sabato 22 marzo 2014

Aumentano le conseguenze mortali della repressione del governo turco - Incrementan las consecuencias mortales de la represion del gobierno turco



Andrés Burbano* | unidadylucha.es

Nel quartiere popolare di Okmeydani a Istanbul si è accesa la fiamma dell'indignazione e le proteste si sono estese nelle principali città della Turchia. Il motivo è la morte del giovane Berkin Elvan di solo 15 anni, settima vittima dall'inizio delle proteste susseguitesi dal maggio dello scorso anno.

Durante queste proteste piazza Taksim, storico centro della protesta del movimento operaio, è diventata un simbolo della lotta. La repressione dello Stato ha portato a violenti scontri, nei quali la polizia ha anche assaltato le sedi di organizzazioni operaie, scontri dagli esiti sanguinosi: con centinaia di feriti e di arresti e 7 morti.

Nel caso di Berkin Elvan, il giovane è stato vittima della violenta repressione scatenata dal governo di Erdogan contro le proteste popolari senza che nemmeno vi abbia partecipato. È stato colpito da una bomboletta di gas lacrimogeno lanciato dalla polizia mentre stava andando a comprare il pane, ed è rimasto in coma per nove mesi, e, infine, è morto martedì scorso. La morte di Berkin rimane impunita e le autorità non hanno fatto alcuna indagine su quello che è successo. Nel mese di agosto dello scorso anno, quando Berkin era già in coma in ospedale, la madre ha cercato di leggere un manifesto in sua memoria in Piazza Taksim, ma è stata violentemente sgomberata dalla polizia.

Dopo la morte di Berkin, nell'ospedale del quartiere operaio di Okmeydani si sono concentrate progressivamente migliaia di persone per accompagnare il dolore della famiglia del ragazzo. Ma ancora una volta si è presentata la repressione dello Stato turco, e poco dopo la polizia si è violentemente scagliata sulla folla. In una sinistra coincidenza, un uomo è stato ferito dall'impatto di un lacrimogeno nello stesso modo che accadde a Berkin Elvan mesi fa.

L'indignazione non si è fatta attendere e a Okmeydani sono scoppiate le proteste e sono state erette barricate. Da quello stesso giorno, durante tutta la notte e il giorno seguente, nelle principali città della Turchia si sono animate manifestazioni e scontri con la polizia. A Istanbul, il funerale è diventata una manifestazione popolare contro la repressione e contro il governo di Erdogan. Organizzazioni politiche e sindacali hanno convocato nuove manifestazioni per dar seguito alla protesta.

Il popolo lavoratore turco dall'ondata di proteste dell'anno scorso ha preso coscienza del carattere di classe dell'apparato repressivo dello Stato. Anche se nessuna sentenza giudiziaria si è prodotta, la morte di Elvan Berkin non resterà impunita. Per le strade di tutta la Turchia, la classe operaia e i settori popolari dimostrano che la repressione si scontrerà con la rabbia popolare, e come segnala il Partito Comunista di Turchia, il popolo chiederà il conto agli assassini.

*membro dell'Area Internazionale PCPE


Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

  (ADEM ALTAN/AFP/Getty Images)


 En el distrito obrero de Okmeydani en Estambul ha prendido la llama de la indignación, y las protestas se han extendido por las principales ciudades de Turquía. El motivo es la muerte del joven Berkin Elvan de tan solo 15 años, sexta víctima mortal de las protestas que se iniciaron en mayo del año pasado.
Durante estas protestas la plaza de Taksim, histórico centro de protesta del movimiento obrero, se convirtió en un símbolo de la lucha, y como no, la represión del Estado motivó violentos enfrentamientos que dejaron centenares de heridos y detenidos, así como 7 muertos, y en los que la policía también asaltó las sedes de organizaciones obreras.
En el caso de Berkin Elvan, el joven fue víctima de la violenta represión desatada por el gobierno de Erdogan contra las protestas populares sin ni siquiera participar en las mismas. Recibió el impacto de una lata de gas lacrimógeno lazado por la policía cuando iba a comprar el pan, y permaneció durante 9 meses en coma, hasta fallecer finalmente el martes pasado. La muerte de Berkin sigue estando en la impunidad, y las autoridades no han realizado ninguna investigación para aclarar lo sucedido. En agosto del año pasado, cuando Berkin ya se encontraba en coma en el hospital, su madre intentó leer un manifiesto en su memoria en la plaza de Taksim, pero fue expulsada violentamente por la policía.
Tras el fallecimiento de Berkin, en el hospital del distrito obrero de Okmeydani fueron congregándose progresivamente decenas de personas para acompañar el dolor de la familia del pequeño. Pero nuevamente la represión del Estado turco hizo acto de presencia, y poco después la policía cayó violentamente sobre los congregados. En una siniestra coincidencia, un hombre resultó herido por el impacto de una lata de gas lacrimógeno de la misma manera que le paso a Berkin Elvan meses atrás.
La indignación no se hizo esperar y en Okmeydani estallaron las protestas y se levantaron barricadas. Desde ese mismo día, durante toda la noche, y al día siguiente, en las principales ciudades de Turquía se han sucedido las manifestaciones y enfrentamientos con la policía. En Estambul, el funeral se convirtió en una manifestación popular contra la represión y contra el gobierno de Erdogan, y después del mismo organizaciones políticas y sindicales han convocado nuevas manifestaciones.
El pueblo trabajador turco desde la oleada de protestas del año pasado ha ido tomando conciencia del carácter clasista del aparato represivo del Estado. Aunque no se produzca ninguna sentencia judicial, la muerte de Berkin Elvan no quedará impune. En las calles de toda Turquía, la clase obrera y los sectores populares están demostrando que la represión se encontrará con la ira popular, y como señala el Partido Comunista de Turquía, el pueblo le pedirá cuentas a los asesinos.


Andrés Burbano, miembro del Área de Internacional-

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