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giovedì 28 febbraio 2013

Siria: appello del Partito Comunista Unificato sulle gravi conseguenze dell'ingerenza imperialista


Siria: appello del Partito Comunista Unificato sulle gravi conseguenze dell'ingerenza imperialista

Come sapete il nostro Paese, la Siria, subisce da oltre venti mesi una guerra scatenata contro di noi da diversi paesi imperialisti ed altri che ruotano attorno ad essi come satelliti. Il loro scopo è distruggere lo stato Siriano che costituisce un ostacolo al piano di costruzione di un grande Medio Oriente, da costruire dopo aver sbriciolato gli Stati della regione, dividendoli in entità più piccole e in costante guerra tra loro, al fine di imporre un dominio assoluto sulle risorse petrolifere e del gas, eliminando inoltre il problema palestinese in una maniera interamente opposta agli interessi del popolo palestinese.

Questi paesi hanno da un lato appoggiato i difetti e gli errori del regime, dall'altro sostenuto i suoi oppositori. I movimenti anti regime erano inizialmente del tutto pacifici. Solo in seguito alcuni di essi si trasformano in movimenti armati, attraverso il sostegno di una vasta rete di alleanze, che include gli Stati Uniti, la Turchia, il Qatar e l'Arabia Saudita.

La Turchia ha occupato la frontiera con la Siria per favorire il contrabbando di armi e l'ingresso di militari e mercenari detti "Jihadisti". Essi hanno istituito campi di addestramento sostenuti anche dagli alleati. Diversi miliardi di petrodollari americani sono stati dispensati a tale scopo. Si è fatto ricorso ad ogni forma di guerra, anche psicologica, alimentando l'azione di un centinaio di stazioni TV per seminare settarismo e fomentare conflitto etnico in seno al popolo. Infine, i sedicenti Jihadisti si sono messi a distruggere l'economia siriana, attraverso l'embargo economico e le sanzioni. Attacchi armati sono stati scagliati contro i patrimoni pubblici e privati, utilizzando esplosivi e veicoli carichi di esplosivi.

Sono state distrutte e incendiate centrali elettriche e pozzi petroliferi, e taniche per il trasporto del petrolio estratto. Migliaia di tonnellate d'acciaio sono state derubate e trasportate in Turchia grazie al contrabbando. Un migliaio di officine e manifatture sono state sequestrate e i macchinari disassemblati e venduti in Turchia a basso costo. Sono stati attaccati egualmente i progetti di irrigazione e gli allevamenti di animali, i collegamenti ferroviari tra villaggi e città interrotti. Ospedali, scuole e università occupati. Scienziati e medici minacciati, catturati, e a volte assassinati.

Militari e civili sono stati catturati. Le bande armate hanno posto in essere massacri. I cadaveri gettati nei fiumi. Alcune vittime sono state decapitate, altre mutilate. Questi crimini appartengono al medio evo. Pochi giorni più tardi i criminali pongono in essere una serie di attentati con mezzi carichi di esplosivi in particolare ad Aleppo dove 85 studenti sono stati uccisi e centinaia feriti.

Oggi la Siria è direttamente attaccata dalla Turchia, che ha ammesso pubblicamente di aver fornito ai criminali, assassini provenienti da 20 paesi, ogni sorta di armamenti.

Queste azioni violano in modo palese il diritto internazionale che interdice a qualunque nazione di utilizzare il proprio territorio per favorire attacchi a Paesi vicini. Noi sappiamo che la Turchia non avrebbe posto in essere tali azioni se non con il sostegno degli Stati Uniti, dei Paesi d'Europa e del Golfo. Ad ogni modo, la Siria sta resistendo all'aggressione, infliggendo pesanti perdite alle bande armate, così che i criminali non sono in grado di raggiungere i propri obiettivi. Ma i Siriani stanno pagando un alto prezzo per la loro resistenza.

La Siria non crede che la soluzione del problema debba essere militare. Al contrario si è pronunciata fina dal suo nascere per una soluzione pacifica e politica attraverso un dialogo nazionale di larghe intese. Nel contempo, gli attacchi armati rendono impraticabile il dialogo ed impossibile la soluzione politica.

Il governo siriano ha fatto un'importante dichiarazione lanciando una nuova iniziativa pacifica in totale accordo con il diritto internazionale che vieta l'ingerenza negli affair dei paesi confinanti. Le iniziative sottolineano la necessità di riforme democratiche, di una nuova Costituzione a fronte di un patto di unità nazionale tra tutte le forze di Governo e di opposizione. Il Patto sarà incentrato sulla fine delle azioni militari da parte del Governo e per la fine delle infiltrazioni mercenarie in Siria. Sfortunatamente l'iniziativa è stata immediatamente respinta dai gruppi armati terroristici e da parte di coloro che fomentano e incitano al proseguire della violenza e del terrorismo. La situazione ha conosciuto nuovi sviluppi in grado di mutare il corso degli eventi in Siria. Cosa significa l'aggressione da parte di Israele di centri di ricerca presso la frontiera siriana e libanese? Israele ha rivelato i propri obiettivi di manipolazione degli attuali avvenimenti in Siria in funzione dell'apertura di nuovi fronti. Il popolo siriano sta pagando un prezzo altissimo di decine di milioni di civili uccisi. La Siria è oggi esposta ad una catastrofe umanitaria.Oltre tre milioni di cittadini siriani sono fuggiti ed assumono la condizione di rifugiati nei paesi vicini vivendo in condizioni miserabili ed avendo bisogno di cibo e medicinali. Questi rifugiati premono sull'opinione pubblica di USA ed Europa sul Qatar e l'Arabia Saudita al fine di allentare il morso delle sanzioni economiche imposte alla Siria. Inoltre essi chiedono che cessi il sostegno alle bande armate che costituiscono una minaccia non solo per la Siria ma pper un gran numero di regioni nel mondo.

La vostra solidarietà e il vostro sostegno al nostro popolo saranno altamente apprezzati in questa congiuntura, e più ancora rappresentano la prova dell'unità e della solidarietà delle forze rivoluzionarie nel mondo intero.


immagini da internet inserite da autore blog

giovedì 7 febbraio 2013

Info dal medio oriente :Intervista a Osama Saleh del comitato "Giù le mani dalla Siria" / Leila Khaled in Turchia: alzare la guardia contro l'intervento imperialista


Intervista a Osama Saleh del comitato "Giù le mani dalla Siria"

Michele Michelino | ciptagarelli.jimdo.com
D. I mass media italiani stanno facendo una campagna di disinformazione a sostegno dei "ribelli" contro il governo siriano. Qual è la situazione reale in Siria al 30 gennaio 2013?

R. Vi comunico le ultime notizie. Ieri, 29 gennaio, ad Aleppo, nella zona di Bustan al-Qasr sulla riva del fiume Queiq è stato scoperto un massacro terribile in cui sono morti circa 80 civili. L'opposizione ha negato, come sempre, gettando la colpa sul governo siriano anche se ci sono prove che il governo non c'entri nulla.

D. Tuttavia la televisione e i giornali italiani hanno dato molto spazio a quest'avvenimento: come lo spieghi?

R. Sono stati i terroristi che hanno fatto questo massacro, un massacro molto crudele; anche ieri a mezzogiorno in un villaggio a est di Homs, la città dalla quale provengo, sono entrati circa duemila terroristi, hanno invaso il villaggio che si chiama Al-Almeriyeh, abitato da siriani favorevoli al governo, quasi tutti cristiani e alauiti. Gli abitanti erano minacciati da una settimana dagli estremisti islamici e avevano chiesto all'esercito siriano di aiutarli ad affrontare questi attacchi.

La popolazione è riuscita ad evacuare quasi tutte le donne e i bambini nei villaggi vicini per lasciare solo gli uomini.

I terroristi, quelli che dicono di volere la "democrazia", sono entrati nel villaggio e hanno massacrato 55/60 persone e ferite altre 100. Con lanciarazzi e mitragliatrici hanno distrutto il paese, bruciato le case e poi, non contenti, hanno tagliato anche tutti gli alberi di ulivo e li hanno portati via. Questo significa che adesso la guerra in Siria non è più una guerra contro un "regime" (per usare un loro termine), o contro il governo di Bashar Assad, ora è contro qualsiasi persona libera.

Se i nostri media hanno parlato unicamente della strage avvenuta ad Aleppo è perché si prestava all'ambiguità e per far credere che le vittime fossero degli oppositori (cosa che subito si è rivelata falsa) e i carnefici i militari siriani, mentre nel caso di Homs questo non era possibile visto che la zona è tradizionalmente abitata da filogovernativi.

D. Tu sei siriano: da quando sei in Italia?

R. Sono qui da circa 12 anni. Non mi sono mai occupato attivamente di politica prima, ma visto che il mio paese subisce una forte aggressione esterna ho sentito il dovere di intervenire contro le bugie dei media italiani con informazioni dirette, poiché posso portare la testimonianza del mio paese in prima persona, attraverso quanto mi raccontano i miei parenti e vicini, riporto le loro notizie non filtrate, non mi affido ai TG.

Faccio parte del Comitato contro la guerra di Milano e insieme stiamo facendo una battaglia per contrastare le menzogne e portare un altro punto di vista su quello che succede in Siria. Le bugie quotidiane che l'imperialismo ogni giorno s'inventa servono solo a giustificare un suo intervento nel territorio.

D. Tu che lavoro fai, hai famiglia?

R. Lavoro nel campo dell'edilizia, sono un piccolo imprenditore, sposato con un'italiana e ho un bambino di 4 anni.

D. Che tipo di guerra si sta combattendo in Siria?

RSi sta combattendo una guerra internazionale fatta sul territorio siriano. Non è una guerra del popolo per cambiare il governo o il "regime assassino" come sostengono i paesi imperialisti. Dal 2000 al 2012 sono state costruite o restaurate 8000 scuole, 40 università, 6000 ospedali e cliniche, oltre 10.000 moschee e 500 chiese e nel febbraio 2011 era stato emesso un decreto per restaurare 10 antiche sinagoghe. Sono stati aperti 20 giornali indipendenti e 5 stazioni televisive. La Siria è uno stato laico, ma ora c'è un gruppo di assassini, estremisti che vogliono far cadere il governo laico siriano.

D. Cosa pensi del ruolo e dell'intervento degli Stati Uniti e dell'Europa nella guerra in Siria?
  
R. La politica aggressiva dell'America e della Francia non è un fatto nuovo che arriva ora. C'è sempre stata. Noi siriani ricordiamo bene cosa accadeva negli anni '80: l'aggressione contro la Siria è datata. Adesso hanno solo alzato il tiro, hanno circondato ancor più il paese. La guerra c'era già. Nel 2003 quando questi paesi hanno fatto la guerra contro l'Iraq, gli Usa volevano attaccare anche la Siria, perché non aveva dato il "giusto" supporto.

D. Molti si chiedono, viste le continue minacce del governo israeliano, come mai la Siria non ha mai fatto azioni di guerra?

R. Noi siamo in guerra con Israele da molto tempo. Siamo l'unico paese ad aver aiutato il popolo palestinese. Noi non abbiamo mai montato una tenda sul nostro territorio per i nostri fratelli e amici, ma li abbiamo ospitati nelle nostre case.

Dal 1915 con la guerra della Turchia contro gli Armeni, abbiamo ospitato i perseguitati. Abbiamo accolto 2 milioni di profughi iracheni, senza nessuna tendopoli. Adesso stanno montando una campagna stampa di menzogne per 40 o 50 o 100mila profughi con immagini che girano il mondo, solo per rubare più soldi.

D. Sulla guerra in Siria ci sono varie interpretazioni. Come si può definire la guerra in corso: "guerra civile", "guerra di liberazione" o "intervento imperialista" attraverso le bande armate di mercenari?

R. L'America per riuscire a combattere Al Qaeda deve creare un'altra Al Qaeda; questo è un esempio molto diffuso nel mondo arabo. Infatti, hanno creato un nemico che non esiste, un nemico che si chiama "sciiti", Iran. Per riuscire a creare una guerra religiosa: è facile come bruciare la paglia. I siriani hanno sempre vissuto insieme e sono un popolo con una convivenza rara. La prima cosa che ha fatto l'America è stata quella di fomentare l'odio religioso nella comunità, e questo ha portato a scontri, ma non c'è una guerra civile. C'è una guerra per procura realizzata foraggiando questi estremisti. Non ci sarà mai una guerra civile, perché noi siamo un popolo che ha l'80% della popolazione sotto i 30 anni, di cui il 70% è laureato. I siriani sono un popolo molto, molto colto.

D. Come si manifesta la solidarietà con il popolo siriano?

R. La solidarietà nel mondo ha sempre due facce. Quando c'è la guerra questa si concentra su tutte e due però devo dire che la Siria non è come la Libia, non è come l'Egitto, è un discorso a parte. Da un lato ci sono l'Occidente con America, Israele e petromonarhie del Golfo che, con il pretesto delle solidarietà e dell'emergenza umanitaria destabilizzano il paese e sostengono gli jihadisti; dall'altro Russia, Iran, Sud America, Cuba, India e Cina. Questi paesi sono sempre stati a fianco del governo e del popolo Siriano.

Hanno dipinto questi paesi come il male perché sono a fianco del governo siriano, però hanno dimenticato che sono le sanzioni di America ed Europa a colpire il 99,99% del popolo: è questa la loro democrazia. A questi paesi voglio solo dire che la democrazia non si trasporta mai e che il popolo siriano ha il diritto di scegliere da solo del proprio futuro.


Anteprima di nuova unità, (Rivista Comunista di politica e cultura)
Intervista pubblicata sul sito del Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli"
Via Magenta 88 Sesto San Giovanni (Mi)


Leila Khaled in Turchia: alzare la guardia contro l'intervento imperialista

Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina | Traduzione a cura di forumpalestina.org

05/02/2013

In Turchia per un giro di incontri e conferenze sulla situazione in Medio Oriente, Leyla Khaled - FPLP - ha ribadito il diritto del popolo palestinese a lottare con tutte le forme di resistenza a disposizione ed ha denunciato l'alleanza tra USA, Turchia e Arabia Saudita per indebolire la Siria.

Leila Khaled, membro dell'Ufficio Politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ha concluso un visita di cinque giorni in Turchia, dove ha preso parte ad una serie di conferenze e seminari, ad Ankara, Istanbul ed in altre città.

Parlando a un seminario sulle "dinamiche di trasformazione del Medio Oriente" al quale hanno partecipato membri del parlamento turco, scrittori e intellettuali provenienti da Turchia, Siria ed Egitto, Leila Khaled ha affrontato i recenti sviluppi nella lotta palestinese e gli enormi sacrifici compiuti nella lotta per la libertà.

Leila Khaled ha ribadito il diritto del popolo palestinese a lottare con tutte le forme di resistenza a disposizione, prima fra tutte la lotta armata, per riconquistare tutti i loro diritti usurpati. Ha richiamato la necessità di accelerare il processo di riconciliazione e di unità nazionale, sostenendo che è l'arma più forte del popolo palestinese. Ha salutato la lotta dei popoli arabi in Tunisia, Egitto, Yemen e Bahrain, che sono scesi nelle strade e nelle piazze in cerca di una vera democrazia, della libertà e dell'uguaglianza sociale, mettendo in guardia contro i tentativi delle potenze imperialiste e delle forze interne di far deragliare e di voler modificare il carattere delle vere rivoluzioni arabe.

Parlando di ciò che sta accadendo in Siria, Leila Khaled ha detto che "Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina è sempre a fianco dei popoli e delle loro giuste e legittime esigenze, ma gli ultimi sviluppi in Siria indicano chiaramente che vi è un'alleanza tra USA, Turchia e Arabia Saudita che ha l'obiettivo di distruggere e indebolire la Siria come Nazione, perché ha detto 'no' agli Stati Uniti, non ha firmato accordi con l'entità sionista, e ospita mezzo milione di profughi palestinesi". Ha messo poi in guardia dal pericolo di spingere i campi palestinesi nella crisi siriana, dicendo che "l'obiettivo di tutta la Palestina è Gerusalemme".

Leila Khaled ha tenuto una conferenza stampa nella città di Istanbul, alla presenza di numerosi giornalisti turchi, discutendo la posizione del FPLP sull'unità nazionale e circa la situazione dei palestinesi e dei popoli arabi. Ha inoltre dibattuto sul ruolo delle potenze imperialiste e dei loro agenti regionali per la creazione di una nuova realtà nella regione sulla base del progetto sul Nuovo Medio Oriente, che mira a ridisegnare i confini della regione dividendo la Nazione Araba per servire gli interessi dell'imperialismo USA e la cosiddetta "sicurezza di Israele". Ha inoltre affermato che il FPLP rifiuta qualsiasi ingerenza esterna, diretta o indiretta, in Siria e che la soluzione può essere costruita solo dai siriani stessi attraverso il dialogo e la fine delle uccisioni e delle distruzioni.

Ha messo in guardia contro il piano dei nemici dei popoli della regione, perseguiti utilizzando slogan ingannevoli, ed ha sottolineato l'importanza di coordinare il lavoro delle forze di sinistra e rivoluzionarie al fine di servire veramente gli interessi dei popoli della regione.


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venerdì 1 febbraio 2013

La riconquista dell'Africa  


 La riconquista dell'Africa

Manlio Dinucci | Il Manifesto del 29/01/2013


Nel momento stesso in cui il presidente democratico Obama ribadiva nel discorso inaugurale che gli Stati uniti, «fonte di speranza per i poveri, sostengono la democrazia in Africa», giganteschi aerei Usa C-17 trasportavano truppe francesi in Mali, dove Washington ha insediato l'anno scorso al potere il capitano Sanogo, addestrato negli Usa dal Pentagono e dalla Cia, acuendo i conflitti interni.

La rapidità con cui è stata lanciata l'operazione, ufficialmente per proteggere il Mali dall'avanzata dei ribelli islamici, dimostra che essa era stata da tempo pianificata dal socialista Hollande. L'immediata collaborazione degli Stati uniti e dell'Unione europea, che ha deciso di inviare in Mali specialisti della guerra con funzioni di addestramento e comando, dimostra che essa era stata pianificata congiuntamente a Washington, Parigi, Londra e in altre capitali.

Le potenze occidentali, i cui gruppi multinazionali rivaleggiano l'uno con l'altro per accaparrarsi mercati e fonti di materie prime, si compattano quando sono in gioco i loro interessi comuni. Come quelli che in Africa sono messi in pericolo dalle sollevazioni popolari e dalla concorrenza cinese.

Il Mali, uno dei paesi più poveri del mondo (con un reddito procapite 60 volte inferiore a quello italiano e oltre la metà della popolazione sotto la soglia di povertà), è ricchissimo di materie prime: esporta oro e coltan, il cui ricavato finisce però nelle tasche delle multinazionali e dell'élite locale.

Lo stesso nel vicino Niger, ancora più povero (con un reddito procapite 100 volte inferiore a quello italiano) nonostante sia uno dei paesi più ricchi di uranio, la cui estrazione ed esportazione è in mano alla multinazionale francese Areva. Non a caso, contemporaneamente all'operazione in Mali, Parigi ha inviato forze speciali in Niger.

Analoga situazione in Ciad, i cui ricchi giacimenti petroliferi sono sfruttati dalla statunitense ExxonMobil e altre multinazionali (ma stanno arrivando anche compagnie cinesi): ciò che resta dei proventi va nelle tasche dell'élite locale. Per aver criticato tale meccanismo, il vescovo comboniano Michele Russo è stato espulso dal Ciad lo scorso ottobre.

Niger e Ciad forniscono allo stesso tempo migliaia di soldati che, sotto comando francese, vengono inviati in Mali per aprire un secondo fronte. Quella lanciata in Mali, con la forza francese come punta di lancia, è dunque un'operazione a vasto raggio, che dal Sahel si estende all'Africa occidentale e orientale. Essa si salda a quella iniziata in Nordafrica con la distruzione dello stato libico e le manovre per soffocare, in Egitto e altrove, le ribellioni popolari.

Un'operazione a lungo termine, che fa parte del piano strategico mirante a mettere l'intero continente sotto il controllo militare delle «grandi democrazie», che tornano in Africa col casco coloniale dipinto dei colori della pace.


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giovedì 31 gennaio 2013

Notizie dal fronte di guerra siriano-Noticias del frente bélico Sirio

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Notizie dal fronte di guerra siriano

Aleppo, SANA - Una fonte dei media ha affermato che i gruppi terroristici appartenenti al "Fronte al-Nusrah" stanno perpetrando un'esecuzione sommaria contro decine di ostaggi gettando i loro cadaveri nel fiume Küek nel comune di Bustan al-Kaser, ad Aleppo.

La fonte ha aggiunto che i residenti hanno identificato diversi corpi sottolineando che il rapimento dei loro bambini per mano del "Fronte al-Nusrah" è stato causato del loro rifiuto di trattare con questo gruppo e per aver chiesto ai terroristi di lasciare i loro quartieri residenziali.

La fonte ha aggiunto che le autorità competenti stanno seguendo i fili di questa nuova strage commessa dalla banda terrorista "Fronte al-Nusrah", che si aggiunge a una serie di brutali omicidi commessi da questa organizzazione contro i civili disarmati.

La corrispondente di SANA [Agenzia di stampa araba siriana] ad Aleppo ha riferito di scontri tra le forze armate e i terroristi nel comune di Bustan al-Kaser nelle aree periferiche di questo comune, aggiungendo che non vi è alcuna presenza dell'esercito sulle rive del fiume Küek.

La corrispondente inoltre riferisce che le autorità competenti avevano precedentemente posizionato del filo spinato nel letto del fiume Küek per impedire l'infiltrazione di terroristi nelle aree di sicurezza, rilevando che i cadaveri - che i terroristi ed i loro mezzi di comunicazione attribuiscono in modo falso all'esercito arabo siriano - sono stati rinvenuti dove stavano i terroristi, aggiungendo che se [queste persone] fossero state uccise nelle aree in sicurezza poi sarebbero dovuti rimanere bloccati nel filo spinato e non avrebbero potuto trovarsi nella zona in cui sono stati trovati i corpi.

La corrispondente ha acclarato che il livello idrico del fiume è molto basso e le acque sono stagnanti, quindi l'acqua non può aver trascinato i corpi dove sono stati trovati, a Bustan al-Kaser, luogo dove erano presenti i terroristi.

La corrispondente ha proseguito dicendo che alcuni vicini hanno affermato attraverso delle telefonate di aver individuato i resti di alcuni loro parenti, sottolineando che i loro familiari sono stati rapiti dai terroristi, i quali avevano chiesto più volte un riscatto in cambio della loro liberazione.


Noticias del frente bélico sirio

Es como el, vamos a llamarlo ejército sin honor ni valores, que en la derrota se retira degollando hombres, mujeres y niños. Es en definitiva, y vamos a llamarlo también por su nombre, la banda terrorista OTAN. Los bandidos al servicio de esa OTAN que recula, pertenecientes al “Frente de al-Nusrah” fueron los autores de la masacre de Alepo, cuyas víctimas fueron arrojadas al río Küek.
Alepo, SANA.- Una fuente mediática afirmó que los grupos terroristas pertenecientes al “Frente de al-Nusrah” en Alepo perpetraron una ejecución sumaria contra decenas de rehenes y arrojaron sus cadáveres al río de Küek en el municipio de Bustan al-Kaser en Alepo.
La fuente agregó que los vecinos han identificado varios cuerpos y subrayaron que el secuestro de sus hijos a mano del “Frente de al-Nusrah” fue por su rechazo a tratar con este grupo y por pedirles a los terroristas que abandonen sus barrios residenciales.
La fuente añadió que las autoridades competentes están siguiendo los hilos de esta nueva masacre cometida por la banda terrorista del “Frente de al-Nusrah”, la cual se añade a una cadena de brutales matanzas cometidas por esta organización contra los civiles inermes.
La corresponsal de SANA en Alepo informó que los enfrentamientos, entre las Fuerzas Armadas y los terroristas en el municipio de Bustan al-Kaser, se libran en los extremos de este municipio, y agregó que no hay ninguna presencia del Ejército en las riberas del Río Küek.
Asimismo la corresponsal informó que las autoridades competentes habían colocado previamente alambres de púas en el cauce del río Küek para impedir la infiltración de terroristas a las zonas seguras, señalando que los cadáveres –que los terroristas y los medios de comunicaciones socios en el derramamiento de la sangre siria alegaron falsamente que el Ejército Árabe Sirio los había matado- fueron encontrados donde se hallan los terroristas, y añadió que si [esas personas] hubieran sido asesinadas en las zonas seguras entonces se habrían quedado atascadas en los alambradas y no hubiesen podido llegar a la zona donde fueron encontrados los cadáveres.
La corresponsal aclaró que la altura de las aguas del río Küek es muy baja y las aguas están estancadas y, por consiguiente, el agua no puede arrastrar los cadáveres que de hecho fueron encontrados en Bustan al-Kaser, lugar donde presencian los terroristas.
La corresponsal prosiguió diciendo que varios vecinos afirmaron a través de llamadas telefónicas que han identificado a varios restos mortales de sus familiares, y subrayaron que sus familiares estaban secuestrados por los terroristas, y que habían llamado varias veces para el tema de la paga de un rescate a cambio de su puesta en libertad.

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http://jmalvarezblog.blogspot.com.es


giovedì 24 gennaio 2013

SOLO PENSAMOS EN TI CUANDO PENSAMOS POR TI - Quando pensiamo pensiamo solo per te

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Ricevuto da  Alfredo Viloria
SOLO PENSAMOS EN TI CUANDO PENSAMOS POR TI
23 DE ENERO DE 2013 Javier Couso en la web de IROEL SÁNCHEZ
Antes de ayer era Afganistán, ayer Libia, hoy Malí. Hace falta, nos dicen. Son terroristas, nos advierten. Es necesario, reiteran. Nuestras tropas, nuestras bombas, nuestras sanciones, nuestras torturas, nuestros asesinatos… Son por la democracia; son la democracia.
Qué sólo se intervenga donde hay intereses es casual, no seáis mal pensados. Se hace para salvar a las mujeres, para que se vote a los candidatos adecuados. No tienen nada que ver el gas, el petróleo, las bases militares, la situación estratégica. Nuestros soldados solo piensan en disparar para lograr la sonrisa de los pueblos. Abonando con muertos la democracia sonriente.
Los supervillanos son de quita y pon. Un día son luchadores por la libertad, el siguiente son terroristas peligrosos que hay que perseguir y encarcelar, más tarde son buenos y los lanzamos en, por ejemplo, Libia, de donde pasan a, por ejemplo, Siria, pero en, por ejemplo, Malí vuelven a ser malos. Son las puertas giratorias que llevan de la bondad a la maldad o de la maldad a la bondad en la ruleta del maniqueísmo reversible occidental.
No penséis, ya pensamos nosotros. Decidimos quienes son buenos y quienes son malos, pero también decidimos cuando los malos se vuelven buenos y cuando los buenos se vuelven malos. Lee la prensa, escucha los informativos, son la voz que te dirá lo que debes pensar, a quien tienes que odiar, a quien debes temer y a quien tienes que amar. A pesar de que a veces te líes, no debes dudar.
Nosotros somos la democracia. Somos la libertad de información. Sabemos lo que te conviene. Alquimistas de la maldad y de la bondad. Sonríe aunque te maten, ama al que roba, defiende al que bombardea. Es por tu bien, aunque parezca lo contrario. Solo pensamos en ti, no en nuestros negocios.
Quando pensiamo, pensiamo solo per te
23 gennaio 2013 Javier Couso web Iroel Sanchez
Prima di ieri è stato l'Afghanistan , ieri la Libia , Mali oggi. E' necessario, dicono. Sono terroristi, ci avvertono. E 'necessario ribadire. Le nostre truppe, le nostre bombe, le nostre sanzioni, la nostra tortura, i nostri omicidi ... sono per la democrazia, è la democrazia.
Intervenire solo qualora sussista un interesse è casuale, non  si pensi male. Si fa  per salvare le donne,  perchè si voti per i candidati giusti. Non hanno nulla a che fare con il gas, il petrolio, basi militari, la situazione strategica. I nostri soldati pensano solo a sparare per il sorriso dei popoli . Abbonando con morti la democrazia sorridente.
I cattivi sono rimovibili. Un giorno sono combattenti per la libertà, i seguenti sono pericolosi terroristi da essere perseguiti e imprigionati, poi sono buoni e li lanciamo, per esempio, in Libia, per poi passare, per esempio, la Siria, o per esempio, nel Mali di nuovo ammalato. Si tratta di porte girevoli che portano dal bene al male o dal male al bene è una roulette del manicheismo reversibile occidentale.
Non pensate, pensiamo già noi . Siamo noi a decidere chi è buono e chi è cattivo e quando i cattivi ritornano buoni . Leggi il giornale, ascolta le notizie, sono la voce che ti dice cosa pensare, chi ti odia, chi devi temere e chi devi amare. Anche se a volte ti confondono, non devi esitare.
Noi siamo la democrazia. Noi siamo la libertà di informazione. Sappiamo ciò che è buono per voi. Gli alchimisti del male e del bene. Sorridi a chi ti uccide, ama chi ti ruba, difendi chi ti bombarda. E 'per il tuo bene, anche se sembra il contrario. Pensiamo solo a te, no ai nostri affari.
Ci scusiamo per errori di traduzione fatta da gestore blog

giovedì 27 settembre 2012

Il governo svizzero abbandona la neutralità e finanzia la guerra civile in Siria!


Il governo svizzero abbandona la neutralità e finanzia la guerra civile in Siria!

Partito Comunista del Canton Ticino
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha stanziato 50'000 euro (circa 60'000 franchi) per le spese logistiche delle riunioni a Berlino destinate a preparare l'opposizione siriana a un'eventuale partenza del presidente della Repubblica Araba di Siria Bashar al-Assad. In pratica Berna sta aiutando esplicitamente dei gruppi integralisti islamici a prendere il potere per via armata in un paese che non ha fatto niente di male al popolo svizzero.

Si tratta, da parte del governo svizzero, di una vergognosa ingerenza negli affari di un paese sovrano, che sta vivendo una guerra civile in gran parte organizzata dagli Stati Uniti e da alcuni paesi dell'Unione Europea (la Francia in primis) per imporre ai siriani un governo più ligio agli interessi economici delle multinazionali occidentali. Ricordiamo che l'opposizione siriana (il cosiddetto CNT) ha promesso al governo francese l'usufrutto del 35% delle risorse petrolifere siriane, qualora l'Eliseo decidesse di invadere militarmente il paese.

La Svizzera ha così un'altra volta abbandonato la sua sedicente "neutralità" per schierarsi al fianco delle potenze neo-colonialiste che stanno preparandosi a una nuova guerra di saccheggio come è stato il caso in Irak e in Libia, che non sola getta il Medio Oriente nel caos, ma che sfida in maniera irresponsabile la Cina e la Russia, mettendo in grave pericolo la pace mondiale. Esprimendo solidarietà al popolo siriano, ai partiti comunisti e ai sindacati siriani impegnati a preservare l'indipendenza del paese, la laicità e i diritti sociali, come anti-imperialisti ribadiamo che la Svizzera, in quanto paese neutrale, debba solo agire per favorire il dialogo fra le parti in scontro, non certo per aiutarne una soltanto, tanto più che l'opposizione siriano è tutt'altro che democratica.

Partito Comunista del Canton Ticino
www.partitocomunista.ch




giovedì 20 settembre 2012

ONU: ci sono stranieri nei gruppi oppositori in Siria - Siria, le origini del conflitto: Dal progresso sociale alla guerra civile


ONU: ci sono stranieri nei gruppi oppositori in Siria

Nazioni Unite, 17 set (Prensa Latina) Una squadra di esperti dell'ONU ha confermato l'esistenza di elementi stranieri dentro i gruppi armati oppositori in Siria che commettono crimini di guerra. 
Esistono fondamenti ragionevoli per credere che le forze antigovernative in questo paese perpetrano assassini, esecuzioni extragiudiziali e torture, ha affermato , Paulo Pinheiro, capo di un pannello internazionale indipendente che investiga la situazione in Siria.  In un dialogo interattivo questo lunedì con la Commissione dei diritti umani dell'ONU a Ginevra, lo specialista ha denunciato anche l'utilizzo di bambini minori di 18 anni di età da parte dei gruppi armati dell’opposizione.
I crimini che realizzano questi elementi, come sequestri e torture ai militari governativi catturati, sono stati anche ripudiati dalla Commissaria dell'ONU, per i diritti umani, Navi Pillay. 
Pinheiro ha criticato ugualmente il governo per sviluppare attacchi indiscriminati attraverso bombardamenti ed attacchi di artiglieria contro zone residenziali. 
  Inoltre, ha respinto l'applicazione di sanzioni contro Siria per costituire una negazione dei diritti di base del popolo di questo paese, dove, secondo l'ONU, esistono due milioni 500 mila persone che necessitano di aiuti umanitari. 
  L'esperto reiterò la necessità di ottenere una sistemazione politica del conflitto siriano e sottolineando che non esistono possibilità di una soluzione militare.  Al rispetto ha fatto un appello alla comunità internazionale per appoggiare gli sforzi del rappresentante speciale dell'ONU e la Lega Araba per la Siria, Lakhdar Brahimi, per ottenere la fine della violenza e l'inizio di un dialogo verso una soluzione duratura della crisi. 
  Il conflitto si estende verso altri paesi dell'area e minaccia la stabilità e sicurezza della regione, ha fatto notare. 
 
Siria, le origini del conflitto: Dal progresso sociale alla guerra civile

Il giornale britannico The Morning Star ha pubblicato un'analisi interessante di Kenny Coyle sulle origini della contestazione popolare in Siria, in cui spiega anche, come questa protesta ha cambiato carattere e obiettivo diventando un conflitto armato ed una guerra civile.

Estratto

Negli anni '70, dopo l'avvento al potere di Hafez al-Assad (padre di Bachar al-Assad, l'attuale presidente, nota), il sistema politico ed economico siriano sembrava garantire la stabilità e l'indipendenza del paese. La posizione anti-israeliana della Siria ne faceva anche una potenza regionale ed araba di primo piano ed il suo settore pubblico aveva permesso al paese di migliorare le proprie condizioni di vita e portare a termine il suo ammodernamento. Una relazione del Congresso americano faceva notare che "negli anni '60 la riforma agraria, la nazionalizzazione delle industrie di base e la trasformazione socialista dell'economia, hanno avuto un impatto sul ritmo e l'ampiezza dello sviluppo economico". All'inizio degli anni 1970, Assad aveva rafforzato i legami con l'Unione Sovietica. E, nel 1972, integrava il Partito Comunista Siriano (PCS) nel suo Fronte nazionale progressista a fianco di gruppi arabi socialisti, nasseriani e nazionalisti. Si trattava tanto di rafforzare la base del regime, che di trasformare forze potenzialmente critiche in alleati subordinati. Il PCS, da parte sua, ha tentato di utilizzare la legalità per spingere verso trasformazioni sociali più profonde. Ma la sua accettazione dell'ordine legale significava anche che era costretto ad operare nei limiti definiti dal Baath.

L'inversione

Gli esperti sovietici avevano classificato la Siria come uno dei paesi "di orientamento socialista" ed avevano assimilato il partito Baath alla corrente internazionale "dei democratici rivoluzionari". Le evoluzioni ulteriori in Siria ed altrove — in Egitto, Algeria e Iraq — hanno dimostrato quanto era facile invertire tale processo e optare per un orientamento capitalista ed un regime antidemocratico. Nonostante le prestazioni eccezionali degli anni '70, segni avanguardisti della crisi facevano già capolino a partire dall'inizio degli anni '80. Jihad Yazigi, della rivista d'affari Syria Report, spiega in uno studio recente, che i progressi nel settore pubblico avevano permesso al governo siriano di acquisire una legittimità enorme presso il popolo, ma che "dopo tre decenni di disinvestimento dello Stato, di liberalizzazione del commercio, di disprezzo per l'agricoltura e le zone rurali e di priorità esclusiva verso il settore dei servizi" questa legittimità ha lasciato posto "alla disillusione". Yazigi mostra come gli accordi di libero scambio firmati da Assad hanno permesso ai prodotti stranieri di schiacciare i produttori locali. Gli agricoltori delle zone rurali erano particolarmente toccati dai tagli delle sovvenzioni pubbliche, che "hanno ridotto la parte dell'agricoltura nel PIL da 25 a 19% in meno in un decennio".

La nascita di una borghesia corrotta.

In più, parallelamente alla forza del settore pubblico, è comparsa una forma particolare di sviluppo capitalista che si nutre di appalti pubblici remunerativi, che devia i fondi con la corruzione ed il mercato nero. Imprenditori privati utilizzavano delle loro reti personali nell'amministrazione e nello Stato per accumulare delle fortune. L'economista marxista Qadri Jamil ritiene che la corruzione, nutrita dai contratti pubblici e dallo sfruttamento delle risorse dello Stato, rappresenti tra il 20 e il 40% del PIL siriano. I parenti e la famiglia di Bachar al-Assad ne sono stati certamente beneficiari. L'uomo più ricco del paese, Rami Makhlouf, è il cugino materno di Assad e possiede attivi che vanno dal settore immobiliare, al principale operatore di telefonia mobile del paese, a tutti settori fortemente soggetti ad autorizzazioni e licenze accordate dallo Stato. La disoccupazione crescente - in particolare fra i giovani -, il progredire della povertà e la visibile emersione di una classe d'affari legata al potere, sono state cause interne essenziali dei disordini in Siria e delle rivendicazioni che riguardano una più ampia libertà politica. Tuttavia, i tentativi per spingere il partito Baath ed il paese sulla via delle riforme politiche ed economiche sono stati vani ed il regime di Assad vi ha risposto soltanto fiaccamente e soltanto dopo le manifestazioni di massa scoppiate nel 2011.

Gli Stati Uniti afferrano l'occasione

D'altra parte, la politica estera della Siria non è sempre stata progressista. Hafez al-Assad è infatti intervenuto nel 1976 durante la guerra civile libanese, a fianco delle forze maronite di destra, contro i palestinesi e la sinistra libanese. La Siria ha continuato ad occupare una buona parte del Nord-Libano fino al 2005. E, durante la guerra del golfo del 1990-91, la Siria ha sostenuto gli Stati Uniti contro l'Iraq. Tuttavia, generalmente, il paese ha avuto un atteggiamento indipendente, soprattutto riguardo agli Stati Uniti, impedendo così l'egemonia di questi ultimi nella regione. Inoltre, da quando la lotta ha cambiato natura, passando dalle manifestazioni civili alla lotta armata, le proteste e le rivendicazioni legittime delle manifestazioni iniziali e le proposte di riforma di Assad sono state cancellate dall'ordine del giorno. Al posto di queste le vere linee di rottura sono tracciate attorno a questioni geostrategiche. Ormai, gli Stati Uniti colgono l'occasione di cambiare la distribuzione e rivendicare una Siria come loro Stato cliente. La strategia americana attuale schiva l'intervento diretto e opta piuttosto per il ricorso a forze che agiscono per procura. Il cronista del Washington Post David Ignatius scriveva, il 19 luglio scorso, che "la CIA lavora con l'opposizione siriana da settimane, con direttive non letali, permettendo agli Stati Uniti di valutare i gruppi che occorre aiutare nel comando e nel controllo delle operazioni. Decine di ufficiali di informazione israeliana agiscono lungo la frontiera siriana, pur con basso profilo". Che le direttive della CIA siano letali o non letali è un punto discutibile, in particolare rispetto ai resoconti credibili sull'impegno diretto dell'agenzia nell'armamento di milizie dell'esercito siriano libero.

Partner improbabili… apparentemente

Vicino agli abituali sospetti - gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna- la coalizione internazionale anti Assad si appoggia apparentemente su partner improbabili. L'Arabia Saudita, che fa attualmente fronte a movimenti di protesta che toccano la sua popolazione sciita, amerebbe vedere un regime favorevole ai suoi interessi, installarsi a Damasco, privando così l'Iran di un alleato essenziale. Il governo islamista turco ha assiduamente corteggiato la direzione dei Fratelli Musulmani e resta la base logistica principale dell'ordine dell'esercito siriano libero. Inoltre, desidererebbe neutralizzare i movimenti nazionali kurdi della Siria, che sostengono la minoranza kurda che vive in Turchia. Israele continua ad occupare territori non soltanto palestinesi, ma anche siriani e libanesi. Israele si è preso le Alture del Golan dopo la guerra del 1967 e la regione possiede ormai alcune tecnologie sofisticate israeliane di spionaggio. Damasco si trova soltanto a 50 km più in là. In un'intervista pubblicata su Miami Herald il 17 luglio, un alto responsabile dei servizi di informazioni israeliani, che si trovava alla frontiera con la Siria, ammetteva che Israele metteva insieme dettagli essenziali sullo svolgimento del conflitto e lasciava intendere che i servizi di informazioni israeliani forniscono informazioni militari sensibili alle milizie ribelli, per permettere loro di coordinare gli attacchi.


giovedì 13 settembre 2012

L'analisi marxista dei comunisti algerini sulla Siria/Análisis marxista de los comunistas argelinos a favor de Siria (1)


L'analisi marxista dei comunisti algerini sulla Siria

di Civilizacion Socialista

Gli stati imperialisti hanno fatto nuovi passi nella loro guerra dichiarata contro la Siria. Non nascondono la volontà di ignorare l'opposizione di Cina e Russia nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU alle loro operazioni nei confronti di questo paese, sotto una copertura internazionale "legale", al fine di collocare i loro lacchè servili al potere. La divulgazione delle presunte direttive segrete di Obama, che danno il via libera all'azione della CIA, è il segnale di un'offensiva senza precedenti di assassinare i leader, le personalità e i militanti che rifiutano di sottomettersi ai loro piani criminali e barbari di asservimento dei paesi arabi. Attraverso questa divulgazione, gli Stati Uniti ufficializzano le azioni segrete programmate da anni e attuate dall'anno scorso mentre lanciavano le loro operazioni in Libia per rovesciare il regime di Gheddafi. Danno apertamente il via libera al coordinamento delle azioni di tutte le forze imperialiste e reazionarie interne per distruggere, mediante la forza più brutale, un paese che non si piega alla loro volontà.

La divulgazione delle direttive di Obama arriva nel momento in cui confluiscono in Siria gruppi oscurantisti di mercenari ben pagati dall'Arabia Saudita e dal Qatar, addestrati da agenti di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, ben attrezzati con armi moderne, munizioni e tutti i tipi di materiali sofisticati di comunicazione. Infiltrazioni di massa principalmente dalla Turchia, ma anche dalla Giordania e da regioni del Libano controllate dalle forze di Hariri per seminare morte e distruzione nelle città e nei villaggi siriani. L'Unione europea partecipa attivamente a queste operazioni. Sotto la guida del Partito Socialista, la Francia imperialista moltiplica le minacce e le azioni per smembrare la Siria. L'invio di militari francesi al confine giordano-siriano, con il pretesto dell'assistenza medica ai rifugiati siriani, cela ipocritamente le operazioni di spionaggio prima di un intervento militare diretto, come ai tempi del colonialismo, quando la destra e la socialdemocrazia si alternavano per soddisfare gli interessi della borghesia bombardando Damasco, attaccando il popolo algerino, lanciando i loro paracadutisti a Suez, ecc…, la Germania da parte sua non rimane fuori. Presiede la commissione di esperti composta da rappresentanti delle multinazionali e harkis [collaborazionisti] siriani che prima di prendere il potere si stanno dividendo la ricchezza della Siria, senza dimenticare gli imprenditori siriani che accetteranno una piccola parte in cambio del loro tradimento e della loro sottomissione alle potenze estere.

Un'insurrezione armata che non ha nulla a che fare con le libertà democratiche

E' evidente dall'anno scorso che l'insurrezione armata in Siria, sostenuta dalle potenze imperialiste e dalle monarchie teocratiche del Golfo, non ha nulla a che fare con la lotta per le libertà democratiche e il progresso sociale. La rivolta armata è opera di gruppi che nascondono sempre di meno la loro volontà di creare uno stato confessionale che nega la libertà di coscienza e la libertà religiosa, come i paesi arabi e musulmani che usano l'Islam per far sì che operai e contadini accettino un feroce sfruttamento. Solo le persone in malafede o pagate dalla grande borghesia imperialista possono ancora simpatizzare con questa insurrezione, che sviluppa l'intervento imperialista e divulga menzogne per cercare di giustificarlo. E' chiaro che i reali obiettivi delle potenze imperialiste sono quelli di controllare la ricchezza petrolifera dei paesi arabi, sottomettere i lavoratori di questa regione ad un sovra-sfruttamento senza precedenti, in modo che siano loro a pagare le conseguenze della crisi del sistema imperialista. È chiaro che queste potenze cercano di far abortire le aspirazioni dei popoli arabi di un vero cambiamento, di costruire regimi democratici popolari che esprimano gli interessi dei lavoratori, dei contadini laboriosi, degli strati intermedi che vivono del salario del proprio lavoro, che mettano fine all'accaparramento e allo sfruttamento delle risorse e del frutto del lavoro dei produttori da parte delle multinazionali e di una minoranza di sfruttatori e beneficiari locali.

Anche se il regime siriano ha cambiato la sua natura di classe e da anni ormai non esprime gli interessi fondamentali delle classi lavoratrici della Siria, è impossibile metterlo sullo stesso piano dei terroristi islamici e delle potenze imperialiste. L'insurrezione armata della Siria ha un carattere nettamente reazionario a causa degli obiettivi oscurantisti e la visione sociale ed economica ultra liberale dei loro capi, la loro dipendenza politica, finanziaria e militare dai paesi imperialisti e dalle monarchie teocratiche del Golfo, il loro ruolo di braccio armato di questa coalizione di forze straniere. Dopo aver perso il sostegno di parte della popolazione che ingannata dalla propaganda sotto la maschera dell'Islam all'inizio aveva simpatizzato con loro, i leader dell'insurrezione cercano di imporsi con il terrore e la violenza più selvaggia.

La responsabilità maggiore delle disgrazie che hanno colpito il popolo siriano è dei principali dirigenti e politici borghesi e socialdemocratici dei paesi imperialisti. I criminali di guerra sono coloro che incitano dall'inizio dei disordini al rifiuto di ogni soluzione pacifica, all'uscita del capo di Stato siriano nonostante sia sostenuto dalla maggioranza della popolazione. La principale è Hillary Clinton, che ha chiamato i ribelli fondamentalisti a non cessare la lotta armata nello stesso preciso momento in cui gli Stati Uniti ipocritamente davano il loro assenso al piano Annan. Seguono i leader turchi, tunisini, quelli francesi di destra e "sinistra" che ospitano le riunioni dei falsi "Amici della Siria" e dei fantocci siriani sotto il nome di CNS. In realtà gli stati imperialisti stanno cercando di screditare le forze che si oppongono alla loro dittatura. Hanno manovrato per ottenere il disarmo unilaterale dello Stato siriano contro i gruppi armati, con l'abile aiuto di Kofi Annan e del capo degli osservatori delle Nazioni Unite, che getta la maschera dichiarando inevitabile la partenza del presidente siriano. Dietro la volgare menzogna di riconoscere il diritto di manifestare, Hillary Clinton e i suoi alleati europei hanno attivamente sostenuto i gruppi armati... rafforzando gli integralisti di tutte le nazionalità, turchi, libici, tunisini, algerini, ecc. Hanno dato il via libera a crimini selvaggi incolpando sistematicamente, con disprezzo della verità, l'esercito siriano come per i fatti di Houla, Treimsa e altri. Come per caso, questi crimini sono stati commessi sempre alla vigilia d'incontri internazionali o riunioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per strappare decisioni a favore di un intervento della NATO, come già successo in Libia.

L'imperialismo distruttore di nazioni

L'imperialismo non si accontenta di ottenere nazioni economicamente dominate, che consegnano la propria ricchezza agli appetiti insaziabili delle loro multinazionali. Non si accontentano delle riforme politiche all'ombra delle classi possidenti, che giocano la commedia della formale democrazia borghese. Ogni volta che la sua tendenza al dominio senza freni è bloccata da una resistenza interna benché debole espressa da queste classi, decide di distruggere queste nazioni, frammentandole sulla base confessionale o etnica, senza preoccuparsi delle tragedie causate ai popoli che subiscono la folle logica della corsa ai super-profitti.

Indipendentemente dalla natura di classe dei regimi al potere, la difesa della nazione e della sua integrità territoriale, conquiste importanti e progressiste del movimento di liberazione moderno, la lotta per impedire il ritorno al retrogrado tribalismo, alle solidarietà di clan o al comunitarismo religioso, diventa un aspetto cruciale della lotta antimperialista. Questa lotta è inseparabile dalla difesa degli interessi e delle aspirazioni sociali e politiche delle classi lavoratrici. Le masse sono i migliori difensori degli interessi generali della nazione.
La classe sfruttatrice e imprenditoriale, gli strati sociali che contribuiscono a difendere gli interessi di queste classi e le posizioni delle multinazionali, sono sempre alla ricerca di un compromesso con l'imperialismo per ricavarne qualche briciola di torta. L'atteggiamento scandalosamente passivo del potere algerino contro le ingerenze dei paesi imperialisti in Medio Oriente o in Africa non è sorprendente. Esprime la sua natura di classe anti-popolare, i suoi vincoli finanziari e organizzativi consolidati in questi anni tra la borghesia e le oligarchie imperialiste. Le classi sfruttatrici hanno più paura delle masse che dell'imperialismo. Cercano la protezione di questi ultimi contro il malcontento delle masse popolari indignate dall'acutizzazione delle disuguaglianze sociali e dell'accaparramento delle ricchezze del paese da parte di una minoranza parassitaria.

Il PADS esprime la sua solidarietà con le forze antimperialiste e progressiste siriane nella loro eroica resistenza alla guerra fomentata dalla coalizione di forze imperialiste, monarchie teocratiche e gruppi che utilizzano l'islam per nascondere i loro obiettivi ultrareazionari e il loro tradimento. Sosteniamo i comunisti siriani nella loro lotta per collegare la resistenza all'aggressione imperialista reazionaria alla mobilitazione democratica delle masse per l'attuazione di politiche sociali ed economiche favorevoli agli interessi della classe operaia, dei contadini laboriosi, dei piccoli produttori che rompano con le misure ultra-liberali che hanno indebolito l'economia siriana, impoverito le masse popolari, arricchito una minoranza di siriani e uomini d'affari del Golfo. Questa politica ha causato il malcontento popolare e incoraggiato la reazione interna a lanciare un'insurrezione per prendere il potere con il demagogico e bugiardo slogan della "libertà".

Il PADS chiama alla condanna delle azioni imperialiste

Il PADS denuncia il silenzio dei funzionari algerini di fronte alle ingerenze imperialiste in Siria, il loro appoggio al ruolo interventista reazionario della Lega araba negli affari di questo paese. La Lega araba è diventata un centro di pressione e ingerenza nelle mani dei regimi monarchici teocratici arabi mossi dall'imperialismo. L'Algeria deve ritirarsi da quest'organismo diventato un'organizzazione ostile agli interessi dei popoli arabi e della loro indipendenza. Il silenzio del governo algerino e del capo dello Stato su questo tema durante la visita del ministro degli Esteri francese, l'assenza di smentite in relazione alla somiglianza di vedute tra funzionari francesi e algerini sugli eventi che si svolgono in Mali e ai confini algerini con questo paese, eventi causati dagli intrighi imperialisti, francesi e americani in particolare, per il controllo del Sahel e delle sue ricchezze, hanno incoraggiato gli Stati imperialisti a intensificare le loro manovre contro i popoli arabi e africani. Il PADS denuncia il ruolo dei media e dei giornali algerini che diffondono le menzogne delle potenze imperialiste per giustificare le sanzioni e la guerra contro la Siria. Chiama gli antimperialisti algerini a combattere questa propaganda, a denunciare la diffusione consapevole e a condannare le azioni delle potenze imperialiste e dei loro lacchè locali.

Comunistas turcos solidarios con el hermano pueblo sirio y contra su gobierno pro imperialista

Excelente análisis marxista de los comunistas argelinos a favor de Siria (1)


Los Estados imperialistas han dado nuevos pasos en su guerra declarada contra Siria. No ocultan su voluntad de ignorar la oposición de China y Rusia en el consejo de seguridad de la ONU a sus operaciones contra este país bajo una cobertura internacional “legal” con el objetivo de colocar a sus lacayos serviles en el poder. La divulgación de las supuestas directivas secretas de Obama dando luz verde a la acción de la CIA es la señal de una ofensiva sin precedentes para asesinar a los dirigentes, personalidades y militantes que se niegan a someterse a sus planes criminales y barbaros de someter a los países árabes. Mediante esta divulgación los EEUU oficializan las acciones secretas programas desde hace años y ejecutadas desde el año pasado al mismo tiempo que lanzaban sus operaciones en Libia para derrocar el régimen de Gadafi. Dan abiertamente luz verde a la coordinación de acciones de todas las fuerzas imperialistas y reaccionarias internas para destruir mediante la fuerza más brutal un país que no se pliega a sus voluntades. 
 
La divulgación de las directivas de Obama interviene en el momento en que confluyen en siria grupos oscurantistas de mercenarios bien pagados por arabia saudita y Qatar, entrenados por agentes de EEUU, Francia y Gran Bretaña, bien dotados de armas modernas y municiones de todo tipo material sofisticado de telefonía. Infiltraciones masivas desde Turquía sobre todo pero también de Jordania y de las regiones libanesas controladas por las fuerzas de Hariri para sembrar la muerte y la destrucción en ciudades y campos sirios. La Unión europea participa activamente en estas operaciones. Bajo la dirección del partido socialista, la Francia imperialista multiplica las amenazas y los actos para desmembrar siria. El envío de militares francesas a la frontera jordano siria bajo pretexto de ayuda médica a los refugiados sirios disimula hipócritamente operaciones de espionaje previas a una intervención militar directa, como en el tiempo del colonialismo cuando la derecha y la socialdemocracia se sustituían para satisfacer los intereses de la burguesía bombardeando Damasco, atacando al pueblo argelino, tirando sus paracaidistas en Suez, etc. Alemania de su lado no se cruza de brazos. Presida la comisión de expertos compuesta por representantes de multinacionales y harkis (1) sirios que antes de tomar el poder están repartiéndose las riquezas de siria sin olvidar a los empresarios sirios que aceptarán una pequeña zanahoria a cambio de su felonía y su sometimiento a las potencias extranjeras
                   
Una insurrección armada que no tiene que ver con las libertades democráticas

Es evidente desde el año pasado que la insurrección armada en Siria apoyada por las potencias imperialistas y las monarquías teocráticas del golfo no tiene que ver con ningún combate por las libertades democráticas y el progreso social. La insurrección armada es obra de grupos que ocultan cada vez menos su voluntad de instaurar un Estado sectario que niegue la libertad de conciencia y las libertades confesionales, que han sido la particularidad de siria en comparación con los países árabes y musulmanes que emplean el Islam para que los trabajadores y campesinos acepten una feroz explotación. Solo gentes de mala fe o a sueldo de la gran burguesía imperialista pueden seguir simpatizando con esta insurrección, desar la intervención imperialista y divulgando mentiras para tratar de justificarla. Está claro que los objetivos reales de las potencias imperialistas son controlar las riquezas petroleras de los países árabes, someter a los trabajadores de esta región a una sobreexplotación sin precedentes para que sean ellos quienes paguen las consecuencias de la crisis del sistema imperialista. Está claro que estas potencias buscan abortar las aspiraciones de los pueblos árabes de verdaderos cambios, de construir regímenes democrático populares que expresen los intereses de los trabajadores, del campesinado laborioso, de las capas intermedias que vivan del ingreso de su trabajo, que pongan fin al acaparamiento y explotación de riquezas y al fruto del trabajo de los productores por las multinacionales y una minoría de explotadores y beneficiarios locales.

Aunque el régimen sirio haya cambio de naturaleza de clase y no exprese desde hace años los intereses fundamentales de las clases laboriosas de Siria, es imposible situarlo en el mismo plano que los terroristas islamistas y las potencias imperialistas. La insurrección armada de Siria tiene un carácter netamente reaccionario debido a los objetivos oscurantistas y visión social y económica ultra liberal de sus jefes, su dependencia política, financiera y militar de los países imperialistas y de las monarquías teocrática del Golfo, su rol de brazo armado de esta coalición de fuerzas extranjeras. Tras haber perdido el apoyo de una parte de la población que había simpatizado al comienzo con ellos y que había sido engañada por la propaganda bajo la máscara del islam, los jefes de la insurrección tratan de imponerse mediante el terror y la violencia más salvaje.
La responsabilidad principal de las desgracias que se han abatido sobre el pueblo siro incumbe a los dirigentes y políticos burgueses o socialdemócratas de los países imperialistas. Los criminales de guerra son los que incitan desde el comienzo de los disturbios al rechazo de toda solución pacifica, a la salida previa del jefe del Estado sirio a pesar de que es apoyado por más de la mitad de la población. En primer lugar es Hillary Clinton quien ha llamado a los rebeldes integristas a que no cesen su lucha armada en el momento preciso en que hipócritamente los EEUU daban su acuerdo al plan Annan. Son también los dirigentes turcos, tunecinos, los de Francia de derecha o “izquierda” que albergan las reuniones de los falsos “amigos de Siria” o las marionetas sirias bautizadas CNS. De hecho los estados imperialista son buscan desacreditar a las fuerzas opuestas a su dictado. Han maniobrado para obtener el desarme unilateral del Estado sirio frente a los grupos armados con la hábil ayuda de Kofi Annan y del jefe de los observadores de la ONU que se quita la máscara al declarar sobre la inevitable salida del presidente sirio. Bajo la mentira vulgar de reconocer el derecho de manifestarse, Hillary Clinton y sus aliados europeos han apoyado activamente los grupos armados…con el refuerzo de integristas de todas nacionalidades, turcos, libios, tunecinos, argelinos, etc. Les han dado la señal para cometer crímenes salvajes imputados sistemáticamente en desprecio de la verdad al ejército sirio como fueron los de Houla, Treimsa y otros. Como por casualidad esos crímenes se cometían la víspera de encuentros internacionales o reuniones del consejo de seguridad de la ONU para arrancar decisiones a favor de la intervención de la OTAN como ha pasado en Libia.