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venerdì 21 dicembre 2018

Appello del Partito Popolare Palestinese per la solidarietà / Palestinian PP, Call for solidarity




Ai partiti comunisti e operai

L'aggressione israeliana contro il popolo palestinese è in aumento.

L'esercito di occupazione israeliano irrompe quotidianamente nelle città e villaggi "in particolare a Ramallah" e compie esecuzioni sul campo contro i palestinesi con vari pretesti.

Masse di coloni nei Territori occupati palestinesi "illegali secondo la legge internazionale" stanno intensificando i loro attacchi contro i cittadini Palestinesi e le loro proprietà.

L'assedio della Striscia di Gaza continua per il dodicesimo anno con l'uccisione di giovani manifestanti palestinesi disarmati da parte dell'esercito israeliano.

Tutte queste pratiche sono attuate dal governo dell'estrema destra in Israele, sostenuto dalle potenze imperialiste mondiali, in particolare dall'amministrazione Trump negli Stati Uniti.

Il Partito Popolare Palestinese invita i partiti comunisti e operai ad esprimere solidarietà al nostro popolo in tutti i modi possibili, a condannare l'aggressione israeliana e a formare un'opinione pubblica per fermare l'aggressione contro il popolo palestinese, per porre fine all'occupazione e per l'istituzione dello Stato indipendente palestinese entro i confini del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale, per l'attuazione delle risoluzioni ONU relative alla questione palestinese e la soluzione della questione dei rifugiati in conformità con la risoluzione 194 dell'ONU.

Partito Popolare Palestinese (PPP) | solidnet.org
Traduzione per 
Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

PPP, Ramallah dicembre 2018

Palestinian PP, Call for solidarity
To the communist and workers parties  
Israeli aggression against the Palestinian people is escalating,
 The Israeli occupation army raided Palestinian cities and villages “ especially Ramallah”  on a daily basis and carried out field executions against the Palestinians  with various pretexts.
The herds of settlers in the occupied Palestinian territories  “ who are illegal according to the international law “ are stepping up their attacks against Palestinian citizens and their properties
The siege of the Gaza Strip continues for the twelfth year with killing of young unarmed Palestinian protesters by Israeli army.
All these practices are carried out by the government of the extreme right in Israel, supported by the imperialist world powers, especially the Trump administration in the United States. 
The Palestinian People's Party calls upon the communist and workers parties to express solidarity with our people in all possible ways and to condemn the Israeli aggression and to form a public opinion to stop the aggression against the Palestinian people and  to end   the occupation and establishment of the independent Palestinian state within the borders of 4 June 1967 with East Jerusalem as its capital and implementing the  UN resolutions related to the Palestinian problem  and solving the issue of  refugees in accordance with UN resolution 194.

PPP, Ramallah   December 14th  2018

mercoledì 4 marzo 2015

Chomsky : "Israel è uno Stato aggressivo" / Chomsky: "Israel es un Estado agresivo"

Noam Chomsky fue invitado al canal de noticias independiente Democracy Now 

Il riconosciuto  linguista ed analista politico Noam Chomsky è stato invitato al canale di notizie indipendente Democracy Now, ha analizzato la visita ufficiale del primo ministro israeliano, Benjamín Netanyahu, negli USA, così come il suo discorso davanti al Congresso questo martedì.

 Di seguito presentiamo loro le dichiarazioni chiave di Chomsky.

L'obiettivo principale della visita di Netanyahu è "scavare qualunque potenziale negoziazione che potrebbe risolvere qualunque problema esistente con l'Iran", commentò l'analista nell'emissione dal portale 'Democracy Now.' Ugualmente Chomsky enfatizzò che l'Iran sta sviluppando armi nucleari solo per la sua difesa ed il suo programma nucleare che ha un carattere puramente pacifico.

Sappiate di più sopra il programma nucleare dell'Irán
programa nuclear de Irán

Netanyahu vuole evitare che l'Iran acquisisca questo tipo di armi "perché non vuole avere nessun impedimento nella regione. È molto semplice. Se un Stato è aggressivo e violento quello che vuole è ricorrere alla forza senza limiti. Non vuole che nessuno glielo ostacoli", accentuò.

LEGGETE ANCHE:  I documenti del Mossad dimostrano che Netanyahu è un fanatico del bellicismo
 Los documentos del Mosad demuestran que Netanyahu es un fanático del belicismo

Un aspetto sorprendente di questo è l'ipocrisia.Israele ha probabilmente armi nucleari da 50 o 40 anni. Secondo le stime, ha 100 o 200 armi nucleari. È un Stato aggressivo. Israele ha invaso il Libano cinque volte. Il paese continua l'occupazione illegale e ha commesso attacchi brutali nella Frangia di Gaza questa estate. E ha armi nucleari", osservò

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Chomsky: "Israel es un Estado agresivo”


El reconocido lingüista y analista político Noam Chomsky fue invitado al canal de noticias independiente Democracy Now y analizó la visita oficial del primer ministro israelí, Benjamín Netanyahu, a EE.UU., así como su discurso ante el Congreso este martes. A continuación les presentamos las declaraciones clave de Chomsky.

El objetivo principal de la visita de Netanyahu es "socavar cualquier potencial negociación que pudiera solucionar cualquier problema existente con Irán", comentó el analista en la emisión del portal 'Democracy Now'.
Chomsky asimismo enfatizó que Irán está desarrollando armas nucleares solo para su defensa y su programa nuclear tiene un carácter puramente pacífico.

SEPA MÁS sobre el programa nuclear de Irán

Netanyahu quiere evitar que Irán adquiera este tipo de armas "porque no quiere tener ningún impedimento en la región. Es muy simple. Si un Estado es agresivo y violento lo que quiere es recurrir a la fuerza sin límites. No quiere que nadie se lo impida", acentuó.

"Un aspecto sorprendente de esto es la hipocresía. Israel tiene armas nucleares probablemente desde hace 50 o 40 años. Según las estimaciones, tienen 100 o 200 armas nucleares. Es un Estado agresivo. Israel ha invadido el Líbano cinco veces. El país continúa la ocupación ilegal y ha cometido ataques brutales en la Franja de Gaza este verano. Y tiene armas nucleares", advirtió.

Tratto da Resumenlatinoamericano

venerdì 4 aprile 2014

Un attacco all'Iran è ancora allo studio del Pentagono. Israele si prepara a lanciare "il primo colpo"



Michel Chossudovsky | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura

e Documentazione Popolare

Sotto il titolo "Netanyahu ordina all'IDF di prepararsi per un possibile attacco all'Iran nel corso del 2014", Haaretz conferma che una
guerra contro l'Iran è ancora presa in considerazione e che Israele si sta preparando attivamente a sferrare un primo colpo, nonostante i colloqui tra Occidente e Iran riguardanti il programma di armi nucleari iraniane.

L'IDF ha ricevuto ordini "per continuare a prepararsi per un possibile attacco indipendente" contro l'Iran. Inoltre, una considerevole somma di denaro dei contribuenti israeliani è stata destinata a questo rinnovato impegno militare:

Nonostante i colloqui tra Iran e Occidente, alti funzionari dicono che i membri del parlamento hanno stanziato 10 miliardi di shekel (2,9 milardi di dollari) all'IDF per preparare un eventuale attacco.

Secondo recenti dichiarazioni di alti ufficiali militari, il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Moshe Ya'alon hanno ordinato all'esercito di continuare la preparazione per un possibile attacco militare contro gli impianti nucleari iraniani con un costo di almeno 10 miliardi di shekel (2,89 miliardi dollari) quest'anno, nonostante i colloqui tra l'Iran e l'Occidente.

I tre parlamentari hanno affermato che i rappresentanti dell'IDF hanno detto che l'esercito aveva ricevuto una direttiva chiara dai funzionari  governativi di rango politico - cioè Netanyahu e Ya'alon - di continuare a prepararsi per un eventuale attacco indipendente da parte di Israele sui siti nucleari iraniani, a prescindere dalle trattative attualmente in corso tra Iran e Occidente,

.... Fin dal raggiungimento dell'accordo provvisorio tra l'Iran e le sei potenze, Netanyahu ha sottolineato che Israele non si considera vincolato da esso....

Netanyahu ha alzato la sua retorica sulla questione iraniana, e sta di nuovo facendo implicite minacce di un eventuale attacco unilaterale israeliano sui siti nucleari iraniani.

Il [ministro della Difesa] Ya'alon ha recentemente indicato... di aver mutato visione e di essere ora propenso a sostenere un attacco unilaterale israeliano contro l'Iran, alla luce del fatto che secondo la sua opinione l'amministrazione Obama non lo effettuerà. (Barak Ravid, Netanyahu ordina all'IDF di prepararsi per un eventuale attacco all'Iran nel corso del 2014, Haaretz, 19 marzo 2014)
Il ruolo di Israele come forza militare delegata degli Stati Uniti: "Bombarderebbe per noi"

E' importante analizzare queste ultime minacce in un contesto più ampio. Essendo parte di un'alleanza militare, Israele non può scatenare da solo una guerra contro l'Iran. Questo è qualcosa di noto e riconosciuto dagli analisti militari.

Un attacco all'Iran fa parte di un'operazione coordinata guidata dal Pentagono, prevista fin dalla metà degli anni '90 come parte di una "sequenza" strategica nel teatro di operazioni. Durante l'amministrazione Clinton, il Comando Centrale USA (USCENTCOM) aveva formulato "nei piani del teatro di guerra" di invadere prima l'Iraq e poi l'Iran.

Israele è integrato nel "piano di guerra per le principali operazioni di combattimento" contro l'Iran formulato per la prima volta nel 2006 dal Comando Strategico degli Stati Uniti (USSTRATCOM). Nel contesto di operazioni militari su larga scala, un'azione militare unilaterale non coordinata di un partner della coalizione, vale a dire Israele, è da un punto di vista militare e strategico quasi impossibile. Israele è un membro di fatto della NATO. Qualsiasi azione da parte di Israele richiederebbe una "luce verde" da Washington.

Un attacco da parte di Israele (approvato da USA-NATO), tuttavia, potrebbe essere utilizzato come "il meccanismo di innesco", che scatenerebbe una guerra totale contro l'Iran, così come li ritorsioni da parte dell'Iran dirette contro Israele.

Ma se Israele non decide, può però essere utilizzato da Washington come delegato, cioè per sparare il primo colpo, senza che gli Stati Uniti siano ufficialmente coinvolti.

A questo proposito, ci sono indicazioni che Washington sta ancora prendendo in considerazione la prima opzione formulata durante l'amministrazione Bush Jr di un primo attacco (appoggiato dagli USA) da parte di Israele piuttosto che una vera e propria operazione militare a guida USA diretta contro l'Iran.

Mentre l'opzione del primo colpo da parte di Israele ufficialmente non ha la benedizione dell'amministrazione Obama essa, non illudiamoci, è stata per diversi anni parte dei piani di guerra del Pentagono.

Si chiama "guerra indiretta", laddove i delegati degli USA (compreso Israele) scatenano la guerra per conto dello Zio Sam e in collegamento con il Pentagono.

Questa strategia di coinvolgere gli alleati per "fare il lavoro sporco" ha caratterizzato parecchie imprese militari sponsorizzate dagli USA, comprese Afghanistan, Siria, Libia e in misura minore Iraq. In Siria, la guerra terroristica segreta era in gran parte condotta con il supporto di Arabia Saudita, Turchia e Qatar, in stretto coordinamento con gli Stati Uniti.
"Difendere Israele"

Supponendo che un attacco israeliano contro l'Iran – anche se condotto in stretto collegamento con il Pentagono e la NATO – fosse lanciato da Netanyahu, sarebbe presentato all'opinione pubblica come una decisione unilaterale di Tel Aviv. A quel punto potrebbe essere utilizzato da Washington per giustificare, agli occhi dell'opinione mondiale, un intervento militare più ampio degli Stati Uniti e della NATO (per motivi umanitari) al fine di "difendere Israele", piuttosto che di attaccare l'Iran. In virtù degli accordi di cooperazione militare esistenti, sia gli Stati Uniti che la NATO sarebbero "obbligati" a "difendere Israele" contro l'Iran.

Vale la pena notare, a questo proposito, che all'inizio del secondo mandato di Bush, l'ex vice presidente Dick Cheney ha definito senza mezzi termini, il ruolo di delegato di Israele.

Israele, per così dire, "bombarderebbe per noi", senza il coinvolgimento militare degli Stati Uniti e senza che noi esercitiamo pressioni su di loro "per farlo" (vedere: Michel Chossudovsky, Planned US-Israeli Attack on Iran, Global Research, 1 maggio 2005): Secondo Cheney:

"Una delle preoccupazioni della gente è che Israele potrebbe farlo senza che gli venga chiesto... Dato che l'Iran ha una politica dichiarata secondo cui il suo obiettivo è la distruzione di Israele, gli israeliani potrebbero decidere di agire per primi e lasciare il resto del mondo a preoccuparsi di ripulire il pasticcio diplomatico che seguirebbe", (Dick Cheney, citato da un'intervista di MSNBC, gennaio 2005)

L'intento politico di questa diabolica affermazione dell'ex vice presidente è chiarissimo: la distruzione di Israele equivale a un "danno collaterale".

Netanyahu è un fantoccio degli Stati Uniti. Un "primo colpo d'attacco" di Israele è stato preso in considerazione dagli strateghi militari statunitensi negli ultimi dieci anni. In caso di attacco, sarebbe Israele piuttosto che gli Stati Uniti a sostenere il peso maggiore della rappresaglia iraniana.

Il nostro messaggio al popolo di Israele: rimuovete Netanyahu, chiedete la pace in Medio Oriente, attuate un "cambio di regime" a Tel Aviv.



foto da rete inserita da amministatore blog 

giovedì 27 febbraio 2014

Palestinesi condannano legge discriminatoria israeliana




Ramallah, 26 feb (Prensa Latina) Una legge israeliana che decreta la menzione della fede musulmana, cristiani e drusi nella ricerca di impiego è stata criticata oggi dall'Organizzazione di Liberazione della Palestina (OLP) per discriminatoria e divisionista. 
 
Questa legislazione cerca di creare una nuova realtà dentro il nostro popolo basata nella religione e non nell'identità nazionale, ha dichiarato il membro del Comitato Esecutivo dell’OLP, Hanan Ashrawi. 
 
La legge è stata approvata lunedì dalla Knesset (parlamento israeliano) e crea una commissione di 10 membri con rappresentazione separata per musulmana, cristiani e drusi, tre comunità religiose i cui membri hanno i più alti indici di disoccupazione in Israele, come i falascia (ebrei etiopi) per essere negri. 
 
Inoltre, la legislazione è stata sottomessa a diverse critiche per i parlamentari della coalizione governante di estrema destra Likud, che hanno detto che i cristiani sono alleati naturali degli ebrei. 
 
Abbiamo molto in comune coi cristiani, sono il nostro contrappeso contro i musulmani, ha dichiarato al quotidiano Haaretz il deputato Yariv Levin. 
 
In Israele risiedono un milione 300 mila palestinesi, discendenti dei 160 mila che sono rimasti nel paese dopo la proclamazione di questo Stato, che sono considerati dalle autorità di Tel Aviv come nemici potenziali. 
 
Per il prossimo mese di maggio è programmata una
visita del Papa Francesco a Gerusalemme ed a Betlemme,
entrambi territori sotto occupazione militare israeliana, ed in Giordania e le dichiarazioni del legislatore si considerano un tentativo per compiacere il Sommo Pontefice. 
  Tuttavia, in Israele è proibito il proselitismo religioso cattolico ed i sacerdoti cattolici ed i pastori evangelisti sono stati espulsi o non possono entrare 
nel paese.  
 
Nella Cisgiordania, territorio palestinese occupato, dove esistono varie chiese che risalgono agli inizi del cristianesimo, i colonizzatori degli insediamenti paramilitari israeliani attaccano frequentemente questi templi e li oltraggiano con scritte offensive. 
 
Ig/msl 



Tratto da 
Immagine inserite da internet da amministratore blog

domenica 22 settembre 2013

Il segreto dei gas israeliani/El secreto de los gases israelíes



  Il dottor Basson Wounter, in occasione del suo secondo processo, nel 2011. Ha diretto il programma segreto di ricerca sulle armi chimiche e batteriologiche condotto congiuntamente da Israele e dal Sud Africa dell’apartheid, dal 1985 al 1994.

Il segreto dei gas israeliani
 di Thierry Meyssan
 
Sono le ricerche israeliane sulle armi chimiche e biologiche ad aver spinto storicamente la Siria a respingere la Convenzione che mette al bando le armi chimiche. Questo è il motivo per cui la firma di Damasco su tale documento rischia di evidenziare l’esistenza, e eventualmente il perseguimento, della ricerca sulle armi destinate ad uccidere le sole popolazioni arabe.
Rete Voltaire| Damasco (Siria)| 15 settembre 2013

http://www.voltairenet.org/squelettes/elements/images/ligne-rouge.gif

I media occidentali sembrano stupiti dell’improvviso giravolta degli Stati Uniti di fronte alla Siria. Poiché hanno annunciato tutti, due settimane fa, una campagna di bombardamenti e la caduta inevitabile del «regime», restano senza parole davanti alla ritirata di Barack Obama. Eppure era probabile, come scrivevo su queste colonne, che l’impegno di Washington in Siria non abbia più un movente strategico importante. La sua politica attuale è guidata principalmente dal desiderio di preservare il suo status di unica superpotenza.
Prendendo in parola quel che in origine era solo una battuta di John Kerry, e nel proporre l’adesione della Siria alla Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche, Mosca ha dato soddisfazione alla retorica di Washington senza che questa dovesse fare ancora un’altra guerra, in tempi di crisi economica. Gli Stati Uniti mantengono il loro status, in teoria , anche se chiunque vede bene che è ormai la Russia a condurre il gioco.
Le armi chimiche hanno due usi: sia quello militare sia quello volto a sterminare una popolazione. Esse sono state utilizzate durante le guerre di trincea, dalla Prima Guerra Mondiale all’aggressione irachena contro l’Iran, ma non servono a nulla nelle guerre moderne, il cui fronte si sposta in continuazione. È pertanto con sollievo che 189 Stati hanno firmato la Convenzione che le vieta, nel 1993: hanno potuto così sbarazzarsi di stock pericolosi e inutili, la cui custodia risultava per loro onerosa.
Un secondo uso è lo sterminio delle popolazioni civili prima della colonizzazione del loro territorio. Così nel 1935-36, l’Italia fascista conquistò gran parte dell’Eritrea eliminando la sua popolazione con il gas mostarda. In questa prospettiva coloniale, dal 1985 al 1994, Israele finanziò segretamente le ricerche del dottor Wouter Basson presso il laboratorio Roodeplaat (Sud Africa). Il suo alleato, il regime dell’apartheid, cercava di mettere a punto delle sostanze, chimiche e soprattutto biologiche, che avrebbero ucciso solo gli individui secondo le loro "caratteristiche razziali" (sic), che si trattasse dei palestinesi in particolare e degli arabi in generale, o persone dalla pelle nera. La Commissione per la Verità e la Riconciliazione non è stata in grado di determinare i risultati ottenuti da questo programma, né quel che sia diventato. Tuttalpiù ha dimostrato il coinvolgimento in questo enorme progetto segreto degli Stati Uniti e della Svizzera. È stato accertato che diverse migliaia di persone sono morte come cavie del dottor Basson. Se si capiscono le ragioni per le quali né la Siria né l’Egitto hanno firmato, nel 1993, la Convenzione, l’opportunità offerta da Mosca a Damasco per unirsi ad essa oggi è un affare: non solo mette fine alla crisi con gli Stati Uniti e la Francia, ma le permette anche di liberarsi di scorte inutili diventate sempre più difficili da difendere. Per tutti gli scopi pratici, il presidente al-Assad ha specificato che la Siria agirebbe su richiesta della Russia, e non sotto costrizione degli Stati Uniti, un modo elegante per sottolineare la responsabilità di Mosca di proteggere in futuro il paese da un eventuale attacco chimico israeliano.
In effetti, l’insediamento ebraico di Palestina non ha ancora ratificato la Convenzione. Questo potrebbe diventare rapidamente un peso politico a carico di Tel Aviv. Questo è il motivo per cui John Kerry vi si reca oggi, domenica, per discuterne con Benjamin Netanyahu. Se il primo ministro dell’ultimo Stato coloniale è accorto, dovrebbe cogliere la palla al balzo per annunciare che il suo paese riconsidererà la questione. A meno, naturalmente, che Wouter Basson non abbia trovato gas etnicamente selettivi e che i falchi israeliani ancora considerino di farne uso.

Traduzione
Matzu Yagi


El secreto de los gases israelíes
por Thierry Meyssan

Históricamente, las investigaciones israelíes sobre las armas químicas y biológicas fueron el factor determinante en la decisión de Siria de rechazar la Convención internacional que prohíbe las armas químicas. Y es por eso que la firma de ese documento por parte de Damasco podría acabar sacando a la luz la existencia y la posible continuación de investigaciones sobre armas destinadas a matar únicamente a la población árabe.
Red Voltaire| Damasco (Siria)| 15 de septiembre de 2013

http://www.voltairenet.org/squelettes/elements/images/ligne-rouge.gif

Los medios occidentales parecen extremadamente sorprendidos por el inesperado cambio de actitud de Estados Unidos ante Siria. Los mismos medios que hace dos semanas anunciaban en coro una campaña de bombardeos y la inevitable caída del «régimen», se han quedado mudos ante el retroceso de Barack Obama. Retroceso que era sin embargo muy probable, como yo mismo adelanté desde esta columna, en la medida en que la implicación de Washington en Siria carece de objetivo estratégico importante. Su política actual responde sobre todo al deseo de mantener su estatus de única hiperpotencia.
Cuando propuso la adhesión de Siria a la Convención sobre la Prohibición de Armas Químicas, retomando así al vuelo lo que había empezado siendo no más que una respuesta rápida a una pregunta de último momento, Moscú complació la exigencia retórica de Washington ahorrándole a la vez la complicación de tener que embarcarse en una guerra en este duro momento de crisis económica. De esa manera, Estados Unidos conserva en teoría su estatus, aunque todo el mundo se da cuenta de que ahora es Rusia quien lleva la voz cantante.
Las armas químicas tienen dos usos posibles: se les da un uso militar o se usan para exterminar a la población. Fueron utilizadas en las guerras de trincheras, desde la Primera Guerra Mundial hasta la agresión iraquí contra Irán, pero de nada sirven en las guerras modernas, con frentes en perpetuo movimiento. Fue por lo tanto con alivio que 189 Estados firmaron, en 1993, la Convención que prohibía ese tipo de armas, ya que ese documento les daba la posibilidad de deshacerse de las cantidades ya almacenadas de un armamento muy peligroso y a la vez inútil, cuyo cuidado se había hecho oneroso.
Su segundo uso es el exterminio de la población civil como paso anterior a la colonización del territorio donde vive esa población. En 1935-1936, la Italia fascista conquistó gran parte de Eritrea mediante la eliminación de su población con gas pimienta. Fue con ese mismo objetivo colonial que Israel financió –de 1985 a 1994– las investigaciones del doctor Wouter Basson en el laboratorio de Roodeplaat, en Sudáfrica. El régimen sudafricano del apartheid, aliado de Tel Aviv, trabajaba allí en la creación de sustancias químicas y fundamentalmente biológicas, que debían matar a la gente únicamente en función de sus «características raciales» (sic), ya fuesen palestinos, árabes en general o personas de piel negra. La Comisión Verdad y Reconciliación creada posteriormente en Sudáfrica nunca logró determinar los resultados que llegó a obtener aquel programa, ni adónde fueron a parar. Pero sí demostró la implicación de Estados Unidos y Suiza en aquel proyecto secreto de gran envergadura. Y también se demostró que varios miles de personas murieron al ser utilizadas como conejillos de Indias en las investigaciones del Dr. Basson.
Lo anterior explica por qué ni Siria ni Egipto firmaron la Convención en 1993. Y también explica por qué la posibilidad que Moscú acaba de ofrecer a Damasco de incorporarse a ella constituye una magnífica oportunidad, que no sólo pone fin a la crisis con Estados Unidos y Francia sino que además permite deshacerse de un arsenal inútil y cada vez más difícil de defender. Para precisar las cosas, el presidente Assad especificó que si Siria acepta esa opción no es cediendo a la presión de Estados Unidos sino a pedido de Rusia, lo cual es una manera elegante de subrayar la responsabilidad que Moscú asume en cuanto a la futura protección del país árabe ante un eventual ataque químico israelí.
En efecto, la colonia judía de Palestina sigue –por su parte– sin ratificar la Convención que prohíbe las armas químicas, situación que puede convertirse rápidamente en un problema político para Tel Aviv. Es por eso que el secretario de Estado John Kerry viaja este domingo a Israel, donde discutirá el tema con Benjamin Netanyahu. Si el primer ministro del último Estado colonial es hábil, debería aprovechar de inmediato esta ocasión para anunciar que su país está dispuesto a reconsiderar el asunto. A no ser, claro está, que el Dr. Basson haya logrado producir algún tipo de gas étnicamente selectivo y que los halcones israelíes sigan acariciando la posibilidad de utilizarlo.


venerdì 17 maggio 2013

La coppa UEFA Under 21 si giocherà in città sorte in gran parte su villaggi palestinesi distrutti nella Nakba del 1948



La coppa UEFA Under 21 si giocherà in città sorte in gran parte su villaggi palestinesi distrutti nella Nakba del 1948


A cura di Cartellino Rosso all'Apartheid Israeliana / BDS Italia | bdsitalia.org

I villaggi palestinesi distrutti tra il '47 e il '48, e cancellati dalla faccia della terra, in quella che è chiamata la Nakba (catastrofe), furono 532: gli abitanti, 750.000 ma secondo alcune fonti 900.000 furono cacciati con la forza o uccisi.[1]

I prossimi campionati EUFA Under 21 si svolgeranno in quattro città, Gerusalemme, Tel Aviv, Nethania e Petah Tikva, che in parte sono state costruite o si sono estese al di sopra dei villaggi distrutti.

Prima di presentare la ricognizione dei villaggi distrutti sulle cui fondamenta oggi sorgono le quattro città, o loro parti, che ospiteranno i giuochi, presentiamo una sintesi di uno scritto di Gideon Levy, che così titola il suo racconto sui villaggi palestinesi distrutti e nascosti sotto Tel Aviv.[2]

"La nostra amata Tel Aviv, la cui reputazione di città illuminata ed aperta è famosa nel mondo è costruita in parte sulle rovine dei villaggi palestinesi - e rifiuta di riconoscerlo".

Uno dei corsi più importanti, e più orrendi, di Tel Aviv, il Jerusalem Boulevard di Tel Aviv-Jaffa, una volta si chiamava Jamal Pashà Boulevard e poi Al Nazha Bouleward. Le strade di questa città che una volta era araba e ora è mista, portano nomi di rabbini, i vecchi nomi arabi sono quasi scomparsi e al posto dei villaggi ora ci sono quartieri ebrei.

Kfar Shalem, una volta Salama, dove il passato fa capolino tra le torri di nuovi appartamenti e vecchie case, svuotate dai loro originari abitanti. Qui vivevano circa 7.800 persone, ancora si vede una moschea abbandonata il cui ingresso è sbarrato su ogni lato. Sopra quello che era un cimitero, tra antichi eucalipti, ora ci sono un parco giochi ed un giardino pubblico.

La vecchia casa del MUkhtar, l'anziano del villaggio, è ancora in piedi, ma solo le verande sono ancora di costruzione araba, tutto il resto sono aggiunte, come molte altre case del quartiere che vennero invase. In una vecchia scuola del villaggio oggi vi è un istituto di riabilitazione. La torre di appartamenti che oggi cresce sul perimetro dell'ex villaggio si chiama "Tel Avivi - il vostro angolino di paradiso in città".

A Nordovest di qui c'era il quartiere di Al Manshyya: nel 48 vi abitavano 12.000 residenti, tutti Palestinesi, sia cristiani che musulmani, e vi erano 20 caffè, 14 falegnamerie, 12 panifici, 10 lavanderie, 4 scuole, 3 negozi di biciclette, 3 farmacie e 4 moschee. Tutto è stato distrutto e raso al suolo, solo la moschea di Hassan Bek, il l'Etzel Museum e la stazione rimangono ancora in piedi. Ora vi è un parco, Gan Hakovshim (Parco dei conquistatori): poco più in là si elevano le torri della City di Tel Aviv. Una volta, le vecchie case si estendevano fino al mare….., chissà come apparirebbe questa zona se le persone che hanno vissuto qui e le loro famiglie potessero tornare.

La stazione ferroviaria è oggi il principale luogo di ritrovo yuppie di Tal Aviv, conosciuto come Hatahana. Alle pareti dei magnifici edifici restaurati sono appese vecchie foto che raccontano dei Turchi e dei Templari, che sono stati qui, non una parola sui Palestinesi. Eppure, in queste fotografie, si possono riconoscere le vecchia case affollate del quartiere di Al-Mahta, dove vivevano gli arabi.

Subito a nord, Mitham Semel, cioè la vecchia Summayl, 190 case prima del '48, campi coltivati e alberi di agrumi, una scuola (distrutta), un cimitero (distrutto), e la tomba dello sceicco (distrutta). Oggi vi si trovano invece Migdal Ham'mea, gli edifici della federazione dei lavoratori Hisdadrut, la scuola superiore ebraica di Herzliya e la sinagoga Heichal Yehuda. Sulla scogliera, dove una volta era il nucleo del villaggio, un mucchio di case ad un piano, il cui passato è stato cancellato, ed il futuro incerto, perché le vecchie case degli arabi si sono trasformate in controversie immobiliari dei nuovi venuti.

A Nordovest di qui, non lontano dalla lussuosa Akirov Tawers, tra la vegetazione ci sono i resti del villaggo di Jamassin: oggi, tra le altre cose, funge da cimitero delle automobili, - innumerevoli automobili scassate giacciono tra i rovi e le canne. Sulle vecchie case arabe sono cresciute le nuove case di Tel Aviv, recintate e circondate da giardini, e con una marea di cartelli, che qui, come altrove, invitano perentoriamente ad allontanarsi. Una volta vi abitavano centinaia di palestinesi, che a differenza degli abitanti degli altri villaggi distrutti, non si sa dove siano andati.

Infine si arriva a Shaykh Muwannis, oggi Ramat Aviv, dove, al posto della vecchia vasca di irrigazione di Paresiya e della terra coltivata sorgono oggi la casa, il giardino e la piscina dello stesso Gydeon Levy, che su questo molto ha scritto, e che è tra i pochi israeliani che con coraggio cercano di riscoprire la vera storia della Palestina.

Al posto del villaggio scomparso di Khayriyya, che significa "La benedizione della terra, oggi esiste la discarica di Tel Aviv.

Le città di oggi, dove si svolgeranno i giochi, e i villaggi distrutti

Tel Aviv

I giochi si svolgeranno nello stadio BLOOMFIELD già BASA, dal quale è stato espulso il club palestinese Shabab el-Arab nel 1948. Come stadio di riserva, sempre a Tel Aviv, è stato individuato RAMAT GAN. Gli stadi ricoprono i terreni sequestrati, in base alla legge sulle proprietà degli "assenti", ad abitanti dei villaggi palestinesi di Jarisha e al-Jammasin al-Sharqi. Di seguito alcune notizie sui villaggi distrutti e sottostanti Tel Aviv.

Jarisha, era un piccolo villaggio, circondato da terre coltivate ad agrumi, che è stato completamente distrutto e ripulito dai suoi 220 abitanti. L'operazione di pulizia etnica avvenne il 1° maggio 1948, ad opera della banda dell'Irgun Zwai Leumi, nonostante fosse stata concordata una tregua. Ora è ricoperto completamente da sopraelevate e case di periferia.

Al-Jamassin. In realtà qui vi erano due villaggi gemelli, situati pochi Km a nord di Giaffa: Al-Jammasin al Sharkqi e Al-Jammasin al Gharbi, entrambi occupati e distrutti il 17 marzo del 1948, con l'eccezione di poche case che furono poi riempite da coloni ebrei. Nel dicembre del 1947, o forse nel gennaio successivo, i maggiorenti del due villaggi avevano avuto un incontro, unitamente ai rappresentanti di Shaykh al Muwannis, al-Mas'udiyya, e ai mukhtar di Arab Abu Kishk e Ijlil, con alcuni rappresentanti dell'Haganah nella casa di Avraham Schapira a Petah Tikwa. Qui avevano espresso la propria volontà di pace, assicurando che non avrebbero permesso lo stanziamento di truppe e milizie arabe nei loro villaggi. Ma le bande dell'Haganah non rispettarono il patto e tutti i villaggi subirono la distruzione e la pulizia etnica.

Al-Jammasin Al Gharbi, era un villaggio di 1253 abitanti, discendenti di nomadi provenienti dalla valle del Giordano, per la maggior parte agricoltori che coltivavano piantagioni di agrumi e cereali.

Al-Jammasin al Sharkqi, era un villaggio di 847 abitanti, che coltivavano agrumi e cereali. Anch'essi provenivano dalla valle del Giordano.

I vecchi villaggi di Al-Jammasin e parte della loro terra, sono occupati dalla Municipalità di Tel Aviv, da edifici della sua Università e dal quartiere baraccopoli di Givat Amal. Alcune case tipiche arabe risparmiate e occupate da famiglie ebree, sono ora inglobate nella grande Tel Aviv. Dove siano finiti gli abitanti, non si sa.

Al-Shaykh Muwannis. Nel 1948 contava 2,239 abitanti, che coltivavano una terra fertile quasi completamente occupata da piantagioni di agrumi e cerali. Sull'antico cimitero palestinese oggi sorgono i nuovi dormitori della Università di Tel Aviv.

Il villaggio fu occupato e quasi completamente distrutto dalle gang della Irgun Zwat Leumi il 30 marzo del 1948. Anche questo villaggio aveva partecipato alla trattativa e all'accordo con l'Haganah con i villaggi di al-Jammasin, ma furono tutti traditi. Anche gli abitanti di Al Shaykh Muwannis furono costretti a fuggire nel terrore dopo che l'Haganah aveva rapito i cinque leader del villaggio.

Nella grande Tel Aviv, che lo ricopre, sono ancora riconoscibili alcune delle vecchie case arabe di varia architettura, ora occupate da ebrei.

Salama. Nel 1948 contava 7.800 persone. La terra era quasi tutta coltivata con piantagioni di agrumi, ulivi, e cereali. Ora è completamente ricoperta dalla città di Tel Aviv. Fu occupata nel corso dell'operazione Chametz, condotta dalla famigerata brigata Alexandroni, il 25 aprile del 1948. Gli abitanti dopo una breve resistenza furono costretti a fuggire, e la cittadina fu completamente distrutta con l'eccezione di dieci case e delle scuole.

Summayl. Nel 1948 contava 190 abitanti. Nei primi del ‘900 fu rinominato al-Mas'udiyya ed ora è completamente ricoperto dalla città di Tel Aviv. Fu occupato il 25 dicembre del 1948 dalle truppe dell'Haganah. Inizialmente gli abitanti cercarono rifugio nel vicino villaggio di Jammasin, ma poi dovettero fuggire anche da quello. Da principio vi era stato un accordo di pace con l'Haganah, che però non lo rispettò ed il villaggio fu completamente distrutto, tranne una casa che restò deserta, mentre il nucleo storico vicino al mare fu trasformato per residenti ebrei.

Netanya

Sotto la città di Netanya, ci sono due villaggi, quello di Umm Khalid e quello di Bayyarat Hannoun, entrambi a distanza di circa 15 Km da Tulkarem.

Umm Khalid, 1125 abitanti nel '48, era situato su una collina di arenaria a distanza di soli 2 Km dal mar Mediterraneo. Resti di pietra focaia, trovati nei dintorni, fanno pensare che fosse abitato fin dai tempi preistorici. Tra i siti archeologici, vi era il Castello Lombardo di Rogers, costruito dai Criociati. Um Khalid, noto anche, per il suo clima mite, come luogo di riposo e di vacanza, era un villaggio molto fiorente circondato da coltivazioni ed alberi da frutta, irrigati da una ricca falda idrica sotterranea. Le case in pietra erano costruite attorno alla moschea, ad una scuola elementare e a quattro negozi di alimentari e tessuti.

Um Khalil fu pressochè raso al suolo, dopo che la popolazione venne terrorizzata e costretta a fuggire, il 28 marzo 1948. Stessa sorte toccò ad altri villaggi vicini. Quest'area era già stata presa da varie colonie ebree, ed era considerata dai sionisti come il cuore del futuro stato ebraico.

Le poche case rimaste in piedi sono ora usate come abitazioni da coloni ebrei o per scopi commerciali. I terreni sono coltivati con agrumi.

I giochi si svolgeranno nel Netanya Stadium, che incombe sull'unico edificio rimasto del villaggio palestinese di Bayyarat Hannun, non molto lontano dalla costa. Il 31 marzo 1948, il villaggio, è stato quasi completamente distrutto e ripulito col terrore dai suoi abitanti, nell'ambito dell'operazione Coastal Clearing (Ripulitura della costa). Ciò che resta è una casa a due piani, vuota e deserta. Dove siano andati i suoi abitanti non si sa.

Petah Tikva

La città si è estesa fino a ricoprire totalmente la terra e quello che una volta era il villaggio di Fajja, 1400 abitanti, sorto su antichi resti archeologici che, prima della distruzione erano ancora visibili. Il 17 febbraio del 1948 le bande terroristiche dell'Haganà e dell'Irgun terrorizzarono gli abitanti costringendoli a fuggire. La pulizia etnica fu completata il 15 maggio. Il villaggio venne completamente distrutto tranne una casa. I giochi si svolgeranno nello stadio HaMoshava

Gerusalemme

40, furono i villaggi distrutti, e sottoposti a pulizia etnica: su di essi si è espansa la grande Gerusalemme.

Nell'aprile del '48, truppe e bande sioniste attaccarono la città. Il 9 aprile ci fu il massacro di Deir Yassin: il villaggio fu completamente distrutto e gli abitanti massacrati. Alla fine i morti erano oltre 100. Tale massacro sparse il terrore negli altri villaggi ed iniziò la fuga. Il 14 maggio la parte nuova di Gerusalemme fu occupata, mentre 40 villaggi ad ovest della città furono in parte distrutti, e ripuliti di tutti i loro abitanti. Più di 90.000 persone, che abitavano Gerusalemme e i villaggi confinanti persero tutti loro averi e il diritto di vivere nelle loro case. Il 7 giugno 1967, le forze militari israeliane occuparono anche Gerusalemme Est, che fu annessa a Gerusalemme Ovest.

Ma il trasferimento silenzioso continua tutt'oggi. La presenza dei palestinesi a Gerusalemme infatti non si fonda su presupposti legali ma sul buon cuore di Israele. Nel 1967, le nuove autorità israeliane contarono 66.000 persone a cui venne concessa la carta di residenti: furono esclusi per sempre tutti quei palestinesi che in quel momento erano fuori città. Dal 1995 i palestinesi che non sono in grado di dimostrare che la loro vita si svolge in città, perdono lo status di residenti. Sono migliaia i Palestinesi di Gerusalemme a cui sono state ritirate le Carte di identità, e sono stati costretti a lasciare la città oppure a rimanervi da clandestini. Intere famiglie vivono separate per questo motivo. La pulizia etnica procede, attraverso questo trasferimento silenzioso, reso possibile dalle insidie della burocrazia e della pianificazione urbana, ma anche dalle quotidiane occupazioni delle case di palestinesi da parte dei coloni.

Nell'opera di distruzione dei villaggi intorno a Gerusalemme si distinse la brigata Harel di Hitzhak Rabin, futuro primo ministri e premio Nobel per la pace, che distrusse ed evacuò le case, facendole esplodere.

I giochi si svolgeranno nel TEDDY STADIUM, costruito accanto al villaggio palestinese, quasi completamente distrutto di al-Maliha, 5.798 abitanto prima dell'occupazione.

Il villaggio è stato etnicamente ripulito dai suoi abitanti il 15 luglio del 1948, ad opera di bande dell'Irgun Zvai Leumi e del Palmach. Molte case sono state distrutte ma molte esistono ancora e sono abitate da coloni ebrei. Anche la moschea è ancora in piedi col suo minareto che si erge, ormai in stato di abbandono, al centro del villaggio.

Il Teddy Stadium è anche la sede della
famigerata squadra israeliana Beitar Jerusalem, i cui tifosi hanno dato alle fiamme la sede amministrativa del club nel febbraio del 2013, dopo che sono entrati nella squadra due giocatori musulmani provenienti dalla Cecenia. Un mese dopo, quando uno di loro ha segnato il suo primo gol, i tifosi hanno lasciato lo stadio. Moshe Zimmermann, uno storico dello sport presso l'Università ebraica, smentisce le affermazioni che i tifosi del Beitar Jerusalem siano solo una frangia estremista, e dichiara "Il fatto è che la società israeliana nel suo complesso diventa sempre più razzista, o almeno più etnocentrica, e questi fatti ne sono un'espressione.

Note:

[1] Molte delle informazioni sono tratte da PalestineRemembered.com, che si è avvalso per le ricostruzioni di materiali tratti dagli archivi israeliani e di rapporti dell'Intelligence Militare.


[2] Da un articolo di Gideon Levy, su Haaretz del 31 agosto 2012


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venerdì 12 aprile 2013

Scriviamo alla Boldrini : PROTESTA PER LE VERGOGNOSE AFFERMAZIONI SIONISTE DELLA PRESIDENTE DELLA CAMERA BOLDRINI


Scriviamo alla Boldrini a questi indirizzi mail:
E' importante che nell'oggetto si metta:

PROTESTA PER LE VERGOGNOSE AFFERMAZIONI SIONISTE DELLA PRESIDENTE DELLA CAMERA BOLDRINI

Aggiungere data e firma e mettere in copia il Forum (forumpalestina@libero.it )

Sig.ra Boldrini, non in nostro nome!

La neoeletta Presidente della Camera, in quota SEL, si è distinta per una serie di gravissime dichiarazioni filosioniste ed interventiste rilasciate all'inizio di aprile.
Nel comunicato rilasciato al termine dei colloqui con l'ambasciatore israeliano Naor Gilon ( http://presidente.camera.it/20?shadow comunicatostampa=7024  )
 la Sig.ra Boldrini auspica il "rafforzamento delle relazioni tra Italia ed Israele", cioè con uno stato razzista, militarista e confessionale, che da 60 anni opprime brutalmente e nega ogni diritto alla popolazione originaria della Palestina, violando decine di risoluzioni dell'ONU. Lo sciopero della fame sostenuto da mesi da numerosi prigionieri politici Palestinesi, spesso imprigionati senza processo, tra cui l'eroico Issawi ormai in fin di vita, non è argomento che interessi la Boldrini, che anzi si dilunga sul presunto pericolo di "antisemitismo" ed auspica addirittura "proposte di modifiche legislative che inaspriscano le sanzioni contro chi predica l'odio e l'intolleranza", ovvero contro chi osa criticare lo stato israeliano e la colonizzazione della Palestina.
Non contenta di ciò, la Boldrini, rivolgendosi al segretario dell'ONU Ban Ki-Moon afferma che "la comunità internazionale non può assistere ai massacri in atto in Siria senza agire. Fare qualcosa è un nostro obbligo morale", chiaro invito ad ulteriori interventi sanzionatori o militari a favore dei terroristi fanatici armati che stanno tentando di gettare la Siria nel caos ( http://ilmondo.it/politica/2013-04-09siria-boldrini-ban-ki-moon-obbligo-non-assisteremassacri 231782shtml ).
Denunciamo l'ipocrisia filosionista, filoimperialista e
l'interventismo pseudo-umaniatrio dei falsi pacifisti e progressisti come la Boldrini! Rilanciamo la lotta per i diritti del popolo e dei prigionieri Palestinesi, e per la pace ed il dialogo in Siria.

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