este duro momento de crisis económica. De esa manera, Estados Unidos conserva en teoría su estatus, aunque todo el mundo se da cuenta de que ahora es Rusia quien lleva la voz cantante.
Las armas químicas tienen dos usos posibles: se les da un uso militar o se usan para exterminar a la población. Fueron utilizadas en las guerras de trincheras, desde la Primera Guerra Mundial hasta la agresión iraquí contra Irán, pero de nada sirven en las guerras modernas, con frentes en perpetuo movimiento. Fue por lo tanto con alivio que 189 Estados firmaron, en 1993, la Convención que prohibía ese tipo de armas, ya que ese documento les daba la posibilidad de deshacerse de las cantidades ya almacenadas de un armamento muy peligroso y a la vez inútil, cuyo cuidado se había hecho oneroso.
Su segundo uso es el exterminio de la población civil como paso anterior a la colonización del territorio donde vive esa población. En 1935-1936, la Italia fascista conquistó gran parte de Eritrea mediante la eliminación de su población con gas pimienta. Fue con ese mismo objetivo colonial que Israel financió –de 1985 a 1994– las investigaciones del doctor Wouter Basson en el laboratorio de Roodeplaat, en Sudáfrica. El régimen sudafricano del apartheid, aliado de Tel Aviv, trabajaba allí en la creación de sustancias químicas y fundamentalmente biológicas, que debían matar a la gente únicamente en función de sus «características raciales» (sic), ya fuesen palestinos, árabes en general o personas de piel negra. La Comisión Verdad y Reconciliación creada posteriormente en Sudáfrica nunca logró determinar los resultados que llegó a obtener aquel programa, ni adónde fueron a parar. Pero sí demostró la implicación de Estados Unidos y Suiza en aquel proyecto secreto de gran envergadura. Y también se demostró que varios miles de personas murieron al ser utilizadas como conejillos de Indias en las investigaciones del Dr. Basson.
Lo anterior explica por qué ni Siria ni Egipto firmaron la Convención en 1993. Y también explica por qué la posibilidad que Moscú acaba de ofrecer a Damasco de incorporarse a ella constituye una magnífica oportunidad, que no sólo pone fin a la crisis con Estados Unidos y Francia sino que además permite deshacerse de un arsenal inútil y cada vez más difícil de defender. Para precisar las cosas, el presidente Assad especificó que si Siria acepta esa opción no es cediendo a la presión de Estados Unidos sino a pedido de Rusia, lo cual es una manera elegante de subrayar la responsabilidad que Moscú asume en cuanto a la futura protección del país árabe ante un eventual ataque químico israelí.
En efecto, la colonia judía de Palestina sigue –por su parte– sin ratificar la Convención que prohíbe las armas químicas, situación que puede convertirse rápidamente en un problema político para Tel Aviv. Es por eso que el secretario de Estado John Kerry viaja este domingo a Israel, donde discutirá el tema con Benjamin Netanyahu. Si el primer ministro del último Estado colonial es hábil, debería aprovechar de inmediato esta ocasión para anunciar que su país está dispuesto a reconsiderar el asunto. A no ser, claro está, que el Dr. Basson haya logrado producir algún tipo de gas étnicamente selectivo y que los halcones israelíes sigan acariciando la posibilidad de utilizarlo.


giovedì 27 settembre 2012

Il governo svizzero abbandona la neutralità e finanzia la guerra civile in Siria!


Il governo svizzero abbandona la neutralità e finanzia la guerra civile in Siria!

Partito Comunista del Canton Ticino
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha stanziato 50'000 euro (circa 60'000 franchi) per le spese logistiche delle riunioni a Berlino destinate a preparare l'opposizione siriana a un'eventuale partenza del presidente della Repubblica Araba di Siria Bashar al-Assad. In pratica Berna sta aiutando esplicitamente dei gruppi integralisti islamici a prendere il potere per via armata in un paese che non ha fatto niente di male al popolo svizzero.

Si tratta, da parte del governo svizzero, di una vergognosa ingerenza negli affari di un paese sovrano, che sta vivendo una guerra civile in gran parte organizzata dagli Stati Uniti e da alcuni paesi dell'Unione Europea (la Francia in primis) per imporre ai siriani un governo più ligio agli interessi economici delle multinazionali occidentali. Ricordiamo che l'opposizione siriana (il cosiddetto CNT) ha promesso al governo francese l'usufrutto del 35% delle risorse petrolifere siriane, qualora l'Eliseo decidesse di invadere militarmente il paese.

La Svizzera ha così un'altra volta abbandonato la sua sedicente "neutralità" per schierarsi al fianco delle potenze neo-colonialiste che stanno preparandosi a una nuova guerra di saccheggio come è stato il caso in Irak e in Libia, che non sola getta il Medio Oriente nel caos, ma che sfida in maniera irresponsabile la Cina e la Russia, mettendo in grave pericolo la pace mondiale. Esprimendo solidarietà al popolo siriano, ai partiti comunisti e ai sindacati siriani impegnati a preservare l'indipendenza del paese, la laicità e i diritti sociali, come anti-imperialisti ribadiamo che la Svizzera, in quanto paese neutrale, debba solo agire per favorire il dialogo fra le parti in scontro, non certo per aiutarne una soltanto, tanto più che l'opposizione siriano è tutt'altro che democratica.

Partito Comunista del Canton Ticino
www.partitocomunista.ch




giovedì 20 settembre 2012

ONU: ci sono stranieri nei gruppi oppositori in Siria - Siria, le origini del conflitto: Dal progresso sociale alla guerra civile


ONU: ci sono stranieri nei gruppi oppositori in Siria

Nazioni Unite, 17 set (Prensa Latina) Una squadra di esperti dell'ONU ha confermato l'esistenza di elementi stranieri dentro i gruppi armati oppositori in Siria che commettono crimini di guerra. 
Esistono fondamenti ragionevoli per credere che le forze antigovernative in questo paese perpetrano assassini, esecuzioni extragiudiziali e torture, ha affermato , Paulo Pinheiro, capo di un pannello internazionale indipendente che investiga la situazione in Siria.  In un dialogo interattivo questo lunedì con la Commissione dei diritti umani dell'ONU a Ginevra, lo specialista ha denunciato anche l'utilizzo di bambini minori di 18 anni di età da parte dei gruppi armati dell’opposizione.
I crimini che realizzano questi elementi, come sequestri e torture ai militari governativi catturati, sono stati anche ripudiati dalla Commissaria dell'ONU, per i diritti umani, Navi Pillay. 
Pinheiro ha criticato ugualmente il governo per sviluppare attacchi indiscriminati attraverso bombardamenti ed attacchi di artiglieria contro zone residenziali. 
  Inoltre, ha respinto l'applicazione di sanzioni contro Siria per costituire una negazione dei diritti di base del popolo di questo paese, dove, secondo l'ONU, esistono due milioni 500 mila persone che necessitano di aiuti umanitari. 
  L'esperto reiterò la necessità di ottenere una sistemazione politica del conflitto siriano e sottolineando che non esistono possibilità di una soluzione militare.  Al rispetto ha fatto un appello alla comunità internazionale per appoggiare gli sforzi del rappresentante speciale dell'ONU e la Lega Araba per la Siria, Lakhdar Brahimi, per ottenere la fine della violenza e l'inizio di un dialogo verso una soluzione duratura della crisi. 
  Il conflitto si estende verso altri paesi dell'area e minaccia la stabilità e sicurezza della regione, ha fatto notare. 
 
Siria, le origini del conflitto: Dal progresso sociale alla guerra civile

Il giornale britannico The Morning Star ha pubblicato un'analisi interessante di Kenny Coyle sulle origini della contestazione popolare in Siria, in cui spiega anche, come questa protesta ha cambiato carattere e obiettivo diventando un conflitto armato ed una guerra civile.

Estratto

Negli anni '70, dopo l'avvento al potere di Hafez al-Assad (padre di Bachar al-Assad, l'attuale presidente, nota), il sistema politico ed economico siriano sembrava garantire la stabilità e l'indipendenza del paese. La posizione anti-israeliana della Siria ne faceva anche una potenza regionale ed araba di primo piano ed il suo settore pubblico aveva permesso al paese di migliorare le proprie condizioni di vita e portare a termine il suo ammodernamento. Una relazione del Congresso americano faceva notare che "negli anni '60 la riforma agraria, la nazionalizzazione delle industrie di base e la trasformazione socialista dell'economia, hanno avuto un impatto sul ritmo e l'ampiezza dello sviluppo economico". All'inizio degli anni 1970, Assad aveva rafforzato i legami con l'Unione Sovietica. E, nel 1972, integrava il Partito Comunista Siriano (PCS) nel suo Fronte nazionale progressista a fianco di gruppi arabi socialisti, nasseriani e nazionalisti. Si trattava tanto di rafforzare la base del regime, che di trasformare forze potenzialmente critiche in alleati subordinati. Il PCS, da parte sua, ha tentato di utilizzare la legalità per spingere verso trasformazioni sociali più profonde. Ma la sua accettazione dell'ordine legale significava anche che era costretto ad operare nei limiti definiti dal Baath.

L'inversione

Gli esperti sovietici avevano classificato la Siria come uno dei paesi "di orientamento socialista" ed avevano assimilato il partito Baath alla corrente internazionale "dei democratici rivoluzionari". Le evoluzioni ulteriori in Siria ed altrove — in Egitto, Algeria e Iraq — hanno dimostrato quanto era facile invertire tale processo e optare per un orientamento capitalista ed un regime antidemocratico. Nonostante le prestazioni eccezionali degli anni '70, segni avanguardisti della crisi facevano già capolino a partire dall'inizio degli anni '80. Jihad Yazigi, della rivista d'affari Syria Report, spiega in uno studio recente, che i progressi nel settore pubblico avevano permesso al governo siriano di acquisire una legittimità enorme presso il popolo, ma che "dopo tre decenni di disinvestimento dello Stato, di liberalizzazione del commercio, di disprezzo per l'agricoltura e le zone rurali e di priorità esclusiva verso il settore dei servizi" questa legittimità ha lasciato posto "alla disillusione". Yazigi mostra come gli accordi di libero scambio firmati da Assad hanno permesso ai prodotti stranieri di schiacciare i produttori locali. Gli agricoltori delle zone rurali erano particolarmente toccati dai tagli delle sovvenzioni pubbliche, che "hanno ridotto la parte dell'agricoltura nel PIL da 25 a 19% in meno in un decennio".

La nascita di una borghesia corrotta.

In più, parallelamente alla forza del settore pubblico, è comparsa una forma particolare di sviluppo capitalista che si nutre di appalti pubblici remunerativi, che devia i fondi con la corruzione ed il mercato nero. Imprenditori privati utilizzavano delle loro reti personali nell'amministrazione e nello Stato per accumulare delle fortune. L'economista marxista Qadri Jamil ritiene che la corruzione, nutrita dai contratti pubblici e dallo sfruttamento delle risorse dello Stato, rappresenti tra il 20 e il 40% del PIL siriano. I parenti e la famiglia di Bachar al-Assad ne sono stati certamente beneficiari. L'uomo più ricco del paese, Rami Makhlouf, è il cugino materno di Assad e possiede attivi che vanno dal settore immobiliare, al principale operatore di telefonia mobile del paese, a tutti settori fortemente soggetti ad autorizzazioni e licenze accordate dallo Stato. La disoccupazione crescente - in particolare fra i giovani -, il progredire della povertà e la visibile emersione di una classe d'affari legata al potere, sono state cause interne essenziali dei disordini in Siria e delle rivendicazioni che riguardano una più ampia libertà politica. Tuttavia, i tentativi per spingere il partito Baath ed il paese sulla via delle riforme politiche ed economiche sono stati vani ed il regime di Assad vi ha risposto soltanto fiaccamente e soltanto dopo le manifestazioni di massa scoppiate nel 2011.

Gli Stati Uniti afferrano l'occasione

D'altra parte, la politica estera della Siria non è sempre stata progressista. Hafez al-Assad è infatti intervenuto nel 1976 durante la guerra civile libanese, a fianco delle forze maronite di destra, contro i palestinesi e la sinistra libanese. La Siria ha continuato ad occupare una buona parte del Nord-Libano fino al 2005. E, durante la guerra del golfo del 1990-91, la Siria ha sostenuto gli Stati Uniti contro l'Iraq. Tuttavia, generalmente, il paese ha avuto un atteggiamento indipendente, soprattutto riguardo agli Stati Uniti, impedendo così l'egemonia di questi ultimi nella regione. Inoltre, da quando la lotta ha cambiato natura, passando dalle manifestazioni civili alla lotta armata, le proteste e le rivendicazioni legittime delle manifestazioni iniziali e le proposte di riforma di Assad sono state cancellate dall'ordine del giorno. Al posto di queste le vere linee di rottura sono tracciate attorno a questioni geostrategiche. Ormai, gli Stati Uniti colgono l'occasione di cambiare la distribuzione e rivendicare una Siria come loro Stato cliente. La strategia americana attuale schiva l'intervento diretto e opta piuttosto per il ricorso a forze che agiscono per procura. Il cronista del Washington Post David Ignatius scriveva, il 19 luglio scorso, che "la CIA lavora con l'opposizione siriana da settimane, con direttive non letali, permettendo agli Stati Uniti di valutare i gruppi che occorre aiutare nel comando e nel controllo delle operazioni. Decine di ufficiali di informazione israeliana agiscono lungo la frontiera siriana, pur con basso profilo". Che le direttive della CIA siano letali o non letali è un punto discutibile, in particolare rispetto ai resoconti credibili sull'impegno diretto dell'agenzia nell'armamento di milizie dell'esercito siriano libero.

Partner improbabili… apparentemente

Vicino agli abituali sospetti - gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna- la coalizione internazionale anti Assad si appoggia apparentemente su partner improbabili. L'Arabia Saudita, che fa attualmente fronte a movimenti di protesta che toccano la sua popolazione sciita, amerebbe vedere un regime favorevole ai suoi interessi, installarsi a Damasco, privando così l'Iran di un alleato essenziale. Il governo islamista turco ha assiduamente corteggiato la direzione dei Fratelli Musulmani e resta la base logistica principale dell'ordine dell'esercito siriano libero. Inoltre, desidererebbe neutralizzare i movimenti nazionali kurdi della Siria, che sostengono la minoranza kurda che vive in Turchia. Israele continua ad occupare territori non soltanto palestinesi, ma anche siriani e libanesi. Israele si è preso le Alture del Golan dopo la guerra del 1967 e la regione possiede ormai alcune tecnologie sofisticate israeliane di spionaggio. Damasco si trova soltanto a 50 km più in là. In un'intervista pubblicata su Miami Herald il 17 luglio, un alto responsabile dei servizi di informazioni israeliani, che si trovava alla frontiera con la Siria, ammetteva che Israele metteva insieme dettagli essenziali sullo svolgimento del conflitto e lasciava intendere che i servizi di informazioni israeliani forniscono informazioni militari sensibili alle milizie ribelli, per permettere loro di coordinare gli attacchi.


giovedì 13 settembre 2012

L'analisi marxista dei comunisti algerini sulla Siria/Análisis marxista de los comunistas argelinos a favor de Siria (1)


L'analisi marxista dei comunisti algerini sulla Siria

di Civilizacion Socialista

Gli stati imperialisti hanno fatto nuovi passi nella loro guerra dichiarata contro la Siria. Non nascondono la volontà di ignorare l'opposizione di Cina e Russia nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU alle loro operazioni nei confronti di questo paese, sotto una copertura internazionale "legale", al fine di collocare i loro lacchè servili al potere. La divulgazione delle presunte direttive segrete di Obama, che danno il via libera all'azione della CIA, è il segnale di un'offensiva senza precedenti di assassinare i leader, le personalità e i militanti che rifiutano di sottomettersi ai loro piani criminali e barbari di asservimento dei paesi arabi. Attraverso questa divulgazione, gli Stati Uniti ufficializzano le azioni segrete programmate da anni e attuate dall'anno scorso mentre lanciavano le loro operazioni in Libia per rovesciare il regime di Gheddafi. Danno apertamente il via libera al coordinamento delle azioni di tutte le forze imperialiste e reazionarie interne per distruggere, mediante la forza più brutale, un paese che non si piega alla loro volontà.

La divulgazione delle direttive di Obama arriva nel momento in cui confluiscono in Siria gruppi oscurantisti di mercenari ben pagati dall'Arabia Saudita e dal Qatar, addestrati da agenti di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, ben attrezzati con armi moderne, munizioni e tutti i tipi di materiali sofisticati di comunicazione. Infiltrazioni di massa principalmente dalla Turchia, ma anche dalla Giordania e da regioni del Libano controllate dalle forze di Hariri per seminare morte e distruzione nelle città e nei villaggi siriani. L'Unione europea partecipa attivamente a queste operazioni. Sotto la guida del Partito Socialista, la Francia imperialista moltiplica le minacce e le azioni per smembrare la Siria. L'invio di militari francesi al confine giordano-siriano, con il pretesto dell'assistenza medica ai rifugiati siriani, cela ipocritamente le operazioni di spionaggio prima di un intervento militare diretto, come ai tempi del colonialismo, quando la destra e la socialdemocrazia si alternavano per soddisfare gli interessi della borghesia bombardando Damasco, attaccando il popolo algerino, lanciando i loro paracadutisti a Suez, ecc…, la Germania da parte sua non rimane fuori. Presiede la commissione di esperti composta da rappresentanti delle multinazionali e harkis [collaborazionisti] siriani che prima di prendere il potere si stanno dividendo la ricchezza della Siria, senza dimenticare gli imprenditori siriani che accetteranno una piccola parte in cambio del loro tradimento e della loro sottomissione alle potenze estere.

Un'insurrezione armata che non ha nulla a che fare con le libertà democratiche

E' evidente dall'anno scorso che l'insurrezione armata in Siria, sostenuta dalle potenze imperialiste e dalle monarchie teocratiche del Golfo, non ha nulla a che fare con la lotta per le libertà democratiche e il progresso sociale. La rivolta armata è opera di gruppi che nascondono sempre di meno la loro volontà di creare uno stato confessionale che nega la libertà di coscienza e la libertà religiosa, come i paesi arabi e musulmani che usano l'Islam per far sì che operai e contadini accettino un feroce sfruttamento. Solo le persone in malafede o pagate dalla grande borghesia imperialista possono ancora simpatizzare con questa insurrezione, che sviluppa l'intervento imperialista e divulga menzogne per cercare di giustificarlo. E' chiaro che i reali obiettivi delle potenze imperialiste sono quelli di controllare la ricchezza petrolifera dei paesi arabi, sottomettere i lavoratori di questa regione ad un sovra-sfruttamento senza precedenti, in modo che siano loro a pagare le conseguenze della crisi del sistema imperialista. È chiaro che queste potenze cercano di far abortire le aspirazioni dei popoli arabi di un vero cambiamento, di costruire regimi democratici popolari che esprimano gli interessi dei lavoratori, dei contadini laboriosi, degli strati intermedi che vivono del salario del proprio lavoro, che mettano fine all'accaparramento e allo sfruttamento delle risorse e del frutto del lavoro dei produttori da parte delle multinazionali e di una minoranza di sfruttatori e beneficiari locali.

Anche se il regime siriano ha cambiato la sua natura di classe e da anni ormai non esprime gli interessi fondamentali delle classi lavoratrici della Siria, è impossibile metterlo sullo stesso piano dei terroristi islamici e delle potenze imperialiste. L'insurrezione armata della Siria ha un carattere nettamente reazionario a causa degli obiettivi oscurantisti e la visione sociale ed economica ultra liberale dei loro capi, la loro dipendenza politica, finanziaria e militare dai paesi imperialisti e dalle monarchie teocratiche del Golfo, il loro ruolo di braccio armato di questa coalizione di forze straniere. Dopo aver perso il sostegno di parte della popolazione che ingannata dalla propaganda sotto la maschera dell'Islam all'inizio aveva simpatizzato con loro, i leader dell'insurrezione cercano di imporsi con il terrore e la violenza più selvaggia.

La responsabilità maggiore delle disgrazie che hanno colpito il popolo siriano è dei principali dirigenti e politici borghesi e socialdemocratici dei paesi imperialisti. I criminali di guerra sono coloro che incitano dall'inizio dei disordini al rifiuto di ogni soluzione pacifica, all'uscita del capo di Stato siriano nonostante sia sostenuto dalla maggioranza della popolazione. La principale è Hillary Clinton, che ha chiamato i ribelli fondamentalisti a non cessare la lotta armata nello stesso preciso momento in cui gli Stati Uniti ipocritamente davano il loro assenso al piano Annan. Seguono i leader turchi, tunisini, quelli francesi di destra e "sinistra" che ospitano le riunioni dei falsi "Amici della Siria" e dei fantocci siriani sotto il nome di CNS. In realtà gli stati imperialisti stanno cercando di screditare le forze che si oppongono alla loro dittatura. Hanno manovrato per ottenere il disarmo unilaterale dello Stato siriano contro i gruppi armati, con l'abile aiuto di Kofi Annan e del capo degli osservatori delle Nazioni Unite, che getta la maschera dichiarando inevitabile la partenza del presidente siriano. Dietro la volgare menzogna di riconoscere il diritto di manifestare, Hillary Clinton e i suoi alleati europei hanno attivamente sostenuto i gruppi armati... rafforzando gli integralisti di tutte le nazionalità, turchi, libici, tunisini, algerini, ecc. Hanno dato il via libera a crimini selvaggi incolpando sistematicamente, con disprezzo della verità, l'esercito siriano come per i fatti di Houla, Treimsa e altri. Come per caso, questi crimini sono stati commessi sempre alla vigilia d'incontri internazionali o riunioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per strappare decisioni a favore di un intervento della NATO, come già successo in Libia.

L'imperialismo distruttore di nazioni

L'imperialismo non si accontenta di ottenere nazioni economicamente dominate, che consegnano la propria ricchezza agli appetiti insaziabili delle loro multinazionali. Non si accontentano delle riforme politiche all'ombra delle classi possidenti, che giocano la commedia della formale democrazia borghese. Ogni volta che la sua tendenza al dominio senza freni è bloccata da una resistenza interna benché debole espressa da queste classi, decide di distruggere queste nazioni, frammentandole sulla base confessionale o etnica, senza preoccuparsi delle tragedie causate ai popoli che subiscono la folle logica della corsa ai super-profitti.

Indipendentemente dalla natura di classe dei regimi al potere, la difesa della nazione e della sua integrità territoriale, conquiste importanti e progressiste del movimento di liberazione moderno, la lotta per impedire il ritorno al retrogrado tribalismo, alle solidarietà di clan o al comunitarismo religioso, diventa un aspetto cruciale della lotta antimperialista. Questa lotta è inseparabile dalla difesa degli interessi e delle aspirazioni sociali e politiche delle classi lavoratrici. Le masse sono i migliori difensori degli interessi generali della nazione.
La classe sfruttatrice e imprenditoriale, gli strati sociali che contribuiscono a difendere gli interessi di queste classi e le posizioni delle multinazionali, sono sempre alla ricerca di un compromesso con l'imperialismo per ricavarne qualche briciola di torta. L'atteggiamento scandalosamente passivo del potere algerino contro le ingerenze dei paesi imperialisti in Medio Oriente o in Africa non è sorprendente. Esprime la sua natura di classe anti-popolare, i suoi vincoli finanziari e organizzativi consolidati in questi anni tra la borghesia e le oligarchie imperialiste. Le classi sfruttatrici hanno più paura delle masse che dell'imperialismo. Cercano la protezione di questi ultimi contro il malcontento delle masse popolari indignate dall'acutizzazione delle disuguaglianze sociali e dell'accaparramento delle ricchezze del paese da parte di una minoranza parassitaria.

Il PADS esprime la sua solidarietà con le forze antimperialiste e progressiste siriane nella loro eroica resistenza alla guerra fomentata dalla coalizione di forze imperialiste, monarchie teocratiche e gruppi che utilizzano l'islam per nascondere i loro obiettivi ultrareazionari e il loro tradimento. Sosteniamo i comunisti siriani nella loro lotta per collegare la resistenza all'aggressione imperialista reazionaria alla mobilitazione democratica delle masse per l'attuazione di politiche sociali ed economiche favorevoli agli interessi della classe operaia, dei contadini laboriosi, dei piccoli produttori che rompano con le misure ultra-liberali che hanno indebolito l'economia siriana, impoverito le masse popolari, arricchito una minoranza di siriani e uomini d'affari del Golfo. Questa politica ha causato il malcontento popolare e incoraggiato la reazione interna a lanciare un'insurrezione per prendere il potere con il demagogico e bugiardo slogan della "libertà".

Il PADS chiama alla condanna delle azioni imperialiste

Il PADS denuncia il silenzio dei funzionari algerini di fronte alle ingerenze imperialiste in Siria, il loro appoggio al ruolo interventista reazionario della Lega araba negli affari di questo paese. La Lega araba è diventata un centro di pressione e ingerenza nelle mani dei regimi monarchici teocratici arabi mossi dall'imperialismo. L'Algeria deve ritirarsi da quest'organismo diventato un'organizzazione ostile agli interessi dei popoli arabi e della loro indipendenza. Il silenzio del governo algerino e del capo dello Stato su questo tema durante la visita del ministro degli Esteri francese, l'assenza di smentite in relazione alla somiglianza di vedute tra funzionari francesi e algerini sugli eventi che si svolgono in Mali e ai confini algerini con questo paese, eventi causati dagli intrighi imperialisti, francesi e americani in particolare, per il controllo del Sahel e delle sue ricchezze, hanno incoraggiato gli Stati imperialisti a intensificare le loro manovre contro i popoli arabi e africani. Il PADS denuncia il ruolo dei media e dei giornali algerini che diffondono le menzogne delle potenze imperialiste per giustificare le sanzioni e la guerra contro la Siria. Chiama gli antimperialisti algerini a combattere questa propaganda, a denunciare la diffusione consapevole e a condannare le azioni delle potenze imperialiste e dei loro lacchè locali.

Comunistas turcos solidarios con el hermano pueblo sirio y contra su gobierno pro imperialista

Excelente análisis marxista de los comunistas argelinos a favor de Siria (1)


Los Estados imperialistas han dado nuevos pasos en su guerra declarada contra Siria. No ocultan su voluntad de ignorar la oposición de China y Rusia en el consejo de seguridad de la ONU a sus operaciones contra este país bajo una cobertura internacional “legal” con el objetivo de colocar a sus lacayos serviles en el poder. La divulgación de las supuestas directivas secretas de Obama dando luz verde a la acción de la CIA es la señal de una ofensiva sin precedentes para asesinar a los dirigentes, personalidades y militantes que se niegan a someterse a sus planes criminales y barbaros de someter a los países árabes. Mediante esta divulgación los EEUU oficializan las acciones secretas programas desde hace años y ejecutadas desde el año pasado al mismo tiempo que lanzaban sus operaciones en Libia para derrocar el régimen de Gadafi. Dan abiertamente luz verde a la coordinación de acciones de todas las fuerzas imperialistas y reaccionarias internas para destruir mediante la fuerza más brutal un país que no se pliega a sus voluntades. 
 
La divulgación de las directivas de Obama interviene en el momento en que confluyen en siria grupos oscurantistas de mercenarios bien pagados por arabia saudita y Qatar, entrenados por agentes de EEUU, Francia y Gran Bretaña, bien dotados de armas modernas y municiones de todo tipo material sofisticado de telefonía. Infiltraciones masivas desde Turquía sobre todo pero también de Jordania y de las regiones libanesas controladas por las fuerzas de Hariri para sembrar la muerte y la destrucción en ciudades y campos sirios. La Unión europea participa activamente en estas operaciones. Bajo la dirección del partido socialista, la Francia imperialista multiplica las amenazas y los actos para desmembrar siria. El envío de militares francesas a la frontera jordano siria bajo pretexto de ayuda médica a los refugiados sirios disimula hipócritamente operaciones de espionaje previas a una intervención militar directa, como en el tiempo del colonialismo cuando la derecha y la socialdemocracia se sustituían para satisfacer los intereses de la burguesía bombardeando Damasco, atacando al pueblo argelino, tirando sus paracaidistas en Suez, etc. Alemania de su lado no se cruza de brazos. Presida la comisión de expertos compuesta por representantes de multinacionales y harkis (1) sirios que antes de tomar el poder están repartiéndose las riquezas de siria sin olvidar a los empresarios sirios que aceptarán una pequeña zanahoria a cambio de su felonía y su sometimiento a las potencias extranjeras
                   
Una insurrección armada que no tiene que ver con las libertades democráticas

Es evidente desde el año pasado que la insurrección armada en Siria apoyada por las potencias imperialistas y las monarquías teocráticas del golfo no tiene que ver con ningún combate por las libertades democráticas y el progreso social. La insurrección armada es obra de grupos que ocultan cada vez menos su voluntad de instaurar un Estado sectario que niegue la libertad de conciencia y las libertades confesionales, que han sido la particularidad de siria en comparación con los países árabes y musulmanes que emplean el Islam para que los trabajadores y campesinos acepten una feroz explotación. Solo gentes de mala fe o a sueldo de la gran burguesía imperialista pueden seguir simpatizando con esta insurrección, desar la intervención imperialista y divulgando mentiras para tratar de justificarla. Está claro que los objetivos reales de las potencias imperialistas son controlar las riquezas petroleras de los países árabes, someter a los trabajadores de esta región a una sobreexplotación sin precedentes para que sean ellos quienes paguen las consecuencias de la crisis del sistema imperialista. Está claro que estas potencias buscan abortar las aspiraciones de los pueblos árabes de verdaderos cambios, de construir regímenes democrático populares que expresen los intereses de los trabajadores, del campesinado laborioso, de las capas intermedias que vivan del ingreso de su trabajo, que pongan fin al acaparamiento y explotación de riquezas y al fruto del trabajo de los productores por las multinacionales y una minoría de explotadores y beneficiarios locales.

Aunque el régimen sirio haya cambio de naturaleza de clase y no exprese desde hace años los intereses fundamentales de las clases laboriosas de Siria, es imposible situarlo en el mismo plano que los terroristas islamistas y las potencias imperialistas. La insurrección armada de Siria tiene un carácter netamente reaccionario debido a los objetivos oscurantistas y visión social y económica ultra liberal de sus jefes, su dependencia política, financiera y militar de los países imperialistas y de las monarquías teocrática del Golfo, su rol de brazo armado de esta coalición de fuerzas extranjeras. Tras haber perdido el apoyo de una parte de la población que había simpatizado al comienzo con ellos y que había sido engañada por la propaganda bajo la máscara del islam, los jefes de la insurrección tratan de imponerse mediante el terror y la violencia más salvaje.
La responsabilidad principal de las desgracias que se han abatido sobre el pueblo siro incumbe a los dirigentes y políticos burgueses o socialdemócratas de los países imperialistas. Los criminales de guerra son los que incitan desde el comienzo de los disturbios al rechazo de toda solución pacifica, a la salida previa del jefe del Estado sirio a pesar de que es apoyado por más de la mitad de la población. En primer lugar es Hillary Clinton quien ha llamado a los rebeldes integristas a que no cesen su lucha armada en el momento preciso en que hipócritamente los EEUU daban su acuerdo al plan Annan. Son también los dirigentes turcos, tunecinos, los de Francia de derecha o “izquierda” que albergan las reuniones de los falsos “amigos de Siria” o las marionetas sirias bautizadas CNS. De hecho los estados imperialista son buscan desacreditar a las fuerzas opuestas a su dictado. Han maniobrado para obtener el desarme unilateral del Estado sirio frente a los grupos armados con la hábil ayuda de Kofi Annan y del jefe de los observadores de la ONU que se quita la máscara al declarar sobre la inevitable salida del presidente sirio. Bajo la mentira vulgar de reconocer el derecho de manifestarse, Hillary Clinton y sus aliados europeos han apoyado activamente los grupos armados…con el refuerzo de integristas de todas nacionalidades, turcos, libios, tunecinos, argelinos, etc. Les han dado la señal para cometer crímenes salvajes imputados sistemáticamente en desprecio de la verdad al ejército sirio como fueron los de Houla, Treimsa y otros. Como por casualidad esos crímenes se cometían la víspera de encuentros internacionales o reuniones del consejo de seguridad de la ONU para arrancar decisiones a favor de la intervención de la OTAN como ha pasado en Libia.

sabato 8 settembre 2012

Ministri degli Esteri europei rinnovano le pressioni sulla Siria


Ministri degli Esteri europei rinnovano le pressioni sulla Siria

Nicosia, 7 set (Prensa Latina) Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione della Spagna, Josè Manuel Garcia Margallo, ha assicurato oggi nella città cipriota di Paphos che il presidente siriano Bashar Assad deve abbandonare il potere immediatamente.
 Margallo ha dialogato con la stampa sulla riunione in cui i ministri degli esteri dell'Unione Europea (UE) vogliono rilanciare un piano per porre fine al governo del leader arabo, la cui presenza nel potere considerano come “una minaccia per la sicurezza del continente”.
Da questa capitale, situata a 300 chilometri dalle coste siriane, il diplomatico spagnolo ha emesso dei criteri che non sono solo un aumento di pressione contro Assad, ma anche un nuovo incentivo per raggiungere l'unità della frammentata opposizione.
Questo punto di vista riflette la strategia delineata dai ministri degli esteri dell'UE a Paphos per aumentare gli aiuti alle fazioni di opposizione, articolate dall'estero con la sponsorizzazione degli Stati Uniti e dei suoi alleati della NATO.
Un punto essenziale tra questi obiettivi strategici è la formazione di un governo di transizione, guidato dal Consiglio Nazionale Siriano (CNS), come principale nemico del gruppo di Assad.
È importante produrre un progetto il più inclusivo, il più rappresentativo possibile, che solo escluda le forze politiche che non rinunciano al terrore ed alla violenza, ha detto Margallo facendo allusione solo al governo assediato da gruppi terroristi.
“Madrid riconoscerà il CNS in questo caso”, ha sostenuto il ministro con enfasi.
Secondo alcune indiscrezioni, durante gli interventi, i ministri degli esteri erano ripetitivi nel criticare apertamente o velatamente la Russia e la Cina, per non piegarsi nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sotto le pressioni degli Stati Uniti e dei loro alleati europei, per quanto riguarda la Siria.
Questo atteggiamento si differenzia dalla posizione di Mosca e di Pechino nel caso della Libia, il cui risultato fu una invasione, il rovesciamento e l'assassinio del leader Muammar Gheddafi.
Un fallimento della comunità internazionale per risolvere il conflitto è una minaccia per la sicurezza europea, dice un documento firmato dal ministro degli esteri italiano Giulio Terzi, ed dal suo omologo francese, Laurent Fabius.
Il testo insiste sul pericolo per la stabilità del Medio Oriente e la sicurezza europea “seriamente minacciata, in tutti i suoi aspetti”.
Nell'elencare questi pericoli, Terzi e Fabius menzionano il terrorismo, la proliferazione delle armi, l'immigrazione clandestina e la sicurezza energetica.
Il progresso della riunione a Paphos dipenderà dalla convocazione di una riunione speciale di ministri degli esteri europei nel mese di settembre, al di fuori dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, hanno concluso i rappresentanti di Roma e
Parigi.