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venerdì 25 marzo 2016

Communist party :Condanniamo l'aggressione imperialista alla Siria compiuta da NATO, Arabia Saudita e Turchia/Condenamos la agresión imperialista contra Siria realizada por la OTAN, Arabia Saudí y Turquía/We condemn the imperialist aggression against Syria by the NATO, Saudi Arabia and Turkey


21/03/2016

L'aggressione contro la Siria, guidata dagli USA-NATO in cooperazione con la Turchia, la Giordania, il Qatar, l'Arabia Saudita e altri dal 2011, entra adesso in una nuova fase con l'applicazione di una fragile tregua. Questi paesi, principalmente la Turchia e l'Arabia Saudita, sostenuti dalla NATO continuano con le loro provocazioni con tutti i mezzi.

Dall'inizio della crisi in Siria, che si sviluppò a partire dalle complicazioni economiche e sociali interne del paese, abbiamo assistito ad un intervento per mezzo di forze terroristiche sostenute da potenze imperialiste, che significa una interferenza negli affari interni del Paese.

I regimi reazionari come la Turchia non solo hanno assunto il ruolo di una semplice pedina dell'imperialismo, ma si sono anche impegnati per creare la propria egemonia in base al loro interesse economico e orientamento ideologico.

Come conseguenza della guerra imperialista, milioni di persone che in seguito sono divenute i soggetti delle politiche ipocrite delle stesse forze imperialiste che alzavano il livello di aggressione, sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Gli immigrati soffrono la fame, la povertà, la discriminazione, la violazione dei diritti umani e un estremo sfruttamento, mentre allo stesso tempo rischiano le loro vite per un futuro incerto in altri paesi.

Non appena è apparso chiaro che le forze terroristiche erano sul punto di perdere, la Turchia e l'Arabia Saudita hanno iniziato a porre l'opzione di un intervento diretto attraverso il confine turco-siriano, giustificando i loro piani con la "minaccia dell'ISIS".

Sappiamo che questa non è la verità! Non è la prima volta che l'ISIS, una creatura sostenuta dall'imperialismo, viene utilizzata per giustificare l'intervento in Siria.

Condanniamo l'aggressione contro la Siria, intrapresa da Turchia e Arabia Saudita con l'iniziativa della NATO, interferendo negli affari interni del paese e cancellandone l'integrità.

Continueremo la nostra lotta contro l'imperialismo e i monopoli internazionali, che cercano di dominare il Medio Oriente attraverso gli interventi militari, le invasioni e il ricorso a bande terroristiche, mentre competono duramente tra loro per il controllo delle fonti energetiche e delle vie di trasporto.

Abbasso l'aggressione imperialista!
Abbasso la NATO!
Viva la resistenza del popolo siriano!

Condenamos la agresión imperialista contra Siria realizada por la OTAN, Arabia Saudí y Turquía

La agresión a Siria, encabezada por los EEUU-OTAN y ejecutada en cooperación con Turquía, Jordania, Qatar, Arabia Saudí y otros desde 2011, entra ahora en una nueva fase al aplicarse una frágil tregua. Esos países, principalmente Turquía y Arabia Saudí, continúan con sus provocaciones de todo tipo, apoyados por la OTAN.

Desde el inicio de la crisis en Siria, que se desarrolló a partir de las complicaciones internas económicas y sociales, hemos sido testigos de una intervención por medio de fuerzas terroristas apoyada por potencias imperilialistas, lo que significa una interferencia en los asuntos internos del país.

Los regímenes reaccionarios como Turquía no sólo han adoptado el papel de simple peón del imperialismo, sino que también se han esforzado por crear su propia hegemonía sobre la base de su interés económico y orientación ideológica.

Como consecuencia de la guerra imperialista, millones de personas que luego se han convertido en sujetos de las políticas hipócritas de las mismas fuerzas imperialistas que incrementaban el nivel de agresión, fueron forzadas a abandonar sus hogares. Los inmigrantes sufren hambre, pobreza, discriminación, violación de derechos humanos y una extrema explotación, mientras al mismo tiempo arriesgan sus vidas por un incierto futuro en otros países.



Como ha resultado que las fuerzas terroristas están a punto de perder, Turquía y Arabia Saudí han comenzado a plantear la opción de una intervención directa a través de la frontera turco-siria, justificando sus planes por la “amenaza del ISIS”

¡Sabemos que esto no es cierto! No es la primera vez que el ISIS, una criatura apoyada por el imperialismo, se utiliza para justificar la intervención en Siria.

Condenamos la agresión contra Siria, emprendida por Turquía y Arabia Saudí con la iniciativa de la OTAN, interfiriendo en los asuntos internos del país y anulando su integridad.

Continuaremos nuestra lucha contra el imperialismo y los monopolios internacionales, que pelean por dominar Oriente Medio a través de intervenciones militares, invasiones y el recurso a bandas terroristas, mientras compiten duramente entre sí por el control de las fuentes de energía y las rutas de transporte.

¡Abajo la agresión imperialista!
¡Abajo la OTAN!
¡Viva la resistencia del pueblo sirio!

We condemn the imperialist aggression against Syria by the NATO, Saudi Arabia and Turkey

The US-NATO led aggression against Syria in cooperation with Turkey, Jordan, Qatar, Saudi Arabia and others, continuing since 2011 now enters into a new phase when a fragile truce has been implemented. Those countries, mainly Turkey and Saudi Arabia, backed by NATO are continuing their provocations by all means.

Since the beginning of the crisis in Syria, which had evolved out of internal economic and social complications in the country, we witnessed an intervention by means of terrorist forces backed by imperialist powers, meaning an interference to the internal affairs of the country.

Reactionary regimes like Turkey did not solely take the role of a simple pawn of imperialism, but also strived for creating their own hegemony based on their economic interest and ideological orientation.

In consequence of the imperialist war, millions of people who later became the subjects of hypocritical policies of the very imperialist forces escalating the aggression were forced to leave their homes. Immigrants suffer from hunger, poverty, discrimination, violation of human rights, and severe exploitation while at the same time risking their lives for an uncertain future in different countries.

As it turned out that terrorist forces are about to loose, Turkey and Saudi Arabia began enunciating the option for direct intervention through the Turkish-Syrian border, justifying their plans by the “threat of ISIS.”

We know that this is not the truth! It is not the first time that the ISIS, an imperialism-backed creature, is used for justification of intervening to Syria.

We protest and condemn the aggression against Syria, undertaken by Turkey and Saudi Arabia with the initiative of the NATO, interfering in the internal affairs of the country and overriding its integrity.

We will continue our struggle against imperialism and international monopolies, which strive to dominate the Middle East by means of military interventions, invasions and terrorist gangs, while severely competing with each other for the control of energy sources and transport routes.

Down with imperialist aggression!
Down with the NATO!
Long live the resistance of Syrian people!



AZERBAIDJAN, COMMUNIST PARTY OF AZERBAIDJAN
BANGLADESH, WORKERS' PARTY OF BANGLADESH
BRAZIL, COMMUNIST PARTY OF BRAZIL (PCdoB)
BRITAIN, COMMUNIST PARTY OF BRITAIN
CYPRUS, THE PROGRESSIVE PARTY OF THE WORKING PEOPLE - AKEL
CZECH REPUBLIC, COMMUNIST PARTY OF BOHEMIA AND MORAVIA
DENMARK, COMMUNIST PARTY IN DENMARK
GERMANY, GERMAN COMMUNIST PARTY (DKP
GREECE, COMMUNIST PARTY OF GREECE
INDIA, COMMUNIST PARTY OF INDIA
INDIA, COMMUNIST PARTY OF INDIA (MARXIST)
IRAN,TUDEH PARTY OF IRAN
IRELAND, COMMUNIST PARTY OF IRELAND
IRELAND, THE WORKERS' PARTY OF IRELAND
LEBANON, LEBANESE COMMUNIST PARTY
LUXEMBOURG, COMMUNIST PARTY OF LUXEMBOURG (KPL)
MALTA, COMMUNIST PARTY OF MALTA
NETHERLANDS, NEW COMMUNIST PARTY OF THE NETHERLANDS
PAKISTAN, COMMUNIST PARTY OF PAKISTAN
PALESTINE, PALESTINIAN COMMUNIST PARTY
The PHILIPPINES, PHILIPPINE COMMUNIST PARTY [PKP-1930]
PORTUGAL, PORTUGUESE COMMUNIST PARTY
RUSSIA, RUSSIAN COMMUNIST WORKERS' PARTY
SERBIA, COMMUNISTS OF SERBIA
SERBIA, NEW COMMUNIST PARTY OF YUGOSLAVIA
SOUTH AFRICA, SOUTH AFRICAN COMMUNIST PARTY
SPAIN, COMMUNIST PARTY OF THE PEOPLE OF SPAIN (PCPE)
SUDAN, SUDANESE COMMUNIST PARTY
SYRIA, SYRIAN COMMUNIST PARTY
SWEDEN, COMMUNIST PARTY OF SWEDEN
TURKEY, COMMUNIST PARTY




  Tratto da www.resistenze.org


Firmatari in calce | solidnet.org

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare


Immagini da internet inserita da redazione Blog.
"Sandino"

venerdì 4 aprile 2014

Un attacco all'Iran è ancora allo studio del Pentagono. Israele si prepara a lanciare "il primo colpo"



Michel Chossudovsky | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura

e Documentazione Popolare

Sotto il titolo "Netanyahu ordina all'IDF di prepararsi per un possibile attacco all'Iran nel corso del 2014", Haaretz conferma che una
guerra contro l'Iran è ancora presa in considerazione e che Israele si sta preparando attivamente a sferrare un primo colpo, nonostante i colloqui tra Occidente e Iran riguardanti il programma di armi nucleari iraniane.

L'IDF ha ricevuto ordini "per continuare a prepararsi per un possibile attacco indipendente" contro l'Iran. Inoltre, una considerevole somma di denaro dei contribuenti israeliani è stata destinata a questo rinnovato impegno militare:

Nonostante i colloqui tra Iran e Occidente, alti funzionari dicono che i membri del parlamento hanno stanziato 10 miliardi di shekel (2,9 milardi di dollari) all'IDF per preparare un eventuale attacco.

Secondo recenti dichiarazioni di alti ufficiali militari, il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Moshe Ya'alon hanno ordinato all'esercito di continuare la preparazione per un possibile attacco militare contro gli impianti nucleari iraniani con un costo di almeno 10 miliardi di shekel (2,89 miliardi dollari) quest'anno, nonostante i colloqui tra l'Iran e l'Occidente.

I tre parlamentari hanno affermato che i rappresentanti dell'IDF hanno detto che l'esercito aveva ricevuto una direttiva chiara dai funzionari  governativi di rango politico - cioè Netanyahu e Ya'alon - di continuare a prepararsi per un eventuale attacco indipendente da parte di Israele sui siti nucleari iraniani, a prescindere dalle trattative attualmente in corso tra Iran e Occidente,

.... Fin dal raggiungimento dell'accordo provvisorio tra l'Iran e le sei potenze, Netanyahu ha sottolineato che Israele non si considera vincolato da esso....

Netanyahu ha alzato la sua retorica sulla questione iraniana, e sta di nuovo facendo implicite minacce di un eventuale attacco unilaterale israeliano sui siti nucleari iraniani.

Il [ministro della Difesa] Ya'alon ha recentemente indicato... di aver mutato visione e di essere ora propenso a sostenere un attacco unilaterale israeliano contro l'Iran, alla luce del fatto che secondo la sua opinione l'amministrazione Obama non lo effettuerà. (Barak Ravid, Netanyahu ordina all'IDF di prepararsi per un eventuale attacco all'Iran nel corso del 2014, Haaretz, 19 marzo 2014)
Il ruolo di Israele come forza militare delegata degli Stati Uniti: "Bombarderebbe per noi"

E' importante analizzare queste ultime minacce in un contesto più ampio. Essendo parte di un'alleanza militare, Israele non può scatenare da solo una guerra contro l'Iran. Questo è qualcosa di noto e riconosciuto dagli analisti militari.

Un attacco all'Iran fa parte di un'operazione coordinata guidata dal Pentagono, prevista fin dalla metà degli anni '90 come parte di una "sequenza" strategica nel teatro di operazioni. Durante l'amministrazione Clinton, il Comando Centrale USA (USCENTCOM) aveva formulato "nei piani del teatro di guerra" di invadere prima l'Iraq e poi l'Iran.

Israele è integrato nel "piano di guerra per le principali operazioni di combattimento" contro l'Iran formulato per la prima volta nel 2006 dal Comando Strategico degli Stati Uniti (USSTRATCOM). Nel contesto di operazioni militari su larga scala, un'azione militare unilaterale non coordinata di un partner della coalizione, vale a dire Israele, è da un punto di vista militare e strategico quasi impossibile. Israele è un membro di fatto della NATO. Qualsiasi azione da parte di Israele richiederebbe una "luce verde" da Washington.

Un attacco da parte di Israele (approvato da USA-NATO), tuttavia, potrebbe essere utilizzato come "il meccanismo di innesco", che scatenerebbe una guerra totale contro l'Iran, così come li ritorsioni da parte dell'Iran dirette contro Israele.

Ma se Israele non decide, può però essere utilizzato da Washington come delegato, cioè per sparare il primo colpo, senza che gli Stati Uniti siano ufficialmente coinvolti.

A questo proposito, ci sono indicazioni che Washington sta ancora prendendo in considerazione la prima opzione formulata durante l'amministrazione Bush Jr di un primo attacco (appoggiato dagli USA) da parte di Israele piuttosto che una vera e propria operazione militare a guida USA diretta contro l'Iran.

Mentre l'opzione del primo colpo da parte di Israele ufficialmente non ha la benedizione dell'amministrazione Obama essa, non illudiamoci, è stata per diversi anni parte dei piani di guerra del Pentagono.

Si chiama "guerra indiretta", laddove i delegati degli USA (compreso Israele) scatenano la guerra per conto dello Zio Sam e in collegamento con il Pentagono.

Questa strategia di coinvolgere gli alleati per "fare il lavoro sporco" ha caratterizzato parecchie imprese militari sponsorizzate dagli USA, comprese Afghanistan, Siria, Libia e in misura minore Iraq. In Siria, la guerra terroristica segreta era in gran parte condotta con il supporto di Arabia Saudita, Turchia e Qatar, in stretto coordinamento con gli Stati Uniti.
"Difendere Israele"

Supponendo che un attacco israeliano contro l'Iran – anche se condotto in stretto collegamento con il Pentagono e la NATO – fosse lanciato da Netanyahu, sarebbe presentato all'opinione pubblica come una decisione unilaterale di Tel Aviv. A quel punto potrebbe essere utilizzato da Washington per giustificare, agli occhi dell'opinione mondiale, un intervento militare più ampio degli Stati Uniti e della NATO (per motivi umanitari) al fine di "difendere Israele", piuttosto che di attaccare l'Iran. In virtù degli accordi di cooperazione militare esistenti, sia gli Stati Uniti che la NATO sarebbero "obbligati" a "difendere Israele" contro l'Iran.

Vale la pena notare, a questo proposito, che all'inizio del secondo mandato di Bush, l'ex vice presidente Dick Cheney ha definito senza mezzi termini, il ruolo di delegato di Israele.

Israele, per così dire, "bombarderebbe per noi", senza il coinvolgimento militare degli Stati Uniti e senza che noi esercitiamo pressioni su di loro "per farlo" (vedere: Michel Chossudovsky, Planned US-Israeli Attack on Iran, Global Research, 1 maggio 2005): Secondo Cheney:

"Una delle preoccupazioni della gente è che Israele potrebbe farlo senza che gli venga chiesto... Dato che l'Iran ha una politica dichiarata secondo cui il suo obiettivo è la distruzione di Israele, gli israeliani potrebbero decidere di agire per primi e lasciare il resto del mondo a preoccuparsi di ripulire il pasticcio diplomatico che seguirebbe", (Dick Cheney, citato da un'intervista di MSNBC, gennaio 2005)

L'intento politico di questa diabolica affermazione dell'ex vice presidente è chiarissimo: la distruzione di Israele equivale a un "danno collaterale".

Netanyahu è un fantoccio degli Stati Uniti. Un "primo colpo d'attacco" di Israele è stato preso in considerazione dagli strateghi militari statunitensi negli ultimi dieci anni. In caso di attacco, sarebbe Israele piuttosto che gli Stati Uniti a sostenere il peso maggiore della rappresaglia iraniana.

Il nostro messaggio al popolo di Israele: rimuovete Netanyahu, chiedete la pace in Medio Oriente, attuate un "cambio di regime" a Tel Aviv.



foto da rete inserita da amministatore blog 

lunedì 16 settembre 2013

L’imbarazzato silenzio dei governanti / El vergonzoso silencio de los gobernantes italianos (Manlio Dinucci)




 L’imbarazzato silenzio dei governanti

È tradizione consolidata in Italia che, ogni volta che il Papa apre bocca, si leva dai politici un coro bipartisan di consensi. Ora però Papa Francesco si è espresso contro la guerra, rife-rendosi implicitamente ma chiaramente all’attacco in prepa-razione contro la Siria. E si è chiesto: «Questa guerra di là, quest’altra di là – perché dappertutto ci sono guerre – è davve-ro una guerra per problemi o è una guerra commerciale per vendere queste armi?».
Di fronte a tale presa di posizione e alla vasta mobilitazione popolare che la sostiene, i coristi si sono ammutoliti. Praticamente assenti, sui media, i soliti plausi del presidente della repubblica, del capo e dei membri del governo, dei segretari dei maggiori partiti. In compenso, il segretario del Pd Guglielmo Epifani ha lodato il governo perché ha fatto «una scelta giusta fin dal principio, dichiaran-dosi contrario all’intervento in Siria». Si è dimenticato
Epifani che il giorno prima il governo Letta aveva sottoscritto, ai margini del G-20 a San Pietroburgo, la Dichiarazione sulla Siria presentata dagli Stati uniti, che condanna il governo si-riano per il «terrificante attacco con armi chimiche», accusa il Consiglio di sicurezza di essere «paralizzato» (dal veto russo) e chiede «una forte risposta internazionale».
Tace Epifani anche sul fatto che l’Italia è in prima linea nella preparazione dell’attacco aeronavale alla Siria: come quello contro la Libia nel 2011, sarebbe diretto dal Comando Usa di Napoli e soste-nuto dall’intera rete di basi Usa/Nato in Italia, in particolare da quelle di Sigonella e Camp Darby.
Per un primo attacco, della durata di alcuni giorni, sono più che sufficienti le forze aeronavali messe in campo da Stati uniti e Francia, che lance-rebbero centinaia di missili e bombe a testata penetrante. Sa-rebbero probabilmente impiegati anche bombardieri strategici B-2 Spirit, gli aerei più cari del mondo (oltre 2 miliardi di dollari ciascuno), già usati contro la Serbia, l’Iraq e la Libia. Concepiti per l’attacco nucleare, possono trasportare oltre 18 tonnellate di bombe e missili a testata non-nucleare.
Una par-tecipazione diretta italiana nella prima fase è quindi superflua sul piano militare, anche se non esclusa: con la motivazione ufficiale di proteggere il contingente italiano in Libano, è sta-to inviato nel Mediterraneo orientale il cacciatorpediniere lanciamissili Andrea Doria, che si aggiunge alle unità statuni-tensi, francesi, israeliane e turche che fronteggiano quelle russe. Situazione sempre più pericolosa: con quelle in arrivo, le navi da guerra russe nel Mediterraneo orientale saliranno a 12.
Epifani passa sotto silenzio anche il fatto che l’Italia è da tempo impegnata a sostenere la guerra interna: partecipa al gruppo intergovernativo degli «Amici della Siria» che, lo scorso giugno a Doha, si è apertamente impegnato a fornire armi ai «ribelli» (cosa che da tempo già faceva sotto direzio-ne Cia). Pur tacendo, il governo non ha però fatto mancare la sua presenza alla preghiera per la pace. Il ministro della dife-sa Mario Mauro è giunto alla veglia in piazza San Pietro, senza però rispondere ai giornalisti che gli chiedevano come possa conciliarsi la preghiera per la pace con l’acquisto degli F35. Il premier Letta è andato in chiesa a Cernobbio, ma ha taciuto quando gli hanno chiesto se partecipava al digiuno per la pace.
La regola del silenzio l’ha imparata partecipando al gruppo Bilderberg, cupola dei poteri occulti, che nel meeting 2012 (sempre a porte chiuse e in silenzio stampa) ha invitato insieme a Letta oscuri «rappresentanti dell’opposizione siria-na».

Manlio Dinucci
10 settembre de 2013


 
El vergonzoso silencio de los gobernantes italianos

Existe en Italia una tradición muy enraizada. Cada vez que el papa abre la boca, un coro de voces de consenso bipartidista se hace oír entre la clase política. Pero en esta ocasión, el papa Francisco se pronuncia contra la guerra, refiriéndose de forma implícita, pero muy clara, al ataque que se prepara contra Siria. Francisco I planteó la siguiente interrogante: «Guerra por aquí, guerra por allá –porque hay guerras por todos lados. ¿Es esta verdaderamente una guerra provocada por problemas o una guerra comercial para vender armas?»
Ante una declaración tan contundente y ante la gran movilización popular que la respalda, el coro se ha quedado mudo. Y han estado prácticamente ausentes de los medios de prensa los habituales aplausos del presidente de la República, del jefe y de los miembros del gobierno y de los secretarios de los grandes partidos. Para compensar, el secretario del PD (Partito Democratico), Guglielmo Epifani, felicitó al gobierno por haber adoptado «una opción justa desde el principio al declararse contrario a la intervención en Siria».
Epifani olvidó que, el día anterior, el gobierno de Letta había suscrito, al margen del G20 reunido en San Petersburgo, la Declaración sobre Siria presentada por Estados Unidos, documento que condena al gobierno sirio por su «aterrador ataque con armas químicas», acusa al Consejo de Seguridad de la ONU de estar «paralizado» (por el veto ruso) y reclama «una fuerte respuesta internacional».
Epifani tampoco menciona el hecho que Italia figura en primera línea en la preparación del ataque aeronaval contra Siria ya que ese ataque, al igual que el que se perpetró contra Libia en 2011, se desarrollaría bajo las órdenes del Mando estadounidense de Nápoles y con el respaldo de toda la red de bases que Estados Unidos y la OTAN mantienen en suelo italiano, en particular las de Sigonella –en Sicilia– y Camp Darby –en Pisa.
Para un primer ataque, de una duración de varios días, las fuerzas aeronavales ya movilizadas por Estados Unidos y Francia son más que suficientes y dispararían cientos de misiles y bombas dotadas de ojivas penetrantes. Probablemente se utilizarían también varios bombarderos estratégicos B-52 Spirit, los aviones más caros del mundo –más de 2 000 millones de dólares cada uno–, ya utilizados contra Serbia, Irak y Libia. Diseñados para asestar golpes nucleares, son también capaces de transportar cada uno más de 18 toneladas de bombas y misiles con ojivas no nucleares.
La participación directa de Italia en la primera fase es por lo tanto innecesaria en el plano militar, aunque no por ello se excluye. En efecto, pretextando oficialmente la necesidad de proteger el contingente italiano destacado en Líbano, se ha enviado al Mediterráneo el navío contratorpedero lanzamisiles Andrea Doria, que se une así a las unidades navales de Estados Unidos, Francia, Israel y Turquía ya desplegadas frente a las unidades rusas. Una situación que se hace cada vez más peligrosa ya que, con la próxima llegada de otros buques rusos, habrá en el Mediterráneo oriental un total de 12 unidades rusas.
Epifani también calla el hecho que Italia está desde hace mucho tiempo implicada en el respaldo a la agresión interna contra Siria. Italia es miembro del grupo intergubernamental de «Amigos de Siria» que, reunidos en Doha en junio de 2013, se comprometieron abiertamente a armar a los «rebeldes», algo que ya venían haciendo desde mucho antes bajo la dirección de la CIA.
A pesar de su silencio, el gobierno italiano no dejó de participar el sábado pasado en la plegaria por la paz. El ministro de Defensa Mauro se fue hasta la plaza San Pedro, pero no quiso responder a los periodistas que le preguntaban cómo podía conciliar la plegaria por la paz con la compra de aviones de combate F35. El primer ministro Letta se presentó en la iglesia de Cernobbio [1], pero él tampoco respondió cuando se le preguntó si estaba participando en el ayuno por la paz [2].
[Letta] aprendió la regla del silencio participando en el Grupo de Bilderberg, cúpula de los poderes ocultos. En su reunión de 2012 –siempre a puertas cerradas y rodeado de un estricto silencio de la prensa– ese restringido grupo invitó simultáneamente a Letta y a varios oscuros «representantes de la oposición siria».


immagine tratta da internet  inserita da autore blog


giovedì 28 febbraio 2013

Siria: appello del Partito Comunista Unificato sulle gravi conseguenze dell'ingerenza imperialista


Siria: appello del Partito Comunista Unificato sulle gravi conseguenze dell'ingerenza imperialista

Come sapete il nostro Paese, la Siria, subisce da oltre venti mesi una guerra scatenata contro di noi da diversi paesi imperialisti ed altri che ruotano attorno ad essi come satelliti. Il loro scopo è distruggere lo stato Siriano che costituisce un ostacolo al piano di costruzione di un grande Medio Oriente, da costruire dopo aver sbriciolato gli Stati della regione, dividendoli in entità più piccole e in costante guerra tra loro, al fine di imporre un dominio assoluto sulle risorse petrolifere e del gas, eliminando inoltre il problema palestinese in una maniera interamente opposta agli interessi del popolo palestinese.

Questi paesi hanno da un lato appoggiato i difetti e gli errori del regime, dall'altro sostenuto i suoi oppositori. I movimenti anti regime erano inizialmente del tutto pacifici. Solo in seguito alcuni di essi si trasformano in movimenti armati, attraverso il sostegno di una vasta rete di alleanze, che include gli Stati Uniti, la Turchia, il Qatar e l'Arabia Saudita.

La Turchia ha occupato la frontiera con la Siria per favorire il contrabbando di armi e l'ingresso di militari e mercenari detti "Jihadisti". Essi hanno istituito campi di addestramento sostenuti anche dagli alleati. Diversi miliardi di petrodollari americani sono stati dispensati a tale scopo. Si è fatto ricorso ad ogni forma di guerra, anche psicologica, alimentando l'azione di un centinaio di stazioni TV per seminare settarismo e fomentare conflitto etnico in seno al popolo. Infine, i sedicenti Jihadisti si sono messi a distruggere l'economia siriana, attraverso l'embargo economico e le sanzioni. Attacchi armati sono stati scagliati contro i patrimoni pubblici e privati, utilizzando esplosivi e veicoli carichi di esplosivi.

Sono state distrutte e incendiate centrali elettriche e pozzi petroliferi, e taniche per il trasporto del petrolio estratto. Migliaia di tonnellate d'acciaio sono state derubate e trasportate in Turchia grazie al contrabbando. Un migliaio di officine e manifatture sono state sequestrate e i macchinari disassemblati e venduti in Turchia a basso costo. Sono stati attaccati egualmente i progetti di irrigazione e gli allevamenti di animali, i collegamenti ferroviari tra villaggi e città interrotti. Ospedali, scuole e università occupati. Scienziati e medici minacciati, catturati, e a volte assassinati.

Militari e civili sono stati catturati. Le bande armate hanno posto in essere massacri. I cadaveri gettati nei fiumi. Alcune vittime sono state decapitate, altre mutilate. Questi crimini appartengono al medio evo. Pochi giorni più tardi i criminali pongono in essere una serie di attentati con mezzi carichi di esplosivi in particolare ad Aleppo dove 85 studenti sono stati uccisi e centinaia feriti.

Oggi la Siria è direttamente attaccata dalla Turchia, che ha ammesso pubblicamente di aver fornito ai criminali, assassini provenienti da 20 paesi, ogni sorta di armamenti.

Queste azioni violano in modo palese il diritto internazionale che interdice a qualunque nazione di utilizzare il proprio territorio per favorire attacchi a Paesi vicini. Noi sappiamo che la Turchia non avrebbe posto in essere tali azioni se non con il sostegno degli Stati Uniti, dei Paesi d'Europa e del Golfo. Ad ogni modo, la Siria sta resistendo all'aggressione, infliggendo pesanti perdite alle bande armate, così che i criminali non sono in grado di raggiungere i propri obiettivi. Ma i Siriani stanno pagando un alto prezzo per la loro resistenza.

La Siria non crede che la soluzione del problema debba essere militare. Al contrario si è pronunciata fina dal suo nascere per una soluzione pacifica e politica attraverso un dialogo nazionale di larghe intese. Nel contempo, gli attacchi armati rendono impraticabile il dialogo ed impossibile la soluzione politica.

Il governo siriano ha fatto un'importante dichiarazione lanciando una nuova iniziativa pacifica in totale accordo con il diritto internazionale che vieta l'ingerenza negli affair dei paesi confinanti. Le iniziative sottolineano la necessità di riforme democratiche, di una nuova Costituzione a fronte di un patto di unità nazionale tra tutte le forze di Governo e di opposizione. Il Patto sarà incentrato sulla fine delle azioni militari da parte del Governo e per la fine delle infiltrazioni mercenarie in Siria. Sfortunatamente l'iniziativa è stata immediatamente respinta dai gruppi armati terroristici e da parte di coloro che fomentano e incitano al proseguire della violenza e del terrorismo. La situazione ha conosciuto nuovi sviluppi in grado di mutare il corso degli eventi in Siria. Cosa significa l'aggressione da parte di Israele di centri di ricerca presso la frontiera siriana e libanese? Israele ha rivelato i propri obiettivi di manipolazione degli attuali avvenimenti in Siria in funzione dell'apertura di nuovi fronti. Il popolo siriano sta pagando un prezzo altissimo di decine di milioni di civili uccisi. La Siria è oggi esposta ad una catastrofe umanitaria.Oltre tre milioni di cittadini siriani sono fuggiti ed assumono la condizione di rifugiati nei paesi vicini vivendo in condizioni miserabili ed avendo bisogno di cibo e medicinali. Questi rifugiati premono sull'opinione pubblica di USA ed Europa sul Qatar e l'Arabia Saudita al fine di allentare il morso delle sanzioni economiche imposte alla Siria. Inoltre essi chiedono che cessi il sostegno alle bande armate che costituiscono una minaccia non solo per la Siria ma pper un gran numero di regioni nel mondo.

La vostra solidarietà e il vostro sostegno al nostro popolo saranno altamente apprezzati in questa congiuntura, e più ancora rappresentano la prova dell'unità e della solidarietà delle forze rivoluzionarie nel mondo intero.


immagini da internet inserite da autore blog

giovedì 7 febbraio 2013

Info dal medio oriente :Intervista a Osama Saleh del comitato "Giù le mani dalla Siria" / Leila Khaled in Turchia: alzare la guardia contro l'intervento imperialista


Intervista a Osama Saleh del comitato "Giù le mani dalla Siria"

Michele Michelino | ciptagarelli.jimdo.com
D. I mass media italiani stanno facendo una campagna di disinformazione a sostegno dei "ribelli" contro il governo siriano. Qual è la situazione reale in Siria al 30 gennaio 2013?

R. Vi comunico le ultime notizie. Ieri, 29 gennaio, ad Aleppo, nella zona di Bustan al-Qasr sulla riva del fiume Queiq è stato scoperto un massacro terribile in cui sono morti circa 80 civili. L'opposizione ha negato, come sempre, gettando la colpa sul governo siriano anche se ci sono prove che il governo non c'entri nulla.

D. Tuttavia la televisione e i giornali italiani hanno dato molto spazio a quest'avvenimento: come lo spieghi?

R. Sono stati i terroristi che hanno fatto questo massacro, un massacro molto crudele; anche ieri a mezzogiorno in un villaggio a est di Homs, la città dalla quale provengo, sono entrati circa duemila terroristi, hanno invaso il villaggio che si chiama Al-Almeriyeh, abitato da siriani favorevoli al governo, quasi tutti cristiani e alauiti. Gli abitanti erano minacciati da una settimana dagli estremisti islamici e avevano chiesto all'esercito siriano di aiutarli ad affrontare questi attacchi.

La popolazione è riuscita ad evacuare quasi tutte le donne e i bambini nei villaggi vicini per lasciare solo gli uomini.

I terroristi, quelli che dicono di volere la "democrazia", sono entrati nel villaggio e hanno massacrato 55/60 persone e ferite altre 100. Con lanciarazzi e mitragliatrici hanno distrutto il paese, bruciato le case e poi, non contenti, hanno tagliato anche tutti gli alberi di ulivo e li hanno portati via. Questo significa che adesso la guerra in Siria non è più una guerra contro un "regime" (per usare un loro termine), o contro il governo di Bashar Assad, ora è contro qualsiasi persona libera.

Se i nostri media hanno parlato unicamente della strage avvenuta ad Aleppo è perché si prestava all'ambiguità e per far credere che le vittime fossero degli oppositori (cosa che subito si è rivelata falsa) e i carnefici i militari siriani, mentre nel caso di Homs questo non era possibile visto che la zona è tradizionalmente abitata da filogovernativi.

D. Tu sei siriano: da quando sei in Italia?

R. Sono qui da circa 12 anni. Non mi sono mai occupato attivamente di politica prima, ma visto che il mio paese subisce una forte aggressione esterna ho sentito il dovere di intervenire contro le bugie dei media italiani con informazioni dirette, poiché posso portare la testimonianza del mio paese in prima persona, attraverso quanto mi raccontano i miei parenti e vicini, riporto le loro notizie non filtrate, non mi affido ai TG.

Faccio parte del Comitato contro la guerra di Milano e insieme stiamo facendo una battaglia per contrastare le menzogne e portare un altro punto di vista su quello che succede in Siria. Le bugie quotidiane che l'imperialismo ogni giorno s'inventa servono solo a giustificare un suo intervento nel territorio.

D. Tu che lavoro fai, hai famiglia?

R. Lavoro nel campo dell'edilizia, sono un piccolo imprenditore, sposato con un'italiana e ho un bambino di 4 anni.

D. Che tipo di guerra si sta combattendo in Siria?

RSi sta combattendo una guerra internazionale fatta sul territorio siriano. Non è una guerra del popolo per cambiare il governo o il "regime assassino" come sostengono i paesi imperialisti. Dal 2000 al 2012 sono state costruite o restaurate 8000 scuole, 40 università, 6000 ospedali e cliniche, oltre 10.000 moschee e 500 chiese e nel febbraio 2011 era stato emesso un decreto per restaurare 10 antiche sinagoghe. Sono stati aperti 20 giornali indipendenti e 5 stazioni televisive. La Siria è uno stato laico, ma ora c'è un gruppo di assassini, estremisti che vogliono far cadere il governo laico siriano.

D. Cosa pensi del ruolo e dell'intervento degli Stati Uniti e dell'Europa nella guerra in Siria?
  
R. La politica aggressiva dell'America e della Francia non è un fatto nuovo che arriva ora. C'è sempre stata. Noi siriani ricordiamo bene cosa accadeva negli anni '80: l'aggressione contro la Siria è datata. Adesso hanno solo alzato il tiro, hanno circondato ancor più il paese. La guerra c'era già. Nel 2003 quando questi paesi hanno fatto la guerra contro l'Iraq, gli Usa volevano attaccare anche la Siria, perché non aveva dato il "giusto" supporto.

D. Molti si chiedono, viste le continue minacce del governo israeliano, come mai la Siria non ha mai fatto azioni di guerra?

R. Noi siamo in guerra con Israele da molto tempo. Siamo l'unico paese ad aver aiutato il popolo palestinese. Noi non abbiamo mai montato una tenda sul nostro territorio per i nostri fratelli e amici, ma li abbiamo ospitati nelle nostre case.

Dal 1915 con la guerra della Turchia contro gli Armeni, abbiamo ospitato i perseguitati. Abbiamo accolto 2 milioni di profughi iracheni, senza nessuna tendopoli. Adesso stanno montando una campagna stampa di menzogne per 40 o 50 o 100mila profughi con immagini che girano il mondo, solo per rubare più soldi.

D. Sulla guerra in Siria ci sono varie interpretazioni. Come si può definire la guerra in corso: "guerra civile", "guerra di liberazione" o "intervento imperialista" attraverso le bande armate di mercenari?

R. L'America per riuscire a combattere Al Qaeda deve creare un'altra Al Qaeda; questo è un esempio molto diffuso nel mondo arabo. Infatti, hanno creato un nemico che non esiste, un nemico che si chiama "sciiti", Iran. Per riuscire a creare una guerra religiosa: è facile come bruciare la paglia. I siriani hanno sempre vissuto insieme e sono un popolo con una convivenza rara. La prima cosa che ha fatto l'America è stata quella di fomentare l'odio religioso nella comunità, e questo ha portato a scontri, ma non c'è una guerra civile. C'è una guerra per procura realizzata foraggiando questi estremisti. Non ci sarà mai una guerra civile, perché noi siamo un popolo che ha l'80% della popolazione sotto i 30 anni, di cui il 70% è laureato. I siriani sono un popolo molto, molto colto.

D. Come si manifesta la solidarietà con il popolo siriano?

R. La solidarietà nel mondo ha sempre due facce. Quando c'è la guerra questa si concentra su tutte e due però devo dire che la Siria non è come la Libia, non è come l'Egitto, è un discorso a parte. Da un lato ci sono l'Occidente con America, Israele e petromonarhie del Golfo che, con il pretesto delle solidarietà e dell'emergenza umanitaria destabilizzano il paese e sostengono gli jihadisti; dall'altro Russia, Iran, Sud America, Cuba, India e Cina. Questi paesi sono sempre stati a fianco del governo e del popolo Siriano.

Hanno dipinto questi paesi come il male perché sono a fianco del governo siriano, però hanno dimenticato che sono le sanzioni di America ed Europa a colpire il 99,99% del popolo: è questa la loro democrazia. A questi paesi voglio solo dire che la democrazia non si trasporta mai e che il popolo siriano ha il diritto di scegliere da solo del proprio futuro.


Anteprima di nuova unità, (Rivista Comunista di politica e cultura)
Intervista pubblicata sul sito del Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli"
Via Magenta 88 Sesto San Giovanni (Mi)


Leila Khaled in Turchia: alzare la guardia contro l'intervento imperialista

Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina | Traduzione a cura di forumpalestina.org

05/02/2013

In Turchia per un giro di incontri e conferenze sulla situazione in Medio Oriente, Leyla Khaled - FPLP - ha ribadito il diritto del popolo palestinese a lottare con tutte le forme di resistenza a disposizione ed ha denunciato l'alleanza tra USA, Turchia e Arabia Saudita per indebolire la Siria.

Leila Khaled, membro dell'Ufficio Politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ha concluso un visita di cinque giorni in Turchia, dove ha preso parte ad una serie di conferenze e seminari, ad Ankara, Istanbul ed in altre città.

Parlando a un seminario sulle "dinamiche di trasformazione del Medio Oriente" al quale hanno partecipato membri del parlamento turco, scrittori e intellettuali provenienti da Turchia, Siria ed Egitto, Leila Khaled ha affrontato i recenti sviluppi nella lotta palestinese e gli enormi sacrifici compiuti nella lotta per la libertà.

Leila Khaled ha ribadito il diritto del popolo palestinese a lottare con tutte le forme di resistenza a disposizione, prima fra tutte la lotta armata, per riconquistare tutti i loro diritti usurpati. Ha richiamato la necessità di accelerare il processo di riconciliazione e di unità nazionale, sostenendo che è l'arma più forte del popolo palestinese. Ha salutato la lotta dei popoli arabi in Tunisia, Egitto, Yemen e Bahrain, che sono scesi nelle strade e nelle piazze in cerca di una vera democrazia, della libertà e dell'uguaglianza sociale, mettendo in guardia contro i tentativi delle potenze imperialiste e delle forze interne di far deragliare e di voler modificare il carattere delle vere rivoluzioni arabe.

Parlando di ciò che sta accadendo in Siria, Leila Khaled ha detto che "Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina è sempre a fianco dei popoli e delle loro giuste e legittime esigenze, ma gli ultimi sviluppi in Siria indicano chiaramente che vi è un'alleanza tra USA, Turchia e Arabia Saudita che ha l'obiettivo di distruggere e indebolire la Siria come Nazione, perché ha detto 'no' agli Stati Uniti, non ha firmato accordi con l'entità sionista, e ospita mezzo milione di profughi palestinesi". Ha messo poi in guardia dal pericolo di spingere i campi palestinesi nella crisi siriana, dicendo che "l'obiettivo di tutta la Palestina è Gerusalemme".

Leila Khaled ha tenuto una conferenza stampa nella città di Istanbul, alla presenza di numerosi giornalisti turchi, discutendo la posizione del FPLP sull'unità nazionale e circa la situazione dei palestinesi e dei popoli arabi. Ha inoltre dibattuto sul ruolo delle potenze imperialiste e dei loro agenti regionali per la creazione di una nuova realtà nella regione sulla base del progetto sul Nuovo Medio Oriente, che mira a ridisegnare i confini della regione dividendo la Nazione Araba per servire gli interessi dell'imperialismo USA e la cosiddetta "sicurezza di Israele". Ha inoltre affermato che il FPLP rifiuta qualsiasi ingerenza esterna, diretta o indiretta, in Siria e che la soluzione può essere costruita solo dai siriani stessi attraverso il dialogo e la fine delle uccisioni e delle distruzioni.

Ha messo in guardia contro il piano dei nemici dei popoli della regione, perseguiti utilizzando slogan ingannevoli, ed ha sottolineato l'importanza di coordinare il lavoro delle forze di sinistra e rivoluzionarie al fine di servire veramente gli interessi dei popoli della regione.


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